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giovedì 30 maggio 2013

Lions Tour 2013: nell'attesa, si parla


Si parte: sabato ad Hong Kong i British & Irish Lions cominceranno ad essere testati sul campo con il match contro i Barbarians, che schiereranno titolari Martin Castrogiovanni e Sergio Parisse, mentre in panchina ci saranno Leonardo Ghiraldini ed Andrea Lo Cicero. Poi muoveranno alla volta dell'Australia per cancellare le sconfitte in Sud Africa di quattro anni e in Nuova Zelanda nel 2005. In bocca al lupo, Mr. Gatland: come ricordava l'amico Sean, raramente un tour dei Lions è rimasto sprovvisto di attimi sportivamente drammatici. 

A casa Dylan Hartley, espulso nella finale di Premiership da Wayne Barnes alla vigilia del raduno londinese delle selezione; chiamata d'urgenza per Rory Best che è andato così ad accrescere il comparto irlandese. Atterraggio in Estremo oriente, con Sam Warburton ai box per qualche fastidio fisico - a capitanare i Lions contro i Barbarians sarà il colonnello Paul O'Connell. Poi è arrivato Lewis Moody.

L'ex terza linea inglese ha espresso la propria opinione in merito alla spedizione: "Non c'è spazio per il sentimentalismo, si tratta solo di vincere. Quali sono i tour dei Lions memorabili? Quelli vinti. Vincere è ciò che conta. Scegli i ragazzi, indipendentemente dal fatto che abbiano giocano una o 100 partite con le loro nazionali, quelli che sono al momento nella condizione migliore per garantire ciò che serve per vincere la serie". Il ragionamento non fa una grinza, ma è risaltato particolarmente Oltremanica perché il soggetto della discussione è Brian O'Driscoll. "Ci sono molti talenti nei Lions e grandi esperienza, tuttavia non credo che O'Driscoll sarà nella squadra per i Test", ha aggiunto Moody. "Non hanno ancora giocato, potrei sbagliarmi, mi piacerebbe vederlo in campo, è una leggenda, una delle persone migliori che abbia incontrato, ma al momento non è nella sua condizione migliore". 

Le alternative non mancano e dopo tutto basta scorrere la lista dei convocati: ci sono a disposizione due out side centre come Manu Tuilagi (che ha appena rinnovato a lunga scadenza con i Tigers campioni d'Inghilterra) e Jonathan Davies - e Jamie Roberts anche se gioca solitamente primo centro - Moody schiera pure il suo triangolo allargato con Leigh Halfpenny estremo e Alex Cuthbert e George North sulle ali, il Galles insomma. Ma intanto BOD è l'argomento del giorno: per la cronaca sabato ci saranno Roberts e Davies. Fermo restando che tra poco chiuderà il Top 14 e si libererà dagli impegni con il club Jonny Wilkinson: fuori dal giro, in linea del tutto teorica perché appunto non sarebbe un tour dei Lions senza colpi di scena.  

Newcastle celebrate promotion

- Cronache dal Nord: Falcons in Premiership
Newcastle torna in prima classe dopo un anno di Championship: mercoledì sera i Falcons hanno battuto nella finale di ritorno il Bedford per 31-24 (49-33 il risultato complessivo dei due incontri), davanti a quasi 8.000 spettatori. Gli ospiti hanno chiuso in vantaggio il primo tempo per 18-17, con una prestazione da protagonista dalla piazzola per l'apertura Jake Sharp, ma dall'altra parte Jimmy Gopperth ha salutato i suoi tifosi (è ora del Leinster) con 21 punti al piede, mentre i trequarti Ryan Shortland e Alex Tait sono andati in meta - quella di Shortland è arrivata al termine di una bella azione alla mano dei padroni di casa che con il successo in campionato non incappano nell'incubo nel quale invece era finito a suo tempo il Bristol, capace di arrivare per due volte primo in classifica nella stagione regolare per poi essere eliminato nella post season

sabato 25 maggio 2013

Eye of the Tigers: per vincere occorrono i nervi saldi


Aviva Premiership final - Twickenham
Leicester Tigers 37 - 17 Northampton Saints

Prima regola buona da tenere a mente: ascoltare l'arbitro. Seconda regola buona: evitarle di mandarlo in qualche fucking posto. Ultimi secondi del primo della finale di Premiership tra Leicester Tigers e Northampton Saints, il punteggio è di 13-5: Stephen Myler si appresta a calciare il drop di ripartenza dai propri 22 dopo un piazzato sbagliato da George Ford, l'arbitro Wayne Barnes lo avvisa chiaramente: "Non puoi calciare direttamente fuori", con i quaranta minuti che ormai scadono. Glielo ripete, Myler quindi butta in rimessa l'ovale e mentre tutti si apprestano a rientrare negli spogliatoi, Barnes chiede ai Tigers che opzione preferiscono per riprendere il gioco. E' la legge e Leicester chiede una mischia, dove dimostra confidenza e superiorità: infatti dall'ingaggio arriva un'altra punizione che Ford non sbaglierà, ma soprattutto arriva il cartellino rosso per Dylan Hartley che già in precedenza era stato richiamato da Barnes per il tono con il quale gli si era rivolto. Dalla regia (Espn) fanno sapere che il tallonatore avrebbe accusato l'arbitro di barare, aggiungendoci il proverbiale fucking. Ora, in attesa di capire se Warren Gatland abbia già fatto un paio di telefonate ad un certo Rory chiedendogli se abbia impegni per le prossime settimane (domani Hartley verrà ascoltato dai giudici, quindi si conoscerà l'entità della squalifica), la conferma è che i Tigers - alla nona finale di fila, ricordiamolo - si prendono il titolo di campioni d'Inghilterra, vincendo in un Twickenham sold out per 34-17. 

Accadimenti in quel di Londra. Occorrono i nervi saldi per vincere, specie se di fronte hai gente che conosce bene questo tipo di situazioni. La formazione di coach Richard Cockerill attacca con il piede giusto, infilando un parziale di 10-0 nei primi dieci minuti. C'è lo zampino di Toby Flood che centra i pali al 4' e poi partecipa all'azione conclusa da Niall Morris, cominciata con una solida mischia, il taglio interno di Niki Goneva, il peso di un pimpante Anthony Allen e appunto l'assist di Flood per Morris. Dominio Tigers, così si dice, no? Il motore fino ad ora non è riuscito ad ingranare, Tom Wood e Samu Manoa restano tagliati fuori nei breakdown, però la reazione è alle porte: prima con Ken Pisi, quindi con Lee Dickson che perde palla in avanti raccogliendola dalla base sui 5 metri, ma Ben Foden raccoglie il calcio in profondità di Ben Youngs e rilancia, Dickson gioca un quick penalty e Luther Burnell consegna il vassoio a Myler per il 10-5 dopo un quarto d'ora di gara intensa, bella, aperta. Non capita tutti i giorni di vedere un finale con un tasso di mete così elevato in una breve frazione. 

Ci sono tutti gli ingredienti, non ci si sottrae al confronto fisico. Ne fa le spese Flood, targettato da quell'incursore massiccio che è Courtney Lawes: gli rifila due placcaggi dall'angolo cieco, il primo è in ritardo, ma non punito perché la seconda linea va in slancio quando Flood ha ancora palla tra le mani e non può arrestarsi (Cockerill si lamenta parecchio), il secondo è limpido e regolare, forgiato allo stesso modo ed è il colpo del ko per il registra dei Tigers: abbandona per concussion al 23', al suo posto Ford per la sua ultima apparizione con Leicester prima di muoversi a Bath. Senza l'apertura titolare le tigri faticano a compattarsi offensivamente e l'inerzia al contrario passa per i ball carrier Manoa e Soane Tonga'huia che almeno nel gioco al largo non patisce, Dickson quindi viene fermato alla frontiera da una perfetta intesa Allen - Jordan Crane e la meta mancata paga dazio con le gambe rapide di Matthew Tait che trova spazio libero grazie anche alla salita fin troppo rapida a chiudere del centro James Wilson: alla fine Ford piazza tre punti per il 13-5 alla mezz'ora. 
I placcaggi morbidi fanno il solletico a Goneva e Burnell si incarica di rimediare strappandogli il possesso. Si entra negli ultimi cinque minuti del primo tempo e si scrive la storia della finale 2013. I Saints fanno leva sulla pericolosità al largo con Pisi sulla fascia, c'è Elliot a garantire il sostegno e a trovare un gran riciclo per Foden mentre viene spinto in rimessa: l'estremo allunga verso la bandierina e Barnes chiede l'ausilio del TMO per valutare se ci sia stato o meno il touchdown sulla chiusura della seconda linea Graham Kitchener. Dalle immagini si vede l'ovale toccare terra, ma la marcatura non è assegnata. Per levarsi dall'impiccio, i Tigers puntano i pali dalla distanza (cede ancora Tonga'huia a confronto con Dan Cole), Ford ha la potenza, ma non la precisione. Quindi eccolo, il fattaccio: Myler che non segue i suggerimenti di Barnes e Hartley che si becca il rosso. 

Northampton ne fa le spese due volte perché tra l'altro ad essere sacrificato è Elliot, una delle pedine migliori, mentre in prima linea subentra Mike Haywood. Considerato poi come evolve la cronaca, subentra il rammarico: non perché sussiste le certezza che i Saints potessero ribaltare il risultato, ma un uomo in più fa comodo. Ci mettono fisico e determinazione, arrivano ad accorciare al 43' con Foden innescato da un ottimo movimento di Dickson e da Haywood. Si va sul 16-10 e i Tigers non si sbilanciano di fronte alla reazione avversaria, anzi approfittano proprio del fatto di avere un uomo in più: Tonga'huia e il socio pilone Brian Mujati lasciano sguarnita parte di trincea dopo un'altra mischia che segna il dominio Leicester, il corridoio lo esplora Kitchener che va a consegnare la posta. Quindi al 55' Ford passa per un altro pertugio e giunge nei 22, Manu Tuilagi non è lesto a raccogliere l'off load di Allen sui 5 metri, ma si torna sul vantaggio sanzionato da Barnes e salgono a 14 i punti di distacco tra le due squadre. 
Leicester rifiata un attimo prima di essere richiamato sull'attenti da uno monumentale Burnell che consente ai Saints di far proseguire l'assolo di Foden a centrocampo, viene steso da Tait, ma riesce a trovare un assist per Dickson che raccoglie l'ovale a terra e a marcare: il TMO conferma che non c'è avanti nel rimbalzo e per Northampton l'ultimo sussulto è consegnato agli atti: 24-17. 

Da qui alla fine i Tigers si prendono definitivamente il bandolo della matassa - unica eccezione la rimessa, dove Tom Youngs fatica a trovare le misure, in compenso gente come Geoff Parling è autore di un lavoro oscure nei punti di contesa che valgono la chiamata con i Lions. Se poi Ford ha bisogno di assistenza, gliela garantisce Tait: intelligente e diligente, si aggiunge alla linea dei centri e permette così a Tuilagi di avere lo spazio per dare sfogo alla sua potenza che manda fuori giri anche Tom Wood e al 65' firma il 29-17. Martin Castrogiovanni prende il posto di Cole per la sua ultima con il club delle Midlands. Il timbro alla pratica è di Goneva, con l'appena entrato Steve Mafi che intercetta un off load di Pisi e libera l'ala. All'80' Ford ritrova finalmente la via dei pali e la festa ha inizio. 

rollingmaul:

One note for Ulster fan’s today, this happened to Dylan Hartley, and he could get a lengthy ban. Bye-bye Lions, Hello Best!
#Rory4Lions2013 X)

I nervi saldi. I Saints non hanno un calcio piazzato nell'arco di ottanta minuti, mentre il bilancio dei Tigers è di 5/7: in totale, a livello di disciplina, sono 13 le punizione fischiate ai primi, cinque quelle contro i campioni inglesi. Nel computo l'espulsione per Hartley, tipo dalla lingua lunga che ultimamente pareva aver smarrito il vizio, tirandosi fuori anche dai faccia a faccia che hanno luogo sui campi. A ciò si aggiungono i 21 turnover concessi da Northampton contro i 13 di Leicester. 
Decimo titolo nazionale per le tigri che hanno sempre i denti affilati: fa piacere vedere festeggiare Castro prima degli addii. Northampton sa bene cosa voglia dire rimanere a secco: oltre alle semifinali perdute, c'è pure l'Heineken Cup del 2011, tolta di mano dal Leinster dopo un recupero da antologia. I precedenti in stagione erano tutti a favore dei Tigers e il trend non è cambiato. 

venerdì 24 maggio 2013

Ultimi minuti inglesi


Domani pomeriggio a Twickenham Leicester Tigers e Northampton Saints si contenderanno il titolo di campioni d'Inghilterra, con i primi giunti alla nona finale consecutiva, mentre per i Saints si tratta di assaggiare l'ambiente per la prima volta, dopo tanti stop nelle semifinali. Ma nel frattempo si stanno decidendo le sorti del Championship perché i Newcastle Falcons hanno vinto per 18-9 in casa dei Bedford Blues nell'andata dell'ultima fase di play-off. Vittoria di peso per il club del Nord garantita dal piede di Jimmy Gopperth, alla sua penultima apparizione con i bianconeri prima di trasferirsi a Dublino con il Leinster: l'apertura di origine neozelandese arriva anche vicina alla meta nella ripresa, ma se la marcatura pesante non c'è in tabellino, ci sono i punti dalla piazzola che già al termine del primo tempo indicano un vantaggio per Newcastle di nove lunghezze (12-3). 
I confronti tra le due squadre nel 2012/13 riportano a margini più o meno risicati: 17-15 lo scorso 30 marzo, nel match di ritorno di regoular season dopo il 29-20 sempre dei Falcons - arrivati ai play-off imbattuti - dell'andata; 18-15 nella British & Irish Cup, competizione nella quale gli uomini di Dean Richards sono poi stati battuti dal Leinster A in finale, al Kingston Park, per 19-18 lo scorso venerdì (nel frattempo i fratelli maggiori degli irlandesi conquistavano la Challenge Cup). Ora la promozione in Premiership è ad un passo, con l'incontro decisivo disputato sul proprio campo mercoledì prossimo: sorridono gli ambienti legali della RFU, dal momento che Newcastle è l'unica società con tutti i crismi "strutturali" per accedere ai piani alti del rugby inglese, evitando dunque di rivivere l'estate scorsa, trascorsa tra sentenze e carte dopo la vittoria dei London Welsh

Tornando invece alla finale di domani, i Tigers si presentano con una sola sconfitta da febbraio ad oggi (26-27 contro il Bath) e nel bottino stagionale hanno il 38-6 rifilato ai Saints al Franklin's Garden - ma non va nemmeno dimenticato che hanno perso a Twickenham sia nel 2011 che nel 2012. Leicester è il club più rappresentato tra quelli inglesi nei Lions 2013 e contro Northampton i selezionati saranno tutti impegnati: i fratelli Tom e Ben Youngs, Dan Cole come tight head propGeoff Parling in seconda linea, Tom Croft come back row e Manu Tuilagi tra i trequarti. Quanto agli avversari, li capitanerà Dylan Hartley, l'unico aggregato alla truppa per la spedizione australe. 

I XV scelti dagli staff presentano il meglio a disposizione e propongono faccia a faccia da tenere bene sott'occhio - ad arbitrare sarà Wayne Barnes. Già in prima linea Cole affronterà Soane Tonga'uhia, tra gli artefici del successo in semifinale sui Saracens messi alle strette in mischia. Interessante anche il confronto diretto tra B. Youngs e l'altro mediano spiritato in campo, Lee Dickson. E non sarà da meno quello tra le aperture, con Toby Flood (avrà i gradi di capitano) e Stephen Myler che due settimane fa si è preso lo scalpo di un Owen Farrell smorto e innervosito e con il mirino sballato. E ancora: la potenza fisica di Tuilagi tra i centri e la rapidità di Jamie Elliot sull'ala. 
Partirà dalla panchina Martin Castrogiovanni: per il pilone azzurro sarà l'ultima volta con i Tigers, il fedele pubblico l'ha già salutato emozionato in volto dopo la vittoria sugli Harlequins al Welford Road. Tra i cambi anche George Ford, talentuoso Numero 10 che in estate passerà al Bath.

Per gli annali, la sfida tra le due formazioni delle Midlands cominciò il 6 novembre 1880 (si giocò al Belgrave Cricket and Cycle Ground di Leicester). 227 precedenti in tutto tra i quali è compreso un pareggio per 0-0 (rugby che fu). 

mercoledì 22 maggio 2013

Appuntamento a Dublino

Mentre Tolone e Clermont si preparavano per la finale tutta francese di Heineken Cup 2013, la diplomazia era al lavoro a Dublino sul futuro delle competizioni europee e il risultato potrebbe lasciare scoperto il fianco della rappresentanza inglese. Perché nell'ambito del ridisegno degli equilibri tra club e ERC, da Oltralpe giungevano notizie di un riassestamento delle posizioni delle squadre del Top 14, espresso direttamente dalla federazione con il presidente Pierre Camou: secondo quanto riporta The Rugby Paper, il 68enne Camou avrebbe ordinato alle società di rimettersi in riga minacciandole, nel caso di fronda, di venire rimpiazzate in Europa da formazioni scelte su base regionale. 

La presa di posizione di Camou ha scomodato altri personaggi chiave della vicenda, presenti a Dublino: Bill Beaumont, presidente della RFU, Quentin Smith, chairman della Premier Rugby Ltd., e Peter Wheeler, dei Leicester Tigers - da tempo ormai sul piede di guerra nella ricerca di un accordo migliore per i club inglesi nelle coppe europee. Non è mancato Paul Goze, chairman della Ligue National de Rugby. Di questi tempi, ma un anno fa, tra Inghilterra e Francia si lavorava ad una posizione mediata tra volontà di ridimensionamento dell Coppa e progetto della Lega Pro inglese di dare vita ad una competizione alternativa, sulla base del contratto sui diritti tv inglesi stipulato con la British Telecom Vision da 152 milioni di sterline. Ma pare che negli ambienti francesi, a fronte del perdurare dello stallo, qualcuno abbia iniziato a storcere il naso. Dopotutto il contratto sui diritti tv citato è a totale beneficio inglese e "morire per Dover" anziché per Danzica, non è mai stato in cima ai desideri dei franchi. Fatto sta che la sveglia è stata fatta suonare e i segnali lanciati a tutti gli stakeholder si sprecano.

"E' nostra intenzione tornare a negoziare", ha affermato Goze prima del summit di Dublino. "E' importante che venga fatta chiarezza sulla posizione francese. Ma prima di tutto dobbiamo disfarci di questa confusione sui diritti televisivi. Tutte le discussioni sono state rese difficili a causa di questo problema. Voglio che venga aggiustato entro la fine dell'estate", ha proseguito. "La cosa più importante è che abbiamo bisogno di una vera coppa europea. Non sono sicuro che un accordo con quattro squadre di meno sia così importante. Oggi la competizione fa pienamente parte della stagione. Sarebbe brutto non parteciparvi". 

giovedì 16 maggio 2013

Robshaw sa come perdere: l'ha imparato a scuola

Chris Robshaw è un capitano particolare: la sua Inghilterra sa vincere e perdere alla grande nello stesso tempo. A novembre la nazionale allenata da Stuart Lancaster uscì sconfitta per un punto contro il Sud Africa (16-15) e la cronaca dei minuti finali di quel Test Match comprende la scelta di Robshaw di andare per i pali piuttosto che giocare una rimessa nell'angolo a tre minuti dalla fine, con il punteggio sul 16-12 per gli Springboks. Decisione destinata a scatenare feroci critiche e a minare la credibilità del suo ruolo di capitano. Pochi giorni più tardi, ad inizio dicembre, quell'Inghilterra riuscì a battere la Nuova Zelanda 38-21, con gli All Blacks che si presentarono a Twickenham con una striscia di imbattibilità lunga 20 partite. 
Nuovo anno, dal trionfo al dramma sportivo: il 6 Nations 2013 smarrito a Cardiff nello scontro diretto con il Galles, dopo la brutta prestazione contro l'Italia nel turno precedente. Sempre Robshaw alla guida sul campo del gruppo e probabilmente il capitombolo gli è costato il posto nei British & Irish Lions di Warren Gatland, se è vero - come ha ricordato il manager neozelandese - che la scelta della rosa si è basata molto sul Championship. Niente tour in Australia per Robshaw che nel frattempo ha perso con gli Harlequins i quarti di finale in casa di Heineken Cup con Munster e nello scorso fine settimana ha detto addio ai sogni di conservare il titolo di campione della Premier, con i Quins eliminati ai play-off dai Tigers.  

Robshaw si è confessato in un'intervista al Telegraph ricordando i giorni di scuola - da studente ha dovuto anche fare i conti con la dislessia. La terza linea ha frequentato la Millfield School, che raccoglie ragazzi dai 13 ai 18 anni. Istituto di alto livello, dove lo sport conta parecchio: "Mi ha dato l'opportunità di fare ciò che sono oggi", ha raccontato Robshaw. Grazie alla carriera sportiva durante gli anni scolastici arrivò a giocare per la selezione England Schools Under 18 e già ai tempi era capitano della prima squadra del college: "A scuola impari a perdere. Non eravamo un XV senza sconfitte. E' tutta una questione su come reagisci, come prosegui, su come metti da parte quei ricordi da usare in futuro". 
Nel corso dell'intervista, il giornalista Gareth Davies porge una domanda interessante: perché la scuola fornisce così tanti sportivi eccezionali? La risposta: "Ti forniscono le opportunità, attraverso allenamenti e attrezzature di alta classe. In tutti gli sport. Non è una sorpresa che la scuola abbia prodotto top player come Gareth Edwards, JPR Williams, John Mallett - che poi è tornato ad allenarci - e Mako Vunipola".  

Il codice di condotta rugbistico dalla Millfield rispecchia da vicino quello stilato dalla RFU, mentre nella pagina dedicata alle Job Vacancies c'è spazio per un assistente allenatore di nuovo (25 sterline all'ora, 16 ore a settimana) oppure per un performance coach di tennis (15.000 sterline all'anno, inclusa sistemazione e pranzo). Se avete il cv in regola, potreste farci un pensierino. 

lunedì 13 maggio 2013

Profondo Sud (Ouest)


Semifinali anche in ProD2: Brive retrocessa l'anno scorso dopo aver disputato la semi-finale di Challenge Cup col Biarritz, seconda classificata in stagione regolare alle spalle della promossa diretta Oyonnax, vince in casa la sfida con lo Stade Aurillacois per 30-14. Mete dell'ala Guillame Namy e, al primo pallone che tocca entrato in campo, dell'immarcescibile centro Jamie Noon, classe '79, della scuola Newcastle con Wilkinson, Tait e Flood, contro una per Aurillac dell'ala figiana Ratu.
Piazza 17 punti l'estremo Julien Caminati ( a lato la sua scheda), il 28enne nizzardo fotocopia di quel Porical (allargata più che allungata come fotocopia) che con altri fu protagonista delle fortune del Perpignan di Brunel, quindi sogno (forse non) proibito per molti tifosi Azzurri; c'è anche per i Brivistes un drop del centro ex Sharks Riaan Swanepoel. Partita dominata sulla quinta classificata in stagione regolare, grazie al maggior potenziale d'attacco.

L'altra semifinale tra terza e quarta classificata, ha eletto per il secondo anno in fila la Section Paloise alla finale che determinerà la seconda squadra che sale in Top14. Han sconfitto in casa lo Stade Rochelais per 30-16, con le mete del flanker Daniel Ramsay, neozelandese arrivato da Otago  e dell'ala figiana Saula Radidi, ex Dax. Unica meta per i Maritimes di Gonzalo Canale. Al 20' Kevin Boulogne, apertura ex USAP del Pau, deve lasciare il posto al 32enne Frederic Manca che marcherà 15 punti; il contrapposto Sebastien Fauquè si ferma a 11. Parte dalla panchina l'altro (argentino-)italiano, il lock 23enne Leandro Cedaro. Partita molto combattuta nel primo tempo, quando vengono marcate tutte le mete ma partono altrettanti cartellini gialli; il combattimento rugbistico degenera a pugilistico nel finale, quando i tre cartellini cambiano colore e diventano rossi diretti (su RR Tumblr le immagini della bagarre, che inizia piano ma poi decolla).

La finale, tutta profondo Sud Ouest quasi a equilibrare l'irruzione del Sud Est lionese dell'Oyonnax, sarà quindi Brive - Pau, domenica 19.  L'anno scorso i pirenaici la persero , 20-29 col Mont de Marsan, quest'anno contano non tanto sul fatto di esser alla rincorsa della compagine forse più completa del campionato a livello individuale, quanto di esser stati gli ultimi a battere i Correziens, alla 24' giornata: "c’est une finale, ce sera du 50/50. Il ne faudra pas se poser de question", suggella Mathieu Acebes, estremo della Section che l'anno scorso non c'era.


A proposito di sfide-promozione, in Inghilterra se la giocheranno i nordisti Newcastle Falcons, ora allenati dal famoso Dean Richards, l'agnello che si fece carico quasi da solo di tutti i peccati degli Harlequins nel Bloodgate, e trascinati sempre dal neozelandese Jimmy Gopperth: primi in regular season, han faticato con la quarta classificata Leeds Carnegie, altra nordica di buone tradizioni, vincendo in casa 15-6 e perdendo fuori ma limitando i danni nel weekend per 24-19 (aggregato 34-30).
Se la giocherano coi Bedford Blues, vincenti sul Nottingham classificatosi secondo in regular season, sia all'andata che al ritorno, 21-23 e 25-17.
In modo silente, i quadri della RFU faranno certamente il tifo per i Falcons: non solo per riaprire le operazioni al Nord, gran produttore di giocatori ma con uno solo o o addirittura senza club in Premiership, come nella stagione che si va concludendo; anche per evitare tira-e-molla coi Blues, relativi al rispetto degli standard relativi al campo in cui giocano, come capitò l'anno scorso coi London (poi Oxford) Welsh. 

domenica 12 maggio 2013

The Saints are marching in


Aviva Premiership - Semi-final
Saracens 13 - 27 Northampton Saints

Occhi aperti per la finale di Aviva Premiership: non ci va la prima della classe, almeno non la prima della stagione regolare perché all'Allianz Park accade che i Northamtpon Saints superino  27-13 i Saracens, arrivata all'appuntamento guidando il gruppo. Ad affrontare i Tigers (che ripetiamo sono alla nona finale consecutiva avendone però vinte solo un terzo) ci va un club che nelgi anni di suo massimo splendore aveva perso tutte e cinque le semifinali precedenti e sembrava destinato addirittura a tramontare persino nel ruolo dell'eterno incompleto. Ed invece eccoli i Saint, pronti per l'appuntamento del 25 maggio a Twickenham grazie ad un match perfetto fondato su fasi statiche eccellenti, ad un acuto nel bel mezzo del primo tempo assieme a un ulteriore la di regroup nel secondo quando la pressione avversaria pareva preponderante, ad una difesa arcigna e ad un gruppo determinato a non toppare. Che beffa per Chris Ashton, con la regia di ESPN a ricordare come anche lui abbia fatto parte di quei Saints che non riuscivano mai a superare l'ultimo ostacolo: ha tastato il sapore del disappunto anche con la maglia dei Sarries (alla terza semi. perduta in fila, ci si domande se non sia il Ma'a Nonu Boreale e  porti un po' sfiga?). 

Scherzi a parte, sono gli ospiti ad inaugurare la battaglia, dopo una fase piuttosto lunga di ritmo basso, senza sfoghi, senza particolari azioni da segnalare a parte un piazzato sbagliato da Stephen Myler che si presenta alla piazzola con l'ovale che scivola da tee e chiede dunque assistenza alla sua spalla in mediana, uno spiritato Lee Dickson: il pubblico si innervosisce di fronte allo trascorrere dei secondi e lui non trova i pali, ma al 21' aggiusta il mirino e comincia a confezionare un pomeriggio perfetto trasformando la prima meta dell'incontro, marcata dal pilone Brian Mujati che si allunga sulla massa di corpi stesi sulla linea dopo una rimessa portata a terra da Calum Clark e schiaccia l'ovale a terra.
[Meta da rimessa laterale, di un pilone: nota di merito alle fasi statiche dei Saints che han dominato la sfida: il Lions Dylan Hartley ma soprattutto i piloni in trasferimento a Parigi Mujati e Tonga'huiha sopravanzano i Lions Mako Vunipola e Matt Stevens; idem per aria, dove i comandi di Borthwick vengono sovente "derubati" da LawesDay e Calum Clark].
La meta arriva con il beneplacito del TMO: resta il sospetto che il pilone commetta un doppio movimento in precedenza, ma la domanda dell'arbitro richiedeva semplicemente se fosse "try or not".
[Arbitraggio per il resto notevole ed attento, con frequenti consultazioni del TMO lontano dalla linea di meta, soprattutto nel secondo tempo, per chiarire situazioni di fallo. La cosa interessante è che l'arbitro si guardava i reply sui maxi schermi tirando le conclusioni da solo, anticipando il TMO: ok tutto chiaro adesso, grazie. Biscardi gode dall'Oltretomba, con tutti i fan della moviola in campo!]
Northampton porta la battaglia nei raggruppamenti, i Saracens cedono spesso alla frenesia. Tra gli ospiti sale di minuto in minuto il working rate del Numero 8 delle Samoa Americane  Samu Manoa, mentre Courtney Lawes si distingue in una prova da tritasassi ed è come sempre l'uomo addetto ai placcaggi pericolosi - per lui. E' proprio l'aggressivo giocatore dal nome anagrammato a portare il placcaggio su Ashton in mezzo al campo, dalla ruck sbuca il pallone non controllato dalle guardie dei Sarries che arrivano alla contesa in ritardo rispetto a quelle avversarie (che si infilano anche per pertugi non previsti dalla legge), così Dylan Hartley lancia il contrattacco che si allarga sulla fascia sinistra dove c'è il velocissimo Jamie Elliot che naviga per il canale sguarnito di difesa e marca meta al 22'.  Myler non spreca un'altra opportunità dalla piazzola per fissare il 14-0 dei Saints. Sorpresa sorpresa!

I Saracens sono anche costretti a rivedere i propri piani perché Charlie Hodgson non ce la fa e viene sostituito da Duncan Taylor e così Owen Farrell, schierato nelle intenzioni a primo centro, va all'apertura, ma il ragazzo è preda della frenesia, come del resto molti dei suoi: è lui a consentire a Myler di allungare ulteriormente (17-0) con un placcaggio in ritardo e ricorda il Farrell dello showdown con il Galles nel 6 Nations - sappiamo come andò a finire. Matt Stevens prova a tenere unito il pack rossonero dove Mako Vunipola al contrario fatica, Kelly Brown è lasciato solo nei tentativi di sfondare la trincea. E quando Farrell verso la fine della prima frazione può accorciare, sbaglia.
[Sia davanti che dietro, l'impressione che danno i Sarries palla in mano è quella dei riflessi lenti, delle partenze da fermo, della mancanza di quella "voglia di farsi male" che fa la differenza. Fattore che invece non manca per nulla agli uomini di coach Mallinder, tutti col coltello tra i denti]. 


La ripresa vede l'inserimento di Richard Wigglesworth mediano al posto del sudafricano Neil De Kock, incapace di assicurare pace alla linea dei trequarti anche perché i fetcher di Northampton proseguono a rompere le scatole. Le fasi lunghe ed ininterrotte con le quali i padroni di casa tentano di scardinare il portone danno frutti ritardati, il gioco si rompe in mezzo al campo e i Saints tengono la concentrazione: già nella finale di HCup contro il Leinster due anni fa erano andati negli spogliatoi con un vantaggio ragguardevole di 22-6 e poi furono ribaltati. I Saraceni dominano territorio e possesso, sono sufficientemente freddi da trasformare le due punizioni che si guadagnano invece di cercar da subito e velleitariamente la rimessa laterale come si vede spesso in giro,   Farrell marca il momentaneo 17-6 al 54', ma la meta che chiude i giochi non è la loro e arriva alle soglie dell'ultimo quarto: è del boero GK van Velze, entrato per Lawes in seconda linea, che gira attorno alla ruck e riceve da Dickson l'assist sul lato chiuso dove c'è il solo Wigglesworth a fare da guardia. 
I saraceni provano ad affidarsi a John Smit e Carlos Nieto in prima linea per contenere i danni - il pilone italo/argentino aveva annunciato nei giorni scorsi il ritiro a fine stagione, certo in cuor suo non credeva che sarebbe stato costretto ad anticiparlo di due settimane. Una mano la dà Elliot, ammonito per un placcaggio pericoloso ai danni di Farrell mentre riceve un calcio di Ben Foden a metà campo. Con la superiorità numerica i Sarries trovano la meta di Taylor che vinc el'uno contro uno con Foden  dopo una serie di raggruppamenti che richiamano la difesa sul lato opposto del campo sintetico. Ma al di là del risveglio dei sostenitori casalinghi, sono i Saints ad avere le chiavi del gioco - vanno a rubare l'ennesima rimessa e trovano gli ultimi punti dell'incontro sempre con Myler al 72'. 

Dalla cronaca mancano sia Alex Goode che David Strettle, questo perché il triangolo allargato londinese non trova spazi - Strettle va spesso a schiatarsi senza costrutto addosso alla consistenza difensiva avversaria, pure il centro James Wilson e il tallonatore Schalk Britz ne portano i segni. Ironia della sorte, mentre al nuovo Allianz Park accadeva tutto questo, al "vecchio" Vicarage Road il Watford di Gianfranco Zola trovava all'ultimo minuto una spettacolare qualificazione alla finale della Championship, la Serie B d'Oltremanica calcistica, superando guarda caso il Leicester. 
Per gli annali, era dalla stagione 2007/2008 che non accadeva di non trovare la capolista in finale: in quella stagione il Gloucester chiudeva al primo posto la regoular season, ma a contendersi il titolo furono Wasps e Tigers (strano non ci fossero di mezzo i Tigers). I Saints in ottanta minuti ribaltano i 12 punti che li separavano dai Saracens (77 a 65 dopo 22 partite) e si presentano al faccia a faccia con i Tigers alla fine di una stagione che aveva tutte le caratteristiche del ridimensionamento dopo gli splendori mancati in precedenza (semifinali di Premiership e di Heineken), con un bilancio di due sconfitte in stagione negli scontri diretti (l'ultimo, a fine marzo, un duro 36-8 al Franklin's Garden). I Tigers lontani da casa e quindi col 20% in meno di potenziale, faran bene a stare molto attenti alla garra statica e soprattutto dinamica di questi Santi molto tosti, che oggi han mostrato di farsene un baffo di quanti Lions si trovano davanti in mischia. 

Leicester e Leinster, effectiveness as a result


Aviva Premiership - Semi-final
Leicester Tigers 33 - 16 Harlequins

Nona finale di finale: i Leicester Tigers il prossimo 25 maggio a Twickenham proveranno ad aggiudicarsi il titolo di campioni della Aviva Premiership, come fanno da nove anno in fila. Ci sono riusciti in tre occasioni, l'ultima risale al 2010, tre stagioni orsono. Nel 2011 furono battuti dai Saracens, nel 2012 dovettero cedere il passo ai London Harlequins, sui quali si sono vendicati ieri pomeriggio al Welford Road per 33-16, mettendo le cose in chiaro a partire dagli ultimi istanti del primo tempo. Per i Quins la stagione quindi si chiude qui, non potranno difendere il titolo e l'eliminazione arriva dopo la doccia fredda nei quarti di Heineken Cup con la sconfitta per mano del Munster in casa, al The Stoop. 
C'è poco da fare: quando i Tigers sentono aria di dentro o fuori in campionato, ricordano perché, per l'appunto, potranno tra due settimane disputare la nona finale consecutiva. Se dunque sono le stesse della scorsa stagione le squadre che riescono a prenotare un posto nei play-off, i Tigers sono sicuramente quella che si presenta allo spettacolo finale con un biglietto in prima fila. Arbitra Greg Garner.

Quattro mete a segno per i padroni di casa, vittoria "con bonus". Il pubblico in festa saluta anche Martin Castrogiovanni, che lascia Leicester per i lidi meridionali francesi, pare anche se non c'è ancora conferma ufficiale - il pilone azzurro entra attorno al 70' per Dan Cole - e scopre di avere un'ala incarnata in un flanker o vice versa: si tratta di Tom Croft che al minuto 63 corre per cinquanta metri verso la meta (la terza dei suoi), mentre al 28', con gli equilibri ancora saldi, nega la prima marcatura della gara a Danny Care, che tenta uno dei suoi guizzi sul lato chiuso da dietro una ruck, si allunga verso la bandierina, ma tra lui e il touchdown arriva Croft a negargli la soddisfazione: questione di millisecondi, è il placcaggio dell'anno, dice il commentatore inglese, robe da manuale del perfetto blindside affermiamo noi e si comprende come mai sia nei Lions; sia come sia, sono segnali che lasciano poco margine di interpretazione.
Ad aprire le marcature è Toby Flood dalla piazzola per un fallo di George Robson in rimessa laterale, al 5' risponde Nick Evans. I londinesi nella prima frazione battagliano forte, esprimono il meglio del loro gioco e spediscono Evans all'appuntamento con i pali con un fallo conquistato in mischia, mentre il tentativo dalla distanza di Flood arriva corto. I Quins non si fanno intimorire dal fatto che nel pack dei Tigers ci siano ben quattro Lions, all'inizio il dominio è impressionante sia in mischia ordinata che nelle rimesse e maul.  

A suonare la carica per i Tigers è uno dei volti della stagione, Tom Youngs, il fratello tallonatore di Ben (faranno famiglia anche con i Lions), con un paio di cavalcate ma nel momento della reazione Evans ha un facile calcio a sua disposizione e alla mezz'ora fissa il momentaneo +6 (3-9). Il montante  del ko non arriva perché appunto c'è Croft a presidiare ogni centimetro di campo e così Flood accorcia e viene applicata appieno la legge "meta sbaglia, meta subita": rimbalza l'ovale in mezzo al campo, Ben Youngs è il più lesto a farla sua, il gioco viene allargato per l'ala Niki Goneva (in precedenza era stato bravo proprio Care a disfare una brutta situazione con un cross kick di Flood destinato al trequarti) che fugge sulla corsia di sinistra, lascia sul posto Tom Williams e arriva in base: 13-9 all'intervallo. 

Per gli Harlequins la ripresa è la rivisitazione di brutti sogni, messi all'angolo e privati delle basi per esprimere la loro tattica. Al 51' si ritrovano in inferiorità numerica per il cartellino giallo a uno dei componenti chiave, Care - commette un in avanti volontario - e opinabile - con i Tigers in trazione offensiva grazie ad un ispirato (si dice così in questi casi) Matthew Tait, prestazione la sua da Man of the match - ad assist e corse, aggiungere il placcaggio su George Lowe nel primo tempo, portando dunque a due il computo di mete evaporate per gli Harlequins in quaranta minuti.
Leicester sta predisponendo il tavolo per affossare i denti: Flood non trova i pali dal penalty che ne segue, però non sbaglia al 58',  soprattutto ad una manciata di secondi dal rientro del mediano londinese, Tait dialoga con Manu Tuilagi che si trova di fronte Ben Botica, lo supera e serve all'interno puntuale Niall Morris che arriva fino sotto i pali. Un uno/due tremendo, perché come detto due minuti più tardi è il momento di Croft - tutto ha ancora inizio con Tait che finalmente al 71' può aggiungere il nome al tabellino con l'assistenza di Morris (assist sulla destra e rimanendo a sostegno per ricevere nuovamente l'ovale). Non è neppure consolazione la meta del trequarti Ross Chisolm per i Quins spodestati dal trono a quattro dal termine. 


RaboDirect PRO12 - Semi-final
Leinster 17 - 15 Glasgow

Dall'Inghilterra a Dublino per Leinster - Glasgow Warriors, la seconda semifinale di Pr012 per decidere chi dovrà affrontare l'Ulster in finale all'RDS: bene, ci vanno i padroni di casa che domano gli scozzesi per 17-15. Il Leinster, a proposito di abitudine alle fasi conclusive, per la seconda stagione filata prima disputeranno una finale di coppa (stavolta è la Challenge Cup) poi quella di campionato - sempre al Royal Dublin Society. Nel 2012 arrivò il back to back in HCup ma non il titolo di Pro12 (l'ultima prestazione in carriera da incorniciare di Shane Williams guidò gli Ospreys al trionfo). Staremo a vedere, stavolta il vantaggio è doppio, tutte in casa le giocheranno. Arbitra il francese Pascal Gauzere.

C'è da sudare contro i Warriors, terzi in regoular season dopo aver occupato il primo posto nel testa a testa delle ultime settimane. Già un anno fa si fermarono al penultimo capitolo. Per iniziare si affidano al piede del Lions Stuart Hogg nel gioco tattico, mentre gli irlandesi e non solo loro trattengono il fiato per Brian O'Driscoll, che dopo poche fasi resta a terra infortunato e al 13' è costretto a lasciare il campo (preoccupazione per la sua partecipazione al Tour australiano), sostituito da Andrew Conway. Intanto è Jonathan Sexton a fissare il 3-0 al 12' dopo un errore precedente dalla piazzola. Ma Glasgow può contare su un pacchetto di mischia che pesta e conquista terreno; si piazza nei 22 avversari grazie alll'azione del centro Alex Dunbar: raggruppamento sotto i pali del Leinster, il mediano Nikola Matawalu finge di allargare nuovamente, in realtà si allunga verso il fazzoletto di terra non presidiato dalle guardie irlandesi e marca meta al quarto d'ora. I Warriors potrebbero combinare ancora più danni quattro minuti più tardi, con un'operazione molto simile, stavolta nell'angolo destro: passaggio fuori dalla ruck al pilone Ryan Grant che si getta con tutto il peso verso l'area di meta, ma Rob Kearney lo accompagna a terra mettendo le mani sull'ovale e il TMO non convalida. Hogg ne infila tre al 25' (3-10) e allora i Dubliners decidono che è il momento di non peggiorare la loro situazione. 
Si ricompattano, in ogni senso: maul nei 22 scozzesi dalla quale esce Jamie Heaslip (quello che suonò il contrattacco contro il Biarritz in semifinale di Challenge), il numero 8 si difende da Matawalu e Sean Maitland e segna al 27'. Sexton non trasforma, ma si fa perdonare al 32' con un penalty che segna il sorpasso Leinster, mentre i Warriors si ritrovano in quattordici per un fallo (fuorigioco) di Matawalu, in seguito ad un attacco guidato da Kevin McLaughlin. Si va negli spogliatoi sull'11-10 e con Isa Nacewa che non giudica al meglio un rimbalzo, altrimenti si sarebbe trovato con tanto spazio libero da percorrere in attacco.

Un affare testa a testa, ritmo alto, un paio di ovali recuperati dal Leinster che si trova di fronte ad un Glasgow deciso a gettarsi in avanti dalla profondità. Match che è anche scenario di faccia a faccia diretti tra due fullback convocati da Gatland appartenenti a generazioni diverse: Kearney e Hogg, che mettono in mostra i propri colpi. Un'azione pericolosa da una parte, una dall'altra (Gauzere interrompe il gioco considerando in avanti la trasmissione della palla da Sean Cronin a Conway che a quel punto avrebbe davanti a lui solo Hogg). 
Il punteggio si aggiorna con i piazzati di Sexton che porta Leinster sul 17-10 a dieci dalla fine - e abbandona pure Gordon D'Arcy per infortunio. Tra gli ospiti c'è spazio per Ruaridh Jackson, inserito per Maitland: il mediano dà velocità all'iniziativa degli scozzesi che sono ancora in gara e che al 75' finalmente trovano il pertugio, dopo un quick penalty nei 22 del Leinster. L'assist del Numero 8 Ryan Wilson spedisce in meta il trequarti Mark Bennett, un 20enne l'anno scorso tra gli Espoirs del Clermont, entrato poco prima per l'apertura d'emergenza Peter Horn. Per completare l'opera occorrono i due punti aggiuntivi, Hogg è il piazzatore di giornata pur non essendo uno specialista e pur essendo Jackson in campo, la  posizione non così difficile ma il ragazzo manca l'occasione del pareggio, forse era una responsabilità  troppo pesante. L'assenza di Duncan Weir tra gli altri ha pesato, anche se il problema del piazzatore è rimasto vivo per tutta la pur ottima stagione di Glasgow (non si trova nessun Guerriero nei primi 15 della classifica marcatori del torneo). Epilogo al cardiopalma che provoca il sollievo del pubblico irlandese: tutti a sventolare le bandiere, ci si appresta a una quattordici giorni di rugby da finale.

mercoledì 8 maggio 2013

Lancaster's generation, parte seconda


Lontano dai clamori mediatici per un tour, quello dei British & Irish Lions, che deve attendere la conclusione di campionati e coppe prima di passare dalle convocazioni ai fatti - e visto che in questi giorni non c'è granché sotto il sole, si tenta di riempire le giornate con presunte gaffe commesse via Twitter o altre storielle leggere -, Stuart Lancaster continua ad operare come head coach dell'Inghilterra. In questa estate particolare specie per le Home Nations, le rispettive nazionali saranno impegnate con i consueti Test Match che chiudono la lunga stagione: il Galles ad esempio se la vedrà con il Giappone, la Scozia invece affronterà l'Italia, Samoa e il Sud Africa in un torneo che sarà interessante per la gestione di Jacques Brunel: il tecnico transalpino aveva lasciato intendere che per l'occasione avrebbe inserito nella rosa nomi nuovi, da "testare" per l'appunto ed è questione di poco, sapremo ben presto chi avrà la sua opportunità di mettersi in mostra con la maglia azzurra.

Nel frattempo, ecco Lancaster che riprende in mano la nave dopo il naufragio del Millennium Stadium quando il 6 Nations era ormai all'orizzonte; tolta la decina di Lions, sarà anche questa una selezione con molti nomi "in prova". Gli impegni in scaletta sono favorevoli alle valutazioni: gli inglesi affronteranno a Twickenham il 26 maggio i Barbarians, quindi voleranno in Sud America per vedersela con la selezione   CONSUR XV che include giocatori argentini, uruguagi, cileni, brasiliani e c'è anche spazio per un peruviano, colombiano e venezualano; poi l'Uruguay e infine la doppia sfida con l'Argentina (l'8 e il 15 giugno). Il capitano del gruppo sarà la terza linea dei Northampton Saints, Tom Wood. Il dato interessante non sono solo le undici matricole in sé, quanto il dato anagrafico: 5 giocatori hanno meno di 21 anni e il più giovane è il Numero 8 Billy Vunipola, che l'anno scorso ha giocato per l'Inghilterra Under 20. La back row dei London Wasps sarà in compagnia del collega di club Christian Wade, ala classe '91. 

I campioni in carica della Premier, gli Harlequins, avranno nuovi ambasciatori: riposo sia per Chris Robshaw (un'estate in poltrona per il capitano) e Danny Care, ecco entrare Rob Buchanan, tallonatore. Convocazioni interessanti per Calum Clark (seconda linea dei Saints) e per Matt Kvesic, flanker dei Worcester Warriors che è stato capitano della nazionale Under 18: classe '92, è di origine croata come si può facilmente intuire dal cognome: nella prossima stagione indosserà la maglia di Gloucester, che intanto vede aggregarsi alla nazionale il rapido trequarti Jonny May

"A young and exciting side", la definisce Lancaster, forse tornando ai tempi non lontani in cui dirigeva la U20. E' lo stesso coach che, da caretaker nel traumatico post RWC 2011 che agitò gli ambienti della Rugby Football Union, ha lanciato titolare Owen Farrell, che ora sarà Down Under con i Lions di Warren Gatland. Nel 6N 2012 comparvero anche Joe Marler (1990), Charlie Sharples (1989), Joe Simpson (1988), Ben Morgan (1989), di nuovo a rapporto dal sergente maggiore - tranne Sharples. Con gli occhi rivolti altrove, Lancaster va a caccia di pedine da aggiungere ai suoi schemi. Coltivando la "sua" generazione.

Ah, a proposito di nuove generazioni, Mike Tindall, classe 1978, quarti di nobiltà acquisita (via matrimonio eccellente),  campione del Mondo 2003 e (uno dei) più controversi protagonisti della citata fallimentare spedizione del 2011 dov'era "capitano di facciata", ha appena firmato il rinnovo del contratto con Gloucester, dove rimarrà anche il prossimo anno come giocatore e allenatore.  Simon Shaw (classe 1973), quello poco simpatico a Woodward, rimane comunque lontano in termini di longevità rugbistica: il quarantenne lascerà Tolone a fine stagione, ma non ha ancora deciso se fermarsi o meno. 

domenica 5 maggio 2013

Play-off reloaded in Premier


Sabato pomeriggio la Premier inglese ha celebrato l'ultimo giro di stagione regolare e assegnato ufficialmente i posti per i play-off che iniziano nel prossimo fine settimana: nulla di nuovo sul fronte d'Albione, perché Saracens, Leicester Tigers, Harlequins e Saints sono le stesse semifinaliste dell'annata 2011/12 - e pure di quella ancora precedente, eccezion fatta per i Quins, arrivati nel maggio 2011 a metà classifica, in seguito alle note vicissitudini legate al bloodgate, mentre era stato il Gloucester a continuare. Rispetto ad un anno fa, Harlequins e Sarries si scambiano le posizioni, stavolta è l'altro club londinese che ha chiuso in testa la stagione regolare. Ciò detto, il tabellone prevede Saracens v Saints (domenica) e Tigers v Harlequins (sabato), destinazione finale al solito Twickenham. 

Già definite le quattro, nell'ultimo turno toccava attendere il risultato dello scontro diretto al The Stoop per sancire chi sarebbe arrivato terzo e quarto. Alla fine i campioni in carica hanno battuto i Saints per 22-19, al termine di un match che vede gli ospiti riaprire i giochi nella seconda parte del secondo tempo con le mete di Dylan Hartley e della seconda linea Christian Day (a proposito, il suo socio di reparto Courtney Lawes è risaputo essere un martello in fatto di placcaggi, certo entrare a contatto in modo appropriato sarebbe un bene per lui, soprattutto per evitare colpi duri a spalle e collo). Per i Quins marca l'ala Tom Williams al 21', con risposta di Jamie Elliot alla mezz'ora, ma ad inizio ripresa prima il tallonatore Rob Buchanan, poi il centro Tom Casson allungano sul 22-5 (la meta di quest'ultimo è viziata da un avanti perché il passaggio ad allargare all'altezza dei 5 metri finisce nelle braccia sue e di Williams, ma Casson poi si porta via la palla con il corpo in avanti rispetto al collega trequarti). Quando i padroni di casa abbassano il ritmo, i Saints si rifanno sotto, ma negli ultimi istanti gli arlecchini tengono e gestiscono. Altra buona prova di Danny Care, uno che quando non ha pressione addosso rende il massimo, ma se soltanto ha da giocare nelle partite che contano, va in confusione. 

I Saracens invece superano 22-14 il Bath, tagliato così fuori dai sogni di Heineken Cup e vittima della ennesima stagione deludente, nonostante i piani di rilancio. All'Allianz Park dopo dieci minuti si sfoga Chris Ashton, che non sarà in giro con i Lions a differenza di Mako Vunipola che raddoppia al 22'. La meta del tallonatore ospite Rob Webber serve per mandare le squadre negli spogliatoi sul 13-7, al ritorno Owen Farrell allunga (45'), mentre dieci minuti più tardi a segno ci va Horacio Agulla, ma nel tabellino del Bath mancano sei punti da penalty piuttosto facili tentati da Tom Heathcote.

Cinque le mete dei Tigers per il 32-20 sui London Irish: hanno le firme di Tom Croft, Ben Youngs, Matthew Tait, Vereniki Goneva e Toby Flood. Per il club di Leicester è corsa per la nona finale di campionato di fila: striscia impressionante cominciata nel 2005 con la sconfitta poi per mano dei Wasps, mentre sono tre le vittorie: 2007 su Gloucester, 2009 proprio sugli Exiles e 2010 sui Saracens. 

Ma è al Sandy Park nel Devon che è andato in scena il match-clou (foto), con il rocambolesco 40-39 con cui gli Exeter Chiefs hanno sconfitto i Cherry & Whites nel lasciapassare per un posto in HCup. Una serpentina del centro Jason Shoemark consente alla seconda linea Dean Mumm di aprire le danze per i Chiefs al 5' e il collega Damian Welch replica dieci minuti più tardi per il momentaneo 18-0 (ci sono i punti al piede di Gareth Steenson). Gli ospiti ribattono con un contropiede dai propri 22 finalizzato dalla corsa per 50 metri di Jonny May, mentre alla mezz'ora è l'altra ala Charlie Sharples ad accelerare per un altra folata offensiva con l'acceleratore premuto del Gloucester (18-15 Chiefs). Quindi il sorpasso completato con il centro Henry Trinder, ma Exeter si riprende la testa della partita al 39' con il pack che guadagna una penalty try. 25-22 dopo i primi quaranta minuti. L'estremo ospite Rob Cook passa di corsa al 58' e sempre al largo Gloucester trova la quinta meta con Freddie Burns alla bandierina, dopo una raggruppamento sui 5 metri, raggiungendo i punti di Steenson dalla piazzola al 72'  e superandoli 37-39, grazie alla difficile trasformazione marcata dallo stesso. Al 79' però Steenson mette la ciliegina sulla torta con un calcio di punizione, coronando una nuova stagione dei Chiefs di sistematico e inesorabile progresso.

Per chiudere, cambi di posizione anche in fondo alla classifica: i Worcester Warriors da tempo senza più nulla da cercare, perdono contro i London Welsh che salutano con orgoglio la Premiership e il Kassam Stadium: 33-22, è la prima vittoria del 2013. L'arbitro Matthew Carley, alla prima in campionato, esibisce ben cinque cartellini gialli ma non estrae il rosso di fronte al pugno della seconda linea russa degli Exiles, Kirill Kulemin, ai danni del dirimpettaio Chris Jones. L'ala Dan Caprice, il Numero 8 Alfie To'oala Vaeluaga, l'estremo Tom Arscott e l'ala Nick Scott timbrano le quattro mete dei padroni di casa, mentre i Warriors si fermano a tre (doppietta dell'ala Josh Drauniniu e allo scadere per Joe Abbott). 

Della sconfitta di Worcester ne approfittano i Sale Sharks che per un punto tengono a bada i Wasps, i quali dopo una ottima prima parte di stagione han rallentato e alla fine  chiudono all'ottavo posto, con Christian Wade in spolvero (doppietta, con la partecipazione di Elliot Daly). Per gli Sharks a segno l'ala Tom Brady al 6' e il lock Dan Braid, mentre il piede di Nick Macleod fissa il punteggio finale a cinque dalla fine, con Sale che così "sale" al decimo, deludente posto, viste le premesse estive: per cui si rifonderà ancora una volta - difatti son già ripartiti alla grande col mercato.



lunedì 22 aprile 2013

In Premier è tutto pronto per i play-off, manca giusto un particolare


Penultimo round-up, il 21°, della Premier inglese di questa stagione prima di lasciare spazio al prossimo week-end di coppe e ai restanti ottanta minuti di partite per decretare la conclusione della stagione regolare. Ci sono ancora un paio di cose da sistemare, prime fra tutte la disposizione della griglia per le semifinali e toccherà a questo punto attendere il 4 maggio quando si affronteranno Northampton Saints e London Harlequins, rispettivamente quarta e terza del gruppo divise da quattro punti. I Saints intanto sabato pomeriggio hanno tramortito per 47-7 i Sale Sharks, ormai salvi e senza nulla di più da chiedere alla traumatica stagione. Nel computo delle mete dei padroni di casa ci sono le doppiette dell'ala Jamie Elliot e del sostituto James Wilson nella ripresa, mentre già nel primo tempo erano andati a segno Tom Wood (con la preziosa complicità di Dwayne Peel e Danny Cipriani su un calcetto di Stephen Myler che i due stanno a guardare, "prendila tu", "no, prendila tu" e Wood la piglia lui e corre in meta), Luther Burrell e il mediano Lee Dickson. La meta della bandiera degli Sharks arriva allo scadere con James Haskell

Quanto ai Quins, che pagano caro il mese in ribasso coinciso con il 6 Nations e con scorie successive (compresa l'eliminazione in casa per mano del Munster in Heineken Cup), arriva il successo per 42-26 sui Worcester Warriors. Si mettono in mostra Danny Care e Nick Evans, con la mediana londinese che colleziona quattro mete alle quali si aggiungono quelle dell'ala Tom Williams e dell'estremo Mike Brown. Andy Goode saluta il suo pubblico del Sixways con un totale di 16 punti: l'apertura, che era arrivata ai Warriors nel Championship, l'anno prossima sarà un giocatore dei Wasps. Chris Pennell e Alex Grove aggiungo i restanti dieci punti al tabellino di Worcester. Showdown finale quindi tra Harlequins e Saints al The Stoop tra due settimane. 

Là sopra, invece, tutto resta com'era pressappoco. Perché perdono sia i Saracens che i Tigers. I Sarries, primi in classifica, cedono il passo al Gloucester per 28-23. Tra i Cherry & Whites si mettono in mostra il trequarti Johnny May che va in cerca di un posto nella nazionale e il Numero 8 Ben Morgan, rientrato dall'infortunio, che riceve il passaggio del compagno del restart e comincia a correre di prepotenza dividendo la difesa avversaria e andando a marcare in mezzo ai pali. Ben... tornato. Purtroppo per il Gloucester i play-off restano lontani, mentre i Sarries (13 punti al piede di Owen Farrell, due mete del centro Jeol Tomkins) sono comunque stabili in prima posizione e con la semifinale prenotata in casa. Ma prima, a proposito di semifinali, c'è quella contro il Tolone domenica prossima a Twickenham per la HCup.

I Tigers invece vengono sconfitti 27-26 dal Bath che al REC tiene vive le speranze di un posto in Heineken. A sette dalla fine il flanker sudafricano Francois Louw riceve palla da una maul e si beve 30 metri per andare a segno all'angolo con la meta che consegna la vittoria ai suoi, mentre il Leicester si era portato sul 26-19 all'inizio della ripresa, con i punti di Toby Flood. Primo tempo vispo, con le mete del Numero 8 di casa Simon Taylor e quella di intercetto dell'ala Semesa Rokoduguni alle quali avevano replicato quelle firmate da Tom Croft e Ben Youngs

Ma per un posto in HCup il Bath deve sperare nel passo falso degli Exeter Chiefs nell'ultimo turno contro il Gloucester, perché intanto la formazione del Devon battendo i London Wasps per 37-24 conserva il sesto posto. Prezioso successo all'Adams Park, con 17 punti di Gareth Steenson (foto) e le mete nel primo tempo di Jack Yeandle e Jack Nowell, ma l'assolo del terribile Christian Wade tiene i Wasps in partita con il primo tempo che si chiude sul 20-10 Chiefs. Con la ripresa Exeter trova il punto di bonus grazie alla seconda linea Damian Welch (pesta sulle gambe e marca) e Haydn Thomas

Per chiudere il 47-28 dei London Irish sui London Welsh, partita che serve agli Exiles salvi per scavalcare i Warriors in classifica, agli Exiles retrocessi per mettere a referto l'undicesimo ko consecutivo. Dopo 42 minuti gli Irish sono già a quota quattro marcature (doppietta di Guy Armitage e Halani Aulika, poi si aggiungono nel tabellino Chris Hala'ufia, Sailosi Tagicakibau e Matt Garvey). La vera notizia è fuori dal campo, con le voci di un passaggio di Gavin Henson al Bath. 

Al momento le semifinali prevedono Saracens v Saints e Tigers v Harlequins, mentre Gloucester si consola ormai con la qualificazione come quinta classificata in Heineken Cup assieme ai Chiefs. Tra l'altro l'ultimo turno, a proposito di HCup, prevede il Bath alle prese con i Sarries all'Allianz Park. 



venerdì 19 aprile 2013

Pro12, Zebre a Reggio per vedersela con Leinster


Per il 21° turno di Pro12 le Zebre muovono l'accampamento a Reggio Emilia, dove domenica pomeriggio affronteranno il Leinster nell'evento organizzato a favore dei comuni della Bassa emiliana colpiti dal terremoto dello scorso anno. Si gioca allo Stadio Città del Tricolore, già conosciuto come il Giglio, campo della Reggiana che dopo aver visto la Serie A per l'ultima volta nella stagione '95/'96 ora si muove nella vecchia Serie C. Calcio d'inizio alle 16, salvo contrattempi dell'ultimo momento ci sarà il Live Commentary di RR direttamente dalle tribune (diretta televisiva su Sportitalia 2). All'andata finì 37-7 per Leinster. Arbitra lo scozzese Paterson.

Bianconeri alle prese con la squadra di Dublino che è al secondo posto con 68 punti in classifica e in piena bagarre per ottenere il primo posto a due giornate dalla conclusione del torneo. Mister Christian Gajan schiera Ruggero Trevisan ad estremo e sulle ali partono titolari Leonardo Sarto e Sinoti Sinoti, ormai prossimo a concludere la sua esperienza celtica in Italia. Così Giovanbattista Venditti è nuovamente titolare come outside centre, al fianco di Matteo Pratichetti. In mediana opereranno Alberto Chillon e Daniel Halangahu
Torna a disposizione Mauro Bergamasco, ma la vera notizia nella back row è l'assenza di Andries van Schalkwyk per infortunio. Così ecco che a Numero 8 si posizione Josh Sole (gli manca solo la prima linea per aver vestito tutte le maglie del pack in stagione...), con Filippo Ferrarini blind side. Capitana il gruppo Marco Bortolami dalla seconda linea dove si posiziona con Michael van Vuren, mentre in prima Matias Aguero e Luciano Leibson sono i due piloni, Andrea Manici il tallonatore. 
Tra i cambi ci sono i veterani Carlo Festuccia e Totò Perugini per la front row così come Andrea De Marchi, pronti anche Emiliano Caffini e Filippo Cristiano. Chiudono i mediano Tito Tebaldi e Luciano Orquera e il giovane David Odiete.

Zebre: 15 Ruggero Trevisan 14 Leonardo Sarto 13 Tommaso Benvenuti 12 Matteo Pratichetti 11 Sinoti Sinoti; 10 Daniel Halangahu 9 Alberto Chillon; 1 Matias Aguero 2 Andrea Manici 3 Luciano Leibson 4 Michael van Vuren 5 Marco Bortolami (capt.) 6 Filippo Ferrarini 7 Mauro Bergamasco 8 Josh Sole.
Replacements: 16 Carlo Festuccia, 17 Andrea De Marchi 18 Totò Perugini 19 Emiliano Caffini 20 Filippo Cristiano 21 Tito Tebaldi 22 Luciano Orquera 23 David Odiete.

Gli irlandesi - che settimana prossima disputeranno le semifinali di Challenge Cup - non possono correre rischi e dunque schierano Jonathan Sexton all'apertura, il capitano Brian O'Driscoll e Isa Nacewa tra i trequarti, così come Richardt Strauss in prima linea, Tom Denton e David Toner in seconda, Dominic Ryan e Kevin McLaughlin in terza. Nell'ultima giornata dovranno affrontare al RDS gli Ospreys, quindi meglio per loro arrivarci con il bottino pieno. 

Leinster: 15: Isa Nacewa 14: Fergus McFadden 13: Brian O’Driscoll (capt.) 12: Andrew Goodman 11: Fionn Carr 10: Jonathan Sexton 9: John Cooney 1: Jack McGrath 2: Richardt Strauss 3: Michael Bent 4: Tom Denton 5: Devin Toner 6: Kevin McLaughlin 7: Dominic Ryan 8: Rhys Ruddock. 
Replacements: 16: Aaron Dundon 17: Jack O'Connell 18: Jamie Hagan 19: Quinn Roux 20: Leo Auva’a 21: Isaac Boss 22: Cathal Marsh 23: Andrew Conway.

giovedì 18 aprile 2013

(Pen)ultima della stagione a Monigo per i Leoni


Round 21 del Pro12 alle porte, dato che domani sera la Benetton Treviso sarà di scena a Monigo contro Edimburgo - Live Commentary di RR a partire dalle 20, stay tuned! Sulla carta sarebbe l'ultimo match casalingo dei Leoni, che in realtà devono ancora recuperare quello contro il Connacht in programma la prossima settimana, mentre l'ovale europeo sarà alle prese con le semifinali di coppe. Ragione per cui la partita con gli scozzesi è strategica per i veneti che sono settimi in classifica con 39 punti, davanti ai Cardiff Blues (38) che hanno accorciato le distanze approfittando della sconfitta trevigiana contro gli Ospreys sabato scorso. Edimburgo è decimo (32), i 5 precedenti dicono che si è imposto in tre occasioni, ma già all'andata di questa stagione la Benetton era riuscita a vincere al Murrayfield per 27-22 con il peso delle mete di Robert Barbieri. Missione chiara insomma: consolidare il proprio primato nella "Pool 2" del Pro12. Arbitra l'irlandese Mark Patton.

Coach Franco Smith cambia le carte rispetto alla trasferta a Swansea, tornando ad inserire dal primo minuto Brendan Williams come estremo e Christian Loamanu che si posiziona stavolta ala, mentre il triangolo allargato si completa con Ludovico Nitoglia. Gideon La Grange e Tommaso Benvenuti sono la coppia di centri (chi lo schioda più il sudafricano?), mentre Fabio Semenzato e Alberto Di Bernardo sono gli addetti alla mediana.
Nel pack mancherà il capitano Antonio Pavanello che proprio contro gli Ospreys aveva dovuto abbandonare il campo per un problema alla schiena, così in seconda linea con Francesco Minto c'è Valerio Bernabò. Back row dal 6 Nations, con Paul Derbyshire a Numero 8 e Simone Favaro - Alessandro Zanni coppia di flanker. La prima linea altro reparto interamente azzurro con Leonardo Ghiraldini (anche capitano) assistito da Alberto De Marchi e Lorenzo Cittadini
In panchina ci sono Giovanni Maistri per il tallonaggio, Michele Rizzo e Ignacio Rouyet piloni, Marco Fuser e Manoa Vosawai tra seconda e terza linea, Edoardo Gori e Kris Burton per la mediana e Luke McLean per i trequarti. 

Benetton Treviso: 15 Brendan Williams 14 Ludovico Nitoglia 13 Tommaso Benvenuti 12 Gideon La Grange 11 Christian Loamanu; 10 Alberto Di Bernardo 9 Fabio Semenzato; 8 Paul Derbyshire 7 Alessandro Zanni 6 Simone Favaro 5 Valerio Bernabò 4 Francesco Minto 3 Lorenzo Cittadini 2 Leonardo Ghiraldini (capitano) 1 Alberto De Marchi. 
Replacements: 16 Giovanni Maistri 17 Michele Rizzo 18 Ignacio Fernandez-Rouyet 19 Marco Fuser 20 Manoa Vosawai 21 Edoardo Gori 22 Kristopher Burton 23 Luke McLean.

Gli ospiti - che arrivano dalla sconfitta casalinga contro la franchigia di Galway - vanno verso la chiusura di una stagione di ridimensionamento dopo l'exploit dell'anno scorso in HCup, dove arrivarono fino alle semifinali eliminando ai quarti anche il Tolosa, e con cambi nella gestione tecnica del gruppo affidato ad interim a Stevie Scott. Ma è squadra che se in giornata sa come rompere le scatole agli avversari. Rognosa, insomma. Ha una prima linea da nazionale anche lei, con Allen Jacobsen e Geoff Cross come pilone e Ross Ford al tallonaggio, Greig Laidlaw in mediana e alla piazzola (77,4% di realizzazione), il meta-man Tim Visser all'ala (11 mete in campionato fino ad ora) e il centro Matt Scott in coppia con il veterano Nick De Luca.

Edinburgh: 15 Tom Brown 14 Dougie Fife 13 Nick De Luca 12 Matt Scott 11 Tim Visser; 10 Harry Leonard 9 Greig Laidlaw; 8 Netani Talei 7 Hamish Watson 6 Stuart McInally 5 Sean Cox 4 Grant Gilchrist 3 Geoff Cross 2 Ross Ford 1 Allan Jacobsen.    
Replacements: 16 Steven Lawrie 17 Robin Hislop 18 John Yapp 19 Perry Parker 20 Robert McAlpine 21 Sean Kennedy 22 Piers Francis 23 Lee Jones.

martedì 16 aprile 2013

Verdetti di Premier, parte II: costi e benefici


E' l'unico verdetto ufficiale fino ad oggi, neanche la matematica può negarlo: i London Welsh dopo un solo anno di Premier tornano nel Championship - a meno che la vincente del Championship non presenti i requisiti strutturali per accedere ai piani alti, considerato che sono i Newcastle Falcons la squadra da battere, l'ipotesi è appesa al solo esito del campo: al momento il club del Nord ha 97 punti all'attivo, 21 vittorie su 21 partite, miglior difesa e miglior attacco, il Nottingham secondo è a 72 punti. Di mezzo  però c'è il passaggio playoff, che azzera tutto tra le prime quattro.

Un anno toccò agli Exiles sbrigare affari giuridici e burocratici per vantare quella promozione giunta appunto dagli esiti del campionato e messa a repentaglio dall'indisponibilità di un impianto che assecondasse i requisiti della Premier. Alla fine "l'esilio", per restare in tema al Kassam Stadium di Oxford previo accordo col locale United, al quale ora i Welsh dovranno probabilmente rinunciare. Dieci sconfitte di fila e poi soprattutto i cinque punti di penalizzazione, per aver schierato il mediano neozelandese Tyson Keats in modo irregolare, senza i dovuti controlli sulla cittadinanza. La retrocessione della società londinese è dovuta a un mix di cose che non sono funzionate nel modo corretto, dopo un inizio di stagione 2012/13 che lasciava intravedere la possibilità di salvarsi. Una campagna acquisti iniziata in ritardo per consolidare il gruppo e renderlo competitivo con la Premier, un nome di richiamo come quello di Gavin Henson alla fine migrato all'apertura, una raccolta di fondi per rimediare a carenze di bilancio. Non è detto che le promozioni siano un affare, come ha più volte sottolineato il boss dei Cornish Pirates, club privato che di salire in Premiership dal Championship proprio non ci pensa.

L'Evening Standard ha svelato i conti. Nel 2011/12, l'anno della promozione, i Welsh hanno perso 1.8 milioni di sterline che ora salgono a quota quattro, con l'aggiunta dei 2.2 milioni di sterline di deficit per il 2012/13, nonostante i guadagni maggiori tra diritti tv, sponsor e incassi. La dirigenza ha già comunicato che si procederà ad un taglio delle spese e il chairman Bleddyn Phillips ha pronosticato il ritorno all'Old Deer Park: troppo grande il Kassam Stadium per un pubblico da Championship. Alla lista aggiungere i mancati guadagni  da retrocessione: altri due milioni di pound. 

Se ne discute e da tempo, si sa, se mantenere o meno il sistema della retrocessione in Premiership.  Tema che, assieme al Salary Cap, torna ogni volta che i club di Premier non sfondano nelle competizioni europee e dunque sottolineano come, ad esempio, il Pro12 sia una scatola bloccata e così per le società celtiche è più facile fare i conti con i due fronti di gioco. Ma c'è un secondo punto di vista, collegato alla possibilità o meno dei club minori di poter accedere alla Premier evitando i processi burocratici. La retrocessione può essere allora un costo, ma anche un beneficio. In più la lotta per la salvezza accende la parte inferiore della classifica: un anno fa i Wasps battagliarono fino all'ultima giornata contro i Falcons, quest'anno sia gli Sharks che gli Irish danno dovuto rimboccarsi le maniche per evitare una brutta figura. Ci sono passati anche i Worcester Warriors che poi hanno ricostruito, si sono riorganizzati ed ora prenotano un altro giro ai vertici del rugby inglese. 

Che dire infine degli Exeter Chiefs, arrivati nel 2010? L'anno scorso hanno chiuso al quinto posto, sfiorando i play-off alla seconda stagione in Premier, latitudine mai esplorata prima. Al momento sono sesti, in posizione HCup e intanto hanno collezionato scalpi importanti (Harlequins, Tigers, Saracens, Saints giusto per indicare quei club che si stanno giocando i posti per le semifinali 2013). Sono saliti, sono solidi, hanno spedito il capitano Tom Johnson in nazionale e si sono già assicurati Ceri Sweeney e Tom James dai Cardiff Blues per la prossima annata. 

L'head coach dei Welsh Lyn Jones, mentre negli spogliatoi i suoi uomini tenevano chini i capi dopo la sconfitta contro i Saints domenica scorsa, ha risposto così ai cronisti che gli hanno domandato se ne fosse valsa la pena di attraversare un anno ad elevata tensione, da infarto: "Assolutamente". Ultimi scampoli di paradiso, poi sarà tempo di purgatorio.

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