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sabato 26 maggio 2012

Forget the ladyboys: Leinster are the darlings of Europe

Ospitiamo l'opinione di Sean Farrell, giornalista del sito irlandese The Score in vista della finale di domani di Pro12 tra il Leinster e gli Ospreys: un'analisi della squadra di Dublino, che settimana scorsa si è riconfermata campione d'Europa, dalla piattaforma costruita da coach Cheika all'arrivo del neozelandese  Schmidt. Buona lettura

They have sealed back to back Heineken Cups. They are on the verge of an unprecedented double. Yet it doesn't seem long ago since Leinster Rugby was a laughing stock. 
When Leicester Tigers and Wasps were winning (respectively) consecutive Heineken Cups and a double, Leinster were floating conspicuously beneath the necessary standard. 
The giants of English rugby powered their way to titles, mercilessly arm-wrestling opponents into submission and following big ball carriers into contact. Leinster, were floundering, bereft of consistency and all too easily found out when up against a team eager to make the game a dogfight. 
These days, Ireland's eastern province are the darlings of Europe, but they employ a more artistic approach to dominance, this is total rugby. 

When they were labelled as 'ladyboys' for failing to match-up to the Munster machismo, they had plenty going for them behind the scrum, but it took Rocky Elsom - along with the return from Leicester of Shane Jennings and Leo Cullen - to lay a platform. 
Former coach, Michael Cheika, devoted the bestyears of his life to setting that base. By the time he seen off Harlequins in a dour quarter final (now known only as Bloodgate) people began to recognise more substance inside those royal blue jerseys. 
A year after a first Heineken Cup in the bag, Brian O'Driscoll welcomed in Joe Schmidt. A match made in heaven. O'Driscoll may not have officially held the province's captaincy for some time, but he has and will always be a leader of any team he plays in - in Leinster, he is a cult figure. 
What Schmidt gives, and O'Driscoll enforces, at Leinster is focus. Many managers and coaches across various codes speak in terms of 'one game at a time' but this Kiwi lives it. Week after week he will laugh off questions about an upcoming bout with Munster or a Heineken Cup fixture and reply 'well we're fully concentrated on facing the Dragons'. 
It doesn't make for an interesting story, but spread across a season, or two, it's a fascinating trend. Schmidt will, of course, resist playing many of his first team in a Pro12 game in the weeks around a European tie, but he has helped himself do this by creating the most competitive squad in the league. 

For Sunday's Pro12 final, many feel he could make around five changes to the side which recorded a record victory in the Heineken Cup final, without weakening the team. But he has only made four. 
Close to 50 players have worn the Leinster jersey this season, and thanks to Schmidt's insistence on getting the basics right every time, they grind out the hard yards and seek to entertain no matter what the names on the team sheet are. 
Every Monday (after a Friday fixture) or Tuesday morning the video analysts pull up players on what they can do better. Since his arrival from Clermont, Schmidt's mantra has been continuous improvement. 
Yesterday, whilst deflecting away questions about the prospect of him joining the Auckland Blues, Schmidt denied that Leinster 2012 was an improved team from 2011. "We've just got three areas identified for improvement going in against Ospreys.
It may not make for entertaining reading, but it amounts to incredible rugby. Those of us without an allegiance to Leinster think of Ireland and whether we would be better off with Schmidt at the helm than Declan Kidney. Though both are employed by the same organisation, we are dreaming. 

Schmidt will leave Leinster once he sees out his three-year contract. He will be welcomed home to Auckland like the prodigal son. And if NZ Rugby have any wits about them, he'll be coaching the All Blacks before 2016. He has moulded a once erratic province into their image. 
We're lucky to be in his presence, but there is no magic involved in Schmidt's method: only hard work, attention to detail and an absolute refusal to accept 'ok' when brilliant, great and the best ever are all achievable standards.


@SeanFarrell_12

domenica 20 maggio 2012

Leinster spietato e nuovamente campione

Heineken Cup Final - Twickenham
Leinster 42 - 14 Ulster 

Andata e ritorno, il Leinster è sempre campione: la squadra di Dublino batte per il 42-14 l'Ulster nella finale di Heineken Cup a Twickenham e mantiene in bacheca il trofeo già vinto un anno fa, contro i Northampton Saints rendendosi protagonista di un superbo recupero nella ripresa. Stavolta non corre rischi, rimane avanti per quasi tutti e ottanta i minuti del match, marcando cinque mete cinque contro i nordirlandesi che vanno a sbattere contro una truppa predisposta a vincere. Era dal 1999 che a Belfast attendevano di ritrovare la propria franchigia in finale: allora fu vittoria, in occasione della prima edizione del torneo. Il rugby è cambiato notevolmente nel frattempo e il Leinster si è trasformato in una realtà che corre su due fronti (affronterà gli Ospreys in finale di Pro12 domenica prossima), conquista il tetto d'Europa per la terza volta in quattro anni e dà sfogo a tutto il suo repertorio. Arbitra il gallese Nigel Owens.

Che a Londra possa andare in scena un incontro interessante e divertente lo si può intuire dall'inizio, quando impervia lo scontro fisico nell'area del breakdown per far assaggiare la propria consistenza a chi sta dall'altra parte della barricata. L'Ulster si fa notare con un ottimo inserimento del centro Darren Cave, mentre Ruan Pienaar apre le marcature al 7' dalla piazzola. Al suo fianco in mediana c'è il 20enne Patrick Jackson, visto direttamente a Viadana nei passi di mediano di mischia e non di apertura: ha tanta strada di fronte, intanto comincia a misurarsi con i grandi eventi e il grande pubblico di Twickenham e non può scamparla del tutto liscia. L'inerzia d'avvio della squadra di coach Brian McLaughlin alla sua ultima da manager con i colori biancorossi vede il gigante Pedrie Wannenburg sempre fuori dai raggruppamenti, mentre Stephen Ferris se ne rimane inserito nella linea dei trequarti, al largo, per fungere da ball carrier e gettarsi a sostegno. 
C'è agonismo, c'è equilibrio, finché Leinster non mette per la prima volta l'accampamento nei 22 avversari: accade attorno al 10', quando il neozelandese Brad Thorn ruba il possesso proprio da Wannenburg finito sotto pressione da una rimessa, gli avanti erodono terreno, l'ovale passa da un lato all'altro del campo, quindi Jonathan Sexton serve all'interno l'uomo volante Rob Kearney e infine Sean O'Brien si allunga per il touchdown. Sexton fissa il 7-3, sbaglia al 16' un piazzato e Ulster va a bussare alla porta con una serie di ricicli in mezzo al campo, tre ondate d'attacco e l'estremo Stefan Terblanche che viene spinto fuori quando ha messo nel mirino l'area di meta. 

Non è trascorso nemmeno un quarto, il ritmo si mantiene alto, ci sono qualità e intensità. Eoin Reddan e Sexton riescono in un fazzoletto di terra nell'angolo sinistro a conservare palla con abile gioco di mani, Richardt Strauss si fionda su Ferris e ruba l'ovale, quindi replica immediato Craig Gilroy su Fergus McFadden. La differenza però la fanno le occasioni e il saperle cogliere al balzo. Così, alla mezz'ora, l'Ulster perde una mischia, si presenta Brian O'Driscoll che si conserva bene nel tempo, serve all'interno O'Brien che viene placcato da Rory Best quando ormai è tardi, lo strappo è fatto, Reddan butta subito fuori per Cian Healy che davanti si ritrova l'esile a confronto Andrew Trimble e si passa sul 14-3. La reazione dei nordirlandesi si consuma in 17 fasi d'attacco tra gioco stretto e al largo, con John Afoa agli straordinari e Dan Tuohy a incassare colpi, ma il drop del giovane Jackson da posizione quasi centrale passa a lato. I tre punti che all'Ulster occorrono per restare in scia giungono dalla bombarda di Pienaar al 40', dalla propria metà campo, per il 14-6 sul quale si va negli spogliatoi. 

Al rientro, Leinster si riprende il possesso e avanza senza inceppamenti. Jackson calcia direttamente in rimessa dai propri 22 una palla portata dentro: dalla touche che ne segue, il raggruppamento della squadra di Dublino è come un panzer tedesco nelle campagne francesi con la linea Maginot ormai lasciata fumante alle spalle. Viene fatto crollare quando è due passi dall'obiettivo e Owens non ci pensa un secondo di più a concedere una penalty try per il 21-6. Sexton dà indicazioni come fosse un tenente ai suoi avanti, Pienaar dalla distanza non sbaglia, Jackson lascia il posto a Ian Humphreys che rimarrà sul campo per poco, costretto ad uscire al 70' per infortunio. 
Al 51' il tabellone del punteggio indica 24-9 e quando Ulster mette naso nei 22, Gordon D'Arcy ruba palla. Afoa viene atterrato sui 5 metri, l'orgoglio di chi soffre esplode in una serie di numerose fasi che non abbattono la trincea, anche se il richiamo di Owens a capitan Leo Cullen perché i suoi mantengano un comportamento legale nelle ruck pone un freno all'intera difesa del Leinster. Peccato che quando i gli Ulstermen abbiano l'occasione di rendersi pericolosi con una mischia davanti ai pali, Wannenburg non gestisca al meglio partendo direttamente dalla base. Ritentano Terblanche, Cave, Afoa, Humphreys finché Paddy Wallace trova Tuohy al largo che riesce a timbrare il biglietto: la conversione esce, al 60' è 24-14. 

Gli inserimenti dalla panchina di Sean Cronin, Heinke van der Merwe, Devin Toner e Shane Jennings cascano al momento migliore per il Leinster per chiudere definitivamente la pratica. Strauss intanto è sempre sugli scudi, sia nella contesa che nel gioco aperto. Sexton per cominciare al 68' infila altri tre punti, mentre l'Ulster non riesce ad uscire dai propri 22 muovendo continuamente palla. Il colpo del ko giunge con il giallo a Terblanche al 72' per uno spear tackle: fallo di frustrazione, la partita era già finita anche nelle teste degli irlandesi del nord. Sexton fissa il 30-14 per cominciare, quindi Cronin e van der Merwe palleggiano tra loro per spedire il secondo in meta a cinque dal termine. Cronin si prende la soddisfazione allo scadere, consentendo a McFadden di inserire il nome nel tabellino dei marcatori perché è lui a piazzare la trasformazione dove che Sexton ha ceduto il posto a Ian Madigan.

Paragone calcistico, se concesso, vista la concomitanza con la finale di Champion League vinta dal Chelsea sul Bayern Monaco: la squadra di mister Josef "Joe" Schmidt imita il Barcellona che nel 2011 vincendo sul Manchester Utd aveva conservato il titolo di regina d'Europa. Ma se i blaugrana della Catalunya sono conosciuti per quel loro fraseggio da Playstation che ne è tanto il vanto quanto il limite perché non prevede un Piano B, questo Leinster ha a disposizione diverse varianti tattiche, che sia il piede, il gioco stretto o allargato - e una malizia molto più spietata come insegna la semifinale con il Clermont.
Menzione d'onore per Brad Thorn, arrivato dalla Nuova Zelanda come fresco campione del mondo e di Super XV di qualche edizione fa. Ha vinto tutto quello che poteva vincere, anche nella Rugby League. Mica male. 

venerdì 18 maggio 2012

Biarritz alla fine si prende la sua coppa europea

Amlin Challenge Cup - The Stoop
Toulon 18 - 21 Biarritz

Una stagione amara da riscattare, trascorsa anche con lo spauracchio della retrocessione e la gioia nell'invasione di campo del The Stoop di Londra: il Biarritz si aggiudica la Challenge Cup nella finale transalpina contro il Tolone per 21-18 e con essa il primo trofeo europeo nella sua storia, dopo i due secondi posti in Heineken Cup nel 2006 e 2010. Si mette a piovere, il gioco non decolla (è una finale, mettetevi il cuore in pace, la posta in palio è alta specie per i baschi, mentre i provenzali sono in corsa per il titolo del Top 14, non passerà alla storia, ma non si può liquidare nemmeno in quattro parole) e conta la precisione al piede: Dimitri Yachvili non stecca, fa 7/7, mentre Johnny Wilkison lascia sul terreno un penalty rimpiazzato comunque dal marchio di fabbrica, il drop, e l'unico tentativo dalla lunga distanza dell'estremo Benjamin Lapeyre arriva ben corto. Ad arbitrare l'incontro l'inglese Wayne Barnes.

Si comincia con una nota programmatica: Biarritz passa per i calci, precisi, calibrati, che costringono gli avversari nei propri 22, a rimesse sulla linea dei 5 metri e sotto pressione, una costante della serata. Arriva pure l'occasione di una mischia sotto i pali, ma gli avanti baschi anticipano l'ingresso. In compenso al 5' Yachvili apre le marcature per un fallo in ruck. E due minuti più tardi il pack rossonero torchia quello opposto e spedisce Wilkinson alla piazzola, ma l'ovale esce a lato. Poco importa: con i pezzi grossi compreso Mathieu Bastareaud Tolone muove (poco) palla e consente all'apertura all'11' di pareggiare i conti. Biarritz non si scompone: l'ala Dane Haylett-Petty è lucido per inventarsi come centro aggiunto e regista dal tocco morbido per confermare la nota programmatica. Altrimenti ci sono l'estremo Ian Balshaw e il solito Yachvili. Proprio Haylett-Petty al quarto d'ora si rende protagonista del primo assoluto spunto offensivo, con un ottimo inserimento sulla trasmissione al largo di Juliene Peyrelongue, ma si piglia in compenso le spedizione di viaggio da Lapeyre. 
La rimessa laterale del Tolone non ha confidenza, commette pure fallo e consente a BOP di andare sul 6-3. I segugi di mister Bernard Laporte vanno a caccia di Taku Ngwenya, l'ala finisce a terra, i suoi compagni per tutelare il possesso fanno infrazione e Wilko pareggia nuovamente al 22', al 25 Yachvili riallunga e un minuto più tardi trova un ottimo angolo da posizione laterale dalla propria metà campo per rispedire gli avversari sui loro 5 metri. Geometrie goniometriche. Damien Traille tenta la via del drop, non va a buon fine, mentre il pilone Yvan Watremez chiede ai suoi di essere più presenti nella battaglia nelle ruck, dove il peso massiccio del pack di Tolone si fa sentire e al 31' Wilko segna da poco fuori i 22: è il momento in cui vanno più vicini all'area di meta. Imanol Harinordoquy mette a nudo le difficoltà del Toulon in touche rubandogliela a centrocampo e i baschi si portano sul 12-9 a cinque dall'intervallo. Mantengono l'abbrivio, un calcio alto di Peyrelongue viene recuperato facendo montare la pressione nei 22, poi al largo l'iniziativa si annacqua per mancanza di uomini. 

La ripresa si apre con l'ingresso in prima linea per il Biarritz di Sylvain Marconnet, alla sua ultima apparizione prima di appendere le scarpe al chiodo. Joe van Niekerk subisce fallo in rimessa al 44' il solito Wilkinson pareggia nuovamente. Tolone prova a fare a sportellate, ma i baschi ripropongono il piede strategico per spedirli al punto di partenza. Al 45' il primo eventuale colpo che potrebbe cambiare le sorti della finale: l'ex All Black Carl Hayman va di tip tackle su Ngwenya (lo braccavano, si era detto), rischia davvero grosso perché a termini di regolamento il suo intervento pericoloso sarebbe da espulsione, ma Barnes gli mostra il giallo. Yachvili fissa il 15-12, mentre il gioco è sempre più spezzato e le due squadre optano per il ping pong, poi Biarritz opera per sette fasi con il suo pack e Steffon Armitage viene ammonito per un fallo in raggruppamento: due uomini in meno tra gli avanti per Tolone che si ritrova sotto di sei punti perché Yachvili nel frattempo ha mirato e centrato i pali. In una sfida del genere, tanta distanza equivale ad un break.
A Wilko il compito di destare i suoi, con un up & under dalla linea dei 22 avversari che Balshaw va a raccogliere al volo. Hayman torna in campo e si rende protagonista in mischia ordinata per assicurare alla sua apertura il calcio che accorcia le distanze. Calci, appunto: lunga serie prima di entrare nell'ultimo quarto. Dietro ci vanno le terze e le seconde linee, i trequarti rimangono bloccati. Quindi Harinordoquy e Yachvili non s'intendono un passaggio veloce e dalla palla persa al 66' nasce il drop di Wilkinson per il pareggio: si va sul sicuro, insomma.

Il match si riaccende improvvisamente, ci si danna per ogni possesso, si sprecano gli errori di trasmissione  e conservazione dell'ovale. Ma soprattutto, a dieci dalla fine, Tolone ha l'occasione per portarsi per la prima volta in vantaggio: il penalty se lo guadagna manco a dirlo la mischia, Wilkinson ci prova dalla sua metà campo e arriva corto di poco. Allora Armitage e Bastareaud vanno sulle autopiste, si crea lo spazio per il drop dell'inglese, ma stavolta il Biarritz ha predisposto le contromisure. E Yachvili se la cava: afferra per una caviglia il dirimpettaio Sebastien Tillous-Borde da terra appena fuori dal raggruppamento, Barnes e il guardalinee non vedono e dunque al 74' va a piazzare per il 21-18. 
Gli ultimi sussulti passano per la formazione dal singolare taglio di capelli alla mohicana che risale il campo di punizione in punizione, si attesta lungo il fronte dei 22 metri baschi, muove palla nello stretto con i carri armati che non sfondano la linea, piazzano il mortaio Wilko alle spalle per strappare il pareggio quantomeno, ma tutto svanisce quando Barnes fischia i mezzi pesanti pasticciano su incrocio e i sostenitori arrivati da Biarritz invadono il campo per cominciare la festa. Yachvili è il Man of the match, va a salutare i genitori che sono in tribuna, Marconnet saluta con il sorriso sulle labbra. Per la seconda volta, Tolone si ritrova seconda in Challenge, com'era accaduto con i Cardiff Blues a Marsiglia nel 2010.

La lucidità del Biarritz - by Abr
In campo c'erano la terza e la decima classificata nella stagione regolare del Top14, eppure è nettamente dalla parte dei più bassi la solidità mentale più che quella fisica - è una finale, come sottolinea il Socio inutile aspettarsi gran sfoggi di azioni corali. Deludentissimo Tolone da questo punto di vista: ci s'era illusi che la "cura Laporte" avesse fatto crescere i provenzali sul piano caratteriale, invece han subito il preciso gioco tattico dei baschi, perdendo pure la testa in una occasione (Carl Hayman ha rischiato il rosso a norma di regolamento).
Le finali piegano le gambe ai "novellini" ma Tolone non ha scuse, ha ambizioni e finali alle spalle oltre a grandissimi campioni: tanto per citare alcuni che NON sono riusciti ad essere un fattore, facciamo i nomi di Matt Giteau, David Smith, Alexis Palisson, Mathieu Bastareaud (s'è notato solo quando, rimasti in inferiorità numerica, l'han messo in terza linea a spingere in mischia), Joe Van Niekerk e lo stesso Steffon Armitage, ultimamente trascinatore dei suoi ma non stasera, emerso solo per una iniziativa palla in mano e quando s'è fatto beccare con eccessiva severità da quel distrattone dell'arbitro Barnes (quel che vede lo fischia bene, il problema è che non vede più tutto).
Se Biarritz ha gestito con maestria una gara tenuta "bassa" e monocorde, due sono state le opportunità non sfruttate da Tolone: la prima, una superiorità a tratti persino imbarazzante in mischia ordinata, dove la prima linea basca Watremez (poi Marconnet) -Heguy- Van Staden supportata da Thion e Taele, non reggeva la spinta dei primi cinque in rossonero Lewis Roberts-Bruno-Hayman più gli ancoraggi di Chesney e Samson; situazione opposta in rimessa laterale, dove Harinordoquy e la seconda linea basca han messo pressione su Bruno e gli altri specialisti Varois: se in campionato Tolone può contare sull'esperienza di Simon Shaw e Bakkies Botha, qui s'è sentita la loro mancanza.
L'altro momento topico non sfruttato appropriatamente da Tolone è paradossalmente stato l'inferiorità numerica: in quei lunghi 17 minuti Biarritz è riuscita a capitalizzare solo un risicato +3 (dal 12 pari alla fine era 18-15) e la spinta del superato pericolo ha portato i tolonesi al pareggio col drop di Wilko, ma nulla più. Un abbrivio in cui è arrivato l'unico paio di opportunità d'attacco tolonesi: brividi ma nulla più. Momento topico lasciato passare.
Lato Biarritz giganteggia Dimitri Yachvili, il singolo dal maggiore impatto in Europa e forse anche oltre: basti considerare che in stagione la sua squadra ha perso 16 volte in 18 sue assenze e ha vinto 10 volte nelle sue 12 presenze. Yachvili non è solo precisione dalla piazzola, è regìa: mirabile il modo con cui si scambia con Peyrelongue schierato apertura, 'na cosa che farebbe impazzire i "legislatori" Fir che fissano la nazionalità dell'apertura, come se il numero facesse il ruolo nel rugby moderno. Unica macchia, quella manina "francesina" che azzoppa Tillous-Borde, il più attivo dei suoi e valeva il piazzato del pari con supplementari annessi, ci fosse stato un arbitro e degli assistenti meno anglo e più presenti.
Ha vinto la capacità basca di giocar "tattico", cioè con la testa, dei giocatori chiave dietro: Balshaw, Traille, Haylett-Petty. In più, nessun errore difensivo ma in questo i tolonesi son stati pari, così come lo sarebbe stata la disciplina (gialli a parte), ovviamente pessima per via della posta in palio, del tempo e della tattica scelta (7 le punizioni piazzabili concesse ad ambedue le squadre, con due errori di Jonny Wilkinson).
In sintesi, Biarritz ha trascinato Tolone a giocare la SUA partita a palle in aria invece che per le terre, e Yachvili batte Wilko con un tennistico 7 a 6, zero errori contro due e un drop.
Il primo titolo europeo nel palmares del Biarritz è l'addio perfetto per coach Lagisquet chiamato in nazionale e per Marconnet che appenderà le scarpette al chiodo. 

lunedì 14 maggio 2012

Due lunghe settimane per Leinster

Al Leinster mancano ancora due settimane per chiudere la stagione. Significa che la squadra di Dublino deve affrontare due finali: già si sapeva del match di sabato prossimo contro l'Ulster per l'Heineken Cup e dopo il week end si è aggiunta quella contro gli Ospreys per il titolo del Pro12 all'Aviva Stadium. Contro la sorpresa dell'anno in Keltia, i Glasgow Warriors, è finita 19-15 la seconda semifinale del torneo. Che gli scozzesi fossero tosti da sbrigare come faccenda lo si era capito nel corso della stagione e se tra Mondiali e Six Nations come nazionale fanno i conti con risultati sotto le aspettative, a livello di club hanno lasciato il segno: basta pensare alla corsa europea di Edimburgo che è riuscita a faro lo scalpo al Tolosa. Il Leinster ci è riuscito grazie al piede di Jonathan Sexton che quando respira aria di eventi importanti mantiene la calma e sa trascinare i suoi (la vittoria sui Northampton Saints nella finale di HCup 2011 insegna). Approfittando dei falli dei Warriors nelle fasi di contesa del possesso, infila tre piazzati nel primo tempo che si chiude sul 9-3: al 28' gli ospiti restano pure in inferiorità numerica per il giallo al centro Alex Dunbar, il Leinster non ne approfitta nel migliore dei modi e di fronte si trova una squadra decisa a difendere con le unghie e con i denti: gestiscono il possesso per il 67% del tempo, rifilano 133 placcaggi mancandone solo 8 (e guarda caso un paio di questi peseranno nell'economia dell'incontro). Il Leinster in compenso è preciso in rimessa laterale e il pacchetto di mischia dice la sua nel confronto diretto.

Lo strappo nell'equilibrio comincia all'inizio dell'ultimo quarto, dopo la giostra dei cambi con gli ingressi di Heinke van der Merwe, Leo Cullen e Sean Cronin per gli irlandesi, mentre tra i Warriors Ruaridh Jackson prende il posto di Duncan Weir all'apertura. Al 63' Sexton infila il penalty del 12-3 e prima di entrare negli ultimi dieci minuti arriva quello che parrebbe il colpo del ko, la meta dell'ala Dave Kearney dopo un break di Fergus McFadden e Isa Nacewa. Sexton converte per il 19-3 che non piega le gambe agli scozzesi: dentro Henry Pygros per Chris Cusiter in mediana, Glasgow che si sposta nella metà campo avversaria e quindi nei 22, finché al 77' il roccioso pilone Dougie Hall (arrivato anche lui dalla panchina) chiude all'altezza della bandierina resistendo al placcaggio di Kearney: non arriva la conversione di Jackson dalla posizione defilata. Allo scadere proprio il piede di Jackson spedisce l'ovale nell'area di meta e con il Leinster già con la mente rivolta ad altri impegni lo va a schiacciare più veloci degli altri l'estremo Stuart Hogg

Scozzesi che si fermano ad un passo dall'ultimo scoglio, Leinster che va per la doppietta e per la riconferma, nel senso che se può strappare il titolo celtico al Munster, d'altro canto contro deve a sua volta confermarsi al vertice europeo. Diciotto vittorie su ventidue partite in campionato, dieci punti sulla seconda (gli Ospreys). Timbrano il cartellino della fase finale ogni anno, tra coppa (sarebbe la terza in quattro stagioni) e campionato. Ricordano da vicino i Leicester Tigers che se da qualche tempo in HCup non sono famelici, in Premier ormai sono giunti alla quarta finale di fila: vittorie nel 2009 e 2010, secondo posto nel 2011 (vendetta servita ai Sarries), pronti per la disfida di Twickenham contro i Quins nel 2012. 
Il contrattempo è Brian O'Driscoll: il ginocchio continua a non essere al 100%, ha saltato le semifinale e a Dublino hanno messo in conto che potrebbe non esserci nemmeno sabato contro l'Ulster. Lo staff medico gli ha prescritto riposo per i prossimi due giorni, in seguito valuterà. Il guaio è che anche Eoin Malley, che ha sostituito BOD, ha problemi al ginocchio. "Ad essere onesti, non sta molto bene", ha svelato il coach Joe Schmidt

domenica 29 aprile 2012

Leinster porta tutta l'Irlanda a Twick O'Ham

Heineken Cup - Bordeaux
Clermont Auvergne 15 - 19 Leinster

Dopo l'Ulster, il Leinster nella prima finale completamente irlandese (tra EIRE e Nord Irlanda) in un torneo europeo, per di più la Heineken Cup: i campioni in carica vincono per 19-15 a Bordeaux contro il Clermont, innescandosi nella ripresa così come accaduto contro i Northampton Saints un anno fa e reggendo all'urto conclusivo dei transalpini. Match fisico, combattuto sui punti d'incontro e lì attorno, padroni di casa che gestiscono bene per quaranta minuti, poi nel secondo tempo l'imbeccata offensiva di Rob Kearney che spedisce in meta il pilone Cian Healy per rompere il precario equilibrio nel punteggio e soprattutto cominciare a sbrogliare la difficile pratica. Si gioca in uno stadio dove sono solo in duemila i sostenitori giunti da Dublino, per il resto è una festa giallo-blu. Arbitra l'inglese Wayne Barnes.

Pronti via, il gioco non si interrompe per due minuti, per tre non si vede un calcio e il primo sarà una chandelle tutti sotto; niente tatticismi e fasi di studio insomma, il test fisico tra le due contendenti e le prime corse oltre la linea nemica sono quelle firmate dalla coppia mediana irlandese, con Isaac Boss e Jonathan Sexton. Interessante la tattica irlandese di allargare subito il gioco. Ma le difese sono sul chi va là e gli spazi tornano a chiudersi. Le marcature al contrario si aprono al 7', per un fuorigioco di Jamie Cudmore e Sexton fissa lo 0-3 sul tabellone dalla piazzola. Leinster punta al possesso, non calcia dai propri 22 se non dopo aver provato ad allargare il gioco, cercando di tenere alto il triangolo allargato francese e non offrendo possibilità di ripartenze all'estremo Lee Byrne. lo stesso fa Clermont, Rob Kearney rimarrà pressocchè inattivo per tutto il primo tempo.
In più i francesi possono contare sul controllo della mischia ordinata: non tanto per la potenza della prima linea, dove Healy e soci sono sufficientemente attrezzati per potenza e skills; la spinta devastante arriva dalla engine room, dove Cudmore e Nathan Hines (il migliore in campo) devastano in spinta il sottile Cullen e il provato Thorn, l'unico titolare All Blacks che non sia andato in ferie o in ospedale dopo la vittoria Mondiale. Anche in rimessa laterale è l'ex Hines a dettar legge, compromettendo regolarmente la conquista avversaria. Se gli irlandesi paiono superiori in manovra e detengono il possesso, i francesi conquistano il campo con la potenza e le fasi statiche.
Brock James tenta un drop dalla metà campo per pareggiare subito i conti e il ciuffo biondo di Aurelien Rougerie prova a sfondare la linea difensiva che si trova di fronte e che si poggia sulla caccia all'uomo di Sean O'Brien, spesso aiutato dal tallonatore Richardt Strauss che allunga le mani sul pallone. 
Clermont deve fare i conti con gli infortuni sin dall'inizio: Julien Malzieu lascia al 13' per il giovane Jean-Marcel Buttin, al 21' tocca anche a Byrne per Reagan King che va al centro, con Rougerie spostato ala e Buttin in fondo.  Se nel primo quarto d'ora l'inerzia è del Leinster, la pressione fisica del pack francese sale e al 17'  concede a James di infilare i pali per il 3-3. Sitiveni Sivivatu due minuti più tardi si rende protagonista di una bella corsa lungo l'out destro con Hines a sostegno. Clermont mette in moto il pack e i trequarti vicini al punto d'incontro tentando spesso il riciclo veloce - forse pure troppo; gli irlandesi non si smentiscono tentando di fermarli in tutti i modi, ecco spiegato il numero di falli che Barnes è costretto a fischiare contro gli uomini in blu. I francesi guadagnano campo per costruire una pericolosa manovra di fronte ai 22, interrotta dall'ultimo passaggio per un in avanti. I ball carrier come il Numero 8 Elvis Vermeulen sono ormai a pieno giro. 

Clermont al 25' attacca di nuovo dopo una rimessa persa dagli ospiti, Rougerie libera James che corre nel cuore dell'accampamento irlandese scoperto: il timing è perfetto ma l'apertura non è così veloce a cercare l'offload come lo è coi piedi e si fa intrappolare dal placcaggio "choke" di impronta irlandese, varato al Mondiale per provocar turnover.  Ci cascherà anche un'altra volta nel secondo tempo. James alla mezz'ora fissa il 6-3, i trequarti avversari sono tagliati fuori dal gioco di attrito degli avanti e dei centri francesi e con loro scompaiono anche i due mediani, mentre gli avanti vengono assorbiti nelle fasi di contesa. In compenso una ostruzione di Sivivatu su Isa Nacewa lanciato su un calcio permette a Sexton di pareggiare al 35'.  Trascorrono altri due minuti e James riporta i suoi in vantaggio e prima che si vada negli spogliatoi allunga sul 12-6.

Verso la mezz'ora, segnaliamo un significativo siparietto tra l'arbitro Wayne Barnes e capitan Leo Cullen, reo di aver appioppato un paio di ganci in eurovisione al pilone Zakriashvili. Barnes lo chiama da parte e gli chiede, molto inglese: vorrei conoscere la tua versione prima di prendere provvedimenti. Cullen gli spiega che il pilone georgiano lo stava tagliando fuori, Barnes dice ok e lo lascia andare. Per lo stesso fallo, solo meno evidente e pericoloso, ieri Poite ha appioppato un giallo a Stefan Terblanche. Il capitano irlandese deve ringraziare il fatto che porta la fascia ma ancor di più la pressione che la stampa irlandese ha messo sull'arbitro inglese, reo di aver arbitrato Irlanda-Galles al Sei Nazioni, quella persa col giallo a Ferris. E' una lezione, l'ennesima, per quelli che "l'arbitro non si critica mai": cuccù sveglia, quelli dei "paesi sportivamente evoluti" lo fanno eccome e a volte la pressione indotta funziona. Anche nel proseguo, in particolare nell'affannato finale irlandese, Barnes farà sovente "play down", anche di fronte alle civili proteste di Parra, che per tutta la gara non potrà mai estrarre un ovale tranquillo dalle sue ruck.


L'inizio del secondo tempo coincide col cambio di marcia di Leinster , solido nella sua esperienza nel ritrovarsi alle tappe finali di HCup e nel divincolarsi dai problemi. La frustata offensiva di cui ha bisogno se la inventa il pilone Mike Ross, che gioca all'interno per Kearney quando la difesa transalpina è convinta che l'azione si sviluppi al largo e si aspetta la punizione per il braccio alzato di Barnes. L'estremo corre centrale, quindi sterza a sinistra dove giunge Healy che marca la prima ed unica meta dell'incontro. Sexton non fallisce la conversione ed è 13-12 per i campioni in carica al 42'. Kearney ci prende gusto: finalmente si gioca par dire, prima trova una rimessa in profondità dopo un mark, poi infila i pali con un drop da cinquanta metri da posizione defilata per il 12-16. 
Per non ingalluzzirsi troppo, l'estremo si vede fischiato un tenuto al 52' che consente a James di mettere subito una toppa per il -1. Dopodiché torna nei ranghi e si spegne.
Persiste la situazione di equilibrio precario dal momento che per quanto il Leinster abbia il possesso e nasconda l'ovale al Clermont, basta poco perché si passi da un vantaggio all'altro. Ma Leinster si divincola, appunto. E bene. Entra in in campo pure Eoin Reddan al posto di del più fisico Isaac Boss a garantire velocità nella continuità di gioco, mentre sull'altro fonte si torna forse con ritardo a far quello che si dovrebbe, sfondare dritto per dritto. Clermont al 56' si lascia fuggire un'ottima occasione, perdendo una propria touch nei 22 irlandesi. Al 60' invece dopo i cambi, anche la mischia sino ad allora dominata cede sulla spinta avversaria, e Leinster si riprende il possesso. 


Si tratta di allungare nuovamente nel punteggio, così Brian O'Driscoll e Kearney esplorano il territorio nemico e mandano Sexton alla piazzola per il 19-15 al 62', mentre si susseguono i cambi in prima linea: la battaglia è dura, i volti dei protagonisti segnati; il thug Brad Thorn a lingua fuori nella sua secondo partita in Heineken Cup e nell'Emisfero, si rende conto che qui non si scherza. Gli irlandesi allungano le prese sui palloni sporchi e difendono stretto nei pressi dei raggruppamenti per lanciare il contropiede, mentre al 69' Reddan si conquista un calcio di punizione prezioso: Sexton calcia, Barnes e colleghi (Dave Pearson e Nigel Owens) non sono certi se abbia centrato i pali o meno, si affidano dunque al TMO che non convalida. 
A dividere le due squadre rimangono quattro punti, la sicurezza è labile e la potenza dei Cudmore, dei Debaty è prepotente rispetto alle forze residue rimaste agli irlandesi dopo ottanta minuti di battaglia fisica, sommata alla spinta da Colosseo dei 34.000 dello stadio Chaban Delmas.
Il pack e i centri Fofana e King combinano per risalire il campo. Gli ospiti entrano in confusione, al 76'  vanno a saltare in rimessa francese con un uomo in più. Il monumentale Julien Bonnaire, che sul volto porta i segni di una tacchettata, è fermato sulla linea di meta, Morgan Parra gioca immediato per l'accorrente Wesley Fofana che sfonda, si allunga e marcherebbe il punto della vittoria potenziale. Ma l'analisi del TMO mostra che perde il controllo del pallone al momento del touchdown, sbattendo il gomito sul terreno. Somiglia alla meta non meta di Strettle in Inghilterra-Galles del Sei Nazioni: si vede che era destino.
Gli ultimi disperati tentativi di reggere del Leinster ripartono dalla mischia sui 5 metri: l'Alamo del Leinster, la Marna, la linea Maginot, quello che meglio si crede. Scontro coi pezzi grossi raggruppati alla base di uno dei pali. Alla fine O'Brien salda le proprie dita sul pallone, Barnes fischia uno strano tenuto francese, Sexton calcia fuori, l'arbitro fischia la fine e il pubblico fischia all'unisono Barnes. 


Se la Challenge Cup è affare da Top14, la HCup è da Pro12  o meglio da Hibernia. Quest'anno per Leinster c'è aria di double, sia nel senso di back-to-back in Coppa che di possibile vittoria in campionato e Coppa Europa, entrambe fatti molto più rari dei triplete calcistici.
Clermont ha fatto un altro passettino, è arrivata alle semifinali e s'è giocata la finale fino all'ultimo istante, ma ora ai Jaunards  che han generato serpentoni di auto nei 175 chilometri della Autoroute A89 tra Clermont Ferrand e Bordeaux, rimane solo il campionato. Come a Tolosa del resto.
Quanto alla finale, inutile ricordare chi sia la strafavorita, a Twickenham (o meglio dire Twick O'Ham?) sarà una storia a sé. O forse si deve pensare che Ulster goda dei favori di casa? Dato che fino a prova contraria, ancora sudditi di Sua Maestà sono, in Irlanda del Nord.

Ulster in finale come previsto ma Edimburgh vende cara la pelle


Heineken Cup semi-final: at Lansdowne Road, Dublin
Ulster 22 - 19 Edinburgh

Ma che bella combattuta è la semifinale "minore" tra Ulster e Edimburgh, antipasto della finale anticipata di domani a Bordeaux tra Clermont e Leinster!
Molto agonismo in campo, alla fine è passata la squadra non tanto più ricca di talento - lo è peraltro: un nome su tutti, il protagonista Ruan Pienaar - ma quella risultata più compatta, più solida e non a caso favorita. Però ha dovuto sudarsela, costretta dagli scozzesi che come di prammatica non hanno mollato mai, cedendo solo sul fronte della precisione. Non ci riferiamo a quella dalla piazzola, dove capitan Greig Laidlaw ha fatto il suo dovere in modo impeccabile, quanto nelle prolungate fasi oramai trademark del rugby scozzese a tutti i livelli, spesso concluse da errore proprio. Come la loro nazionale. Gunners che comunque lasciano Dublino a testa alta, latori di una lezione buona per noi minnows: non si parte battuti, mai e i punti si contano solo alla fine della partita.
La contabilità alla fine della gara difatti parla chiaro: una meta trasformata per parte, cinque punizioni su cinque tentativi per Pienaar, quattro centri su quattro tentativi per Laidlaw. Alla fine son solo tre punti di differenza, mentre la carta, la posizione in campionato, il roster a disposizione e chiunque abbia visto la partita per più di un quarto d'ora, parevano dire che la differenza dovrebbe essere ben più grande. Onore al merito di chi ha saputo vender cara la pelle.

Aldilà degli errori, c'è un settore in cui la superiorità di Ulster è sempre stata indiscussa, al quale si sono ancorati e grazie al quale è arrivata la vittoria: la mischia ordinata. Nonostante l'assenza di John Afoa, il trio Tom Court- Rory Best-Declan Fitzpatrik, ancorati da Johan Muller e Dan Tuhoy, ha dominato i contrapposti Jacobsen-Ford-Cross coi lock Gilchrist al posto di Lozada e Cox.
Dove invece la lotta è stata molto aperta e la partita ha assunto l'aspetto molto conteso ed appassionante che si diceva, è stato nel punto di incontro: protagonista del quale è la terza linea, dove uno Stephen Ferris, a mezzo servizio per problemi fisici, il lottatore Pedrie Wannenburg e Wyllie Faloon (la prossima stagione a Connacht) preferito al quinto sudafricano Robbie Diack in panchina, se la sono dovuti vedere col combattivo David Denton e coi potenti anche se poco precisi Ross Rennie e Netani Talei, sovente protagonisti di contrattacchi e controruck.
In mezzo oggi sono protagonisti i mediani: da parte gallese l'ordinato e deciso Michael Blair, da quella nordirlandese il grande Ruan Pienaar, talmente protagonista da rendere difficile persino ricordare chi giocasse apertura con lui (tal Paddy Jackson, un 19enne al posto di Ian Humpreys). A fianco di Blair c'era invece Greig Laidlaw, anche lui protagonista ma anche autore di alcune scelte non felici in fase di finalizzazione (si vede che nasce mediano: sovente prima pensa a provare a infilarsi, solo poi ad aprire) .
Dietro è risultato scarso lo spazio per i nordirlandesi: Andrew Trimble e Craig Gilroy si vedono in fase difensiva, come il centro Darren Cave, mentre l'estremo Stefan Terblanche si distingue per il gioco tattico e una stupidaggine; l'unico trequarti in maglietta bianca che mostra idee e iniziativa è Paddy Wallace, il vero regista avanzato dei nordirlandesi. Lato scozzese, i trequarti invece han toccato quantità industriali di palloni in attacco; solo che, come quando sono in nazionale, quand'è il momento di passare penetrano, e quand'è il momento di tenere, fanno offload. In effetti la prova di Nick De Luca col giovane Matthew Scott in mezzo e di Tim Visser coi virgulti Lee Jones e Tom Brown in fondo, brilla più per quantità che per qualità.

La cronaca - L'iniziativa spetta al più debole sulla carta: deve costruirsi il rispetto in campo. Edinburgh  si mostra subito propositiva in avanti, con Mike Blair e Tim Visser a proporre quesiti alla difesa di Ulster. La quale risponde tentando un po' di gioco al piede, intercettando strane brezze in quota nel catino dell'Aviva Stadium; non sono da meno gli scozzesi, per nulla intimiditi dalle pedate di Terblanche e Pienaar. Al sesto minuto il mediano sudafricano ricorda agli avversari che contro certe squadre attrezzate del rugby moderno, la zona rossa inizia da metà campo: centra la prima punizione dalla lunga distanza. Il controllo del possesso e l'iniziativa in mano agli scozzesi pagano però dividendo; nel giro di due minuti Laidlaw risponde, piazzando due punizioni che portano il punteggio sul 6-3.

Ulster a quel punto alza il ritmo, gestita da mani e piedi di Pienaar e idee di Wallace, ma ancorata saldamente al  dominio in mischia ordinata. E' proprio una di queste, sulla linea dei 5 metri scozzese al quarto d'ora, a permettere a Pedrie Wannenburg (in foto) la più classica delle mete da numero otto: la mischia avanza lievemente girata a sinistra, ovale tra i piedi dello skipper e per un pelo non gli scappa fuori; appena Talei e Rennie si staccano, lui la raccoglie e si lancia mentre Ferris li taglia fuori, è meta.

Edinburgh produce quantità industriali di fasi su fasi d'attacco, autentiche lezioni di mantenimento del possesso in modo veemente, guadagnando terreno ma perdendo regolarmente l'ovale sul più bello, dentro la linea dei 5 metri avversaria. Una volta per cattiva scelta di Laidlaw, un'altra nel tentativo di allungarsi verso la meta, un'altra per un passaggio in avanti, con Talei protagonista nel bene come nel male. Tanta fatica e zero risultati, Ulster difende in modo disciplinato.
Il grave è che la cosa prosegue anche nei dieci minuti di superiorità numerica: alla mezz'ora Poite, avvisato dall'assistente Gauzere, affibbia un giallo a Terblanche, colpevole di aver rifilato un paio di ceffoni in faccia a Ford che lo tratteneva in ruck (bel pugile Ross Ford: dopo i colpi alza la testa e si guarda intorno privo di smorfie di dolore, come a domandarsi cossa xe stà?).
Altra messe di assalti all'arma bianca sotto i pali che risulta infruttuosa. Non per Uster, che in una delle rare occasioni di possesso si spinge avanti fino alla zona utile per il piede di Pienaar e capitalizza col 13-6 un fuorigioco di Lee Jones. Tornati in parità  numerica alla fine del primo tempo, Ferris affossa palla a terra concedendo a Laidlaw  l'opportunità di ridurre il distacco a quattro punti.

La partita del secondo tempo parte quindi aperta: nonostante la sagacia della regìa di Pienaar, il rischio è che con tutta quella pressione, prima o poi qualcuno degli scozzesi trovi un varco, s'inventi un guizzo vincente. Per intanto al 46' Laidlaw riduce lo svantaggio al minimo possibile, un punto, centrando un penalty concesso da Rory Best.
E' Pienaar a indicare la via ai suoi: nessuno schiacciamento intimorito indietro, nessun ripiegamento, con un perfetto chip and chase si procura prima una punizione da cui guadagna territorio per una rimessa. Ulster par lì per segnare, prima con maul poi con le penetrazioni, ma prima  Dan Tuohy poi Wannenburg vengono tenuti fuori dall'area di meta e a quest'ultimo Laidlaw riesce a strappar via l'ovale, calciandolo lontano.
Lo stallo dura per oltre dodici minuti, ma non lo abbattono gli scozzesi: Pienaar piazza due punizioni a cavallo dell'ora di gioco, portando il punteggio su un più confortevole 19-12, distanza di break. Nel mentre i Gunners rimettono in moto indefessi il loro copione sempre uguale e sempre veemente, a cinque minuti dalla fine uno dei tanti errori scozzesi di handling su passaggio, stavolta di Ford, diventa la chiave della vittoria per Ulster: Pienaar centra pure questa punizione, è 22-12.
Se non l'avesse piazzata, sarebbero stati i supplementari: difatti il subentrato ala James Thompson arriva a tempo scaduto a marcare finalmente meta, finalizzando un break della linea difensiva irlandese operato da Talei. C'è solo il tempo per trasformare e Laidlaw non sbaglia, ma non basta.

Edinburgh recrimina per l'insufficienza in mischia e la mole di errori ma si può consolare col miglior risultato della storia del rugby di club scozzese (tiè Glasgow!) e con lo scalpo di Tolosa appeso in bacheca. Ulster guadagna la seconda finale della sua storia e si accomoda alla tv, per assistere comodamente al sangue e alle energie che fluiranno copiose domenica nell'altra semifinale, o almeno così sperano: chiunque vinca a Bordeaux, quelli di Belfast saranno gli underdog: sovente si è rivelato un buon punto di partenza.

sabato 28 aprile 2012

Biarritz lascia a secco Brive sotto l'acqua

Amlin Challenge Cup - Biarritz
Biarritz 19 - 0 Brive

Come da copione, sarà Biarritz a sfidare Tolone nella finale francesissima di Challenge Cup a Londra. I baschi hanno battuto 19-0 il Brive nella seconda semifinale del torneo: i padroni di casa gestiscono costantemente il match a spese di un Brive con la testa - oltre che con molti titolari - altrove,  marcano l'unica meta nel primo tempo; nella ripresa allungano con il piede di Dimitri Yachvili su un campo battuto dalla pioggia atlantica (vedi foto). Non è tempo per lo spettacolo, quanto per il pragmatismo e facendo gran poco più che contare sul fattore campo, potranno giocarsi la coppa per riscattare una stagione deludente, mentre il Brive pensa solo  a provare a non retrocedere dal Top14 (penultima posizione condivisa con il Bayonne).

Brive ha la testa al campionato, si diceva: schiera in prima linea il carneade 19enne Jefferson Poirot, 3 presenze in Top14 sinora, che risulterà il migliore dei suoi, al posto di Pat Barnard tenuto in panchina (ma appena entrato nel secondo tempo, si infortunerà), il georgiano Natriashvili al posto del veterano Lacombe a tallonare, ma rimangono fuori dal pack anche Mela, LeLevedec, Dubarry, dalla mediana  Shane Geraghty e Pejoine, dai trequarti Scott Spedding, Mignardi.  La Euro Challenge è un lusso che di questi tempi, Brive ha deciso che non può permettersi. Dopotutto arrivando in semifinale, han già eguagliato l'ottimo risultato della stagione scorsa. I baschi invece sono quasi (ho detto quasi) salvi, un posto in Heineken Cup fa sempre gola e rispondono tenendo a riposo Imanol Harinordoquy ma schierando tutti gli altri importanti: Yachvili, Traille, Balshaw, Ngwenya, Lakafia, Marconnet, Thion.

Piove, piove, la gatta non si muove e nemmeno il gioco a Biarritz, con Imanol Harinordoquy che assiste all'incontro a bordo campo, sotto l'ombrello. I baschi tengono palla, gli ospiti sono costretti sulla difensiva. sono le fasi statiche dalle quali creare occasioni: la mischia è affare di Biarritz, più contesa appare la rimessa laterale dove Caisso e Retief Uys si fanno valere.  Al 6' c'è una rimessa seguita da una buona maul avanzante del pacchetto di mischia basco, poi una serie di raccogli e vai per creare lo spazio a Yachvili che però sbaglia il drop: non è una buona idea, con terreno e palla zuppi d'acqua. Buono a sapersi, il georgiano di nascita non ci proverà più.
L'occasione per provare a sbloccare il punteggio si ripresenta al 9', l'arbitro irlandese George Clancy fischia hands in ruck da parte della terza linea bianconera Vincent Forgues,  il piede del mediano non trova ancora i pali. Al quarto d'ora al terzo tentativo Yachvili va a segno ed è 3-0. Il Brive prova a pareggiare immediatamente i conti, ma il calcio del centro Riaan Swanepoel è largo e corto. 


Ad innescare la prima miccia è l'estremo inglese Ian Balshaw con un bella fuga a metà campo, con le maglie avversarie che lasciano un buco di troppo: i baschi approdano nei 22, Clancy ravvede un fuorigioco e per Yachvili è facile segnare di fronte ai pali. Un 6-0 dopo venti minuti equivale ad un break per come sono destinate ad andare le cose in riva all'oceano in questo pomeriggio e serve al Biarritz per premere sull'acceleratore. Il ritmo è quello che è in condizioni del genere, Biarritz usa i calci alti coi quali portare pressione ai ricevitori, finché al 27' il capitan Damien Traille mette la sua firma: Marcelo Bosch va di candela da appena fuori i 22, la palla passa rasente ai pali e cala in area di meta, il trequarti sfida in volo l'ala Ronnie Cooke e schiaccia a terra: Clancy chiede ragguagli al TMO che convalida la marcatura e il punteggio segna sul tabellone 13-0 per i bianco-verdi-rossi. Molto più che un break, per l'appunto. 
A questo punto Brive qualcosa dovrebbe inventarsi ma ha poche idee e pure confuse: giocano a sprazzi e a strappi, una serie di set-up a buon fine produce la prima vera azione portata nei 22 opposti, passano per una touch quando viene fischiato fuorigioco della difesa. Ci riprova ma Jefferson Poirot  si butta oltre e rovina tutto. Non accade altro, si va negli spogliatoi per darsi quantomeno un'asciugata alla testa. 

Con il ritorno in campo gli ospiti tentano di costruire qualcosa di più consistente, ma Swanepoel dà un colpo al morale sbagliando il secondo calcio di punizione al 47', conquistato dalla mischia. L'inerzia rimane ai bianconeri mentre Biarritz li lascia un po' fare: al 52' bussano alla porta e trovano aperto con il Numero 8 Antonie Classens, quindi Shane Geraghty - entrato all'apertura per Mathieu Belie - va di grabber spostando il gioco sulla fascia, dove interviene con una perfetta diagonale da libero calcistico l'ala Benoit Baby che tocca in rimessa nei pressi della bandierina. Touch, serie di pick & go sulla linea di meta, pallone ingiocabile e qualche giro in giostra. Dopo l'ennesima mischia, Geraghty ci riprova con un calcetto, sull'altro lato: Clancy fischia vantaggio per gli ospiti che allora chiedono ancora un ingaggio. E come spesso accade, la sorte fa in modo che stavolta il Brive venga penalizzato e il Biarritz allontana definitivamente la pressione avversaria, mettendo un piede in finale. 

Al 63', entrati nell'ultimo quarto, Balshaw si ripropone con un guizzo dopo che il calcio di Geraghty rimane in campo, sprofondando in una pozzanghera a ridosso della linea laterale. Ne nasce una rimessa per i baschi che manda Yachvili alla piazzola per un altro penalty concesso e non sbaglia il punto del 16-0. Nella stessa zona di campo, il tallonatore bianconero Virgille Lacombe e il nordico dalla barba lunga Erik Lund si scambiano i biglietti da visita sotto gli occhi di Clancy che punisce il primo - colpevole di trattenere la seconda linea avversaria che così non può partecipare ad una ruck nei pressi: Yachvili ormai non sbaglia più.
La partita è finita da un pezzo, forse addirittura prima di cominciare ma questo è rugby, roba seria e vissuta, quindi la frustrazione fa una vittima: il pilone 24enne del Brive Alexandre Barozzi, guarda caso l'ex di turno, che a tempo oramai scaduto si becca un rosso per un pugno rifilato a Jerome Thion.
Diamo pure la colpa alla pioggia, così come a Tolone è stato protagonista il vento, ma dopo le semifinali ci viene da dire che se i valori in campo son quelli visti tra ieri e oggi, allora la finale dovrebbe essere in mano ai provenzali, se solo sapranno controllare i sensibili nervucci.

Wilko ritrova i pali, Tolone la finale

Amlin Challenge Cup - Toulon
Toulon 32 - 29 Stade Français

E' il Tolone la prima finalista del fine settimana europeo dedicato alle coppe: i rossoneri superano 32-29 lo Stade Francais in semifinale di Challenge Cup e quindi prenotano un posto per la finale al Teh Stoop di Twickemham, Londra. Allo Stade Mayol ottanta minuti di partita intensa, uno dei due affari francesi che hanno monopolizzato l'ultima fase del torneo (domani pomeriggio tocca a Biarritz - Brive) che nella ripresa vengono scanditi dai colpi al piede di Jonny Wilkinson: serata non perfetta nelle percentuali, con tre calci che non trovano la via dei pali e che in un punteggio testa a testa fanno la differenza, ma l'apertura inglese trova il drop ad un minuto dallo scader del tempo e così i padroni di casa si liberano della pratica parigina. Pratica cominciata bene, poi ingarbugliata dal ritorno degli ospiti che approfittano della frenesia e delle imprecisioni degli avversari, mentre nella ripresa la disciplina non è dalla loro: marcano due mete contro una sola dei provenzali e non basta.

Parigini che si presentano con un più che visibile "sottogamba": nel prossimo weekend hanno il decisivo derby col Racing per raggiungere i playoff, non possono giocare su ambo i fronti; così capitan Parisse parte dalla panchina come il mediano regista Julien Dupuy, mentre Felipe Contepomi sta a casa con Gurruchaga e Roncero va in tribuna con Szarsewski. Inoltre all'alba dei 31 anni, il monumento George Smith, l'openside inventore del "grillotalpa" moderno, viene riciclato centro con il connazionale altrettanto agè Morgan Turinui! Coach Cheika si affida in mezzo alla coppia esperto -giovanissimo Fillol - Plisson e non verrà tradito, tranne un grave costoso errore al 70'. La squadra di casa, più tranquilla sul frnte campionato, schiera invece le sue star: Jonny Wilkinson con Sebastien Tillous-Borde in cerniera, pack col capitano Joe Van Niekerk e il leader Steffon Armitage, dietro Matt Giteau primo centro a togliere al neurone di Wilko eccessivi pensieri (il grande inglese ne ha uno sui piedi e uno che lo butta addosso all'avversario, nulla più), dietro il potente David Smith con Palisson e Lapeyre. Tutti tranne Wilko (e Giteau che porta il caschetto) orrendamente rapati alla mohicana per l'occasione. Unici accorgimenti di coach Laporte: la prima linea titolare - Hayman, Bruno, Lewis-Roberts - viene tenuta in panca per il finale, mentre resta a riposare il duo della storia della seconda linea Botha- Shaw.

Non fa a tempo a smorzarsi il ruggito del Pilou Pilou, rovinato agli ascoltatori di Sky Italia dalla noiosa verbosità fine a se stessa del Pierantozzi, quello che sta zitto solo durante i piazzati al Thomond Park (dovrebbe esser visto da uno bravo, e in fretta), e Tolone schierato a sfavore del forte vento pigia immediatamente sull'acceleratore e al 1' va in meta. E' l'armadio facente funzione di terza linea Armitage: lo Stade non copre sul lato chiuso su una rimessa a metà campo, il flanker caraibico cresciuto a Nizza vede il buco, tocca per il mediano Sebastien Tillous-Borde che corre via con l'ovale tenuto ad una mano, quindi sostiene all'interno il compagno di squadra che lo smarca al placcaggio di Morgan Turinui e va a marcare alla bandierina. Wilkinson non converte ma è comunque un fulminante 5-0 che scalda il pubblico. La formazione di Bernand Laporte tiene un ritmo altissimo nel primo quarto nel tentativo di risalire il campo palla in mano per via del vento, Armitage si rende protagonista di un altro break e quindi lo stesso Tillous-Borde perde palla in avanti sulla linea dei 5 metri (palla tenuta ad una mano, ovviamente). Ma un po' alla volta i tolonesi si spengono, il bordeggio controvento è dispendioso.  Così parigini prendono campo e coraggio: la prima vera occasione giunge al 12', il piazzato di Jules Plisson dalla lunga distanza non va a buon fine, ma il giovane numero 10 di giornata avrà modo di rifarsi. Capitalizzano difatti al meglio la seconda opportunità: altra rimessa laterale, campo aperto, la linea offensiva avanza, si passa per le mani di Turinui, quindi l'estremo 21enne Hugo Bonneval converge per esplorare il corridoi lasciato scoperto da un malinteso tra Wilkinson e Benjamin Lapeyre ed arriva la meta del pareggio: il coetaneo all'apertura converte ed è 7-5 per gli ospiti.


Tolone ora difende contro gli attacchi e contro il vento: Alain Rolland fischia fallo (placcaggio di spalla del pilone Davit Kubriashvili) e Plisson allunga al quarto d'ora. Quanto alla mischia ordinata, ha problemi sul lato sinistro dove sta Emmanuelli sottoposto alle attenzioni di Attoub, finché l'arbitro franco-irlandese chiama a rapporto le prime linee. Plisson ha modo di mettere in luce una bella personalità al 21', con un drop dalla lunga gittata: 5-13 per lo Stade che ha vento alle spalle e possesso. Paul Sackey e il Numero 8 David Lyons forniscono spunti interessanti, resistendo agli urti e guadagnando metri. Cinque minuti più tardi il tallonatore di casa Orioli commette fallo gratuito nei suoi 22 (dà uno schiaffo all'ovale mentre Fillol lo raccoglie da una ruck) e offre a Plisson la piazzola per il +11. 
Alla mezz'ora sembra arrivare il secondo capovolgimento di fronte, dopo che Lapeyre viene placcato da Bonneval appena in tempo e perde palla in avanti: mischia, Fillol calcia fuori dai 22, lo stesso Lapeyre raccoglie e fa ripartire l'azione tolonese, ma l'ennesimo pasticcio nella gestione dei passaggi interrompe tutto. In compenso il pack del Tolone alza la testa nell'ingaggio e Wilkinson porta i suoi a metà strada (8-16). Per poco, dato che al 37' il neo-centro George Smith non dimentica chi è, contende da solo in ruck contro l'intera prima linea avversaria e regala ai suoi i tre punti dell'ennesimo penalty. Primo tempo che si chiude nuovamente di piede, altra sponda però: Wilko manda le squadre negli spogliatoi sul 19-11 per lo Stade Fran
çais. 

La ripresa comincia dov'erano finiti i primi quaranta minuti, ma ora il vento spira a favore dei padroni di casa, oltretutto evidentemente catechizzati negli spogliatoi a far meno i fenomeni e tornare al solito schema della casa: pressione davanti, cercare il fallo, Wilko piazza. Difatti l'apertura inglese fa subito centro e al 46' accorcia le distanze sul meno due, di drop: partita riaperta in pochi minuti, potere del vento ma non solo. Al 50' Fillol entra di lato in raggruppamento e Rolland concede l'occasione di tornare in vantaggio ai padroni di casa che non si fanno pregare:è il sorpasso 20-19.
Intanto entra Sergio Parisse, al 53' al posto di Rabadan: Wilko ha appena sbagliato il calcio del +4, ma Lyons si sente generoso e va a placcare pericolosamente su Joe van Niekerk, al 54' è davvero 23-16. Lo Stade è sotto pressione degli avversari e del vento, che comunque non spira solo contro: Wilko al 58' sbaglia per la seconda volta. 


Sta per scoccare l'inizio dell'ultimo quarto e al primo pallone giocabile dopo essersi venduti metà campo, i parigini mettono la freccia: mischia in mezzo al campo, Tolone indietreggia, Parisse raccoglie e parte a destra, reverse pass per Fillol, innesca Turinui che incrocia a sinistra, dialoga due contro uno con Bonneval sul lato chiuso e va a prendersi la meta al 59' che significa 26-23. 
Il Mayol torna silenzioso. Gli avanti di casa riprendono a macinare lo schema della casa, al 62' mettono pressione a Julien Dupuy appena entrato in mediana e arriva il fischio di Rolland: 26-26, si dimostra che è solo questione di calma e di tempo. Plisson ha la possibilità di replicare al 64' ma controvento è dura e sbaglia. Altro calcio invece conquistato dalla prima linea di Tolone al 68' e Wilkinson riprende a marcare punti. Gli risponde a stretto giro di post il dirimpettaio Plisson, centrando il suo difficilissimo secondo drop di serata, con le guardie avversarie che gli si fanno sotto e da posizione defilata: 29-29 al 68'. Eroico Stade, eroico Plisson, se non fosse un minuto più tardi, un suo calcio un po' così sotto pressione a ridosso della propria linea di meta, ovale stoppato e l'ala Julien Arias trattiene la corsa del subentrato Iocelino Suta, a mo' di terzino su calcio d'angolo. Rolland mica arbitra calcio, estrae il giallo. Wilko però non ne approfitta, troppo angolato per il termico che raffica dal mare. 
L'ala Smith al 71' si rende pericoloso con un break in mezzo al terreno di gioco,  quindi Lapeyre tenta anche lui un drop dalla notevole distanza, lo proverà anche Wilko più tardi: c'è fretta di rompere la parità, è segno di scarsa lucidità dei tolonesi che comunque sanno di avere le chiavi della gara. Wilko ritenta, è già il 75': nulla da fare, è sempre pareggio.

La solfa putroppo per lo Stade non può cambiare: rossoneri in avanti, floreali aggrappati agli ultimi rimasugli di Altopiano. Wilkinson aggiunge un'altra tacca alle punizione fallite, finché - a proposito di scene già viste - ritrova soddisfazione ad un minuto dallo scadere del tempo regolamentare, con il drop da lontano, suo marchio di fabbrica ed è 32-29. Lo Stade non ha nemmeno il tempo di tentare l'ultimo disperato agguato e perde, pur avendo segnato due mete contro una dei tolonesi, destino simile alla finale dell'anno scorso.
A Parisse e soci non rimane che fare il tifo per i provenzali: se vincessero la Challenge, la settima classificata nel Top14 avanzerebbe automaticamente in Coppa Europa, rendendo ininfluente il risultato del temuto derby parigino del prossimo weekend.Tolone invece s'è sudata il diritto di sperare: mettere mano su quella coppa sfuggitagli nella stagione 2009/2010, quella finale al Velodrome di Marsiglia (in casa, insomma) persa contro i Cardiff Blues

lunedì 9 aprile 2012

Ulster ed Edimburgo per spartirsi la gloria

Heineken Cup - Limerick, 8 April 2012
Munster 16 - 22 Ulster

Scene che rimarranno: il Thomond Park in silenzio, ma non per celebrare il solito calcio di punizione, piuttosto per sottolineare il momento visto che nella quiete dopo la tempesta si leva anche un coro, "Stand up for Ulstermen". E' l'esito del terzo quarto di finale di Heineken Cup in ordine cronologico, quella tra Munster e Ulster, con il 22-16 che manda i nordirlandesi a spartirsi la gloria con Edimburgo in semifinale: affare pienamente celtico, ma se alla vigilia - dopo la vittoria degli Scots sul Tolosa - sembrava dover essere tra i rossi che l'HCup l'hanno già vinta due volte, l'esito è di quello inattesi: Ulster avanza e fissa nell'obiettivo la finale, per replicare l'unico successo nella competizione che risale al 1999. L'affare si fa davvero interessante.

C'è sul tabellino la firma di Ruan Pieenar nel successo della formazione di Belfast che si sente a casa, nel senso di Sud Africa, spedendo tra i pali penalty dalla lunga distanza: il primo è di 54 metri e arriva dopo il fischio di Roman Poite che penalizza il gigante BJ Botha nella seconda mischia di giornata dopo 4 minuti. Replica poco più tardi (offside di Munster sul gioco al piede di Munster...), per il 6-0 che mette in evidenza la solidità con la quale gli ospiti hanno deciso di affrontare gli avversari nella loro tana. E pesa l'indisciplina nella quale casca il Munster: un vizio che lo accompagna specie se tira aria di brutta giornata. Ok che a Limerick piove, ma il contesto è un altro (costò caro anche nella trasferta a Viadana, per esempio). Pieenar dunque non sbaglia - il collega in mediana Ian Huphreys non ha la stessa lucidità, ma dall'altra parte tanto Conor Murray quanto Ronan O'Gara non riescono a fornire confidenza al Munster. E c'è la battaglia l'ha davanti, guidata da Stephen Ferris (nella foto mentre ascolta a piene orecchie i festeggiamenti dei propri sostenitori dalle tribune) assistito dall'intera prima linea.
Il primo strappo impiega solo un quarto d'ora per farsi vivo, ha le gambe esplosive dell'ala Craig Gilroy che brucia Denis Hurley: apre il campo in due, come fosse il Mar Rosso nella Pasqua ebraica, da un'azione nata da un ingaggio a metà via, resiste alla difesa di Felix Jones e Lifemi Mafi e arriva in meta: sembra una scenda da football americano, tra gente che in tuffo prova ad afferrare la scheggia e i suoi compagni di squadra che abilmente si infilano sulla linea di corsa di chi tenta alla disperata di ritornare a coprire. Pieenar converte e prima che si chiuda il primo quarto di gara è 16-0.

Munster deve inventarsi qualcosa, cercando di scamparla nel breakdown, dove le spalle di Johann Muller si fanno largo. Al 31' Ulster approfitta di un altro fallo a proprio favore per allargare il solco e stavolta è un drop di Humphreys, giusto per sfidare O'Gara sul suo terreno - in ogni senso: rimessa sui 22, raggruppamento appena fuori, passaggio veloce di Pieenar per l'apertura che di sinistro non sbaglia da posizione laterale.
Le furie rosse hanno bisogno di accendersi, di chiarire che venderanno cara la pelle prima che si vada negli spogliatoi. Mischia al 32' nella metà campo avversaria, palla fuori, ma se la difesa degli ospiti blocca Mafi, subisce d'altra parte l'attrito della terza linea Peter O'Mahony che consente ai suoi di avvicinarsi ai 22, l'ovale vaga per un attimo vicino all'out di destra, Munster conserva il possesso e cambia lato, dove è pronto Simon Zebo con i suoi calzini alla Sivori per correre alla bandierina: è la prima volta che si vede Munster abrasiva come si comanda in match che conta. O'Gara non sbaglia la conversione e Ulster resta con un uomo in meno per il giallo all'open side flanker Chris Henry che gioca da terra in ruck. Poite non fa sconti e non li fa il pack ringalluzzito di Munster che allo scadere della prima frazione conquista il calcio dalla distanza che O'Gara spedisce tra i pali per il 19-10 Ulster. 

La ripresa è storia che ben si abbina allo scenario: il cielo grigio, la pioggia fine, l'aria che soffia. E' il finale della battaglia di Pasqua, non quella combattuta per le strade di Dublino nel 1916 contro gli invasori inglesi, ma è pur sempre EIRE contro Irlanda del Nord: stessa federazione rugbistica, due storie divise da un confine. James Coughlan si carica la squadra sulle spalle e perlustra i 22 nemici, fermato da un placcaggio alle ginocchia dell'estremo Stefan Terblanche che rimane a terra, abbattuto dal colpo duro: fallo in ruck, O'Gara alla piazzola ed è 13-19 al 48'. 
Munster riprende da dove aveva finito, ma per rimettersi in piena carreggiata avrebbe bisogno di continuità e pericolosità. Si va invece in trincea. Capitan Paul O'Connell ruba palla in rimessa, ma quelli di Belfast si richiamano a vicenda a coprire i centimetri di campo (dal pilone John Afoa al centro Darren Cave). Si continua a lottare attorno ai raggruppamenti (viste le forze schierate diversamente non poteva andare), Pieenar e O'Gara sono i soliti che possono smuovere il risultato e il sudafricano manca anche un appuntamento con i pali nel suo pomeriggio, mentre Humphreys ci va vicinissimo con un secondo drop improvviso, sotto pressione: poco stile, molta consistenza, la barba al palo. 

Il sussulto finale dei padroni di casa è quello di chi vuole scacciare i fantasmi della seconda sconfitta al Thomond Park nelle uscite di HCup: risalgono il campo, mentre le lancette del cronometro continuano a scorrere, Ulster si guarda bene dal commettere fallo e porta a casa il passaggio al turno successivo. Alla semifinale più imprevista che sulla carta avrebbe dovuto porre di fronte due formazioni navigate in mare europeo (Tolosa e Munster appunto, si sarebbe parlato di finale anticipata), invece offre la gloria dell'ultimo step alla matricola Edimburgo e ai nordirlandesi che comunque un trofeo in bacheca già ce l'hanno e migliorano rispetto alla scorsa stagione, quando dopo anni di magra riuscirono a superare la fase a gironi. 
Ulster e Gunners si conoscono fin troppo bene e ci sarà da buttare un occhio sul dialogo tra le due mischie quando incroceranno le spade al Lansdowne Road a fine mese. Pensare che a Belfast è stata un'annata tribolata per ciò che concerne il futuro, con il coach Brian McLaughlin ormai in partenza assieme ad un altro pezzo grosso come Wannenburg: hanno un lavoro da portare a termine, prima. Anzi due, dal momento che in Pro12 sono in odore di playoff. 

Clermont, senza pause o esitazioni

Heineken Cup Quarter Final - Vicarage Road, Watford
Saracens 3 - 22 Clermont Auvergne

Due quarti di finale di Coppa Europa molto combattuti e con risultati a sorpresa, quelli di Edinburgh e Ulster vincenti, gli altri due dominati oltre ogni previsione, quelli che han visto protagoniste sabato Leinster  e domenica Clermont. Nel caso della dublinese per manifesta inconsistenza dell'avversario, oltre che per classe e determinazione dei campioni in carica; nel caso della partita di domenica, per superiorità dei francesi in ogni fase e reparto.
Gli inglesi schierano l'esperto Richard Wigglesworth in mediana preferito a Neil de Kock in panca, con Charlie Hodgson e Owen Farrell secondo centro, in reparto col tosto Brad Barritt; al largo David Strettle e Chris Wyles più Alex Goode estremo: la formazione tipo. Davanti parte subito a destra Matt Stevens con Nieto in panca, l'altro pilone è il nazionale gallese Rhys Gill a reggere Shalk Brits; dietro Mauritz Botha e capitan Borthwick e sin qui sono scelte e titolari, mentre qualche punto di domanda si materializza in terza linea, dove mancano lo scozzese Kelly Brown e  il namibiano Jaques Burger; schierano i due sudafricani Joubert e Melck col giovane Fraser.
Lato francese, Morgan Parra ce la fa ed è in campo col fragile David Skrela che reggerà solo 3 minuti, rimpiazzato da Brock James, che risulterà il Man of the Match e non solo per i 17 punti piazzati. Davanti Faure e Zirakashvili con Kayser macineranno i sassi, dietro di loro Cudmore e Nathan Hynes offriranno ancoraggio e contraerea, in terza linea il tuttofare  Julien Bonnaire con Lapandry e Vermeulen vinceranno regolarmente la poderosa sfida nel breakdown. In mezzo dietro ci sono i nazionali Rougerie e Fofana e Malzieu sul lato chiuso,  al largo l'All Blacks Sitiveni Sivivatu protagonista di uno slalom sublime, in fondo il gallese Lee Byrne: autore della meta: nessuno di costoro ha bisogno di presentazioni. L'elenco dei nomi aiuta: fa capire che c'è un sentore di mismatch diffuso, che il campo confermerà.

C'è poco da scoprire nel "cronacare" un tre a vendidue, per giunta in uno sport dove gli episodi contano ma mai troppo: basterebbe sintetizzare che in certe fasi il dominio di gioco totale - statico, dinamico, tattico, difensivo - è detenuto dagli Alverni, in altre ai Saracens pur orgogliosi e determinati, sono mancate lucidità e mezzi per superare la linea difensiva avversaria. La partita rispetta all'incirca nei canonici quattro quarti:

- nel primo quarto il dominio sia in fase dinamica che statica degli ospiti è schiacciante. Non c'è fase che non veda dominanti i francesi, tanto che c'è da chiedersi come mai al 16' il punteggio sia solo 3-9, con 3 penalty su quattro centrati da Brock James e uno da Owen Farrell.
Inciso, vero anche per Ulster e Brive: i club di livello europeo schierano piazzatori in grado di punire le fallosità avversarie da dieci metri dentro la propria metà campo; avete presente l'impatto che ha nel game plan difensivo degli avversari?
Se la linea difensiva inglese è in affanno sulle percussioni francesi ma tutto sommato regge, è la mischia ordinata a cedere di schianto fin dalle prime battute, il punto di domanda scolpito sulla faccia di Stevens è tutto un programma. Il solito Shalk Brits dà l'esempio di ball carrier  ma non fa tanta strada, la linea difensiva francese è perfetta, copre tutta la larghezza del campo e si affida su un placcatore "a uomo", massimo due, per fermare l'avversario. Spicca la sagacia e la precisione di Brock James, subentratro già al 3' a uno zoppicante Skrela; è uno dei migliori giocatori tattici in circolazione, oggi supplisce alla giornata poco brillante del recuperato in extremis Parra, facendolo lui il playmaker. Il ritmo è infernale.

- Nel secondo quarto i francesi tirano il fiato e lentamente gli inglesi recuperano il controllo della mischia e pur rimanendo "sotto schiaffo", riescono ad avanzare di qualche decina di metri di campo. Non succede nulla a livello di punteggio: gli inglesi non riescono mai a passare la linea difensiva francese. Resta solo il punto interrogativo tipico di tutti gli sport di squadra: quando la squadra dominante non riesce a capitalizzare la sua superiorità e l'avversario ne prende le misure, la sorte può girare molto rapidamente.

- Al rientro dopo l'intervallo sono gli Alverni ad accelerare nuovamente: è quanto basta per trovare la meta al 44', quando un recupero di Rougerie lancia Parra e 3 compagni contro uno, è un gioco da ragazzi per Lee Byrne schiacciare in meta all'angolo destro col sostegno di Sivivatu e Bonnaire. Al 50' iniziano i cambi, quello di maggior effetto è Neil de Kock in mediana, ma anche con lui, se il possesso aumenta, l'antifona di chi controlli il breakdown non muta. Tanto che è Brock James a allargare ulteriormente il gap al 55'.

- Nell'ultimo quarto è assalto all'arma bianca degli inglesi, che oltre al possesso vendono anche la loro metà campo. E' una ripetizione di assalti alla trincea nell'ultimo metro dell'Altipiano, ma come gli austriaci, i Saraceni non passano mai. E' un allenamento tosto, destinato ad aumentare notevolmente l'autostima degli Alverni, che hanno nell'anziano Nathan Hynes un leader determinato e indefesso sul punto di incontro.

Poche volte s'è visto un incontro a questi livelli con un team così dominante e meritevole della vittoria: complimenti per la crescita nella convinzione e nella mentalità del Clermont, l'eterna finalista riuscita a vincere il campionato francese un paio d'anni fa, ma sinora limitata a vincere l'Euro Challenge e mai andata oltre ai quarti di finale in Coppa Europa. Forse Tolosa ha trovato un degno erede. Quanto ai Saracens, anche quest'anno cade l'unico baluardo inglese, attendiamoci la ripresa delle solite discussioni sul salary cap. Se vincevano loro però (fuori discussione per quel che s'è visto in campo oggi) era la Francia a restar fuori, pur dominando la Challlenge.
 Il quadro delle semifinali di Heineken Cup è definito:

- Clermont - Leinster a Bordeaux,
- Ulster - Edinburgh a Dublino.


Fa sorridere pensare alla semifinale di Dublino, quella delle outsiders, dove l'attenzione del pubblico di casa sarà tutto rivolto a Bordeaux e col team teoricamente in casa che forse sarebbe stato più a suo agio a giocare a Glasgow. Certo è che il peso è tutto sbilanciato dall'altra parte, la semifinale Clermont - Leinster sarà una finale anticipata: due roster stellari, il cinismo dell'esperienza di finali controbilanciato dal fattore casalingo. Sarà molto, molto tosta per tutte. Basti solo pensare, come sintesi massima, a Rougerie vs. O'Driscoll. 

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