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mercoledì 24 luglio 2013

Bilanci d'estate a medio termine

Restiamo sulla scia dei British & Irish Lions, in attesa che prenda il via il Championship australe per dare sostanza dal campo di gioco. Come annunciato prima che il Tour 2013 fosse iniziato, per lo sport d'Oltremanica si tratta di un'estate particolarmente densa di appuntamenti, un anno dopo le Olimpiadi di Londra. Perché se la truppa di Warren Gatland si è presa lo scalpo degli australiani, lo stesso stanno tentando di compiere quelli della nazionale di cricket con The Ashes (la situazione pare volgersi al meglio per i britannici) e nel frattempo sono arrivati due successi pesanti. 

Il primo fra tutti è merito di Andy Murray che ha vinto Wimbledon (il primo suddito di sua maestà a riuscirci dai tempi di Fred Perry, correva l'anno 1936): una vittoria che ha connotati pure politici (Murray è scozzese, nel Royal Box a seguire la finale c'erano sia il Primo ministro David Cameron che il First Minister di Scozia Alex Salmond e Cameron è stato abilissimo a farsi immortalare con il tennista fuori dal Numero 10 di Downing Street mentre ci si prepara al referendum per l'indipendenza della fu Caledonia) e che giunge sempre ad un anno di distanza dalla medaglia d'oro olimpica vinta proprio sull'erba contro Federer. Quindi la maglia gialla al Tour de France di Chris Froome, tesserato Team Sky, che fa il paio con quella ottenuta nella scorsa edizione da Bradley Wiggins (anch'egli in seguito medaglia d'oro ai Giochi nella cronometro individuale). 

A questo punto il Telegraph ha chiesto ai suoi commentatori sportivi di provare a delineare i contorni, di tirare le somme alla luce di questi risultati e per il rugby si è espresso il solito Mick Cleary che non ha potuto fare a meno di menzionare la serie vinta dai Lions, anche in maniera sarcastica (alla domanda "qual  è stato il migliore periodo del rugby britannico" ha risposto: "Se sei gallese, gli Anni '70, se sei inglese la prima parte del nuovo secolo culminata nella vittoria alla Coppa del mondo 2003, se sei scozzese o irlandese, beh, ci sono sempre i Lions"). 
In che modo? Guardando al futuro con il Galles che mette nel mirino la RWC 2015 (migliorarsi per i dragoni rossi equivale al raggiungimento della finale, visto che nel 2011 si sono fermati a quella per il terzo e quarto posto, poi persa - guarda caso - contro l'Australia), se non direttamente al 2017, anno del prossimo tour dei Lions in Nuova Zelanda: "L'Inghilterra che si sta immettendo nel binario ha buone prospettive". "L'Inghilterra - è il pensiero di Cleary - è una forza emergente con una rosa di più giovani in arrivo. Gli All Blacks non staranno tremando, ma certamente staranno osservando". 

C'è qualcosa che non va. L'Heineken Cup: "Una coppa più meritocratica migliorerebbe le cose" e la mente torna alla sfida tra i club di Premiership e la ERC per la riorganizzazione del torneo. E pure la mischia, tra set e reset - e metri arbitrali in certi casi particolarmente discordanti tra loro aggiungiamo. 

Commenti aperti: diteci la vostra, tirate le somme. 

lunedì 22 luglio 2013

Lions Tripadvisor

Il Socio ha raccontato l'ultimo capitolo dell'emozionante romanzo del Tour dei Lions 2013 in Australia con il tratto che contraddistingue questo blog - i fatti uniti alle opinioni, perché ci piace prendere posizione come sul campo e opinioni sostenute dai fatti, non dalle supposizioni, narrativa&saggistica. E' stato un evento da annali sin dal primo Test Match, roba che tiene gli entusiasti in piedi, davanti alla tv, manco giocasse la nazionale, manco fossero i Mondiali. Tant'è, allora ecco un resoconto diverso dei giorni che hanno preceduto e seguito lo showdown di Sydney

Il Salamander di Bath (foto) lo trovate in John Street, a pochi passi dalla cattedrale della cittadina disegnata dalle geometrie dell'architetto settecentesco John Wood. Si bevono delle gradevoli Bath Ales, dal tono scuro e se tanto vi piacciono, potete procurarvi direttamente al bancone un fustino da portare a casa e condividere con gli amici o per conto vostro (il sottoscritto si è gustato un paio di pinte di Barnsey). La vicinanza al Galles (con il treno da Bath si impiegano dieci minuti / un quarto d'ora per giungere a Bristol e quindi altri cinque minuti di viaggio e si è nel principato) fa in modo che tra i giornali da sfogliare ci sia il Western Mail, ovvero la versione cartacea del Wales On Line. In ultima pagina la copertina riservata allo sport riportava le dichiarazioni di Paul O'Connell all'indomani della decisione di Warren Gatland di lasciare fuori dall'ultima contesa Brian O'Driscoll e la seconda linea irlandese spendeva lodi per il comportamento consono adottato dal collega. Il resto degli articoli era declinato in versione Welsh: quanto il successo dei Lions possa pesare nell'economia di Red Dragons, con un occhio rivolto alla prossima World Cup. L'analisi delle prestazioni di Leigh Halfpenny, Jonathan Davies, Justin Tipuric, George North, Alu-Wyn Jones, Richard Hibbard e il resto della compagnia cantante. D'altronde nelle Valleys attendevano la rivincita sui Wallabies dopo il cappotto subito nella serie della scorsa estate, combattuta punto a punto. 

L'attesa è stata frenetica. Old India di Bristol, ospitato nel palazzo che una volta accoglieva lo Stock Exchange Building della città costiera (a pochi passi del vecchio mercato coperto dove negli Anni 60 degli ancora sconosciuti Rolling Stones si esibirono di fronte a 700 persone), per pranzo funziona da classico pub dove puntare su carne e fish & chips più elaborati. La rassegna di notiziari quali Telegraph, Daily Mail e Daily Express (costa dieci pence in meno del Mail, è scritto appena sotto la testata, questa si chiama competizione) si divideva tra analisi tecniche su mischia, rimesse e arbitraggio e colonne riservate agli altri due grandi eventi dell'estate d'Oltremanica: Andy Murray che si prende Wimbledon e The Ashes, il confronto britannico - australiano a colpi di mazze da cricket. Vedere le cronache su Mourinho di ritorno al Chelsea confinate in angusti spazi è stato un chiaro termometro mediatico. Su tutti svettava Geoff Parling, il roccioso lock ambasciatore dell'Inghilterra per l'ultima battaglia cullato dagli inviati in loco - in seguito si è aggiunto Alex Corbisiero, colui che ha poi aperto le danze - a proposito, gossip: Zara Phillips e Mike Tindall aspettano un bambino, futuro cugino del Royal Baby che a quanto pare ha infine scelto di venire alla luce, la notizia è comparsa sul numero del settimanale popolare Hello! che ospitava la più classica delle guide dalla A alla Z sul discendente di William e Kate. Speriamo che il pargolo non prenda il naso dal padre Mike. 

Così sopraggiunse il fatidico 6 luglio. Attaccati a connessione wi-fi e streaming, impegnati ad assemblare l'unico televisore a disposizione per carpire qualche immagine - nei college non c'è mai il maggiordomo quando serve, era rintanato in casa sua, con gradevole profumo di barbecue proveniente dal giardino -, alla ricerca di frequenze radiofoniche che almeno lasciassero immaginare lo svolgimento delle azioni, la chiamata a casa con l'ordine perentorio "registra, registra tutto!". L'intenzione era di gustarsi la partita tranquillamente al rientro in patria con un paio di bottiglie di Newcastle Ale Brown, acquistate sul tratto di traghetto Dunkerque - Dover (confezione di 24, meno di un pound per bottiglia), ma la fornitura è stata esaurita prima di rimettersi in marcia. 

Nel mentre Gatland ghignava di gusto.

Ps: per altri suggerimenti turistici, basta contattarci via mail. Siamo un blog di rugby, non di gastronomia. 

mercoledì 17 luglio 2013

Gatland ha pescato il jolly, Deans perde tutto

La polvere sollevata dall'evento del lustro, la "bella" della Serie Lions in Australia, conclusasi a Sydney sabato 6 luglio davanti a 84.000 spettatori (più quanti davanti alle tv?) con un netto 16-41, s'è alfine posata.
La vittoria dei Boreali  - o il cedimento dei Wallabies, secondo il lato cui lo si guardi - rivela quel che il Tour è sempre stato: una prova in cui la selezione delle Isole Britanniche ci mette "colonialmente" (nel senso glorioso del termine) il meglio e il massimo, pur nel peggior momento stagionale per gli atleti Boreali, lontano da "casa" - ma le maglie rosse dei supporters non mancano mai negli stadi dell'ex Impero; al contrario per il Paese Ospitante, è una prova di resistenza stile assedio del castello, se passa senza danni pfiuu tutto bene gran pacche sulle spalle, ma quando le mura cedessero allora eventuali eroismi, sfortune o l'esserci andato vicino non contano più nulla, come nel Medioevo resta solo la devastazione e il saccheggio. Giusto per definire i profili psicologici asimmetrici della sfida suprema nel rugby Mondiale.
La storia riporta un record totale negativo dei B&I Lions nei tour che iniziano in forma privata nel 1888, poi supportati dalle federazioni dal 1910 ma pienamente "istituzionalizzati" solo dal 1950 (in precedenza e fino al '36 inclusivi anche dell'Argentina - tre tour tutti vinti). Record perdente nel totale (15 vinti, 20 persi, 1 pari) e in particolare nei confronti del Sudafrica - 4 tour vinti, 1 pari e 8 persi - e con la Nuova Zelanda - dieci tour persi contro uno solo vinto, nel 1971  (anche allora Lions a trazione gallese, con Carwyn James head coach, John Daves capitano e Barry John miglior realizzatore). I motivi psicologici sopra delineati fan si che il record negativo "alla Azzurri" non renda certo i Lions dei perdenti, né porta certo le avversarie ad affrontarli sottogamba.

L'Australia non è mai stata "fortezza" anti Lions per un sacco di motivi, ma proprio i nove Tour a partire dal 1899 han probabilmente dato un contributo fondamentale a mantenere il codice vivo in un Continente in cui è sotto assedio della popolarità del League e Ozzy Rule. Sette sono i tour vinti dai Lions contro 2 soli persi in Australia: nel 1930 su partita secca appendice del tour in Nuova Zelanda e il famoso penultimo tour nel 2001, quando il coach Lions era Graham Henry, c'era Jonny Wilkinson vs. Matt Burke, Martin Johnson capitano ma George Smith MVP nella tesa partita decisiva. Una vittoria così esaltante ed appagante quella Aussie ... da provocare secondo molti la sconfitta nel successivo mondiale casalingo, in finale contro il famoso drop di Wilko, uno dei gesti individuali più noti della intera storia dello sport.

Il coach Lions Warren Gatland è capitato quindi nell'anno giusto sul ciclo dei dodici e come vedremo, non è l'unico jolly che abbia pescato. In più non rischiava granché anche in caso di sconfitta, se non qualche flame polemico nei giornali inglesi: è difatti ben saldo in sella al Galles del back-to-back al Sei Nazioni e difatti si è potuto permettere scelte impopolari, come l'affidarsi totalmente al "blocco" dei suoi uomini di fiducia nel momento decisivo, umiliando gli inglesi a coprire pochi ruoli apparentemente marginali, relegando gli scozzesi nelle partite infrasettimanali e svillaneggiando irlandesi e non con l'esclusione dal deciding game di Brian O'Driscoll.
Il bello è, a proposito di jolly pescati da Gatland, che il risultato di queste scelte è stato decisamente poco influente: la partita decisiva è stata vinta quasi senza volerlo su ben altri fronti, grazie all'apporto decisivo dei pochi non gallesi come Corbisiero, Parling e Sexton. Di più ancora, dopo i Mondiali 2015 in cui i Dragoni a questo punto si presentano come una delle grandi favorite, il Kiwi Gatland in ascesa pazzesca tra le panchine mondiali, potrebbe legittimamente aspirare al top del top, quella All Blacks.

Guai ai vinti invece per coach Robbie Deans: il poco sopportato neozelandese nella terra dei Canguri s'è dimesso e/o è stato rimosso a stretto giro di posta dopo la sconfitta di Sydney. Fa da ovvio capro espiatorio, nonostante sia andato vicinissimo a vincere Gara Uno (due errori al piede finali di Beale), quindi la serie e abbia saputo superare i Boreali sul loro terreno, davanti, in due gare su tre. Ha saputo mantenere i Wallabies ad alti livelli ma pur senza mai riuscire a "stabilizzarli" in un ciclo vincente - vedi jo jo nei Test Match e la vittoria nell'ultima edizione del Tri-Nations 2011, seguita dalla sconfitta in semifinale mondiale. Tante vittorie sofferte, poche sconfitte ma sanguinose, pesanti: l'epilogo ben rappresenta l'avventura del guru dell'Università del Rugby di Christchurch di là del Mar di Tasman.
Al suo posto arriva il "prenotato" ex coach dei Queensland Reds Ewen McKenzie, un Aussie 100%  - poco credibile si affidassero a un altro straniero come il sudafricano Jake White, che pure sta facendo benissimo coi Brumbies. McKenzie aveva fatto la sua scommessa dimettendosi a sorpresa dalla panchina della franchigia qualche mese fa; ora già lancia la nuova mission dei suoi Wallabies, nei quali l'(auto-) escluso Quade Cooper coprirà sicuramente un ruolo importante: è significativamente tutta rivolta ai vicini All Blacks da scalzare, prima la Bledisloe Cup che i prossimi Mondiali.

Storia, vincitori, vittime: tutto deciso dalla "bella" della Serie in un colpo solo. Il punteggio è impietoso: 25 punti di scarto, quattro mete a una. Eppure la partita è stata decisamente in bilico per un intero quarto abbondante e se fosse passata l'Australia col medesimo scarto, non avrebbe rubato nulla.
I giornali australiani si dilungano sull'erroraccio di Will Genia sulla prima palla della partita, causato da malinteso con Kane Douglas sul calcio di inizio - la tensione fa brutti scherzi anche ai grandi campioni, anche se la responsabilità è più del lock che si muove poi si ferma. Nella realtà la chiave che apre la porta alla prima meta è la conseguente mischia ordinata: l'arbitro Poite giudica "falloso veniale" l'ingresso di Ben Alexander, Phillips parte veloce sul lato chiuso (pressoché l'unica sua azione importante) e lancia l'ala destra Bowe; sugli sviluppi della ruck che ne consegue, prima capitan Alun-Wyn Jones sfiora la meta sulla base del palo, poi ci pensa Alex Corbisiero a carpiarsi come un pesce fuor d'acqua e toccare in meta. Partire 7-0 al secondo minuto della partita del lustro su errore marchiano, è un bel baco nella testa dei defender e un ottimo viatico per le Giacche Rosse, entrate in campo determinate come sempre ma forse con qualche dubbio da leadership.

Successivamente i Lions fermano i veementi tentativi di reazione Aussie , viziati anche da spreco di occasioni da piazzare per cercare già la rimessa laterale ravvicinata. I Lions dominano la scena, ma non mediante le armi tattiche predisposte da Gatland. La scelta del coach era di fatto un "all in": due massicci blindside in posizione flanker (Sean O'Brien, Daniel Lydiate), più Faletau altro ball carrier e Jamie Roberts sfondatore in mezzo. I quali si schiantano tutti regolarmente sulla attenta difesa australe, che si permette pure il lusso di "distaccare" il suo blindside Ben Mowen (nella realtà un terza centro) alla marcatura a uomo del mediano, con l'effetto di rallentare tutto il tecnasma messo in piedi per concentrare la difesa australe e poi allargare il gioco. Al contrario, gli attacchi Lions ristagnavano vicino al portatore di palla per tenere due uomini a protezione.

E allora come arrivano le marcature su punizione al 7', 12', 15' e 25' di Leigh Halfpenny, il Man of the Match meritato per la bravura nel posizionamento difensivo profondo, non solo per la precisione nei piazzati? Beh a parte la prima, un calcio da metà campo, sono nove punti prodotti dalla mischia ordinata, vera arma letale di una partita decisa alla "moda Boreale". Mentre Adam Jones fa il suo superbo lavoro a tenere Benn Robinson, sull'altro lato il menzionato Alexander a Corbisiero non lo regge sul piano dei trick più che della forza e l'arbitro lo prende di mira: il cartellino giallo arriva come il destino al 24'. E' bastato il rientro di Corbisiero, autentico unsung hero (inglese non gallese) della partita con tanto di meta, a cambiare il verso della mischia ordinata nella Serie e con esso quello della partita decisiva. A proposito di jolly pescati, l'edge del primo tempo e quindi della partita, non arriva per i Lions dall'inserimento di Roberts. Il pilone sinistro ex Irish ora Saints vince il confronto per l'esperienza: contrariamente ai Vunipola vari, sa mettere in pratica le istruzioni dello staff, come testimonia gli sguardi d'intesa nel booth Lions dopo il fallo che costa la panca puniti al numero tre contrapposto.
L'arbitraggio di Poite ha influito? Certamente si, in modo palese, con buona pace di chi s'era lagnato negli altri due test, quando a soffrire era la prima linea Lions. Solo, a questi livelli - e con questo tipo di regolamento (speriamo tanto nei prossimi cambiamenti), bisogna sapersi adattare.
L'arbitraggio ha influito notevolmente nel primo tempo anche nell'area cruciale del breakdown. Qui Poite s'è reso conto solo sporadicamente (un piazzato all'8', altre tre punizioni troppo frettolosamente calciate in rimessa) di quante ne facessero i Rossi privi di fetcher: tutti a buttarsi sopra e a giocar regolarmente da terra o con le ginocchia appoggiate sull'attaccante.

Il vento cambia attorno alla mezz'ora: la superiorità numerica porta i Lions in vantaggio 19-3 a tentare di ammazzare la partita, ma qui si rivela la fallacia della tattica tutta ball carrier allestita da Gatland; consistente, ma facile da controbattere per la sua prevedibilità. I Lions inanellano allora ben 29 fasi sequenziali senza mai diventare pericolosi, alla fine il tentativo fallito di drop di Sexton è per fine benzina e alternative. Da quel momento il campo è dei Wallabies, pur ancora in inferiorità e pure colpiti dalla sfortuna (uscita di Folau, ingresso dell'esordiente Mogg). La pressione viene concretizzata al 40' da un guizzo personale di James O'Connor, che cala in meta dopo aver piantato sul posto Sexton e rotto il placcaggio di Phillips. Si va alla pausa sul 10-19, partita riaperta (e se avessero piazzato tutte le occasioni, con la precisione di Leali'ifano, chissà come poteva essere ).

Alla ripresa Poite torna in campo evidentemente "istruito" dai collaboratori a prestare maggior attenzione al breakdown. La cosa penalizza i Lions che vacillano in difesa, anche per la carenza di leadership in campo. I Wallabies paiono poter dilagare: nel giro di 5 minuti Leali'ifano può piazzare i due calci che portano il punteggio sul 16-19 (anche i Wallabies sono stati evidentemente "istruiti" all'intervallo a non sprecar occasioni da punto). Le squadre separate da tre punti, rieccoci quindi alla Serie Lions 2013 come l'avevamo conosciuta!
A un passo dal paradiso, i Wallabies vengono ricacciati indietro: prima i Lions si portano avanti nel modo solito, percussioni ravvicinate che graffiano poco, poi al 51' è ancora l'arma letale della mischia ordinata: stavolta cede Robinson messo nel mirino da Jones supportato da Tom Youngs che rimpiazza Hibbard. Halfpenny piazza il 16-22.
Ci riprovano imperterriti gli australi che giocano percussioni più variate e ariose e riescono regolarmente a guadagnare il vantaggio sulla linea difensiva, ma la serie di fasi viene interrotta al 55' da un crescendo di interventi dei Lions nei breakdown, da loro interpretati, in assenza di grillotalpa veri, in modo tutto fisico e come di diceva in paese, alla cressi mucio (trad.: buttati nel mucchio che mi butto anch'io), con Poite tornato tollerante come nel primo tempo.
La palla emerge lato Rosso in qualche modo, Conor Murray che ha rilevato il poco positivo Phillips lancia un contrattacco sul lato sinistro che per poco non sfonda con Jonathan Davies. Ma il gioco è tornato nei 22 metri australiani, e il patatrac arriva al 57': i Lions con Murray riescono finalmente ad allargare il gioco in modo consistente, Halfpenny fa il break decisivo e apre (in avanti?) a Sexton in supporto ravvicinato. E' la meta decisiva, 16-29 il punteggio; le altre due mete arrivano nel tempo della disperazione Aussie, quando le mura han ceduto e resta poco da fare: di North al 65' e l'ultima al 70' di Roberts, utile a Gatland per poter sostenere che l'inserimento di questi al posto di BOD è stato corretto.

Sta di fatto che i Lions rivincono una Serie dopo 16 anni (1997, 2-1 in Sudafrica, guidati da Sir Ian McGeechan e Jim Telfer, con Martin Johnson capitano e Neil Jenkins miglior marcatore) e questo sarà quel che resta. Valore, sfortuna, episodi, jolly pescati dal mazzo: tutto come lacrime nella pioggia, the Winner takes it all, scordando quanto sia stato vicino alla sconfitta nelle prime due gare, sorpreso nel proprio punto di forza davanti e quanto inefficace sia stata la strategia "tutti ball carrier" di Gatland.
Giusto così? Mah, in ogni caso è tutto molto anglosassone, gli australiani ci stanno dentro. E la scelta - molto prevedibile - di Deans a capro espiatorio, rende tutto molto scialla. E ora tutti posson tranquillamente dirigere l'attenzione sul reclutamento della star del League Benji Marshall, il cui agente sta forse sta solo giocando al rilancio del contratto in scadenza (in NRL so' come i calciatori). 

giovedì 4 luglio 2013

... i duri entrano in gioco

La risposta di Robbie Deans alle scelte solo apparentemente di rottura di Gatland (in realtà probabilmente avrebbe voluto giocare con tutti quei dieci gallesi fin dall'inizio) per il deciding game della Serie Lions in Australia 2013, sabato 6 a Sydney ore 20.00 locali (11,00 da noi)  è quella largamente anticipata.
Ai cinque cambi molto strategici dei Lions (uno dietro, Jamie Roberts, due su tre in prima linea e due su tre in terza, e come se non ci fossero muscoli a sufficienza, Manu Tuilagi pronto in panca), lo staff australiano risponde con un solo cambio tra i titolari e uno più una "retrocessione" in panca.
In campo abbiamo l'anticipato ritorno del veterano George Smith all'openside (nella foto). L'ingresso del leader del pack Wallabies per anni, che Deans vorrebbe convincere a prolungare la carriera fino ai Mondiali 2015, comporta lo scivolamento dell'eccellente Michael Hooper in panchina - ubi maior ...; in più è convocato pronto al cambio anche Ben McCalman, primariamente per il numero otto ma è scelta di flessibilità: oltre che schierabile blindside come i simile Mowen, l'ultima sua volta nei Wallabies (2011) fu schierato openside. I due che lasciano la panca sono il pur meritevole Liam Gill - in quanto fotocopia di Hooper - e il centro Rob Horne, lasciando unico utility back Jesse Mogg.
Del resto tutti i barometri prevedono sturm und drang, tempesta e assalto: i Wallabies si attrezzano per il tempaccio, ma un solo cambio fa capire che non sono loro quelli chiamati a cambiar piano di gioco.

Affrontare dei Lions versione Arditi, con lo sfondatore centrale Roberts a richiamar difesa e quindi aprire varchi al largo e una terza linea tutta di ball carrier: una volta assicurato il presidio delle mura con l'esperienza di Smith, le masse di Mowen e Palu, Horwill e Douglas, le  cure di Deans probabilmente sono rivolte al miglioramento nella execution dei suoi. Cioè diminuire il tasso di errori nell'handling, mantenendo l'attenzione e la pressione sia in fase di possesso che senza, e il controllo delle fasi statiche. Ciò è tutto molto Aussie, ma è anche più facile a dirsi che a farsi, soprattutto l'ultima, dati i bellicosi piani di battaglia Lions e i loro adeguamenti in prima linea. Dopotutto però gli Australi sono all'inizio della stagione, in teoria possono solo migliorare in quanto ad accuratezza.
L'aver portato l'avversario a cambiare radicalmente game plan all'ultima partita in una serie equilibratissima, è indubbiamente una vittoria psicologica per lo staff dei Wallabies: è uno scossone che potrebbe rivelarsi auto-distruttivo per chi lo fa, a maggior ragione essendo i Lions privi di molti leader, da capitan Warburton a O'Connell allo stesso O'Driscoll. Più sicurezza aiuta, rafforzata dal fatto che il Galles, l'ubi consistam di Gatland, non è mai riuscito a impensierire l'Australia di Deans . Ma tra questo e dire rilassati sin d'ora che la Serie 2013, una delle più equilibrate mai viste, si concluderà come tutte le altre post 1993, ancora ce ne passa ...

Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Israel Folau, 13 Adam Ashley-Cooper, 12 Christian Lealiifano, 11 Joe Tomane, 10 James O'Connor, 9 Will Genia, 8 Wycliff Palu, 7 George Smith, 6 Ben Mowen, 5 Kane Douglas, 4 James Horwill (captain), 3 Ben Alexander, 2 Stephen Moore, 1 Benn Robinson.
Replacements: 16 Saia Faingaa, 17 James Slippper, 18 Sekope Kepu, 19 Rob Simmons, 20 Ben McCalman, 21 Michael Hooper, 22 Nick Phipps, 23 Jesse Mogg.


Nel frattempo, chi di polemica ferisce ... ricordate Gatland abrasivo dopo Gara Uno: sprezzante sulla scelta delle scarpe di Beale, sull'etica rugbistica di Horwill, sul gioco dei trequarti in gialloverde. Il tutto nel silenzio del connazionale Deans, che signorile continua. Bene, ora tocca al Warren: la stampa australiana - e non solo - è scatenata avverso la scelta di lasciar fuori BOD.
Un anticipo dell'affilatura penne in corso in tutta la Gran Bretagna di qua dell'Offa's Dyke, pronte a scatenarsi in caso di sconfitta; a partire dall'Inghilterra, la Casa Madre Lions umiliata a fornitrice di soli piloni e poco più, manco fosse una Romania o Georgia. Ha agevolato le critiche un coach decisamente sulla difensiva e quasi imbarazzato sul tema in conferenza stampa.
Contro la scelta tattica vengono agitati i 23 placcaggi di O'Driscoll in due gare con zero errori o il suo decoy run che ha agevolato la meta di Cutberth in Gara Uno. Già a dirlo però, appare un po' pochetto: è difficile nascondersi lo scarso impatto di un veterano del suo calibro nell'economia dei Test, persino in termini di carisma nei confronti degli arbitri: l'han ripreso come un novellino ... BOD non ha funzionato per problemi di mancata intesa con Jonathan Davies, o la pressione portata sull'altro Jonathan - Sexton - ha impedito di innescarlo con continuità? O è stato piuttosto quel suo costante drift verso l'outside con tutti i sostegni costretti ad arrancargli dietro (analisi impietosa del connazionale Geordan Murphy), invece del dritto per dritto nei troppo presidiati corridoi inside?
Sta di fatto che la logica dell'ingresso di Roberts non appena disponibile, ancorché "disperata" nella sua palese chiarezza e rifiuto di "piani B", mi pare difficilmente attaccabile: era il titolare designato.
Aveva senso tenere BOD outside al posto di Davies (di fatto è questi che gli soffia il numero 13), in forma e col quale Roberts ha un affiatamento pluriennale? La vera questione potrebbe essere, perché non portarlo in panchina? Un impact player d'esperienza, da inserire in un finalone tirato al cardiopalma, in cui i ragazzini alla O'Connor perdono la trebisonda come in Gara Due. All'esperienza Gatland ha preferito l'impatto dei muscoli di Tuilagi e tant'è, buona fortuna.
Anche i critici han però l'aria di usare il naturale declino dell'ex Re Leone in modo pretestuoso: nella realtà è plausibile e forse anche giustificabile ce l'abbiano con Gatland per la scelta di nove Dragoni su 15, dieci su 23 nel deciding game ... anche se era stato molto chiaro su questo, sin prima di partire. O forse appunto, stan solo affilando le penne nel caso che ...

Come ha commentato un lettore, questa non è solo una gara, è già una epopea.

mercoledì 3 luglio 2013

Quando il gioco si fa duro ...

E adesso che si fa? Siamo al decider della Serie Lions, sabato prossimo a Sidney, il peso delle decisioni degli staff diventa quasi insopportabile e in ogni caso certamente decisivo, visto l'equilibrio complessivo sinora - la prima partita chiusa con due punti di vantaggio, la seconda con uno e in entrambe il risultato è rimasto a dir poco in bilico fino a tempo scaduto.
Il primo a svelare le carte e togliersi il peso dei ripensamenti è come d'uopo l'ospite Gatland.  Ne aveva già cambiati cinque a fronte di due infortuni tra Gara Uno e Due, per Gara Tre ne propone altrettanti a fronte della indisponibilità del solo Warburton. E si tratta di autentiche inversioni di rotta. Del resto, quando il gioco si fa duro, sono i duri ad esser chiamati a giocare.

Dietro con un solo cambio lo staff dei Lions rivoluziona tutto, approccio tattico incluso, colorando di rosso il reparto: fuori l'esperienza di Brian O'Driscoll - sempre ben imbragata e resa ininfluente dai Wallabies, ma rimangono i suoi 23 placcaggi in due partite - resta solo il confermato Tommy Bowe di non gallese a garantire copertura esperta sui gioco aereo per le torri Wallabies al largo.  Entra il recuperato Jamie Roberts (in foto) a fianco dell'affiatato collega Jonathan Davies, e gli altri Dragoni confermati - e ci mancherebbe - Leigh Halfpenny e George North. Anche il rincalzo in panchina Manu Tuilagi che scalza Cutberth a conferma l'approccio fracking centrale a testa bassa prescelto. Se la linea difensiva dei Wallabies ha avuto sinora gioco facile a impedire gli allargamenti dei Lions impegnando pochi uomini, vedremo ora come se la caverà alle prese col bulldozer centrale che punta l'altro inside centre oppure l'apertura dritto per dritto, invece di girar largo a cercar varchi che con una difesa densa fuori come quella australiana, alla fine rallentano e intasano e costringono i compagni a inseguirli in orizzontale e quindi a comprimersi sullo stretto.
In mediana attorno al motore immobile (nel senso tolemaico di punto di riferimento assoluto) Jonathan Sexton, Gatland torna al Dragone Mike Phillips, anche se Ben Youngs non aveva certo deluso rispetto al lui in gara Due, anzi; forse pesano considerazioni di "amalgama" e affinità con la maggior parte dei giocatori in campo. Anche in panca alle capacità dell'inglese si preferisce la precisione di Conor Murray. Farrell è lì, fermo a occupare un posto e a garantire rispetto agli infortuni incombenti. Del resto all'occorrenza può fare anche il second five eight come nei Saracens, per non dire l'estremo e piazzatore: è lui il vero utility back.

Davanti Gatland approfitta della nuova disponibilità di Corbisiero per alzare l'expertise in mischia ordinata, senza perdere propulsione nel gioco dinamico; per non sbagliare ancora, butta in mischia subito pure i muscoli di Hibbard a garanzia di tenuta in spinta. Al numero tre l'imprescindibile Adam Jones. Sintetizza bene quel che è successo sinora in mischia ordinata - aldilà delle  scontate furberie reciproche -  l'ex Mark "Ronnie" Regan: "the Australian eight are doing that (work as a team) slightly better than us. They are more dynamic and percussive at the hit, whereas Vunipola and to a much lesser extent, Adam Jones, are embroiled in one on one battles".

I rincalzi - meglio sarebbe definirli, la prima linea per l'ultimo quarto (i closer prendendo in prestito il gergo del baseball) - è quella tutta english con Vunipola, Tom Youngs e Cole. Quest'ultimo s'è rifatto in gara Due ma la combinazione degli altri due rimarrebbe a rischio alla luce dell'ultima prestazione, anche se sarà stavolta contrapposta ai rincalzi Aussie: lo staff dei Lions prova a mescolare le carte insomma.
La seconda linea è confermata Parling-Wyn Jones, i Lions hanno sofferto non poco in rimessa laterale senza O'Connell e per questo stavolta niente improvvisazioni, c'è pronto Richie Gray che prende il posto di Croft in panchina.
E arriviamo al reparto sovente chiave della gara, quello dove guarda caso sinora s'è incardinato l'equilibrio tra le compagini contrapposte. Qui Gatland preferisce mescolare le carte ancora una volta, rifiuta la soluzione "logica"Justin Tipuric al posto dell'indisponibile Warburton e va tutto di muscolo: Toby Faletau rileva Heaslip apparso poco d'impatto, al lato blind conferma per Lydiate open inserisce Sean O'Brien nonostante non si sia certo imposto sugli avversari nel secondo tempo. E Tipuric, il fetcher per eccellenza della selezione con Warburton, parte dalla panca. Una terza linea più votata al pick and go e all'arresto brutale degli avversari che ai grillotalpa. La scelta, soprattutto O'Brien openside, fa il paio con quella di Roberts dietro: è una scelta d'assalto, o la va o la spacca. 
Capitano per anzianità di servizio in una formazione con nove gallesi in campo più uno in panca, è Alun-Wyn Jones.

British and Irish Lions(in corsivo i cambi rispetto a Gara Due):  15 Leigh Halfpenny, 14 Tommy Bowe, 13 Jonathan Davies, 12 Jamie Roberts, 11 George North, 10 Jonathan Sexton, 9 Mike Phillips, 8 Toby Faletau, 7 Sean O'Brien, 6 Dan Lydiate, 5 Geoff Parling, 4 Alun Wyn Jones (c), 3 Adam Jones, 2 Richard Hibbard, 1 Alex Corbisiero.
Replacements: 16 Tom Youngs, Mako Vunipola, 18 Dan Cole, 19 Richie Gray, 20 Justin Tipuric, 21 Conor Murray, 22 Owen Farrell, 23 Manu Tuilagi


Interessanti i quesiti posti dai cambi di Gatland allo staff dei Wallabies, che alla vigilia parevano corroborati nelle scelte dall'esito di gara Due.
Robbie Deans non ha bisogno di cercare alternative dietro: il tasso di classe è quello tradizionale australiano, lì chiunque può risolvere una gara iper -equilibrata con una accelerazione, vuoi individuale come quelle di Folau in Gara Uno o collettiva e preordinata come quella di gara Due. Il cuore come sempre tra gli Aussie sono i centri, mix di esperienza e fredda sagacia di Adam Ashley-Cooper e Chris Leali'ifano; sistemato il mismatch di altezze al lato con Joseph Tomane necessario sostituto di Ioane e l'arma letale Israel Folau sempre innescata, ci sono margini di miglioramento senza cambiare facce per l'apertura James O'Connor, efficace in Gara Due nel gioco al piede (calcio finale direttamente fuori a parte) ma dalle tante palle perse al contatto; lo stesso Kurtley Beale s'è messo meno in evidenza rispetto a Gara Uno.
In mediana il metronomo e cervello vero Will Genia non si tocca: "The orchestration of Genia from scrum-half is outstanding", ha dichiarato il veterano  dei Lions Martin Corry a Planetrugby: "His innate understanding of space, defence and gaps is second to none, and he's been the absolute difference between these sides so far".
In prima linea le scelte in prima linea rincalzi inclusi sono scontate, quel che ha fatto la grande differenza rispetto alle previsioni sono state motivazione e preparazione, vedremo se reggeranno anche a quest'ultima serie di spinte. Stesso dicasi per la seconda linea, dove la leadership di Horwill è dichiarata per due volte libera da vincoli "legali" e il gran lavoro di Kane Douglas ha tenuto Dennis ai margini.
La pressione mediatica è sulla terza linea: in gara Due lo staff si è preso i rischi confermando il giovane Hooper al lato aperto e anche il rincalzo- fotocopia Liam Gill, ottenendo risposte eccellenti, da MVP. Stavolta si mormora che rischieranno di rompere il giocattolo inserendo l'esperienza di George Smith. Rischio minimizzato dal fatto che è compagno di squadra dell'altro flanker, l'ottimo Ben Mowen.
Tale cambio manderebbe Hooper in panca ed escluderebbe Gill, e la cosa avrebbe ripercussioni tattiche non da poco: negli ultimi quarti Deans ha sempre schierato il doppio openside - Hooper e Gill - spostando Mowen al SUO posto di numero otto e ottenendo lo sfaldamento dei tentativi di avanzamento Lions.  Nel caso di inserimento di Smith è ipotizzabile che Hooper entrerebbe dalla panca al suo posto, per un cambio "di fiato".
Il vero punto problematico della terza linea Wallabies è apparso piuttosto l'efficacia del nr.8 Wyclif Palu, uno che s'è dato gran daffare ma è stato vittima costante dei grillotalpa Lions. Qui c'è Ben McCalman in preallarme e Deans potrebbe scegliere una panchina col classico 6-2, eliminando un  trequarti per inserire un'altra terza linea.
I più pensano a McCalman e Hooper in panchina, ma così facendo avrebbero tre numeri otto a disposizione (McCalman, Mowen e Palu); buttiamola lì a mo' di provocazione: Mowen-Smith-McCalman titolari, risposta fisica alla fisicità della terza linea Lions,  Hooper e Gill in panca per riproporre lo schema  "guastatore" a due openside nell'ultimo quarto e il solo Jesse Mogg rincalzo dei trequarti. Forse è troppo e non serve, viste le scelte Lions "basterà" tener botta. Védarem.

Ah giusto come postilla, c'è un personaggio decisivo di cui non abbiamo parlato: l'arbitro. La partita dell'anno sarà affidata a Romain Poite. 'I think Romain is probably the best adjudicator of scrums around to be honest,', ha già "patronizzato" Deans.

domenica 30 giugno 2013

La sottile linea rossa


C'è poco da aggiungere alla considerazione che il massimo del rugby ogni quattro anni NON è il Mondiale ma la tournée dei Lions. Tanto da riportare alla mente per analogia, epopee alla the thin red line di Balaklava, Crimea (ai cui tempi i reparti già giocavano a rugby football tra una azione e l'altra, per la cronaca). Passione, focus, thriller, altissimo livello sia in campo che a disegnar piani per questa serie di tre eventi irripetibili; individualità motivatissime (altro che Test Match di giugno!) messe in gioco in modo sopraffino da allenatori scafatissimi. Il risultato del meglio è una serie di partite che si vivono tutte in piedi, che manco la Nazionale. In tal senso, vinca o perda chi deciderà il Fato dato l'equilibrio totale costantemente sul filo del rasoio visto in campo, l'assoluto vincitore è il Tour in sé è il concetto stesso dei Lions, con buona pace di chi lo viva come un ingombro nei calendari sempre più densi. E che magari farebbe meglio a chiedersi come "clonare" (nostra proposta) tale Best Practice vincente.

Vale la pena di rivivere l'evento di Melbourne che ha livellato la Serie. Giustamente direi: per quanto s'è visto in campo, e per portare al tensione al diapason. Lo faremo in modo "asincrono", dando un'occhiata di massima a tattiche, reparti contrapposti ed eventi cruciali - le "pagelle" individuali invece le lasciamo volentieri stilare ad altri, quelli che ancora non han afferrato la profonda differenza tra calcio giuoco d'individualità assemblate in squadra e rugby sport d'amalgama collettivo. Non vogliamo qui pontificare "verità" dall'alto, bensì stimolare riflessioni diverse dal generico "Tizio ha giocato bene, Caio ha sbagliato formazione" - quello che in una parola definiamo "calcificazione" del rugby e troviamo fenomeno deteriore da pensiero debole anche se animato dal sincero desiderio del proselitismo e della divulgazione: la strada verso l'inferno è sempre pavimentata di ottime intenzioni, così facendo si porta il calcio nel rugby e non il viceversa.

La tattica
L'Australia ha fatto perbene i compiti per casa riguardo le fasi statiche. S'era già visto in Gara Uno. Si pensava che stavolta Gatland e i suoi approntassero delle contromisure che finalmente realizzassero la superiorità teorica del pack Lions, e invece anche stavolta è sofferenza, al massimo fasi alterne ma nessuna decisa superiorità, bisogna lottare su tutto e ogni evento in campo ha una storia a sè. E' un gran risultato per i Wallabies questo, è uno svellere le mura del castello avversario e lasciarlo allo scoperto, privo di sicurezze.
- La rimessa laterale  dei Lions viene regolarmente disturbata da Horwill e "frenata" nei suoi sviluppi. In particolare è ben marcata l'estremità, impedendo sviluppi veloci per i reparti arretrati. I Wallabies soffrono solo la maul, che nel primo quarto diventa arma quasi letale, "barattata", forse malamente,  con tre punti di Halfpenny: a Gatland e ai suoi manca lo spirito sudafricano delle cose semplici ma efficaci.
- E siamo alla mischia ordinata: in Gara Uno erano stati i rincalzi a mettere in crisi i panchinari in Giubba Rossa nel secondo tempo, stavolta lo fanno anche i titolari, trovando il punto debole in Mako Vunipola, panchinaro promosso per necessità. Adam Jones protesta e si agita per i trucchetti del contrapposto Robinson (e lui quando non li fa?) ma sull'altor lato è fuoco concentrico dell'esperto Moore e dello scafato Alexander sul malcapitato ventiduenne dei Saracens. Forse sono anche Parling e Lydiate che non lo supportano a dovere come facevano O'Connell e Croft, forse è anche il tallonatore molto tecnico ma poco "pilone" Tom Youngs;  fatto sta che Jones deve finirla di giocare "di fino" (cioè borderline) e mettercela tutta per raddrizzare la baracca, manco fosse lui il pilone sinistro.  L'evoluzione del punteggio nel primo tempo narra con precisione quasi assoluta le alterne fasi della mischia: primo quarto dei Wallabies, secondo quarto per i Lions. Nel secondo tempo è equilibrio, nel finale dopo i cambi la supremazia stavolta torna ai Lions ma lì la mischia non è più un fattore e tale supremazia viene addirittura sfidata dagli Aussie in modo sorprendente, come vedremo. Rimane che quelle che dovevano essere IL safe harbour dei Lions, nei due primi eventi della Serie non sono mai state sotto controllo pieno.

Nelle fasi dinamiche, la superiorità della terza linea Lions in fase di recupero palla è evidente: Warburton (alla sua miglior partita dal Mondiale) si trova a meraviglia con Lydiate, i sincronismi del suo arrivar per secondo nei raggruppamenti  sono collaudati, riuscendo ad incastrare alla grande i portatori di palla in giallo, abituati agli arbitraggi australi sovente favorevoli per partito preso a chi attacchi la linea. I Wallabies rispondono in modo diverso: la difesa non si fa mai assorbire in forze, si adatta con gran dinamismo sia orizzontale che verticale,  Hooper (21 anni!) giganteggia per fiato e visione, ben supportato da Mowen. I flanker contrapposti sono come pugili in un ring da 100 metri per 50 e pure non perdono mai la concentrazione. Fantastici.

Le difese sono così asfissianti che il gioco lo possono articolare solo i mediani da dietro i pack; le aperture sono "primo uomo in piedi" per una frazione di secondo, quindi han scarse possibilità di lavorare su opzioni. Quindi gocano per lo più su offload e incroci vicinissimi, schemi graditi agli australiani (anche se perderanno un sacco di ovali agli impatti brutali coi difensori);  Sexton riesce raramente a distendere tutta la linea d'attacco come da piani e attitudini Leinsteriane,  mentre O'Connor si trova coi compagni un po' meglio che in Gara Uno (più spesso da ricevitore di offload che da assist man), sfruttando bene anche la pedata lunga (tranne che nel finale).  In tale situazione, la scelta di Deans di supportare il cosiddetto "primo uomo in piedi" con altri due "ragionatori" - Leali'ifano e Beale - alla lunga si rivela vincente.  Invece i due centri Lions sono sacrificati nella difesa e non trovano spazi.
Uno dei fattori più cruciali e sottili dell'incontro di pugilato a squadre giocato su una scacchiera (o viceversa, della partita a scacchi tra 15 pugili) è la selezione di chi va in panchina.  Palese l'effetto contrapposto delle scelte dei rincalzi nell'ultimo quarto:  Gatland ha portato O'Brien e Croft a coprire seconda e terza linea, due blindside. Mette O'Brien per Heaslip,  invece Deans ha Liam Gill e lo manda al posto di Palu (uno dei più "grillotalpati"), spostando al nr. 8 l'adattabile Mowen. Il patatrac è di lì a pochi minuti: Warburton s'infortuna, lo rimpiazza Croft, quindi hanno tre blindside in campo e sono senza fetcher, mentre gli Aussie scatenano due openside - Gill e Hooper - a dragar palle e rallentare gli attacchi. Sarà un caso che, nonostante la netta superiorità guadagnata in mischia ordinata dai Lions, nella fase cruciale tra 65' e 75' i Wallabies riescano a schiacciarli dentro i loro 22 metri?

In fase di possesso, i padroni di casa tendono a concentrare la difesa con ripetuti pick and go, intervallati da calci nel box di Genia o calci lunghi di O'Connor, per poi far partire i trequarti. I Lions provano invece come detto ad allargare il gioco, ma la densità della difesa Aussie impedisce gli sviluppi, tanto che occasioni di meta o rotture della linea del vantaggio per loro non ce ne sono.  Nel gioco aereo è equilibrio complessivo: non c'è più il mismatch d'altezza Ioane-Cuthberth di Gara Uno, inizialmente ci provano i Wallabies con Folau che fa vedere l'Ozzy Rule da cui arriva (non solo League, è stato campione anche di quel Codice), arrampicandosi col ginocchio su North che nel secondo tempo proverà a vendicarsi caricandoselo sulle spalle e portandolo via, salvo schiantarsi pericolosamente di testa.

Per reparto
Adam Jones giganteggia in prima linea e anche il rimpiazzo Cole spezza il numero uno avversario, sia esso Robinson o Slipper più di quanto non li subiscano; invece dall'altra parte Vunipola combina alcuni disastri con Youngs, riscattati da qualche buona portate di palla in fase dinamica, fino a quando arriva il più fisico Hibbard a dargli man forte in mezzo.
In seconda linea Douglas e Horwill si fanno preferire a Parling e Wyn-Jones sepolti nella routine. Sulla terza linea ci siamo dilungati e se alla fine la differenza è di un solo punto, molti dei motivi van ricercati proprio in quel reparto: i quattro ai lati producono una performance da antologia, mentre in mezzo non così bene Palu (comunque più attivo di Gara Uno) e anche Heaslip.

I mediani a questi ritmi sono gli unici che possono "inventare" (poi uno si chiede come mai in Francia ciò sia pacifico da tempo): Will Genia non si discute, è probabilmente il numero uno al Mondo nel ruolo; Ben Youngs offre una prova propositiva, sa far giocare gli altri anche con scarsa protezione e soprattutto li guida alla aggressività difensiva, al contrario del pure più solido ma più statico Phillips. Murray entra quando parrebbe esser tempo di difendere e giocar di piede, si produce in cose tutte pregevoli ma è l'equilibrio complessivo nel pack a piegare lievemente verso i Wallabies in quei dieci fatali minuti tra 65' e 75'.

Il reparto dove la differenza è più marcata a favore Wallabis è il centro. Leali'ifano è figura chiave non solo per la sicurezza con cui piazza, mentre Ashley- Cooper vince per ora la sfida tra leader in campo in termini di seniority, molto più e meglio del rinomato Brian O'Driscoll che resta nuovamente impantanato per tutta la gara. Anche Jonathan Davies viene completamente assorbito dal dinamismo di Leali'ifano e dalle frequenti incursioni sul suo canale delle ali Aussie. Il triangolo allargato non viene raggiunto facilmente, devono tutti andarsi a cercare occasioni: bella prova difensiva di Bowe sulle palle alte, North prova a mettersi in moto ma è sorvegliato speciale come del resto Folau, Tomane è pericoloso ma le maglie difensive sono sempre attente. I due estremi Beale e Halfpenny ci provano meno che in Gara Uno, in particolare quello in rosso, attento a presidiare il fondo campo.

Eventi topici 
La partita è equilibratissima, chiare opportunità di meta per i Lions ce n'è una nel primo tempo, una maul si fa strada fino a pochi passi dalla meta e procura due falli in sequenza, ma viene scambiata forse troppo prudentemente con tre punti di Halfpenny.
A favore dei Wallabies, con Folau addirittura raddoppiato ogni volta che va a cercarsi l'ovale (magistrale una sua presa in aria sulla testa del gigante North nel primo tempo, ma l'offload che tenta viene perso da O'Connor),  la prima svolta potenziale si materializza all'alba del 71': i Wallabies hanno il pallino grazie ai cambi anche se soffrono in mischia, ma l'unica marcatura del secondo tempo, al 55', è stata di Leigh Halfpenny. Sei punti sotto, gli Aussie guadagnano una punizione sotto i pali Lions, Se sono saggi piazzeranno, tempo ce n'è; se fibrillano, calceranno in rimessa. E invece Genia chiama la mischia! E' follìa pura, Vunipola ben appoggiato al fisico di Hibbard da una parte e Cole dall'altra, stan facendo regolarmente il .... a Kepu, Moore e Slipper. Invece  la mischia dei gialli produce un lieve avanzamento ma la successiva azione dei trequarti non è produttiva, come del resto tutte le altre da ambo le parti del campo sino a quel momento.
E' una opportunità sprecata dai Wallabies con una scelta strana, opinabile; cosa che di solito non porta bene, funziona un po' come la storia del gol mancato gol subìto del calcio. Invece i Wallabies non mollano, tengono il gioco entro i dieci metri Lions e dopo due minuti è Ashley Cooper perfettamente servito a trovare finalmente l'intervallo tra i due centri e marcare la meta decisiva, per la trasformazione ancor più decisiva del freddo collega di reparto Leali'ifano dalla tecnica di calcio deliziosa (non dimentichiamo che è un esordiente: e uno si domanda come sarebbe finita Gara Uno con un piazzatore sicuro quanto e più di Halfpenny in campo).
I Lions sono un punto sotto con cinque minuti da giocare: provano a riversarsi in avanti ma vengono tenuti sufficientemente lontani.  Allo scadere è O'Connor a rimetterli in gioco, calciando direttamente in touch una palla servitagli da fuori area. Per sua fortuna la rimessa laterale dei Rossi dentro l'area dei 22 metri viene come al solito sporcata, poi è Gill a lanciarsi per terra a una mano, stile palla vagante nel basket e rubare l'ovale decisivo.
L'ultimo momento di svolta potenziale a favore dei Lions è in buona sostanza un regalo di Joubert: il tempo è scaduto, i Lions stanno risalendo il campo - del resto son pieni di ball carrier; a uno di loro sfugge la palla che gli cade sui piedi, ma l'arbitro fa proseguire facendo cenno che è caduta indietro (difficile figurarsi un 46 di scarpe "all'indietro",  ma tant'è). Sugli sviluppi c'è il fallo che offre a Halfpenny la difficile chance di vincere la serie.
Niente da fare, così stava scritto, si va a Sidney come nel 2001. Destini incrociati, massima suspance e godimento e vinca il migliore; possibilmente in campo e non in tribunale, neh Gatland? 

sabato 29 giugno 2013

L'Australia si riprende la serie con gli interessi


Australia 16-15 British & Irish Lions, Melbourne (Series tied 1-1)

Se gli annali dicono che in Australia chi vince la prima delle tre partite a conti finiti ne esce sconfitto, settimana prossima nello showdown di Sydney potremmo assistere ad una scena già vista. Ma lontani dai periodi ipotetici, la realtà è che i Wallabies si sono ripresi la serie con il 16-15 sui British & Irish Lions nella sera di Melbourne, con gli interessi: chi di calci ferisce, di calcio perisce (stavolta arriva corto il penalty a tempo scaduto degli ospiti) e soprattutto la truppa di Robbie Deans per quanto ufficialmente è alla stessa altezza di quella di Warren Gatland, appare più che altro come il ciclista che in volata si stacca dalla ruota di chi lo precede e si allarga per il sorpasso nello scatto finale. In mezzo al guado del fiume, gli Aussie respingono l'assalto britannico in un match la cui tensione sale esponenzialmente con l'ingresso nell'ultimo quarto e i tourists sul massimo vantaggio (+6), finché l'unica meta dell'incontro, firmata Adam Ashley-Cooper rimescola i piani - e chissà, i destini della spedizione. Nel tabellino dei Wallabies c'è una voce mancata a Canberra: Christian Leali'ifano, che chiude con il 100% dalla piazzola, mentre Leigh Halfpenny lascia dietro di sé sei punti tra il penalty che al 3' potrebbe aprire le danze ed invece dalla distanza si stampa sulla traversa e l'ultimo degli ottanta+1 minuti, corto. Sorti invertite in sette giorni.

La cronaca - Ad arbitrare l'incontro è il sudafricano Craig Joubert che concede all'estremo gallese appunto l'opportunità di marcare ravvisando un tenuto a terra avversario, dopo una prima sfuriata Lions e la risposta dei padroni di casa, con Ashley-Cooper che viene chiuso da Brian O'Driscoll quando cerca di servire un compagno lungo la linea laterale. Con il palo si resta sullo 0-0 e ci si sposta al 5', per il primo ingaggio tra i due pack che scivola via bene sull'introduzione di Will Genia, ma Jamie Heaslip indossa i panni del fetcher nella ruck che segue e arriva un altro fischio di Joubert. I Lions si organizzano con una maul che entra nei 22 e viene fatta crollare da Wycliff Palu: c'è la distanza per piazzare sicuri, invece scelgono un'altra rimessa, un'altra maul. James Horwill è richiamato all'ordine assieme ai suoi da Joubert: al 9' Halfpenny non sbaglia per lo 0-3.
E' giusto l'inizio. Jonny Sexton calibra male il piede su un'indecisione strategica, così i Wallabies possono affidarsi al lancio di Stephen Moore sulla linea dei 22 in proiezione offensiva, con i ball carrier a portare l'accampamento ai 5 metri e Kurtley Beale - apertura aggiunta a James O'Connor - prova ad innescare Israel Folau di cross kick: l'ala agguanta sulla pressione di George North, ma il suo intento è rallentato e non controlla l'ovale a dovere. Ma qui comincia una storia nella storia, con Mako Vunipola messo all'angolo da Ben Alexander in mischia al punto che i Lions perdono il possesso e sull'ingaggio successivo Leali'ifao pareggia il conto al 16'. Grattacapi in prima linea: Vunipola smarrisce la bussola, resta bloccato e non dà il contributo sperato nel gioco aperto, così Adam Jones e Tom Youngs sono chiamati a fare gli straordinari per reggere al lavoro di Alexander, Moore e Benn Robinson e scacciare ingombranti fantasmi recenti. 


L'operato di Michael Hooper e Ben Mowen nei raggruppamenti si scontra con quello di Sam Warburton e Dan Lydiate, un confronto tra back row che detta i tempi e i segugi australiani che cacciano Ben Youngs nella raccolta. Intanto Beale regala un passo di danza sulla lineout, tenendo vivo un penalty di Sexton. I Wallabies prendono campo, Joe Tomane si aggiunge coprendo bene sul gioco aereo e al 21' Vunipola cede nuovamente e Leali'ifao porta avanti i suoi. La vendetta Lions scossa sette minuti più tardi per il 6-6 e al 32' per il controsorpasso. Se allora gli australiani indietreggiano nell'ingaggio, montano la pressione in rimessa, ponendo pressione su Alun-Wyn Jones e Youngs che calcia dalla base, Tomane contrattacca, Lydiate si fa trovare in off side e Leali'ifano pareggia ancora. Occorre dunque Halfpenny per i Lions: alza l'up and under che North riacciuffa a scapito di Horwill, Sexton taglia all'interno, Heaslip lo assiste e Mowen commette fallo nei propri 22: 9-12, finisce il primo tempo. 

La ripresa è tutto e il suo contrario. Nel senso che appunto è la parte di gara in cui i Lions allungano, ma anche quella durante la quale l'Australia va oltre. Sexton calcia e Tommy Bowe segue, Beale in ricezione perde palla in avanti e così gli ospiti possono attestarsi in attacco con la mischia, ma Robinson e Alexander riprendono le misure, mentre Youngs si attarda ad inserire l'ovale e una volta che esce, la pressione Wallabies è tosta. I primi attimi di gioco rotto si fanno vivi, con Jonathan Davies che spazza la palla persa dagli avversari davanti ai 22, sale la marea rossa, ma il possesso è difeso con Genia mentre Vunipola permette alla controparte di fare ordine intervenendo in fuorigioco, così il funambolico mediano batte rapidamente, la marea stavolta è di tonalità dorata e Warburton si aggrappa a Leali'ifalo per evitare guai peggiori. Youngs poltroneggia nuovamente nell'inserire il pallone in mischia e si condanna alla sostituzione con Conor Murray. Dentro anche Rob Simmons per Kane Douglas nella seconda linea australiana. 
Si respira tensione sotto il tetto chiuso dell'Etihad Stadium, O'Driscoll (tagliato fuori dalla difesa avversaria e con lui il socio Davies) serve palla a Folau anziché al compagno per il contropiede, ma un in avanti messi i piedi nei 22 ferma tutto. Ma l'Australia comincia a rubare terreno e mette il muso sotto i pali dei Lions - mentre i Lions non riescono ad accedere ai 22 altrui. Richard Hibbard prende il posto di T. Youngs infortunato, Palu getta alle ortiche un prezioso possesso con un riciclo alla cieca, Sekope Kepu rileva Alexander, Dan Cole fa rifiatare Jones. In tutto questo, North si carica sulle spalle Folau che va per placcarlo e palla in mano continua a correre. Al 65' Cole si prende la rivincita per quanto accaduto sette giorni fa e Halfpenny fissa il 9-15 da pressappoco centro campo. 

via thescore.ie

Arriva il momento di Tom Croft per un Warburton infortunato e di Sean O'Brien, nonché di Liam Gill per Palu. Sexton innesca ancora la corsa di Bowe di piede, ma l'ala irlandese commette un tenuto a terra. L'Australia può approfittare di una rimessa in attacco, ma spreca. Gli errori, a questo punto, costano caro. Così BOD calcia di piede nelle mani di Folau che non attende altro, corre sulla corsia destra, entra nei 22, Moore suona l'ulteriore carica e si assicura un vantaggio che Horwill decide di giocare con una mischia sui 5 metri. Sugli spalti la fetta di tifosi inglesi intona Swing Low Sweet Chariot, gli indigeni sospingono i loro beniamini alzando la voce. Murray pone una pezza facendo esplodere l'ovale di mano a Folau, i Wallabies si rifanno vivi con una decina di fasi raccogli e vai, erodendo l'argine rosso, finché Genia non cambia lato e Ashley -Cooper ha il corridoio lasciato sguarnito da Davies che stringe su O'Connor e marcar la meta al 74' che Leali'ifano trasforma. 4/4 per il centro, è tutt'altra storia. 
Ai Lions O'Connor concede una grande chance sul restart, quando spara fuori direttamente un pallone che in realtà gli è trasmesso da Genia da fuori l'area dei 22 metri. Hibbard va al lancio, lungo verso Cole, ma Gill mette in mostra una sana dose di mani educate e decise nello strappare il possesso in versione acrobatica. Una giocata che vale il prezzo del biglietto. Gli australiani possono risalire il campo perché gli avversari commettono pure fallo nella ruck, ma non paghi rendono un altro paio di favori: Joubert li punisce prima quando si riportano a ridosso dei 22 Lions, quindi a metà campo disposti sulla difensiva di fronte al disperato avanzamento dei Britons. L'ottantesimo è passato, la lancetta del cronometro continua a correre, la sirena ha squillato e Halfpenny è chiamato allo straordinario. Ma stavolta è lui a vedere il suo calcio non andare a buon fine sul filo del rasoio. 

Il pathos non manca. Le lacrime di gioia di Horwill a fine match la dicono lunga. Come si suol dire, si va alla bella.

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venerdì 28 giugno 2013

Ci vediamo in campo - Updated


UPDATE 28/6: Gatland cambia più di Deans, cinque i nuovi Lions in campo per il secondo test di Melbourne, a partire dalla mediana dove Ben Youngs affianca l'inamovibile Sexton, lasciando spazio in panchina per Conor Murray - e Farrell; Geoff Parling rimpiazza O'Connell "rotto" in seconda linea, mentre Dan Lydiate scambia titolarità -panchina con Croft e Sean O'Brien arriva almeno alla panca, per adesso (evidentemente Croft copre anche la seconda linea, se serve. E lo scontro in terza si è rivelato più tosto di quanto si pensasse).  Dietro un ingresso poco prevedibile: Tommy Bowe manda Cutberth in panca, sarà precauzione difensiva? In prima linea Mako Vunipola scala titolare per l'infortunio a Corbisiero e affianca Adam Jones a reggere Tom il fratello del mediano; in panca arriva Ryan Grant ad affiancare Cole, mentre è sempre Hibbard l'hooker di rincalzo. Confermati ovviamente North e Halfpenny ma anche un po' a sorpresa la coppia centrale Davies-O'Driscoll.
Qualcosa si capisce nelle logiche del coach che infrange il detto "squadra che vince ...", ma qualcos'altro no.
Non l'avevamo ricordato: anche 12 anni fa i Lions vinsero la prima ma persero la seconda ... E' dal 1997 che i Lions non vincono una Serie.
British & Irish Lions (v Qantas Wallabies, 2nd Test)
15. Leigh Halfpenny (Cardiff Blues / Wales). 14. Tommy Bowe (Ulster / Ireland), 13. Brian O'Driscoll (Leinster / Ireland), 12. Jonathan Davies (Scarlets / Wales), 11. George North (Scarlets / Wales); 10. Jonathan Sexton (Leinster / Ireland), 9. Ben Youngs (Leicester Tigers / England);
1. Makovina Vunipola (Saracens / England), 2. Tom Youngs (Leicester Tigers / England), 3. Adam Jones (Ospreys / Wales), 4. Alun Wyn Jones (Ospreys / Wales), 5. Geoff Parling (Leicester Tigers / England), 6. Dan Lydiate (Dragons / Wales), 7. Sam Warburton (Cardiff Blues / Wales, captain), 8. Jamie Heaslip (Leinster / Ireland)
Replacements: 16. Richard Hibbard (Ospreys / Wales), 17. Ryan Grant (Glasgow Warriors / Scotland), 18. Dan Cole (Leicester Tigers / England), 19. Tom Croft (Leicester Tigers / England), 20. Sean O'Brien (Leinster / Ireland), 21. Conor Murray (Munster / Ireland), 22. Owen Farrell (Saracens / England), 23. Alex Cuthbert (Cardiff Blues / Wales).


(Post originale, 27/6)
Ci vediamo in appello: frase classica del legal thriller e delle serie tv alla Law & Order. Ecco: alle regola 17.22.2 si legge che l'International Rugby Board ha il diritto fare appello per decisioni disciplinari - anche se non è mai stata invocata per un verdetto di non colpevolezza. Il precedente oramai è attuale dal momento che l'IRB ha riportato "in tribunale" la sentenza sul capitano dell'Australia, James Horwill, che ad inizio settimana era stato scagionato dall'accusa di stamping ai danni di Alun-Wyn Jones durante il primo Test Match contro i Lions a Canberra. 


La seconda linea nonché capitano dei Wallabies sarà regolarmente in campo sabato a Melbourne per la seconda partita della serie, ma è di nuovo a rischio di non esserci in quello che potrebbe essere . ma anche no - lo showdown del Tour 2013, il terzo Test Match. "E' un passo senza precedenti quello preso dell'IRB in ciò che rappresenta il più grande evento rugbistico in Australia dopo la Coppa del Mondo 2003", ha dichiarato Bill Pulver, chief executive dell'Australian Rugby Uonion. "Come rispettiamo il diritto del board di intervenire, allo stesso modo rispettiamo la conoscenza e l'esperienza di giudici imparziali e scelti", ha proseguito facendo riferimento al panel che ha già trattato l'argomento. "Siamo sorpresi e delusi di apprendere che la decisione del judicial officer Mr. Hampton non solo sia posta in questione, ma giudicata anche erronea". L'approccio dell'IRB, per Pulver, crea il serio rischio di disturbare i Wallabies e l'atmosfera che si respira attorno al tour. 

"Dato il dovere di assicurare il bene a tutti i livelli del gioco, l'IRB è costretta ad esaminare ulteriormente azioni fallose che potrebbero impattare potenzialmente o di fatto sulla salvaguardia del benessere dei giocatori", si legge nel documento emesso dall'organo che ha sede a Dublino, nel quale viene sottolineato proprio il diritto dell'IRB di far ricorso sulle decisioni derivanti dalle partite.
La cosa da un lato, insinuano in Australia, fa capire il peso esercitato sulla Irb dallo staff guidato da Gatland che come avete letto qui, s'era molto risentito per lo stamping al suo lock, e non sta lasciando passare nulla ma proprio nulla che possa agevolare il compito dei Lions; dall'altro, sostiene qualche vecchia volpe Aussie, la minaccia pendente potrebbe rinsaldare la squadra attorno al suo capitano. 


Horwill è nel XV scelto da Robbie Deans per sabato, sempre con i gradi di capitano. Gli unici cambi apportati riguardano tre indisponibili, due in campo uno in panchina, nel reparto dei trequarti: Kurtley Beale come nel corso Gara Uno rileva l'estremo Berrick Barnes (fermo per il colpo alla testa accorso lo scorso week-end) e Joe Tomane è inserito al posto di Digby Ioane (per lui problemi alla spalla). Nessun cambio di schieramento e di tattica quindi, si tratta di sostituzioni con il più simile a disposizione.  James O'Connor resta all'apertura, per la piazzola c'è a disposizione anche Christian Leali'ifano, giudicato pronto a rientrare dopo il duro colpo che lo aveva messo ko a pochi secondi dall'inizio di gara 1. In panchina il centro Rob Horne prende il posto dell'indisponibile McCabe e quello lasciato libero da Beale va a Jesse Mogg, , mai convocato prima in nazionale ma già visto all'opera contro i Lions con i suoi Brumbies nella (fino ad ora) unica sconfitta della truppa di Warren Gatland nella spedizione Down Under. Tutti confermati gli avanti, Wyclif Palu (forse quello che ha avuto minor impatto sulla gara uno) e panchina inclusa.

Deans insomma non cambia tattica, ri-gioca le medesime carte di Gara Uno, resta confidente al suo Piano A. Per Gatland si tratta quindi di rinserrare i ranghi difensivi soprattutto in prima linea e al largo, dando anche una bella svegliata con parole sue al reparto Lions che sulla carta avrebbe dovuto assicurare la superiorità  nel breakdown e quindi anche disciplinare, la terza linea.
Nel frattempo l'informazione "seria", quella più calciofila diciamo, intrattiene col gossip delle serate di Beale e O'Connor; del resto, che altro potrebbe fare? Meglio così, ci esimono dal dover fare riferimento a cose interessanti solo per coloro che fan le ronde per cacciare a male parole a nanna i ragazzi sorpresi a far tardi in giro (successo in Italia; poi uno si chiede cosa manchi a questo Paese per crescere). 


Australia: Kurtley Beale; Israel Folau, Adam Ashley-Cooper, Christian Leali'ifano, Joe Tomane; James O'Connor, Will Genia; Wycliff Palu, Michael Hooper, Ben Mowen; James Horwill (captain), Kane Douglas; Ben Alexander, Stephen Moore, Benn Robinson. 
Replacements: Saia Fainga'a, James Slipper, Sekope Kepu, Rob Simmons, Liam Gill, Nick Phipps, Rob Horne, Jesse Mogg.

mercoledì 26 giugno 2013

Grattacapi australiani, ma almeno i tribunali sono comprensivi


 
Lato Lions ci si rilassa per la vittoria e ci si focalizza sulle alternative, lato Australiano perdente ci si lecca le ferite e gratta la testa pensierosi. Giusto o sbagliato che sia, da ambo i lati: dopotutto la partita l'han portata a casa per due striminziti punti, è una trasformazione di differenza. A riprova che più di Kurtley Beale, il peso cade su James O'Connor: non per la trasformazione ma per il gioco. A rinforzare il concetto c'è anche il mitico Matt Burke, che sabato a caldo ha detto all'amico John Eales: "un calciatore le partite le può vincere ma non perderle".
La strategia comunicativa di Warren Gatland pare rafforzare il concetto che siamo di fronte a un equilibrio complessivo, distruggibile col minimo errore o sbilanciamento di una delle due compagini, di più il coach dei Lions forse ci mette anche un po' di anti-australiano insito del neozelandese, nel suo essere insolitamente prodigo di critiche nei confronti degli avversari. "Non abbiamo proprio sentito tutta 'sta pressione d'attacco da parte dei Wallabies come si anticipava", ha dichiarato alla stampa, "alla fine le loro mete non erano costruite ma episodiche e noi abbiamo superato la linea difensiva sette volte contro le tre loro". Guerra psicologica, fear uncertainty and doubt sparsi nel campo avversario e al diavolo i minuetti Boreali in conferenza stampa. Proprio perché  c'è equilibrio complessivo allora tutto fa brodo, del resto la posta in gioco nel prossimo incontro è enorme. Anglosassoni sulla giugulare dell'avversario, è il momento in cui nel pugilato e nel rugby non è concessa distrazione o pietismo: close the deal and let them hit the bricks pals! Gatland difatti non si limita a criticare il collettivo, va giù duro anche sul presunto punto debole, il singolo più fragile ed esposto: "Un professionista deve saper scegliere gli attrezzi giusti per le circostanze. Come si fa a entrare in quel campo con quel tipo di calzature?", insinuando sufficiente trascuratezza come causa del duplice errore fatale dalla piazzola di Beale. Aldilà della psycological warfare, è uno squarcio interessante sull'attenzione ai dettagli che un allenatore deve avere (nei confronti dei suoi).

I problemi di Robbie Deans non sono solo psicologici, anche se sa bene che in caso di sconfitta sabato, il primo che rischia di hit the bricks è proprio lui. La situazione critica è guarda caso nel reparto deputato alle strategie d'attacco come evidenziato da Gatland, i trequarti.  Barnes e Ioane sono out, Lealifano è sotto osservazione, Ashley-Cooper e Horne non sono a posto, O'Connor non ha dato buona prova all'apertura, giocando solipsista come abituato nei Rebels privi di Beale. La soluzione logica il coach ce l'avrebbe a portata di mano: il centro in qualche modo si copre con l'uno o l'altro dei recuperandi, Tomane entra come ala forte, mentre  O'Connor torna all'ala aperta come ai suoi primi tempi nazionali, lascia il numero 10 a Beale e Folau fa l'estremo come in franchigia. La soluzione avrebbe il pregio di cambiare le corsie di lancio del pericolo pubblico numero uno per i Lions, Folau ("sapevamo che era pericoloso", ha minimizzato laconico Gatland), spiazzando le contromisure apportate):  checché ne dichiari il coach dei Tourists, entrambe le mete Wallabies arrivano sfruttando un problema tattico dei Lions, la copertura al largo.
Sull'altro piatto della bilancia, tra i commentatori Aussie si dice, ve lo vedete O'Connor lanciarsi su North ed evitare una meta fatta, miracolo riuscito a Folau? Meglio allora star così e dare all'apertura dei Rebels la chance di rifarsi, senza sovraccaricare di responsabilità la fragile personalità del compagno di squadra Beale.

Davanti invece è andata bene ai Wallabies against all odds e guarda caso Gatland non ne fa menzione. Anche lì ci sono diverse pedine infortunate, ma quel che si profila all'orizzonte è una terza linea sulla carta ancora più forte di quella vista in Gara Uno, quella tutta Brumbies Ben Mowen, Peter Kimlin e il veterano George Smith.
In prima linea e in engine room, fermi così che va bene. Qui James Horwill è stato assolto per lo stamping su Wyn-Jones, con buona pace della durezza - anche qui - del  coach delle Giacche Rosse: "Giocavo in tempi in cui era lecito calpestare gli avversari per terra e ne porto i segni. Ma le tacchettate in testa no, quello è sempre stato escluso sin dai miei tempi".
La combinazione - citazione del capitano, attacco personale, assoluzione - fa rimembrare a qualche commentatore australe le vicende di Tana Umaga nel Lions Tour in Nuova Zelanda del 2005, quando lui e Mealamu letteralmente "assassinarono" in campo un certo Brian O'Driscoll (vedi video sotto). L'analogia non sta evidentemente nella gravità del fallo - nulla a che vedere: BOD rimase fermo per 5 mesi mentre Wyn-Jones ha continuato dopo la racchettata fino al 71' - ma per il fatto che gli All Blacks si compattarono attorno al loro capitano sotto attacco e alla gara successiva travolsero i Lions. Potrebbe succedere anche stavolta? C'è da augurarselo, altrimenti il Tour potrebbe finire anzitempo  ...


martedì 25 giugno 2013

Highlights dall'Australia, parte V: allestimenti per sabato


Fila via senza particolari problemi l'ultimo impegno infrasettimanale dei British & Irish Lions nel tour australiano: 35-0 ai Melbourne Rebels in quella che  appunto è stata l'ultima delle sfide contro le squadre di Super Rugby Down Under, cammino che settimana scorsa aveva registrato l'inciampo contro i Brumbies. Ora per la selezione di Warren Gatland ci sono in programma le due partite contro l'Australia per chiudere la serie - dici poco? Sabato le squadre si ritroveranno di fronte sempre a Melbourne, quindi il 6 luglio a Sydney. 

Impiegano un quarto d'ora i Lions per andare a marcare la prima delle cinque mete totali della serata, firmata dal mediano irlandese Conor Murray che nel fazzoletto tra la linea di meta, quella laterale e quella dei 5 metri sguscia via al controllo del dirimpettaio Luke Burgess e schiaccia l'ovale a terra, dopo che i primi otto uomini fanno il lavoro sporco da un ingaggio che i Rebels subiscono, mentre Toby Faletau di piatto gestisce la palla. In prima linea partivano titolari come piloni Ryan Grant e Dan Cole, che contro i Wallabies aveva rimpiazzato Adam Jones ritrovandosi in grande difficoltà e spedendo Kurtley Beale alla piazzola per il calcio di punizione che avrebbe potuto cambiare le sorti non solo del Test Match, ma dell'intera spedizione. Dentro anche Richard Hibbard al tallonaggio e Richie Gray in seconda linea, riproponendo dunque i volti che contro i Brumbies non sono riusciti ad arginare la manovra orchestrata da Jake White. Stavolta lo spilungone scozzese sforna alcune abilità del suo repertorio da ball carrier

Ma gli occhi per ciò che riguardava il pack erano puntati specialmente su Dan Lydiate (capitano per l'occasione) e Sean O'Brien, schierato open side flanker: le voci giunte dal ritiro Lions lasciavano intendere che la terza linea irlandese fosse la più amareggiata per non essere stata scelta nella prima partita contro gli australiani. Si è giocato le carte per partire titolare nel fine settimana, fornendo appoggio ai trequarti in azione e lanciandosi in un paio di ricicli serviti "di peso" ai compagni ai quali l'ovale è quindi scoppiato fra le mani, ma soprattutto ha segnato la meta che al 49' ha fissato il 19-0, dopo una rimessa laterale gestita dal duo Ian Evans e Lydiate. Nella prima frazione era andato a segno Sean Maitland, proprio con O'Brien a servire Owen Farrell per il break in attacco chiuso dal trequarti naturalizzato scozzese. Buona la prova anche dell'apertura inglese, preciso dalla piazzola - l'unico passaggio a vuoto pericoloso è stato un calcetto a seguire mal calibrato e che avrebbe potuto innescare il contrattacco dei Rebels. 
Per la cronaca, la quarta è una penalty try che costa il cartellino giallo alla terza linea di casa Jordy Reid, colpevole per l'arbitro neozelandese Glen Jackson di aver fatto crollare irregolarmente la maul con Rory Best a fare da manovriere al 62'. L'ultima parola dieci minuti più tardi l'ha messa Ben Youngs, che attacca la linea del vantaggio e arriva sotto i pali: entrambi i mediani di mischia a segno, dunque, per i Lions e in particolare per Youngs, che sabato scorso ha rilevato Mike Phillips, ci sono i presupposti di rivederlo quanto meno in panchina tra qualche giorno. 

Si sono dati da fare sia Simon Zebo che Manu Tuilagi - così come Brad Barritt, magari meno propositivo dei colleghi in attacco, ma ordinato e determinato in difesa -, il guaio per loro è chi sta davanti nella lista: George North e Jonathan Davies. Piuttosto è Rob Kearney che pare tagliato fuori: l'estremo Irish non è quell'estremo che siamo abituati a vedere in azione (specialmente nel gioco aereo) e, come per Zebo e Tuilagi, anche per lui vale il discorso del tipo titolare nel ruolo, Leigh Halfpenny - sic rebus stantibus, l'idea di schierare un doppio estremo pare accantonata al momento, magari - dovesse arrivare la seconda e decisiva vittoria nei Test - l'esperimento potrebbe essere tentato tra due settimane.

Ci sono buchi comunque da riempire. Alex Corbisiero e Jamie Roberts sono in forte dubbio per sabato. Al gruppo si è aggregato Tom Court per la front row e con i Rebels ha macinato minuti partendo dalla panchina, mentre anche Mako Vunipola nel faccia a faccia di Canberra è sbiancato. Out definitivamente Paul O'Connell in seconda linea, al fianco del macchinista Alun-Wyn Jones potrebbe arrivare Geoff Parling, in tribuna nella serata australiana. Squadra che vince non si cambia, ma Lydiate tira l'acqua al mulino dei compagni che erano in campo con lui: "Alcuni ragazzi si sono messi in mostra per essere scelti. Volevamo ottenere la vittoria e conservare l'inerzia in vista del week-end. Qualcuno ha mancato la chiamata settimana scorsa e quindi volevano davvero giocarsi la propria chance. La cosa principale era giocare bene sia come squadra che come singoli". 

sabato 22 giugno 2013

I Lions mettono la testa avanti, ma la perdono in mischia


2013 British & Irish Lions Tour - Brisbane

Australia 21 - 23 British and Irish Lions


Divertiti? Roba che al fischio finale uno finalmente riesce a tirare il fiato e già conta i giorni che separano Australia e British & Irish Lions dal prossimo confronto, gara 2. La prima se l'aggiudica la truppa di Warren Gatland per 23-21 con il picco di dramma sportivo all'ultimo minuto, quando Kurtley Beale scivola alla maniera di David Beckham o John Terry sul calcio dalla distanza che assegnerebbe la vittoria ai Wallabies - ora Robbie Deans e il resto del suo staff dovranno lavorare di fino per salvaguardare il precario stato psicologico del trequarti, segnato nell'ultimo periodo dai problemi con l'alcol. Comunque, fa già parte della storia del rugby il primo Test Match del Tour 2013 che racconta un sacco di cose. Che ad esempio questi australiani, dati per spacciati fino a quando i Lions non hanno incontrato i primi tarli nella sconfitta con i Brumbies, non si possono considerare moribondi. Che i britannici hanno un particolare di non seconda importanza da rivedere, con quella mischia che non tiene botta dopo i cambi. Tutto in fieri nel corso della settimana davanti che condurrà allo showdown: o si chiuderà la pratica o si registrerà un'immancabile ulteriore impennata di adrenalina. 

Ad arbitrare è chiamato il neozelandese Chris Pollock, che nel corso degli ottanta minuti modifica metro decisionale nei raggruppamenti dopo un avvio impeccabile nel quale non lascia passare nulla d'inosservato. Pronti via i Wallabies perdono il centro Christian Lealiifano che resta a terra dopo aver impattato di testa su Jonathan Davies nel giorno del suo debutto in nazionale e lo sostituisce Pat McCabe. Il fato riserverà a Deans altre brutte sorprese nel reparto dei trequarti con il trascorrere dei minuti. I padroni di casa nel frattempo si organizzano bene in difesa, Jonny Sexton prova ad innescare Alex Cuthbert con un cross-kick preso da Digby Ioane, che pure rende all'alona gallese almeno 25 centimetri. James O'Connor si presenta alla piazzola per un fallo in ruck su iniziativa di Adam Ashley-Cooper ma il suo calcio dall'altezza della linea dei 10 metri è troppo chiuso. Ha immediatamente un'altra occasione per il secondo intervento irregolare di fila di Brian O'Driscoll più o meno sullo stesso punto, ma il punteggio non si schioda: 0/2 - la matematica è roba scarna, quei sei punti avrebbero fatto comodo. 
Dopo un paio di tentativi annullati per anticipo nell'ingaggio, al 9' sul taccuino si registra la prima mischia regolare e la spinta di Adam Jones e Alex Corbisiero lascia il segno sulla prima linea avversaria che tuttavia può fare affidamento su un Benn Robinson reattivo, romperà tre volte la linea difensiva. I Lions arrivano di penaltouche nei 22, ha inizio la battaglia con pick & go e raggruppamenti ravvicinati,  Mike Phillips è imbragato quanto tenta di attaccare la linea a modo suo. I trequarti restano bloccati e a lungo andare l'inerzia ospite svanisce alla ventesima fase con il ball carrier isolato, imprigionato e costretto al tenuto. Del fiaot corto degli attaccanti approfitta Will Genia: batte veloce, esplora la terra che si prostra mezza sguarnita davanti a lui, lascia Phillips con la lingua fuori e di grabber affida l'ovale a Israel Folau -e chi lo ferma questo, arriva in meta. Al primo ovale toccato in nazionale Union; un predestinato, Un contropiede che infilza i Lions dopo un prolungato tentativo offensivo.  
Non è nemmeno trascorso il primo quarto, il colpo d'incontro è duro ma la trama è ancora tutta da scrivere. Le guardie australiane coprono bene gli spazi e gli uomini più rapidi dei Lions restano al palo, così si passa per l'opzione B: Sexton e il calcio in profondità. Prime avvisaglie di come potrebbe evolvere la situazione. Nel frattempo l'irlandese mette le mani sull'ovale conservato da O'Connor propiziando maul e turnover dopo che i soliti Robinson, Ben Alexander e capitan James Horwill erodono terreno nello scontro ravvicinato. Al 23' Leigh Halfpenny sblocca i suoi (7-3). La fase ping-pong porta immediatamente male ai Wallabies:  Berrick Barnes consegna di piede il vassoio a George North sprovvisto di pressione, buca tre tentativi di placcaggio  e marca all'angolo, Halfpenny converte, è 10-7 per i rossi. Basic rugby per i Lions: ancora Sexton profondo e nel mirino c'è Genia che si sposta al fondo in fase di non passesso facendo salire Barnes a mo' di Masi con Orquera, ma così diventa target per North. Rimessa in attacco, un paio di fasi a terra e ancora il gallese che prova a sfruttare il mismatch fisico con il mediano Wallabies spostatosi ultimo uomo sul lato chiuso, ma Folau si butta alla disperata e tanto bata perché il gomito dell'alona gallese tocchi la linea laterale appena prima del touchdown; il TMO non convalida. Halfpenny in compenso allunga ulteriormente al 31' (13-7). 

Run Forrest, run!, gridavamo a Tom Hanks in quel famoso film. North vs Folau, parte seconda. L'Australia è in gara grazie alla resilience dei suoi avanti, risale il campo (ancora bussolotto Robinson con Michael Hooper a fargli da spalla), da una fasci all'altra con l'ala esordiente liberata da un ottimo passaggio del flanker Ben Mowen che lo libera al momento di venire placcato;  Folau ricompensa lo sfirzo facendo mangiare la polvere a Sexton, Corbisiero e Halfpenny ed entrandoin meta con una facilità irrisoria. O'Connor lascia sul campo l'ottavo punto della serata, ma i Wallabies sono a ridosso dei Lions, 12-13 a sei minuti dall'intervallo. Barnes non si riprende da uno scontro proprio con Folau spintogli addosso da North (l'arbitro riguarda la scena sui maxischermi ma non prende provvedimenti)  e allora fa il suo ingresso Beale: in meno di un tempo, la panchina di Deans ha già bruciato i due trequarti a disposizione - mediano Phipps a parte.  Corbisiero trova un break, Tom Croft gli dà una mano, quindi subentrano BOD e Davies, chiuso ai 5 metri: Genia entra in ruck in posizione di fuorigioco, ma stavolta anche Halfpenny non trova la via dei pali.  Si arriva alla sosta con un punto di distacco; prima parte del primo episodio al cardiopalma, ricca di colpi di scena e certamente non come l'aveva disegnata nessuno dei due allenatori.

Con la seconda frazione, l'Australia perde pure McCabe per un altro roccioso contrasto - viene mandato a rimpiazzarlo il terza linea Hooper, mentre al suo posto entra il giovane Liam Gill. E' l'occasione  per la truppa venuta dal Nord: si affida alla solida rimessa, Sexton chiama Cutberth al taglio centrale, assist mentre O'Driscoll assorbe O'Connor e l'inesperto Hooper abbocca seguendo Davies che si apre, è una autostrada senza caselli verso la meta per l'ala in rosso. E' il massimo vantaggio al 48', +8 Lions (20-12). 
Giro ai box: Mako Vunipola e Dan Cole per la front row d'Oltremanica - che finché Tom Youngs non è rilevato da Richard Hibbard è 100% inglese. Lo stesso tallonatore regala un fallo agli avversari che accorciano a meno cinque col nuovo piazzatore Beale - O'Connor continua a non produrre alcunché di efficace. Robinson - sempre lui - accelera in prossimità dei 22, Jamie Heaslip si fionda contro e recupera il possesso. Il ritmo sale, si avvicina l'ultimo quarto, le squadre si muovono su un precario equilibrio perché nel momento in cui i Lions sembrano prendere il sopravvento tra i trequarti, le guardie australiane si ricompongono. Sekope Kepu prende il posto di Alexander, Beale al 61' raggiunge il -2 dalla lunga distanza. Ben Youngs fa il suo ingresso in cabina di regia, Sexton divide il mare con un up&under che propizia tre punti sicuri per Halfpenny quattro minuti più tardi. Allungo e risposta (Beale, minuto 68). 



Ed eccoci. Ne mancano dieci al termine quando Sexton calcia profondo, North imbriglia Ioane nei suoi 22, choke tackle e mischia in piena trazione offensiva per i Lions a ridosso della linea dei 5 metri. L'Australia si affida a Kepu e James Slipper perché la diga non ceda. E la testa di ponte rossa a uscire sconfitta dal confronto, con Genia che subito spedisce lontano il pallone rubato e Folau che salta più in alto di North per riprenderlo. I piani sono saltati, il mondo si rovescia, la fanteria pesante aussie ha la meglio e al 74' manda Beale alla piazzola dopo un nuovo ingaggio portato a casa. Il trequarti non arriva a destinazione di gittata, ma una seconda chance è concessa a tutti - e chi meglio di Beale lo sa? 
Ultimo giro di orologio, mischia per i Lions in mezzo al campo, Cole cede nuovamente a Slipper, Pollock fischia. Beale si ripresenta sulla mattonella dalla quale in precedenza era andato a segno. Va per calciare, la gamba d'appoggio cede su un terreno in cattive condizioni. Resta 23-21 per i Lions. 

Il tempo di rifiatare, in seguito riprenderemo le trasmissioni. 

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