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giovedì 24 aprile 2014

Abbiamo scoperto che i rugbisti sono professionisti...

La notizia arriva dagli strascichi della vicenda Aironi, perché dal tribunale di Mantova - dove proseguono i lavori sulla procedura fallimentare dell'ex franchigia celtica - è arrivata la conferma che i giocatori della suddetta rientrano nella qualifica di lavoratori subordinati. E' una notiziona, dal momento che a distanza di quasi vent'anni dallo switch nel Rugby Union al professionismo, anche in Italia gli atleti di alto livello sono di fatto riconosciuti come tali, dei professionisti. 

A questi lidi si procede sempre a ritmi lenti, come dimostra la lunghezza del procedimento fallimentare degli Aironi. E si giunge a scoprire l'acqua calda. Una volta, chiedendo lumi in Fir in merito a bilanci federali e stipendi dei giocatori, mi fu risposto che 1) i bilanci della Fir non sono pubblici e 2) che era difficile arrivare ad una stima perché i rugbisti erano (e sono) considerati semi-professionisti. Il livello di gioco espresso nell'ultimo anno anche in nazionale potrebbe far pensare che la qualifica di azzecca - pensiero cattivo -, ma è al tempo stesso una pretesa troppo imbarazzante da nascondere. Sarebbe come beccare il ladro goloso con le mani sporche di marmellata e credere alla sua arringa difensiva: "Non sono stato io!". 

La G.I.R.A., il sindacato che rappresenta anche gli ex Aironi, ha diramato un comunicato nel quale fa il riassunto della situazione e che si conclude rivolgendosi alla federazione: "La F.I.R. continui pure sulla sua strada e nelle sue convinzioni, ma non è lontano il tempo in cui certe decisioni non verranno più calate dall’alto degli uffici dello Stadio Olimpico, dovendosi pesare ogni scelta con riferimento a ben altri contesti…". E' pure una battaglia di campanili, leit motiv del rugby italiano da parecchio tempo, non solo durante i mesi di campagna elettorale per il rinnovo del consiglio, ma ormai perenne (qui una volta, figlio mio, era tutta campagna elettorale). 

Dilettantesca era stato anche l'accoglienza dei nuovi equilibri europei in materia di coppa. Il presidente Gavazzi aveva spiegato all'indomani dell'equilibrio raggiunto in ERC di essere soddisfatto per l'accordo, "pienamente in linea con quelle che erano le nostre volontà ed aspettative", ma come ha fatto notare il collega Stefano Franceschi su ilneroilrugby,  "l’Italia avrà una e non due squadre con accesso di diritto nella massima competizione europea, la ex-Heineken che si chiamerà European Rugby Champions Cup, l’Italia avrà una squadra, prima erano le prime quattro squadre di Eccellenza, che entri di diritto nella seconda competizione europea, si chiamerà European Rugby Challenge Cup, ma potranno accedervi, al massimo altre, dopo aver vinto un torneo di qualificazione con altri paesi FIRA". Visti certi precedenti in Challenge Cup, c'è poco da stare allegri. 

Professionalità.

martedì 25 febbraio 2014

C'è Denzel Washington nei paraggi?

Arrivato Jacques Brunel dopo il Mondiale 2011, era tutta una gran fanfara: perché Nick Mallett se n'era andato e gli "addetti ai lavori" non lo sopportavano da un pezzo ("Gli italiani non capiscono un cazzo di rugby", disse il sudafricano e alta si elevò l'indignazione - perché aveva infilato il dito nella piaga di chi si fa custode della conoscenza rugbistica?), mentre il francese giunto da Perpignan era incensato più dell loden di Monti. Noi rimanemmo in attesa di risultati sul campo e consigliammo di allacciarsi le cinture, ricordando che c'era un cantiere da mettere in sicurezza prima di costruirci sopra. Sono arrivati alcuni successi "di peso": il ripetersi contro la Francia, la vittoria sull'Irlanda all'Olimpico - ma a distanza di un anno, gli irlandesi restano tra i favoriti per il 6 Nations nonostante la sconfitta a Twickenham e stanno impostando un nuovo game plan con la supervisione di un altro neozelandese che la sa lunga, Joe Schmidt, tra gli architetti della corazzata Leinster. L'Italia naviga nella mediocrità, non solo nel rugby, vabbeh, ma anche nel rugby. 

Un game plan gli Azzurri non ce l'hanno. Sabato pomeriggio: la Scozia è in una fase di decrescita i cui motivi sono stati dettagliatamente esposti da Marco Mangiarotti settimana scorsa su queste colonne, si era presentata a Roma senza aver marcato una meta nei primi due turni di Championship, umiliata al Murrayfield nella Calcutta Cup. E' accaduto ciò che sappiamo e come sappiamo. E' deprimente soltanto ripensarci, comunque: gli scozzesi saranno stati pure moribondi e noi li abbiamo risuscitati, ma un game plan (il loro, monotono, senza varianti, sfilacciato alla lunga) l'hanno mostrato. L'Italia vive di singoli: Leonardo Sarto e Joshua Furno, che hanno l'intemperanza di chi vuole mettersi in mostra o perché al debutto o perché rientrato nel giro della nazionale. Gioca d'azzardo, come ci ha suggerito un lettore durante il live tweeting del match e per farlo occorrono le carte vincenti. Vive di singoli in positivo e in negativo: è la seconda volta di fila che capitan Sergio Parisse perde un possesso nel finale testa a testa contro la Scozia, è avvenuto pure in Sud Africa nel torneo estivo durante il quale hanno iniziato a palesarsi tutti i guai di questo gruppo. 

Se qualche oratore proverà a spacciarvi per purificatore il concetto di decrescita felice, tenente a mente la nazionale di rugby e ciò che ruota attorno - i risultati dal Pro12, la Benetton Treviso che in una stagione di assestamento in Celtic League fa i conti con un progetto arrivato a conclusione quando alla vigilia ci auguravamo che potesse trovarsi comoda negli spazi lasciati liberi da franchigie rivali all'inizio di un nuovo corso, le prestazioni nelle coppe europee. In queste ore si è aggiunta la polemica per le convocazioni in vista degli ultimi due turni di 6N, con Francesco Minto e Tobias Botes tagliati. E' solo il contorno di una faccenda ben più complessa.

C'è chi ha suggerito che a quest'Italia occorra un coach mentale, motivazionale. Certo, come no? Piuttosto, c'è un Denzel Washington versione "Flight" nei paraggi? Tipo in grado di saper far atterrare un aereo in caduta libera, mettendolo a testa in giù, con le vene piene di alcol? Che è meglio avere gente del genere a portata di mano al momento, magari non immacolato, ma freddo e calcolatore, con la faccia tosta al punto giusto per mettere ordine nello spogliatoio. I coach motivazionali servono ai team che sanno vincere, per continuare a superarsi. Noi non abbiamo completato il primo passaggio. 

lunedì 28 ottobre 2013

Pro12 in secondo piano

In che senso? A visitare la pagina di Scrum dedicata al torneo, balzano agli occhi le notizie che gravitano attorno al campionato e più precisamente al al sesto turno, che comunque ha lasciato segni importanti sulla classifica. E' un discutere piuttosto di francesi a caccia - ancora - dei pezzi più pregiati del Pro12, di notizie sulla galassia gallese - perché, ancora, ci sono i soliti transalpini al lavoro per assicurarsi gente tipo Sam Warburton - e per concludere un colonnello come Paul O'Connell che sul finale di carriera svela che gli piacerebbe provare un'esperienza all'estero. Tirate le somme, il torneo è ormai passato definitivamente in secondo piano? Di questo passo è gossip.

Comunque, riassumendo quanto accaduto nell'ultimo turno, anche noi porgiamo una domanda: ma la Fir ha fatto valere la propria posizione nel board celtico per quanto riguarda la scelta degli arbitri chiamati ad amministrare le partite delle due italiane? Del 16-16 tra le Zebre e gli Scarlets risalta il penalty concesso agli ospiti a tempo scaduto, con i parmensi impegnati a conservare palla per mettere agli atti la prima vittoria casalinga della loro breve storia, finché l'irlandese Lacey non fischia un tenuto e concede a Rhys Priestland l'occasione non sprecata di pareggiare. Perplessità, che si aggiunge alla gestione complessiva degli ottanta minuti di partita: la scorsa primavera, l'ormai prossimo all'addio Christian Gajan ammoniva tanto Andrea Cavinato quanto la federazione intera sull'esigenza di avere rispetto sul campo da parte degli arbitri - parole che giungevano da Reggio Emilia dopo il match contro il Leinster. Sic rebus stantibus e mettendo insieme i precedenti della stagione in corso, nessuno ai piani alti deve esserselo appuntato sull'agenda delle cose da fare, eppure i parmensi possono vantare la costante presenza di membri dello staff Fir alle proprie partite. 

Tant'è, le Zebre non sono ultime in classifica - si veda almeno il bicchiere mezzo pieno -, mentre la Benetton Treviso è anch'essa nella parte bassa della graduatoria dopo la sconfitta per 20-13 contro Edimburgo al Murrayfield



Le cronache dalla Scozia indicano un match mediocre, ma tant'è: i Leoni sotto 13-3 reagiscono e trovano la meta con Luke McLean che vale il pareggio, ma non tengono botta e vengono fregati dal pilone Willem Nel. Per i biancoverdi è in un certo senso il recap dell'annata, con il pack che non riesce ad essere la chiave del gioco dei veneti come in passato - lo si è notato anche nelle uscite in HCup -. Si conferma il leit motiv delle "partite strane", come direbbe il nostro corrispondente da Monigo Zamax: difficile da leggere e interpretare per il comportamento altalenante degli uomini di Franco Smith.

Gli stessi che furono in grado di battere il Munster che ora si è riportato in testa al gruppo grazie al 13-6 sui Glasgow Warriors: i rossi irlandesi si riassestano, hanno un JJ Hanrahan in gran spolvero (dalla piazzola e non solo, è lui l'unico a marcare meta) e infliggono la prima sconfitta in campionato agli scozzesi che rimangono comunque nelle posizioni che contano - miglior difesa, meno di cento punti subiti, un attacco meno proficuo delle rivali, ma per vincere bisogna saper non prenderle. 

Ai campioni in carica del Leinster serve invece una meta tecnica al 77' per disfarsi del Connacht al RDS, con gli ospiti in doppia inferiorità numerica per i gialli al pilone Ronan Loughney e al mediano Kieran Marmion: 16-13 all'80'. La squadra di Galway fino ad allora era stata in vantaggio. 



Piuttosto, Ulster e Ospreys sono a pieni giri. I nordirlandesi contro i Cardiff Blues hanno messo a referto la quarta vittoria consecutiva (39-21, con 5 mete e la seconda linea Dan Tuohy che apre e chiude i giochi). Il gap nello score finale sarebbe stato ancora più largo se i piedi di Paddy Jackson e Ruan Pieenar fosse stati meglio calibrati. Quanto a quelli di Swansea, fatto proprio il derby contro i Dragons per 40-17: doppietta per Justin Tipuric (visto che tanto ad inizio post si parlava di Warburton...), Dan Biggar ne marca 17. A Newport e al Millennium Stadium più che la sconfitta, lascia preoccupati l'infortunio di Toby Faletau, costretto ad abbandonare il campo al 53'. 


venerdì 30 agosto 2013

2013/14 Pro12 Preseason: Benetton Treviso - Petrarca Padova Live Commentary

venerdì 23 agosto 2013

2013/2014 Pro12 Preseason: Benetton Treviso - Delta Rovigo Live Commentary

giovedì 1 agosto 2013

Com'è triste ... Treviso e Pro12 tutto

La Tribuna di Treviso aveva dato conto per prima di una notizia che, come d'uopo in epoca 2.0, era già stata servita via twitter: coach Franco Smith annunciava il suo addio a Treviso, rendendo pubblica la decisione ("meditata da tempo") di non chiedere il rinnovo del suo contratto in scadenza a fine stagione 2013/14.
Le ragioni avanzate sono quelle standard in questi casi: più o meno diplomatici "motivi familiari" e voglia di rientro in patria, cose che a noi italiani non convincono (non abbiamo una traduzione per saudade, possediamo al contrario tutta una mistica sull'estero dove si va a "far fortuna"). Nell'annuncio comunque non si nasconde una tristezza che ci gratifica (siam fatti così: non ci basta quel che ci danno, dagli stranieri si pretende riconoscano che da noi "si sta meglio"), per il prossimo addio a quella che è stata la sua casa dal 2002, oltre dieci anni: prima da giocatore (tre stagioni con due scudetti e una Coppa Italia), poi dal 2007 come allenatore (bissando lo score da giocatore, poi le stagioni del lancio in Celtic League).

E' un ulteriore segnale del capolinea posto alla fine della stagione che sta per iniziare.
Stagione che guarda caso, Benetton Rugby ha già dato segno di voler affrontare in modo conservativo, a velocità moderata come dovrebbe fare ogni macchinista non distratto quando il treno approssimi una curva stretta. La rosa è stata ridotta a 38 giocatori, solo l'apertura-utility Matt Berquist in arrivo, grande nome sulla carta ma dal contributo nullo da quando è in Europa (uno dei maggiori flop del Top14 secondo Rugbyrama: alla Ghirada evidentemente si spera che il cambio d'aria generi un nuovo "caso Pirlo"). Sull'altro piatto della bilancia comunque la società trevigiana è riuscita a tenere a bada gli appetiti stranieri (con tutti quei francesi che girano adesso per i nostri campi d'allenamento ...); le fuoriuscite "indesiderate" (?) si limitano al solo Benvenuti e viene mantenuto l'impianto di squadra consistente e provato, scosso di striscio solo dalle disavventure Azzurre. Vedremo se riusciranno a non farsi destabilizzare dalla inevitabile reductio di un (tosto e demanding) coach dimissionario, nonostante gli scontati proclami via twitter sulla consapevolezza che l'ultima stagione "è una motivazione aggiuntiva a far bene".

Del resto conservazione  e stasi paiono scelte mica solo di Benetton, pare il leit motif quasi generalizzato in Pro12.
Le gallesi - e la Celtic League - perdono nomi di peso assoluto come Jamie Roberts, Dan Lydiate, Jonathan Thomas e Khan Fotuali'i, George North e Tavis Knoyle, in cambio tornano i "vecchi" Gethyn Jenkins, Rhys Thomas e Richie Rees, arrivano Kris Burton, Tito Tebaldi, Netani Talei, John Barklay e Steve Shingler: sulla carta il piatto dei Dragoni piange, le speranze van riposte sui vivai.
Un po' meglio si difendono sulla carta le irlandesi, pur senza gran spolveri: il Connacht di Pat Lam perde il suo metaman Vainikolo ma arriva il capitano dei Chiefs, il lock Craig Clarke; Munster se la vede coi fine carriera di O'Gara e Howlett e l'unico arrivo diciamo "di grido" è quello dell'ala Stormers Van den Heever; Leinster saluta Sexton, Nacewa, Van de Merwe e prova a bilanciarli con Zane Kirchner e Jimmy Gopperth, mentre Ulster fa la conservativa come Benetton. Infine le scozzesi: Edinburgh non faceva paura e rimane sostanzialmente ferma, Glasgow oggettivamente s'indebolisce.
Tutta la Celtic League insomma sta ferma o disimpegna, con l'eccezione - dovuta - delle Zebre (due uscite di peso ma mai del tutto convincenti - Halangahu e Tebaldi - contro arrivi importanti, Daniller o meno: Brendon Leonard su tutti, poi Berrymore, Chistolini, Iannone, Toniolatti): tutti fermi in attesa di cosa?
Beh, di conoscere dove giocheranno, con e contro chi e per che cosa; non limitatamente alla Celtic o quel che ne sarà ma anche sul piano dei tornei europei, dove le franchigie celtiche sono il villain conclamato, il problema da "limare" per i Franco-inglesi coi schei e le tv.

 Tornando al caso Franco Smith, vien da domandarsi se dalla sua posizione sappia cose che noi non conosciamo riguardo al futuro della Celtic, se non altro delle italianela prossima è l'ultima stagione garantita, si ridiscuterà tutto partendo dal famoso contributo di 3 milioni. Forse  a pesare non è tanto quel che sanno, quanto quello che NON sanno. Di certo la exit strategy del tornarsene bel belli tra i SemiPro Eccellenti è troppo palesemente poco seria per motivare chichessia, dal sudafricano ai reggitori dei cordoni della borsa celtica: in questi casi in cui tutti credono di aver ragione o di trattare da un punto di forza, il rischio concreto è che tutto finisca in vacca sulla base delle petizioni di principio.

Ci fu anche, qualcuno ricorderà, un abbozzo di polemica per una frase di sen sfuggita al presidente federale Gavazzi, quando asserì che è necessario instaurare un coordinamento spinto negli approcci tecnici di Nazionali e Celtiche, per cui era auspicabile che anche Treviso si "francesizzasse". Frase prontamente smentita, anche alla luce del successivo arrivederci e grazie a Gajan e le scelte "nazionali" per le Zebre. Chissà però, forse anche questo è entrato nel conto di una decisione "soppesata da tempo". Più che per la stupidaggine detta e poi smentita da Gavazzi, forse pesando in cuor suo il continuo - e pur logico - riferimento pubblico di Vittorio Munari alla differenza che fa poter contare su una cabina di regìa nazionale come in Argentina, quindi con una motivazione aggiuntiva rispetto a quella solo professionale. A fianco di questo, Munari ha comunque sempre pubblicamente indicato il "modello Tolosa" come strada da seguire, dove l'ingresso ai livelli manageriali si fa per vie interne ed è l'adesione alle "regole della casa" a far la differenza. Modello di cui Smith è felice esempio.

Più di tutte queste ciàcole comunque, può aver pesato l'incertezza sul futuro della squadra: dove, con chi, a che condizioni. E i tifosi? Era "amato"? Qualche criticatutto prono ai modelli calcistici si trova ovunque, figurarsi poi nel sanguigno Veneto ma non metterei ciò nel conto dell'addio, vista la capacità della società di "far quadrato" attorno ai suoi.
Tant'è, è già partito il toto allenatori: antiche frequentazioni portano a galla nientepopodimeno che il nome di Wayne Smith, uno degli artefici dei successi dei Chiefs, si fa anche il nome di un altro assistant neozelandese, questo a Chirstchurch, Tabai Matson ... Chissà perché poi: sia nell'uno che nell'altro caso mancherebbero i prerequisiti desiderabili sopra detti, se le parole hanno un peso. Vedremo.

L'ambiente e la Benetton stessa del resto non possono che rimaner freddi per un po', trincerandosi magari dietro allo slogan "pensiamo solo alla stagione in corso" e limitandosi ai "contatti conoscitivi". L'ambiente del rugby è globale ma piccolo, tutti sanno tutto: non sfugge a nessuno che l'incertezza regnerà sovrana almeno per parte della stagione, quindi è difficile trovar kamikaze. Si sente difatti in fondo il rumore della cascata, stiamo per arrivare a un autentico spartiacque per i destini del rugby italiano e non solo; in tale prospettiva, l'addio anticipato di Smith è una ulteriore conferma di triste incertezza sul futuro. Potrebbe andar peggio ma anche meglio: speriamo in bene che non costa niente ma stiamo pronti. 

lunedì 27 maggio 2013

Eccellenza aerata

Mogliano Campione d’Italia nel bellissimo scatto di Elena Barbini

Si diceva delle finali europee e della noia; grande eccezione fanno tutte le latine, dalla Heineken Cup giù giù sino alla Eccellenza nostrana. L'esperto designato ci racconta la strana, inattesa via attraverso la quale lo scudetto torna in Veneto, da  Mogliano, squadra riuscita a espugnare il campo di Prato e a portarsi a casa il primo, per molti versi inatteso scudetto. Storia di crescita, aldilà dei balbettii della prima parte di stagione: un amalgama da trovare post imponenti acquisti estivi, uniti al "problema Euro Challenge".  Storia che parte dalle semifinali raggiunte nel precedente campionato (vennero fermati proprio dai Cavalieri) o meglio dal settimo posto del precedente anno, il primo nella massima serie per il club rifondato dalla fusione dei precedenti Rugby Mogliano, Lions Mogliano e San Marco. E  passa anche dal duo Casellato-Properzi, nomi dal presente costruito su un passato di riguardo.
Il punteggio finale è 16-11, due mete a una. La partita è stata dominata dai padroni di casa nelle fasi statiche e punti di incontro ed è caratterizzata non da errori arbitrali quanto atteggiamenti poco risoluti nei momenti chiave (costante è il ricorso al TMO), quasi apposta per scaldare inutilmente gli animi e fornir scuse polemiche ai "più semplici". Vabbé, fa parte del ruspantismo di provincia anche questo.
Tutti comunque riconoscono il merito di Mogliano: aver saputo contenere, aver rilanciato regolarmente il gioco nella metà campo avversaria, esser stati decisamente più freschi, limpidi, efficaci. Per la squadra sconfitta dei dimissionari Frati e De'Rossi è rammarico per la seconda finale perduta e recriminazioni per l'infortunio che ha tolto dal campo  l'uomo-chiave Majstorovic  (eh, questo è il rugby bellezza: uno sport di combattimento, dove elemento chiave uguale a punto debole, chiedere a Clermont).
Ci piace infine sottolineare le considerazioni finali del nostro esperto designato, che ringraziamo per averci fatto da guida per tutta la stagione su campi dei quali, seguendo la lezione di Wittgenstein (il logico, non il bloggarolo), non potendone parlare preferiamo tacere, affidandoci a chi mostri di sapere di cosa sta parlando.
"Mogliano Campione d’Italia è la vittoria del rugby che si inventa nuovo, che cerca nuove dinamiche di gioco, che guarda al rugby nel mondo e cerca nuove proposte da gestire in Italia, è la vittoria di un Veneto ovale capace di imporre un nuovo leader dopo, due anni fa, lo scudetto del Petrarca e, negli anni precedenti, le grandi cavalcate di tricolore in tricolore della Benetton Treviso. Mogliano Campione d’Italia non è un traguardo ma è palesemente un inizio e questa è la cosa che piace di più". Aria nuova in cucina!

lunedì 20 maggio 2013

Eccellenza sorprendente

Sorprendente se non altro lo è per il nostro Esperto Designato (ma non solo), che anche a valle delle Gare Uno delle semifinali, continuava - forse per scaramanzia - a pronosticare una finale tutta lombarda che non c'è stata: Mogliano e Prato sono riuscite a difendere lo scarto messo da parte in casa - come han fatto, ce lo racconta IlNero nei dettagli.
Ora le due vincenti se la vedranno in finale secca sabato 25 maggio alle ore 16.30 allo Stadio “Enrico Chersoni” di Prato, diretta su Rai Sport 2.

Dopo il SuperClasico Rovigo-Petrarca della prima edizione della Eccellenza nel 2011 e il riequilibrante "tutto fuori dal Veneto" Calvisano -Prato della stagione scorsa, in modo abbastanza inatteso si riconferma la compagine toscana; vi torna una veneta non storica, una che aveva allestito una squadra competitiva ma che aveva dovuto lottare in modo leonino per arrivare ai playoff, dopo un inizio squinternato di campionato.  Vedremo se Prato in casa saprà rifarsi della sconfitta in Lombardia Orientale dell'anno scorso, sfruttando l'ultima possibilità prima dell'inevitabile ridimensionamento alle porte (i coach han già firmato col Rovigo, probabilmente non saranno i soli), o se la rincorsa del Mogliano avrà la forza di superare anche l'ultimo scalino.
A guardare le statistiche dovrebbe essere un no-brainer: a parte poter contare sull'unico convocato ai Test Match di giugno di tutta l'Eccellenza, la squadra in casa vanta la miglior difesa del campionato, cosa che conta eccome nel "rugby a nove" che si gioca in Eccellenza, dove i primi due marca-mete assoluti sono terze linee (Padrò di Viadana e Vunisia di Calvisano). I trevigiani invece nelle classifiche sia d'attacco che di difesa, in alto proprio non ci sono, meglio di loro in modo consistente Calvisano e anche Petrarca. Ma i numeri di Mogliano risultano "sporcati" dalla loro inguardabile prima parte di strada fatta.
Un solo risultato per adesso è consolidato: l'allievo supera il maestro, coach Casellato che sarà vice alle Zebre, è arrivato davanti al mercuriale suo prossimo head coach Cavinato, che non aveva certo a disposizione mezzi inferiori ai suoi.

Un altro fatto consolidato è che il numero di partite Eccellenti cresce ma il numero assoluto di spettatori cala, da due stagioni a questa parte. Solo tre squadre - Rovigo, Petrarca e Viadana, nessuna delle quali finalista, due nemmeno ai playoff da due stagioni - può vantare una media spettatori in casa superiore a 1.000. E il SuperClasico tra Petrarca e Rovigo vale da solo il 10% di tutti gli spettatori dell'annata. "C'è la crisi", è la risposta che sorge spontanea, ma è una scusa più che una risposta, un effetto (poco pubblico uguale pochi e avari sponsor) più che una causa.
Le vere cause? Le piazze non competitive, per via del numero di squadre in lizza - in Italia oggi non abbiamo 12x23 = 276 giocatori del livello giusto, stranieri contati; le piazze prive di seguito e tradizioni - non a caso gli spalti "da partita Pro" (tre, quattromila spettatori) si son visti una volta solo a Rovigo e Padova e, quasi, a Viadana.
Tant'è, a proposito  di piazze con le tradizioni, l'Aquila scende e rimangono  i Crociati, meritatamente ma coi loro 300 spettatori medi a partita; l'anno prossimo in una Eccellenza ancora a 12 (tornerà a 10 squadre solo la stagione successiva), troveremo probabilmente tre romane, cioè spezzatino, situazione di Parma pre-fusione. Non resta che sperare nel fascino dei derby, vah ...
Intanto non per caso o strane motivazioni etniche ma per una cosa che nelle città e cittadine italiane menzionate conoscono bene e si chiama identità, la provincia profonda francese produce un Pau (85 mila abitanti) vs Brive (50 mila abitanti), finale per il secondo posto in ProD2 giocata a 400km di distanza, che stacca 32,000 biglietti.
Con tutti 'sti francesi in giro, possibile che nessuno sia capace di spiegare ai soloni nostrani che la Francia NON è così diversa da noi nelle condizioni di base fuor di rugby, anzi, che il Sud Ouest profondo sarebbe molto più Terni, Grosseto o Benevento che Parma? Finiamola di accampar scuse e chiagnere assistenza, una buona volta.

lunedì 13 maggio 2013

Semifinali part one e spareggio Eccellenti

Weekend di semifinali in giro per l'Europa del rugby, chi è mai l'Eccellenza italiana per smarcarsi?  Nel primo giro succede che il fattore casalingo vinca sul maggior tasso tecnico presunto, e succede che non sia il più grande a mangiarsi il più piccolo ma il più veloce a farsi il più lento, approfondisce con dovizia l'esperto designato.  Fan comunque impressione i 18 punti di dote accumulati sotto la pioggia dal Prato, vedremo se basteranno a Calvisano; anche Mogliano sorprende anche vista la partita giocata - mai dentro ai 5 metri avversari, raramente nei 22, tutto di piede - ma la scorta accumulata per la trasferta in riva al Po vale solo 10 punti, forse non sarà sufficiente a Viadana, occorrerà inventare qualcosa.

Il primo verdetto definitivo riguarda lo spareggio per rimanere in alto: sabato vince il cavallo "di rincorsa", a Prato i Crociati bissano il successo dell'ultima di campionato e beffano l'Aquila nel finale, nel più atroce dei modi, con un intercetto di Marcello Violi che ribalta il 15-14 del 79'. Questo è lo sport, dicesi guizzo finale, astenersi recriminatori.
Ci associamo a quanto afferma IlNero: per quanto riguarda l'Aquila la A è il giusto punto per ricostruire, ammesso e non concesso ci siano le energie, assieme al passato glorioso. Per i parmensi onore al merito di chi la serie se l'è guadagnata in campo, ma adesso basta bluff o pie intenzioni: "il Campionato di Eccellenza va rispettato (...), non è una palestra. Questo ci si aspetta da un mondo ovale come il parmigiano per il prossimo anno". Amen.


martedì 7 maggio 2013

Eccellenza finale


E' finita anche la stagione regolare Eccellente, ma i verdetti non sono tutti sanciti: resta da dirimere la questione retrocessione, coi Crociati capaci nelle ultime gare di raggiungere l'Aquila, lo scontro diretto dell'ultima giornata quindi sarà replicato in uno spareggio da brivido.
Tra chi segue il torneo, c'è chi sottolinea come uno dei protagonisti della rincorsa parmense sia il siculo Mirko Amenta, ruolo blindisde/lock. Nome nuovo da annotare. Sul resto ci informa come al solito il nostro esperto designato. Il quale fa un altro nome di protagonista "recente", il terza linea polivalente 27enne Tyrone Holmes del Petrarca. Uno che potrebbe interessare ai "piani alti" come rincalzo-permit player, per come evolverà questa definizione nella prossima stagione di rose ridotte almeno sul versante Benetton - che a proposito di rose, ha ufficializzato gli addii non solo di Kris Burton ma anche dei "rumoreggiati" Iannone, Toniolatti, di Tommy Benvenuti e anche del mai decollato Bees Roux. Quindi implicitamente "promuovendo" con merito Campagnaro e Merisi, Loamanu e LaGrange ma anche Budd e confermando la fiducia in question mark Ambrosini. E implicitamente sottinendendo anche un extra anno per l'eterno Brendan Williams? 
Torniamo Eccellenti: in alto il quadro dei risultati dell'ultima giornata, che ha confermato una classifica che comporterà le semifinali (non secche ma andata e ritorno, alla calcio) Calvisano-Cavalieri e Viadana-Mogliano. Due lombarde orientali, una toscana, una (sola) veneta. Il nome che ora spicca in testa alla classifica, riuscirà a confermarsi vincitore finale? Le motivazioni revanchiste agli uomini di Rowland Phillips e ancor di più a quadri societari e normali tifosi, certo non mancano ...

giovedì 18 aprile 2013

Scazzi eccellenti

A questo blog non piace starsene sempre in casa davanti alla tv e quindi ogni tanto va all'aria aperta, dove si possono cogliere spunti da prospettive diverse. Non tanto a seguire i grandi eventi, ci van tutti a quelli, ma piuttosto quelli di base, da dove pescare insomma: le partite della Benetton o delle Zebre, come degli Aironi prima (epica prima stagione in celtica, con gli accodi televisivi andati a ramengo dopo il fallimento di Dahlia TV e RR inossidabile a raccontare i match di Monigo e Viadana in diretta su questi schermi). 
Così dopo tanto, forse troppo tempo e suggestionati dai resoconti del nostro riferimento in materia di Eccellenza, siamo stati allo Zaffanella per Viadana - Cavalieri Prato e ci siamo divertiti. Bella partita tra due squadre che infatti disputeranno le semifinali di campionato. Ad occhio, il Viadana ha ricordato gli Aironi specie del secondo anno di gestione Rowland Phillips - che non a caso è rimasto nel centro mantovano, dove è "servito e riverito, gli vogliono tutti bene", ci ha confermato un amico di lì: difesa per certi tratti un filo di troppo attendista, lenta a salire, ma che con l'abbrivio a favore riesce a riproporsi in attacco con peso. Quanto ai toscani del duo Filippo Frati - Andrea De Rossi, ben calibrata e buone mani, ma tanto possesso specie nel primo tempo e pochi punti portati a casa. In una sfida terminata sul 26-24 sono pesati gli errori dalla piazzola dei Cavalieri e pure la scelta di passare per una rimessa nei 22 avversari piuttosto che puntare i pali da una posizione non difficile. Rimonta, controrimonta, sorpasso nel finale, qualche fischio arbitrale un po' così e 80 minuti intensi. 

Viadana e Calvisano lanciati nella corsa a chi si piglia il primo posto e intanto si pigliano in vista del faccia a faccia del prossimo turno. Ci sta, la guerra psicologica fa parte della battaglia sul campo e non è solo robetta italiana - sanno fare peggio Oltremanica, dove non hanno il sangue latino, ma sparano a uomo dalle colonne di siti e giornali, non risparmiano colpi, i giocatori e gli staff mettono sotto pressione gli avversari con dichiarazioni mirate, studiate e calibrate dunque in questo senso, capita di tanto in tanto che prendano di mira anche gli Azzurri durante il 6 Nations, leggiamolo come riconoscimento indiretto dei nostri meriti. Poi vabbeh, ci sono incrocio pericolosi di mezzo. Tipo che Andrea Cavinato il tecnico del Calvisano e la prossima stagione sarà sulla panchina delle Zebre che hanno rilevato gli Aironi e che a Viadana abbiano sassolini da levarsi nei confronti della Fir e fin qui è scambio verbale - compresa la querelle sul quantitativo di giocatori con esperienze celtiche all'attivo lungo il Po. Quindi il pugno di Luigi Ferraro allo zigomo di Riccardo Pavan con la squalifica cominciata il 10 gennaio scorso e destinata in origine a concludersi il prossimo 9 agosto, ma poi ridotta a due mesi (lo stesso tempo di recupero per il povero Pavan) ma l'incoscienza e la stupidità di un singolo non può essere riconducibile esclusivamente al cosiddetto clima provocato dagli scazzi fuori dal campo. 

Scazzi eccellenti, nel senso di Eccellenza e sui quali già tanto gossip è stato fatto. Cavinato dalla sua ha la tendenza a non tirarsi indietro e anzi a tenere viva la polemica, introducendo il concetto che andava in voga ai tempi della Juventus di Moggi e Giraudo: sudditanza psicologica. Il Calvisano, riflette Cavinato, è vittima di sfavori arbitrali perché è la squadra del presidente della federazione Alfredo Gavazzi e pertanto di contrappasso paga dazio per evitare che benefici di favori "involontari" - tipo pene ridotte. Già a Cavinato da questo blog l'abbiamo comunicato: si prepari allora alla prossima stagione, quando da allenatore delle Zebre dovrà fare i conti con le decisioni di certi fischietti scozzesi e irlandesi. Ci faccia l'abitudine, se è vero che paga dazio per tale sudditanza. Lo constateremo in campo. 

domenica 14 aprile 2013

Campionato Eccellenza Round 19: Rugby Viadana v Cavalieri Prato Live Commentary

martedì 9 aprile 2013

E' tutta una volata, anche d'Eccellenza



As usual per approfondimenti su ciò che ha riservato il 18° turno dell'Eccellenza, rimandiamo al collega Il Nero che offre l'analisi dello scorso week-end di rugby italiano. Aprendo con la vittoria del Rovigo sul Viadana (17-6) che tiene viva la volata per il primo posto della stagione regolare tra i mantovani e il Calvisano che vincendo sul Petrarca per 25-20 torna alla pari con 73 punti in vetta (quanti incroci nel quadrilatero, tra Viadana ex base degli Aironi e Calvisano che a fine stagione saluterà l'allenatore Andrea Cavinato che si siederà sulla panchina della Zebre che hanno rilevato appunto gli Aironi). Mancano quattro turni alla fine prima di accedere ai play-off e se comunque il terzetto là davanti è consolidato (ci sono pure i Cavalieri di Prato, vittoriosi sulla Lazio per 24-15), un passo falso può davvero costare il primo posto. 

Sei Under23 nel XV di partenza del Rovigo, ci riporta il collega, ed ora il club veneto si ritrova comunque in volata pure lui per le semifinali - sarà una volata più lunga di quella padovana e del Mogliano, ma tanto è lì, si sa mai come rimbalza l'ovale. A proposito, d'altronde le regole di attribuzione del punteggio sono le stesse ovunque, così ecco che come per Premier, Pro12 e Top 14 pesano i punti di bonus che si raccolgono, grazie a quello difensivo il Petrarca riesce a stare un passo sopra il Mogliano che pure ha messo a referto un 43-8 sui Crociati ancorati in fondo, a sei punti da L'Aquila

Intanto le Fiamme Oro romane finalmente battono il San Donà dopo una serie di scontri precedenti avversi, a dimostrazione che a provarci può anche accadere, di disfarsi di una bestia nera - prendere ad esempio la Benetton Treviso e i Cardiff Blues con i Leoni biancoverdi celtici che riuscendo infine a superare i gallesi a Monigo si sono presi saldamente il comando del Pro12 - Pool 2 e possono benissimo guardare avanti (Munster) piuttosto che guardarsi alle spalle. A dettare il tempo della sfida di San Donà è Nicola Benetti, mediano trevigiano classe '84 e il nostro esperto mette la pulce nell'orecchia: chi è messo alla prova non è il giocatore, ma il selezionatore. Vedremo, per il tour estivo degli Azzurri in Sud Africa si fa un gran parlare e si allarga la cerchia di quelli a cui dare l'opportunità (non è la famosa lista dei Lions britannici, esistono d'altra parte le proporzioni). 

giovedì 4 aprile 2013

Eccellenza fangosa

 17' giornata su 22 della Eccellenza disputata lo scorso weekend tra fango e maltempo: non è solo questa, è stata una annata meteo tutta sfortunata, commenta l'esperto designato. Del resto è l'inverno boreale e poteva andar anche peggio, tipo le nevicate che fermarono quasi tutto, persino l'Olimpico.  Il tipo di rugby giocato ne consegue: risulta più "chiuso" anche in quelle Nazioni ove i campi non diventano necessariamente pozze settiche solo perché, oibò sorpresa, d'inverno piove.
Si tratta di un rugby che di necessità galoppa e caracolla un po' meno ed esalta di più le fasi statiche - il che non è un male per l'intenditore - ma che non è detto non allarghi il gioco: Oltralpe lo sanno, i trequarti devono essere come i portieri delle squadre di calcio importanti: chiamati in gioco poco e proprio per questo non è concesso errore o distrazione. Diverso è per i trequarti australi, che col numero di ovali che hanno a disposizione, si possono permettere di fare "i fenomeni" come gli attaccanti del calcio - ne puoi sbagliare nove, basta centri il decimo e diventi un eroe; i "nostri" trequarti invece dovrebbero esser come i commandos, dormienti (non difensivamente) ma implacabili ogni qualvolta chiamati in gioco senza preavviso.

Il turno è positivo per Viadana, non troppo per Calvisano a giudicare dal nervosismo dell'allenatore Cavinato, non nuovo ad affermazioni uterine del tipo "che noia esser i più belli bravi ricchi ed intelligenti, ed esser per questo regolarmente maltrattati dagli arbitri invidiosi". Gli augureremmo, per contrappasso sarcastico, di diventare la prossima stagione allenatore di una squadra italiana nella Lega Celtica, per comprendere cosa significhi venir penalizzato per davvero e senza requie dagli arbitraggi. Sarebbe educativo ...
I Cavalieri si prendono mosciamente il loro col Parma, quasi fossero contenti della inattaccabile terza piazza, che tanto anche se raggiungessero la seconda, sempre la stessa sarebbe la sfida in semifinale. Il Petrarca coglie l'obiettivo dei cinque punti con la Lazio - da sottolineare a proposito della relazione tra campi allagati e propensione all'attacco, le quattro mete marcate nei primi venti minuti. Altrettanti punti pone tra sé e la quinta Mogliano ma il pareggio da questa imposto al Calvisano fa che i giochi per il quarto posto non siano certo chiusi, considerato il calendario delle due prima della sfida diretta all'ultima giornata: sulla strada dei patavini ci sono Calvisano, Viadana, Prato (e Parma); Cavalieri e le più abbordabili sulla carta San Donà, Lazio e Parma per i trevigiani.

giovedì 28 marzo 2013

Eccellenza in dirittura



Sedicesima giornata su diciotto "regolari" nello scorso weekend, l'Eccellenza italiana stabilizza quasi completamente le gerarchie. Il quadro di dettaglio ce lo facciamo proporre come sempre dall'esperto designato.
In sisntesi, sopra a tutte volano Viadana e Calvisano, le lombarde orientali limitrofe e quindi rivali secondo le tradizioni italiche tutte campanili e prossimità.  In particolare la vittoria di Calvisano in casa, sia pur non netta, dirime la questione secondo-terzo posto con Prato. Per quanto riguarda il quarto e ultimo posto ai playoff, se il Petrarca ha saputo reagire alla sconfitta nel derby con Rovigo e si conferma anche in questo turno in trasferta a San Donà, deve guardarsi non più dagli storici rivali ma dalla rincorsa partita da lontano del Mogliano, la quale battendo proprio Rovigo in casa affossa le speranze sue e del coach Polla Roux e tenta l'assalto al quarto posto dei giovani patavini. Nel prossimo turno la squadra di Casellato, probabilmente nello staff Zebre la prossima stagione, se la vedrà con la seconda in calssifica guidata da Cavinato suo futuro head coach, mentre il Petrarca riceverà in casa la Lazio; nell'ultimo turno, punti facili sulla carta per Mogliano che riceverà i Crociati mentre Padova visiterà a sua volta Calvisano. I punti di bonus saranno cruciali nei prossimi due ultimi turni regolari per afferrare i playoff e "l'ossigeno" finanziario connesso.

Jaques Brunel è stato avvistato sugli spalti a Reggio, dopo aver informato in conferenza stampa che nel tour estivo in Sudafrica chiamerà "cinque o sei nomi nuovi". Meno male, il tempo da qui al 2015 vola, mancano solo più una ventina di partite per la nazionale. Speriamo appunto sia offerta la possibilità di mettersi in luce anche a qualche Eccellente per quell'uno o due ruoli chiave in cui la coperta Azzurra appare attualmente ancora corta, proprio in virtù del relativo successo ottenuto che comporta sempre delle nuove responsabilità, come hanno appreso sulla loro pelle i vincitori della Francia una volta usciti dal Murrayfield.
I "progetti apertura" e non solo da affidare in primisMehrtens in cui coinvolgere qualche attuale ventenne come Iannone o Morisi  - altro argomento della conferenza stampa con Brunel e Gavazzi - porteranno effetti tangibili nel 2019 (quattro anni è il tempo definito per il progetto e il contratto, se l'uomo accetterà); per il 2015 servirebbe identificare in fretta qualche alternativa per l'over 30 Luciano Orquera, en attendant James Ambrosini.
Se è vero come è vero che a un torneo van chiamati 30-35 giocatori e non 15 presunti "titolari": a tal proposito suggeriremmo a tutti quelli che si cimentano
 nell'attuale sport nazionale delle Isole Britanniche, stilar liste per i B&I Lions, di proporre DUE nomi per ruolo e non solo uno. Troppo irrealistico cioè giornalistico altrimenti. 

mercoledì 13 marzo 2013

Eccellenza statistica


Procede l'Eccellenza a spizzichi e bocconi - si fermerà ancora nel prossimo weekend - è stata quella dello scorso weekend la quindicesima giornata su diciotto, siamo a meno tre alla fine della stagione regolare. Le prime tre Viadana (14 vittorie), Calvisano e Cavalieri (13 vittorie) continuano a volare altissime, tredici punti sotto è fallito l'assalto alla quarta posizione del Petrarca da parte del Rovigo - pareva cosa fatta sull'onda della la vittoria nel derby -  che per giunta si fa portar via il quinto (inutile) posto dal Mogliano. Le giornate passano e la fine s'avvicina, la lotta per il quarto posto è l'unica ancora aperta (ricordiamolo, in ballo ci sono anche dei bei soldi per via del posto in Euro Challenge); in alto sarebbe ancora tutto aperto tra le prime tre,  ma la struttura calcistica andata-e-ritorno dei playoff abbatte molte delle differenze tra i posizionamenti all'interno delle prime quattro piazze. Anche in fondo i giochi paiono oramai fatti, anche se basterebbe una sola vittoria ai Crociati (sinora sono zero) per inguaiare l'Aquila. Anche qui le giornate passano a vantaggio della incumbent.

Si avvicina il tempo dei bilanci, alcune conclusioni sono già state tratte (la prima: nonostante i piani federali, quello italiano rimane un campionato per esperti) e le analisi dell'esperto designato IlNero iniziano a sottolineare statistiche e individualità di spicco.
Il primo dato sottolineato è quello dei Cavalieri, che pur "solo" terzi (e pur societariamente travagliati), si presentano con la differenza tra punti fatti e subiti la più alta, +250, che equivale ad aver vinto tutte le 15 partite con circa 17 punti di distacco.  Essendo la differenza punti per l'appunto una differenza, approfondendo aggiungiamo che la forza di Prato par risiedere più sul "non prenderle", difatti risulta sinora la miglior difesa del campionato con venti punti subiti in meno della seconda, Viadana; risulta invece esser di gran lunga  Calvisano la prima nel "darle", vantando oltre cento punti marcati in più e tredici mete (!) rispetto a Viadana, seconda anche in questa graduatoria (in medio stat virtus ?).

A livello individuale spicca la poderosa stazza di Gonzalo Padrò, il lock/blindside ex Treviso ora Viadana che pur giocando nel pack è leader dei metamen con 10 marcature. Precede un'altra terza linea, il relativamente giovane figiano Samuele Vunisia del Calvisano proveniente dal Taranaki, con otto centri. Il primo 3/4 in classifica è al terzo posto, si tratta di Michele Sepe del Prato, anche lui proveniente da Treviso dove nell'ultima stagione ha giocato pochino. Sette le sue mete, appaiato ad un altra terza linea, Liviu Pascu del Viadana. Non sorprende concluderne che l'Eccellenza sia un campionato dove assieme alla esperienza risalti il gioco "stretto". Notare che comunque  di mete se ne son marcate parecchie: una media di 4,15 a partita, superiore sinora al Top14 (3,15), Premiership (3,6), il più vicino è il Pro12 (3,8). Occhio però a interpretare il dato correttamente: essendo una media, in realtà pare indicare più l'ampiezza del divario tra "brave" e "meno brave" (vedi Pro12), che la propensione alle marcature pesanti. Un dato confermato dal 42% di vittorie esterne.

La capacità di piazzare è importante in Eccellenza ma risulta meno cruciale rispetto al mondo Pro: in Italia  si marca meno sopra i pali (media di 3,9 punti a partita da punizioni e solo 0,08 da drop) rispetto al pur similare Pro12 (4,2 punti in media a partita da calci di punizione e 0,2 da drop), mentre siamo sensibilmente inferiori rispetto a campionati più "tosti" come quello francese (ben 6,7 punti piazzati per partita, 0,4 da drop) e inglese (6,4 e 0,12).  Dove c'è più equilibrio, skill meglio distribuiti e competizione più accesa, giocoforza si fa punti coi piazzati. Quindi là c'è più fischi, e/o piazzatori dalle percentuali migliori (l'uso sviluppa l'organo, come dice Rocco Siffredi).
Il primo marcatore alla grande dell'Eccellenza è ancora  Stefan Basson del Rovigo con 193 punti totali (ha segnato anche una meta ma ha piazzato ben 51 punizioni, tre drop e 13 trasformazioni in quindici partite giocate), seguito a distanza da Nicola Benetti delle Fiamme Oro; abbastanza a sorpresa il primo piazzatore tra le prime quattro squadre in classifica è un ventenne, Andrea Menniti del Petrarca che precede Andrea Marcato di Calvisano.

lunedì 4 marzo 2013

Eccellenza in derby



E' tornata l'Eccellenza nel weekend, ferma da metà febbraio perché ... non si sa il perché; per non "distrarre" dalla Nazionale? C'mon ... Per via dei permit player? Toccano al massimo due paia di giocatori e poi le giornate giocate mica ne sono esenti: vedi ad esempio il mediano di Calvisano Guglielmo Palazzani, nel weekend a Galway con le Zebre; o anche la rivelazione Filippo Giusti, match winner petrarchino della Benetton contro Munster, rimasto a Treviso in pre-allarme per la trasferta di Belfast, alla fine liberato ma giocoforza entrato dalla panchina nel derby.
Già, il 14' turno è quello de IL DERBY: Rovigo - Petrarca, vinto dalla squadra di casa con la testa verrebbe da dire, non solo col cuore: sfruttando sapientemente i vantaggi - la casa, l'esperienza, la sagacia dell'allenatore, gli errori da inesperienza. Ora Rovigo ha agganciato il quarto posto del Petrarca e può legittimamente sperare in un rilancio, col morale che può dare una vittoria nel derby ancorché in casa.  Al prossimo turno, guarda avanti il nostro esperto d'elezione IlNero, nel mirino dei ringalluzziti polesani entrano I Cavalieri, reduci da una vittoria senza mordente e bonus con la claudicante l'Aquila, cui solo la inadeguatezza complessiva dei Crociati risparmia il rischio di relegazione nelle serie inferiori. Per il resto è tutto come da previsioni in testa, mentre Mogliano incassa una importante, netta vittoria a Reggio. 

lunedì 18 febbraio 2013

Eccellenza esperta

Due turni di Eccellenza ancora da rendicontare da parte nostra nel febbraio, la 13' giornata giocata lo scorso weekend e la 12' del 10 febbraio. Ci affidiamo come al solito all'esperto - seguendo contrariamente a molti la lezione di Ludwig Wittgenstein: di ciò che non sappiamo, preferiamo tacere. E informarci.
Al netto del rinnovato flame polemico che contrappone la capolista Viadana ai tenutari del bordello Eccellente, su cui preferiamo non soffermarci (tanto sapete bene dove trovar pronti soffiatori sul fuoco, adattati alle curiosità ma anche alla cultura calciofilo-politicante pervasiva dei "retroscena"), al netto dicevamo delle polemiche e dei libri contabili, nei due turni prosegue la marcia del quartetto o meglio del quintetto di testa, peraltro sgranato in due tronconi nettamente distinti: prime tre (Viadana, Prato, Calvisano) e poi staccate quarta tallonata dalla quinta (Petrarca e Rovigo). Perde contatto Mogliano,  la sua partita con l'Aquila è stata rinviata per la neve.
Poco di nuovo sotto ... la neve, poche le sorprese mentre  all'inizio della stagione si viaggiava un po' obnubilati sull'onda dello stupore per i successi inattesi del giovane, rinnovato Petrarca. Col tempo l'avanzata dei patavini si è fatta più arrancante, il campionato dei Tutti Neri de'noantri permane di buon livello ma con qualche legittimo affanno; nel mentre il resto dell'alta quota è dominio  ... canuto; commentava difatti il nostro mentore Eccellente: "Come mai le tre squadre con età media più alta sono in testa alla classifica? Vogliamo poi leggere quali sono stati i tre “man of the match”, gli uomini partita, dei tre match di cui sopra? Uno l’abbiamo già detto, Paul Griffen (classe 1975), poi Gonzalo Padrò ( ’83), Aldo Birchall (’78). Qualcosa vorrà dire". Eh si, nei contesti più ... contenuti e autoreferenziali, non deve sorprendere che nel medio termine l'esperienza faccia aggio sull'irruenza. Nella tredicesima giornata, per non cambiare, la palma è toccata al "solito" salvatore della patria polesana Stefan Basson, classe '82. 

mercoledì 30 gennaio 2013

Un tuffo nel Galles ... de'noantri

Nel mentre il Socio girella e si rilassa - beato lui - tra gli scenari celtici dell'Isola di Smeraldo, noi qui ci inoltriamo infreddoliti tra Valli (trad.: bonifiche) e Monti (trad.: colline): ci è stato chiesto di esprimere un parere sulle recenti elezioni per la presidenza del Comitato Regionale Veneto.
C'eravamo astenuti non perché noi solo Inghilterra, Sudafrica e Francia; piuttosto, ritenevamo ci fosse poco da commentare rispetto a quanto già detto in giro e preferiremmo attendere fatti e decisioni da analizzare.

Tant'è, anche questo è un fatto: come saprete Marzio Innocenti (in foto), già capitano della nazionale, poi allenatore e ds, livornese di nascita ma di cultura patavina, rugbistica (quattro scudetti col Petrarca) e non (è medico), espressione del "blocco Monigo" in dette elezioni ha prevalso sull'uscente Bortolato, candidato per il quarto mandato e catalogato come "dondiano di ferro".
Prima, ovvia considerazione: si conferma la consistenza nel tempo del blocco véneto di minoranza, cordata di opposizione al "dondismo" più che al "gavazzismo", coagulatasi nelle recenti elezioni per la Presidenza Fir attorno al nome di Zatta. Un blocco, questa è la vera novità, dimostratosi più forte dei tentativi di "erosione del consenso" attuati dai federali coi mezzi a loro disposizione: allungamento della campagna, tour delle società locali stile "Re Magi" recando oro, incenso e birra etc.etc. Evabbé, così fan tutti.
E' questa una rupture notevole rispetto alla Bulgaria dell'era Dondi, quando il solo candidarsi contro era considerato un affronto personale al Presidente e trattato di conseguenza. L'attuale dirigenza Fir, dopo l'iniziale attendismo ora dovrà prender atto e fare i conti con  una minoranza vitale, robusta, con tanto di stronghold istituzionale e non più solo societario nella regione più significativa d'Italia dal punto di vista rugbistico, il Galles de'noantri. Roccaforte salda: se Innocenti si è affermato con poco più del 50% dei voti rispetto all'80% andati a Zatta in regione, invece i suoi candidati consiglieri han riportato un consenso generalizzato, compattando il futuro Comitato: quasi come se molti votanti Bortolato avessero voluto sottolineare mediante "voto disgiunto" la crasi esistente tra voler essere e potersi permettere d'essere. Scompare ad esempio dalla regione il Richelieu Tullio Rosolen, peraltro già riciclato a prescindere in posizione federale (responsabile Progetto Giovani se non ricordo male).

Tutto ciò già noto, si diceva che preferiremmo attendere i fatti, ammesso e non concesso che ce ne saranno. Infatti temiamo che un Comitato Regionale somigli molto al governo italiano: tutti a sgomitare e far promesse per arrivarci, quando il potere reale è in ben altri luoghi (Bruxelles, Berlino, la City, Wall Street ...) e lì  rimangono solo chiacchiere, piccolo cabotaggio e sottopotere. Il CRV di fatto "lavora" coi e sui soldi stanziati dal vertice federale centrale, e abbiamo detto tutto.
In ogni caso per i fatti, c'è perlomeno da attendere che si posi la polvere e gli stracci che volano in tempo d'elezioni, soprattutto in provincia, da tutte le parti. Innocenti in una lettera aperta scriveva che questi vertici Fir non lo rappresentano - affermazione istituzionalmente gravissima, da studente dei Comitati di Base; Gavazzi rispondeva definendolo "persona non gradita" - manco fosse un doganiere, o Innocenti avesse presentato domanda d'assunzione nella sua azienda.
La speranza che la polvere si posi rapidamente e cessino i personalismi è rafforzata dal notare che il Gavazzi, pur spesosi  molto nella citata operazione di diluizione del consenso (s'è praticamente installato in Véneto con una scusa o l'altra), abbia attaccato pesantemente la "testa di legno" Innocenti ma mai manco nominato i "mandanti", cioè i vertici della Benetton Rugby. A conferma di una certa aria di appeasement Fir - Treviso post-dondiano che segnaliamo da tempo. Assenza di conflitto positiva tra Federazione e ... Società degli Azzurri, ci mancherebbe; ma scordiamoci pure visioni di cambiamento di grande respiro e vigiliamo sulla qualità dei compromessi che le due parti si e ci concederanno.
A ulteriore conferma del clima, compare in un sito "sospetto" una considerazione tanto sottile da sembrare ammiccamento ventriloquo: la sconfitta, si legge, potrebbe indicare a Gavazzi lo sgretolamento del fronte dei "pretoriani dondiani duri e puri", rendendolo quindi paradossalmente più libero di realizzare finalmente un vero "programma Gavazzi" originale, invece di proseguire controvoglia quello di Dondi. Vedarèm se e come tale careless whisper verrà accolto.

Per adesso siamo ancora in mezzo al polverone e si registrano solo "alzate d'ingegno". Tipo da una parte rivendicare che dopo tutto le elezioni mostrerebbero che 'sto Véneto tanto unitario non sarebbe (evabbé, allora vale lo stesso per Gavazzi a livello nazionale); rispondono dall'altra, proclami regional-popolari di franchigia veneta non solo trevigiana per la Celtic League.
Sia come sia, visto che siamo ancora immersi nelle chiacchiere, Innocenti vince alla grande il titolo per la battuta più fulminante: "convento ricco e frati poveri", ovvero la Fir contrapposta a tutti i suoi stakeholders - società, comitati, giocatori etc. ... Urge redistribuzione? La può spingere un Comitato solo, sia pure il più importante? Mica è una Union ... per ora.

martedì 29 gennaio 2013

Eccellenza ben piazzata



Continuiamo a coprire questa settimana d'attesa del Sei Nazioni con quel che passa il convento. Fermi i campionati Pro con l'eccezione della LV= Cup, anticipato il Top14, è la volta del nostro solito rimando all'esperto di Eccellenza - ubi major ...
Undicesima giornata, fine del girone d'andata: Viadana è cosiddetta "campione d'inverno" mediante una prova di forza da 50 punti sulla Lazio - otto mete contro due con doppietta del lock Ruhan Van Jaarsfeld, classico "giocatore di categoria" con qualche apparizione nei Valke e diversi anni spesi tra squadre italiane) - e alla contemporanea gentile concessione di Cavalieri forse scossi chissà, o meglio grazie alla prova d'orgoglio e cuore dell'altra romana, le Fiamme Oro capaci di sconfiggere i toscani, e scusate se è poco in un campionato dalle gerarchie precise e abbastanza fisse come quello italiano.  Calvisano chiude il trio di testa, quello delle "forti", battendo Reggio tranquilla in classifica. Staccate ben dieci punti più in basso, il giornalista cane direbbe che "s'infiamma la lotta" per il quarto posto tra venete arrancanti: Petrarca, Mogliano che ha prevalso nel "derby" con i primi (basta che sian vicine ed è un derby ipso facto, boh) e Rovigo. vincente sulla quarta veneta (altro "derby" quindi ...), la più staccata San Donà.  Per usare un'altra frase fatta del gergo sportivo, nel "derby salvezza" prevale l'Aquila nei confronti degli squinternati Crociati Parma, ancora a zero vittorie in undici partite nonostante i cambiamenti (mi par di intuire che a Parma sarebbe meglio cambiassero i finanziatori più che lo staff. Forse non sono gli unici).

Interessante e foriera di spunti come sempre la riflessione generale de IlNero sulla giornata: " (,,,) bisogna dirlo, in giro ci sono piedi buoni; nella undicesima giornata si calcia settanta volte e cinquanta va dentro, un 5/7 assolutamente di gran rispettabilità che cozza contro la “crisi dei calciatori” dell’azzurro team al piede. Se è per quello Burton non fa miracoli neanche alla Benetton mentre Benetti (Fiamme Oro) fa 7/9, il “vecchio” Marcato 4/6 nel suo Calvisano, il giovane Falsaperla (L’Aquila) 4/5 ed anche Gennari (crociati) 4/5, poi c’è lo “straniero” Basson 5/5, ed il giovane Bacchin (San Donà) 3/3, Onori (Mogliano) 4/4. "
A fronte di tale considerazione, Brunel insiste a portare in Azzurro Burton e Orquera en attendant de Mirco Bergamasco  - il primo problema italiano è la funzione non il ruolo, è il piazzatore più che l'apertura. Si dirà che quei due con tutto il rispetto per i singoli è quel che passa il convento, ma mi chiedo se sia  giusto insistere nella funzione (non ruolo) più delicata con un classe '80, '81 e '83 rispettivamente quando invece sarebbe l'anno giusto per sperimentare, se l'obiettivo sono i Mondiali 2015.  Non era il pirenaico ad annunciare, al suo arrivo un anno fa, che avrebbe allargato la sua visibilità anche all'Eccellenza?  E' cambiato qualcosa nell'avvicendamento tra Dondi e Gavazzi, e nessuno ci ha detto nulla? Presupponiamo di si, anche se era legittimo pensare esattamente il contrario, proprio in virtù del cambio al vertice. Tant'è: siamo blasfemi se cogliamo lo spunto per affermare che trattasi di una selezione Azzurra complessivamente senza coraggio?  Ricorda quando la nazionale di calcio si faceva prendendo in blocco la Juve del Trap ...

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