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mercoledì 22 maggio 2013

Appuntamento a Dublino

Mentre Tolone e Clermont si preparavano per la finale tutta francese di Heineken Cup 2013, la diplomazia era al lavoro a Dublino sul futuro delle competizioni europee e il risultato potrebbe lasciare scoperto il fianco della rappresentanza inglese. Perché nell'ambito del ridisegno degli equilibri tra club e ERC, da Oltralpe giungevano notizie di un riassestamento delle posizioni delle squadre del Top 14, espresso direttamente dalla federazione con il presidente Pierre Camou: secondo quanto riporta The Rugby Paper, il 68enne Camou avrebbe ordinato alle società di rimettersi in riga minacciandole, nel caso di fronda, di venire rimpiazzate in Europa da formazioni scelte su base regionale. 

La presa di posizione di Camou ha scomodato altri personaggi chiave della vicenda, presenti a Dublino: Bill Beaumont, presidente della RFU, Quentin Smith, chairman della Premier Rugby Ltd., e Peter Wheeler, dei Leicester Tigers - da tempo ormai sul piede di guerra nella ricerca di un accordo migliore per i club inglesi nelle coppe europee. Non è mancato Paul Goze, chairman della Ligue National de Rugby. Di questi tempi, ma un anno fa, tra Inghilterra e Francia si lavorava ad una posizione mediata tra volontà di ridimensionamento dell Coppa e progetto della Lega Pro inglese di dare vita ad una competizione alternativa, sulla base del contratto sui diritti tv inglesi stipulato con la British Telecom Vision da 152 milioni di sterline. Ma pare che negli ambienti francesi, a fronte del perdurare dello stallo, qualcuno abbia iniziato a storcere il naso. Dopotutto il contratto sui diritti tv citato è a totale beneficio inglese e "morire per Dover" anziché per Danzica, non è mai stato in cima ai desideri dei franchi. Fatto sta che la sveglia è stata fatta suonare e i segnali lanciati a tutti gli stakeholder si sprecano.

"E' nostra intenzione tornare a negoziare", ha affermato Goze prima del summit di Dublino. "E' importante che venga fatta chiarezza sulla posizione francese. Ma prima di tutto dobbiamo disfarci di questa confusione sui diritti televisivi. Tutte le discussioni sono state rese difficili a causa di questo problema. Voglio che venga aggiustato entro la fine dell'estate", ha proseguito. "La cosa più importante è che abbiamo bisogno di una vera coppa europea. Non sono sicuro che un accordo con quattro squadre di meno sia così importante. Oggi la competizione fa pienamente parte della stagione. Sarebbe brutto non parteciparvi". 

sabato 18 maggio 2013

Tolone Blade Runner della Heineken Cup

Lansdowne Road, Dublin  - Heineken Cup Final

Clermont Auvergne 15 - 16 Toulon

(Primo tempo: 3 - 3)

Che partita la finale 2013 della Heineken Cup! Ha tutti gli ingredienti per risultare splendida: impegno, abnegazione, fisicità immane, tattica eccelsa, protagonisti super e alla fine anche il thriller di un finale sul filo del rasoio che tiene tutti, tifosi e non, col cuore sospeso fino alla fine.
Vittorio Munari spiega che esistono due categorie di partite di rugby, quelle con la spuma al cedro in palio, dove ci si butta che tanto, e quelle invece dove la posta in palio ti impone di usare anche la testa oltre a cuore e muscoli. A nostro avviso a questi livelli - dove in palio c'è sempre qualcosa -  le partite sono più propriamente categorizzabili in altro modo: ci sono quelle con una evidente disparità tra le squadre in campo, come abbiamo visto ieri nella finale di Amlin Euro Challenge, e allora una delle due dòmina producendo belle cavalcate offensive che lasciano a bocca aperta l'inclito e il profano; ce ne sono  invece altre dove le squadre, che magari presentino qualità di gioco diverse, risultano sostanzialmente pari - vuoi per il potenziale e/o perché gli staff han saputo fare un ottimo homework. Di solito le gare della seconda categoria risultano bloccate, a volte pure troppo anche se ad alto livello (ricordiamo ad esempio la finale del Mondiale 2011); a volte sono splendide per l'intenditore e molto combattute, giocate sul filo del rasoio dell'episodio singolo. La finale di quest'anno è stata un film di Ridley Scott (Alien, Blade Runner, Il Gladiatore, scegliete voi): cupo, teso, umido, senza "buoni" e "cattivi"   - nemmeno il pur ogni tanto distratto arbitro Rolland -  ma proprio per questo pieno di suspence, "illuminante" e bellissimo.
Siamo ancora esaltati dallo spettacolo al cardiopalma (anche perché trattasi di squadre che amiamo particolarmente per lo spettacolo che han dato quest'anno), tanto che dalla penna (virtuale) ci esce prima il commento (per punti, nell'ordine che ci viene) che la cronaca e ci vorrete perdonare per questo.

- Ha vinto Tolone against all odds, inclusi i nostri pronistici. Non dovevano manco arrivarci i provenzali in finale, doveva  fermarli in semifinale a Twickenham i lanciatissimi Saracens, dei quali invece i Varois  rivelavano l'improvvido arenarsi, confermato dai playoff della Premiership. Certo che siamo tra i pochi - vedi archivio - che ininterrottamente dall'inizio della stagione avvisiamo, occhio che il Tolone quest'anno non si ferma: certo in nome del roster stellare ancorché stagionato, certo in nome dell'esperienza, fatta perdendo due obiettivi su due la stagione scorsa (per alcuni commentatori che evidentemente praticano poco questo sarebbe un fatto negativo; noi invece sappiamo che perdendo s'impara). Sopra ogni altra considerazione, lo affermavamo per la mentalità e gli schemi apportati da colui che si conferma a nostro modesto avviso il miglior allenatore di scuola europea in circolazione: il tanto vituperato e irriso (storia Ministero con Sarkò, storia Bayonne, storia Stade Francais) Bernard Laporte. Ha saputo prendere dei mercenari, una Légion Etrangére, un Real Madrid nel senso deteriore del termine, da cui il tanto celebrato Philippe Saint-André non aveva saputo cavare gran ragni dal buco, fargli un gioco e un'anima e nel giro di due stagioni l'ha portata sul trono d'Europa.
- E' stata una vittoria-beffa? Un po' si, aldilà dei book degli scommettitori,  in effetti nel marcare la meta (non)decisiva, Delon Armitage (in foto) irride giusto un filo i difensori che non possono raggiungerlo. Tolone ha segnato una meta sola contro le due marcate dal Clermont, vero; ma chi sostenesse la tesi della beffa, primo andrebbe contro uno dei Comandamenti del Dio Eupalla Ovale (concetto mutuato da Gianni Brera), che afferma che nel rugby "vince la squadra più forte nella giornata"; questo non è calcio, niente "mano de Dios".  Secondariamente, tralascerebbero che Clermont ha chiaramente dominato solo metà partita: i due quarti centrali, in particolare il terzo mentre nel primo sono stati messi in crisi dall'ermeticità difensiva sugli offloads e dalla mischia ordinata tolonese, mentre nell'ultimo si sono scomposti, a causa della pressione da "fattore Wilko" di cui parleremo e di alcune sostituzioni incomprensibili dal di fuori (Rougerie, Parra, Brock James: spiegabili solo con infortuni). Anche il paradigma della "squadra operaia" ha bisogno di leader in campo nei momenti decisivi: se quei momenti li fai gestire, sia detto col massimo rispetto, da Radosavljevic e Skrela, beh ...
- E' stata la vittoria di Jonny Wilkinson? Si, ma solo nel senso di come Laporte ha impostato questo squadrone da due anni a questa parte: difesa alla morte e pack combattivo, che lavora per uno che sa compensarne puntualmente gli sforzi. A Tolone Michalak fa il mediano o al massimo fa riposare Wilko, con buona pace di Saint-André e in fondo anche di Gatland. In tal senso, è un meccanismo di causa-effetto: JM Fernandez Lobbe (man of the Match del quarto quarto ma sempre attivo anche prima), Chris Masoe, Andrew Sheridan, Sébastien Bruno e Carl Hayman (solo per menzionare gli uomini del pack messisi in luce positiva oggi), unitamente alle iniziative di Matt Giteau (funzionale a Wilko quanto lo era Catt ai tempi, solo più incisivo e spettacolare), Mathieu Bastareaud (chiaro dominatore del primo quarto, Man of the Match complessivo) e Delon Armitage, sono tutti cause dell'effetto Wilko. Un effetto che ha mostrato di saper atterrire ancora: ha vinto quarto e semi finale, ha segnato i due punti decisivi per vincere, trasformando la meta di Armitage da posizione angolata e sotto la pressione di una finale Heineken.
- Per le ragioni appena dette, troviamo giusto che il Man of the Match non sia andato alla sua ennesima, impeccabile prestazione, ricca come al solito di sacrificio difensivo. L'autentico unsung hero della giornata è stato a nostro avviso Fernandez Lobbe, autore della solita prova indefessa, con tanto di recupero e assist per la meta; però il pack come reparto ha mostrato delle crepe, sottoposto del resto alla pressione dei titani di fronte - Vosloo su tutti, poi la sagacia di Bonnaire, la potenza di Chouly e il dominio della seconda linea Hines-Cudmore sui contrapposti Botha-Kennedy; un uomo di pack è parte di un insieme e il mancato prevalere di alcuni è giusto infici la prestazione singola, per questo concordiamo che il MoM sia andato allo spiritato Bastareaud, uomo ovunque difensivo e dritto per dritto offensivo, quando gli è capitato. Restiamo comunque a bocca aperta per il coraggio iconoclasta che Laporte mostra nello schierare praticamente due (e mezzo) numeri otto di ruolo in terza linea (Masoe e Lobbe, più Roussow) e portandosi in panca Steffon Armitage ...

- L'ha persa Clermont la partita? Nei due quarti centrali ce l'aveva in mano, nel terzo in particolare pareva fatta, dominio assicurato. Merito di ali che in giro non ce n'è, Nalaga e Sivivatu e di una supremazia dietro  completata da Fofana e Rougerie, sempre meglio più passa il tempo. Per non dire di Lee Byrne, miglioratissimo nel presidio del territorio e Brock James, l'apertura più sottovalutata in rapporto alle capacità di ambedue gli Emisferi. Non solo trequarti, anche il pack s'è messo in mostra: equilibrio sostanziale davanti tra Sheridan-Hayman- Bruno (38 anni, età record per un vincitore di HC) vs Domingo-Zirakashvili-Kayser, dominio come detto in seconda linea e prevalenza complessiva anche in terza.
Dal punto di vista numerico poi, manca sul conto degli Alverni la trasformazione della seconda meta, unico errore nei piazzati di un Morgan Parra oggi non particolarmente brillante. Del resto una finale si gioca nei dettagli. La nostra risposta però è no, la finale non è stata semplicemente "persa" da Clermont, tutto - nel rugby - ha una causa.
- Clermont ha cominciato a cedere il possesso ai tolonesi, detenuto per due quarti quasi totalmente, contemporaneamente all'ingresso di Michalak.  A nostro avviso è il momento chiave della gara: pareva la mossa disperata stile "provamo anche questa", un giocatore fuori da tempo per infortunio. Ha mostrato subito una iniziativa vincente, quel calcio in profondità seguito da corsa e grillotalpa su Byrne, che ha portato alla marcatura del 15-9; in generale non ha però fatto nulla di straordinario. Ha solo smesso di provocare troppe perdite di ovali ai suoi, giocando meno frenetico, più razionale e variato, anche sbagliando (un calcio nel box finito fuori) ma chissene, ti rendi meno prevedibile. Prima Tillous-Borde aveva fatto poco di buono: secondo l'uso anglosassone, spiace ma meriterebbe il titolo di villain of the match: nulla di cattivo per carità, ma ha fallito in fase propositiva e ha mancato due placcaggi finali su due, in ognuna delle mete avversarie. No, non l'ha (solo) persa Clermont, anche se i Jaunards si confermano squadra che ne deve perdere diverse prima di vincerne una ...
- Un tema a noi caro trova conferma in questa finale: dominare le statistiche "buone" non significa vincere. Le statistiche son numeri, "parlano da sole" solo per i giornalisti cane: vanno analizzate, non "bevute".  Tolone ha effettuato ben 176 placcaggi, il doppio di una partita normale, contro il 68% di possesso e il 75% di territorio del Clermont .  Questi numeri dicono di una immane disciplina difensiva tolonese (una sola punizione piazzabile - e piazzata - concessa), pagata del resto con due mete. Due sole, verrebbe da esclamare a questo punto.
Quel che le statistiche non dicono ma dice bene il risultato, è la solidità mentale di un gruppo che, fatta la corretta messa a punto al pit stop finale, ha recuperato nel giro di cinque minuti una situazione di due mete a zero alla miglior squadra d'Europa - se Clermont avesse vinto, ricordiamolo, sarebbe stata la prima squadra nella storia a vincere una coppa conseguendo solo vittorie. In massima sintesi, Clermont è sbattuta addosso a un muro.

Volete pure la cronaca adesso?
Bene, primo tempo tre a tre: un titanico scontro di pack e dritto per dritto tolonese, manovre avvolgenti e tagli da tutte le parti dei Jaunards, protagonisti Sivivatu, Rougerie, Fofana (Nalaga sta fisso nella sua pista di decollo a sinistra), ben giostrati da B.James, mentre Parra commette qualche errore. Clermont tenta da subito di fare la partita ma sbatte addosso al denso muro difensivo tolonese (il primo a sacrificarsi addosso a Rougerie è Wilko, alla prima palla in gioco: ah, l'esempio del leader ...). La cosa mette in crisi l'attacco Alverno fino al ventesimo. Poi trovano le misure e il dominio di possesso e territorio si fa definitivo. Due soli falli piazzabili, uno per parte, implacabilmente puniti da Parra e Wilkinson. Non è giornata per le "sporcizie" in ruck e le difese, in particolare la più sollecitata provenzale, sono disciplinatissime. Si mette in gran evidenza Bastareaud; dall'altra parte James illumina, Fofana e Sivivatu cercano varchi e offload, Rougerie dirige.
Clermont ci prova con lunghi multifase che Tolone ferma, senza però riuscire a consolidare il proprio possesso e quindi a rallentare il ritmo elevatissimo. Si segnala solo la quasi meta di Brock James, che calcia un contropiede profondo su palla rubata al duo Armitage - Wulff (ancora insufficiente, anche Palisson s'è visto poco: si attendono contributi prossimi venturi di Bryan Habana e Drew Mitchell), supera i lentigradi Masoe e Lobbe ma tocca la palla quando è già sopra la linea di fondo.

Nel secondo tempo il dominio di Clermont si fa imbarazzante: nascondono la palla a Tolone e vendono la loro metà campo, Sivivatu imperversa da tutte le parti e se nel primo tempo tentava le penetrazioni vicino ai punti di contatto o facendosi trovare in mezzo alle mini unit degli aventi per sorprendere la difesa - che mai ci casca - adesso largheggia senza limiti.
La meta la inventa Rougerie al 42', assorbendo la difesa e lanciando Nalaga sulla corsia sinistra, della quale sfrutta ogni centimetro rimasto senza rallentare. E' meta in bandiera che Parra non trasforma: 8-3. Tolone non molla ma fa fatica a raggiungere la metà campo avversaria. Ci riesce episodicamente al 46', Wilko è messo nelle condizioni di marcare una facile punizione, 8-6. La partita pare aperta solo nel punteggio: il dominio di Clermont continua, due minuti dopo al 48' è Brock James a inventare un calcetto a scavalcare al centro la linea difensiva, se ne impossessa Rougerie "spallando" via Wilko, poi scarica in modo perfetto allo stesso apertura che la porta in meta. Parra trasforma, è 15-6.
Tolone non riesce a reagire, i suoi errori di handling aumentano, la partita pare finita. Fino al 51', quando Laporte comanda il cambio gomme davanti (pilone sinistro e tallonatore) e manda il capitano storico Joe Van Niekerk al posto di uno spento Roussow, ma soprattutto Michalak a rimpiazzare lo scomposto Tillous- Borde.
Il vento gira immediatamente, all'insaputa non solo dei soliti opinionisti  ma persino dei commentatori (Dominguez a parte, va detto, sempre attento agli uomini della cerniera). Tolone recupera un po' di possesso, non per errori degli avversari quanto semplicemente smettendo di sprecare. Subito arriva la punizione del 15-9, prodotta da un calcio profondo di Michalak e dalla sua aggressione a Byrne che commette tenuto. Sottobreak, non è finita!
Il pack tolonese non aveva mai smesso di lottare su ogni punto di contatto e al 61' arriva il premio: tentativo fermato di Fofana sulla destra poco oltre metà campo, JM Fernandez Lobbe entra dal gate, come fa di solito allunga il piede, sottrae l'ovale, lo recupera e apre a Armitage che taglia esterno a sinistra. Nalaga era finto in ruck, Byrne pure era in linea d'attacco con tutto Clermont,  l'estremo nativo franco caraibico di passaporto inglese ha l'autostrada sgombra e si può persin permettere di irridere "alla League" il lontano James al vano inseguimento, prima di marcar meta. La trasformazione di Wilko è decisiva e non semplice, riesce e fissa il punteggio finale. Ma anche se la sbagliava, v'immaginate un finale di finale contro una squadra con quel droppatore lì e un solo punto di vantaggio?
A peggiorare le cose per Clermont, al 70' c'è l'uscita di Rougerie, capitano vero e autore di due assist, assieme al migliore dei flanker Vosloo, seguito due minuti dopo da Parra e James, 90% dei neuroni gialli. Se non è resa questa, molto gli somiglia. Sivivatu prova a prendere la leadership delle operazioni, ma somiglia molto a un "tutti avanti e palla a me" nella miglior tradizione del campetto.
Di fatto gli Alverni erodono territorio ma sprecano tempo a cercare il bersaglio grosso che pare alla portata (quasi come gli All Blacks nel 2007 al Millennium) e provano una sola volta a droppare ma Skrela viene stoppato da Wilko: s'impegna per mantenere ciò che ha guadagnato per tutti. 


E' la fine, l'apoteosi per la ex Legione Straniera tolonese che conquista la sesta Coppa Europa francese (quattro di Tolosa, una di Brive), pareggiando il conto delle inglesi (due Wasps, due Leicester, una Bath e una Saints) e delle irlandesi (due Munster, una Ulster, tre Leinster). E riempie una bacheca vuota da 21 anni. 5 anni fa Tolone stava in ProD2, onore quindi anche al mercuriale patròn Mourad Boudjiellal, dice tutto come ha vissuto l'ultima parte della gara.
E' anche la prima volta per un sacco di ... inglesi di ottimo predigree: Sheridan, gli Armitage, Kennedy; sarebbe addirittura la terza coppa Europa per l'assente ex Wasps Simon Shaw. Ci sono anche quelli che ora possono vantare il meglio dei due Emisferi a livello di club, titolo SuperXV e Heineken Cup: Bakkies Botha, Roussow e Giteau. Per Rocky Elsom in tribuna, una sola partita giocata col Tolone in stagione ma non in coppa, sarebbe invece la seconda HC dopo quella vinta col Leinster.
Dulcis in fundo e signori si nasce, è il primo trofeo mai vinto con un club da Jonny Wilkinson.  Vorremmo vedere chi riuscirà a negargli il titolo di miglior giocatore europeo della stagione  - con lui in nomination sono tre del Clermont - Bonnaire, Fofana e Sivivatu, più Heaslip. Ulteriore message in a bottle per Gatland, di bottiglie per lui sono oramai pieni gli oceani da qui all'Australia.




venerdì 17 maggio 2013

Leinster cala il poker per tenersi parte d'Europa

AMLIN CHALLENGE CUP FINAL
Leinster 34 - 13 Stade Français

Tempo di primi saluti (di classe) al Royal Dublin Society che ospita la finale di Amlin Challenge Cup in attesa dell'appuntamento di domani all'Aviva, con in palio il tetto d'Europa: i saluti sono quelli di Jonathan SextonIsa Nacewa e coach Joe Schimdt che a fine stagione lasceranno il Leinster (l'apertura va a Parigi, l'ala si ritira, il manager allenerà l'Irlanda), aggiungendo un altro trofeo in bacheca e marcando nel modo migliore quella che probabilmente è la fine di un ciclo. Anche se i rimpiazzi si chiamano Jimmy Gopperth e Zane Kirchner ...
Termina infatti con un netto 34-13 il match contro lo Stade Français: la franchigia irlandese si tiene parte del Vecchio Continente, mettendo in fila la terza coppa dopo le Heineken Cup del 2011 e 2012. E contando quella vinta nel 2009, salta fuori il poker nell'arco di cinque anni. Quattro sono anche le mete marcate dai padroni di casa che sfruttano al meglio la famigliarità con il teatro della contesa e hanno l'occasione di replicare fra sette giorni contro l'Ulster nell'ultimo capitolo del Pro12. All'appello mancavano in diversi: Brian O'Driscoll, infortunato - ma lui ha rinnovato per un anno, a quelle latitudini lo rivedranno volentieri - oltre al socio d'Arcy, poi  Sean O'Brien, costringendo Jamie Heaslip a fare anche il ball carrier e Cian Healy che parte dalla panca.  Lo Stade si presenta invece abbastanza completo tranne in cerniera: torna Dupuy in mediana, all'apertura il giovane Plisson, coperti ambedue in panchina dall'estremo Warwick. Altre assenze davanti (Attoub, Burban, Papé) sono sufficientemente coperte, mentre dietro i guizzi di Fainifo o Camara  e l'esperienza di Sackey avrebbero fatto comodo. Felipe Contepomi porta acqua e ordini.  Arbitra l'incontro il gallese Nigel Owens.


La cronaca da sola serve fino ad un certo punto, vale la pena iniziare con un dato: dopo il primo quarto di gara, le percentuali di possesso sono 32% Leinster, Stade il 68%, mentre sul tabellone il punteggio indica 14-0. Tanto per farsi un'idea di ciò che si è visto - non è solo cinismo, è feroce determinazione e soprattutto sincronismi adatti a sfruttare ogni opportunità. Pronti via i francesi premono, gli irlandesi muovono l'ovale dai propri 22, Sexton fa da pivot e al 3' aprono le danze con Ian Madigan, schierato a primo centro al posto di d'Arcy, mentre BOD è rimpiazzato addirittura dall'alona Fergus McFadden: Nacewa taglia all'interno a raccogliere il passaggio di Isaac Boss dopo una rimessa a metà campo, Sexton gli fa da spalla creando la superiorità numerica che mette fuorigioco l'ala avversaria che si palesa di fronte, servendo per Madigan che arriva sotto i pali. Rapidità e colpo d'occhio: gli Stadiste attendevano l'allargamento del gioco, invece le ali si proiettano al centro e Sexton non distribuisce ma sostiene in penetrazione.

Da parte loro i transalpini possono contare su un pack che mette in grossa difficoltà quello del Leinster (soffre non poco Mike Ross, pure acciaccato, il confronto col neozelandese DeMalmanche che pure nasce tallonatore, mentre dall'altra parte Slimani si mangia regolarmente il grosso McGrath) e su un Sergio Parisse che letteralmente si carica la squadra sulle spalle, nei panni di ball carrier e smistatore di palloni - 14 ovali portati nel solo primo tempo - e infine su un (almeno inizialmente) ispirato Geoffrey Doumayrou.
Julien Dupuy prova ad innescare il collega in regia Jules Plisson sul lato chiuso, ma l'apertura viene fermato in extremis nei pressi della bandierina da Nacewa salvatore della patria. Al 14' lo Stade tenta con una driving maul e con Paul Williams che dopo essersi infilato in un pertugio viene tenuto alto dal ritorno di Sexton assistito da Sean O'Brien.  Il problema degli attacchi francesi è che paiono slegati, disorganici; se guadagnano regolarmente qualche metro in percussione con gli avanti, appena allargano arrivano gli errori di handling (oltre 10 contro 4 a fine gara). Partono inoltre da troppo indietro, timorosi degli intercetti di una linea difensiva dublinese impeccabile e molto aggressiva. 

Pericolo scampato e i Dubliners allungano alla seconda occasione, cinque minuti più tardi quando Boss calcia dalla base della ruck e con timing svizzero il promettente Andrew Conway (all'ala) vola a prendersi l'ovale superando il dirimpettaio Jeremy Sinzelle e affida il vassoio a Sean Cronin che tutto solo timbra la seconda meta dei suoi per il 14-0. La difesa? Era tutta in linea in attesa del solito allargamento, nessuno si sognava un calcio nel box. Varietà di opzioni ed esecuzione corale, questo è il nome della efficacia mostruosa di Leinster.

Solo al 25' lo Stade riesce a sbloccarsi con un piazzato di Jerome Porical - dopo un fumble in attacco. Ma il Leinster è sempre in agguato: per assopire qualsiasi intento di recupero e si affida al piede di Sexton che allarga per Nacewa sulla corsia di sinistra, il trequarti resiste al placcaggio di Hugo Bonneval e serve Rob Kearney che completa l'opera: cambio di fronte al piede e meta, difesa ancora una volta lontana, giocatori messi in due contro uno. Quattro visite nell'area dei 22 metri avversaria per Leinster e tre mete, contro nove visite dei parigini e zero punti (la punizione di Porical era guadagnata fuori). Il club parigino è costretto a dannarsi l'anima per 15 fasi prima di vedere l'opportunità di superiorità numerica al largo svanire, con il flanker Pierre Rabadan che tarda l'ultimo passaggio. Per aggiungere punti è necessario il penalty da quasi 50 metri di Porical allo scadere della prima frazione: 21-6. 


A marcare i primi punti del secondo tempo è di nuovo Sexton, mentre Paul Warwick prende il posto in mediana di un Dupuy che non ha saputo dar ritmo alla superiorità del suo pack. Anche Porical lascia spazio a Waisea Nayacalevu che garantisce impatto fisico in un attacco, però ancora sterile. Il copione resta simile a quello dei primi quaranta minuti, con lo Stade in costante proiezione offensiva ma aumentando la lack of accuracy che smonta qualsiasi buon intento: Warwick controlla male raccogliendo da una ruck nei pressi dei 5 metri, si ripropone Sinzelle, ma una volta nei 22 arriva un turnover, quindi Parisse gioca all'indietro senza trovare assistenza.
I falchi di Leinster sono sempre sul chi va là, attentissimi in difesa, mai affannata nonostante gli oltre 100 placcaggi in cui si devono impegnare in gara, contro i soli 40 degli avversari. Soprattutto, bravissimi nei rovesciamenti di fronte: scuola neozelandese, si vede la mano del coach (al proposito, attenzione all'Irlanda prossima ventura, nelle mani di costrui ...)
Sexton non spreca dalla piazzola per il +21 e a questo punto, con gli irlandesi che rifiatano, Bonneval e Sinzelle dialogano con mani rapide lungo l'out di sinistra e trovano la meta della bandiera: Kearney è assorbito dal movimento di Bonneval che scarica per il collega alla bandierina: sul 27-13 e con ancora venti minuti sul cronometro, le aspettative di assistere un finale avvincente non mancano. Servirebbe però un cambio di attitudine dei francesi, una precisione che non possiedono. 


Altra decina di fasi transalpine, finché non interviene il neoentrato Shane Jennings che allontana di pedata e lancia il contropiede. Si riprende con un ingaggio per il Leinster sulla linea dei 10 metri, gli avanti si mettono in movimento per far avanzare l'accampamento alla ricerca dei punti sicurezza, quindi il guastatore Kearney si infila dalla profondità e punta all'angolo, ma è preziosissimo l'intervento di Sinzelle che lo sbilancia di modo che il piede dell'estremo esca dal campo una frazione di secondo prima del touchdown. Owens si fida del guardalinee e non passa per il TMO, il replay dimostra che in effetti non ce n'era bisogno. Sic rebus stantibus, gli irlandesi prendono in mano il gioco dopo che lo scorato Stade non riesce a pungere con una penaltouche nei 22. Anzi, i padroni di casa rubano un lancio in rimessa a cinque dalla fine, si riportano in avanti, entrano in zona punti, bussano con Madigan e Sexton e trovano al 78' Cian Healy entrato da poco (che tra l'altro aveva raddrizzato le sorti della mischia, eliminando l'unico ancoraggio solido dello Stade): raccoglie l'ovale sui 5 metri e si tuffa in meta. L'invasione di campo al fischio finale viene naturale ai tifosi sulle tribune. 

Il Leinster replica la prestazione in semifinale contro il Biarritz e va a caccia del double. sfuggitogli la stagione scorsa, nella finale in quel medesimo stadio illuminata da Shane Williams all'ultima partita in carriera.  Serata di sole e di legacy, lascito: mentre pare che Sexton potrebbe trovare Ronan O'Gara nei panni di kicking coach al Racing Metro, è lecito chiedersi se il ragazzo ne abbia bisogno. Ovviamente, c'è ancora un capitolo da scrivere, tra una settimana. Per lo Stade Français all'ultima spiaggia, ancora una volta si rimane nel bagnasciuga: sesta finale europea persa su sei cui ha partecipato nella sua storia, senza la Challenge lì resta, perché con il risultato di questa sera consente a Connacht e Perpignan di accedere alla HCup, mentre Stade e London Wasps gareggeranno in Amlin. Sarà forse per un altro anno, con Frans Steyn e Digby Ioane; spiace per dei campioni assoluti come Parisse, a secco di titoli, per non dire del duo di allenatrori Aradou-Laussuq, rimpiazzati la prossima stagione da Gonzalo Quesada. A proposito di Wasps, Leinster si aggiunge al ristretto club dei team capaci di vincere ambedue le coppe: Wasps appunto, Saints, Bath. In attesa del Clermont, domani.   

lunedì 29 aprile 2013

Il Re Legittimo non se n'è mai andato


Sono gli effetti collaterali nel vederlo all'opera a Twickenham - il video in fondo al post la dice lunga. Una pacca sulla spalla a Owen Farrell che si volta per vedere che fine fa il drop: in mezzo ai pali ovviamente. Jonny Wilkinson è figura ingombrante nel rugby inglese e occorre una sua decisione per sgombrare il campo: chiamarlo o no in nazionale? Finché Wilko ha fatto il passo indietro e il dubbio amletico è evaporato. Ora però ci sono i British & Irish Lions alle porte e Warren Gatland ormai deve chiudere la lista dei convocati, a meno che non l'abbia già fatto lasciando qualche spazio vuoto, giusto per una limata conclusiva prima di svelarla domani. Allora: la domanda "Wilkinson sì o no?" è l'effetto collaterale di un Re che non se n'è mai andato, pur avendo fatto i bagagli per il sole provenzale che ha rigenerato la sua carriera dopo l'umidità e la pioggia di Newcastle. 

Brian Moore (il suo Curriculum vitae non necessita di essere riassunto) scrive sul Telegraph: "L'errore più comune riguardo allo sport d'élite è che la mancanza di cuore o patriottismo di una squadra è la causa del suo fallimento. Raramente è così. Se volete una prova date un'occhiata ad entrambe le semifinali di Heineken Cup del week-end". E poi: "La riluttanza giustificabile nel prendere i giocatori del Top 14 francese per il tour dei Lions dipende dal fatto che essi non si uniranno al resto del gruppo fino alla metà della seconda settimana e ciò limita il tempo che hanno per assimilare e ambientarsi. Tuttavia, Wilkinson non bisogno di provare che può giocare per i Lions". 
Altra tesi a favore della chiamata di Wilko: che con il tempo ha dimostrato che per quanto non possa essere al 100%, non è mai sceso sotto un certo standard minimo di prestazione "e lo stesso non può essere detto degli sfidanti", ovvero Farrell, Dan Biggar e Jonathan Sexton, citati nelle righe precedenti. "Se devi giocare una partita dove l'accumulare punti è basato sulla potenza e la corsa per linee dirette di  gente atletica e grande, c'è un miglior Numero 10 a disposizione di Gatland?". 

Mick Cleary è di opinione opposte, dalle stesse colonne di Moore. E ricorda che la finale del campionato francese si disputa il 1° giugno, lo stesso giorno in cui i Lions apriranno ufficialmente il loro tour affrontando i Barbarians a Hong Kong. Il Tolone ha le carte per giocarsela o, mal che vada, di disputare la semifinale. E riesuma un altro punto fermo nella discussione che interessa il rugby inglese al momento delle convocazioni: "I giocatori sono andati in Francia per far proseguire le proprie carriere. Conoscevano i rischi. Anche Wilkinson, quando si è ritirato dagli impegni con l'Inghilterra dopo la Rugby World Cup 2011". 
In più per Cleary c'è il contesto mediatico, perché un personaggio come Jonny si porta dietro l'interesse e la pressione - poi Down Under hanno sempre quel drop nella finale di Sydney 2003 da digerire. "Non è l'incarnazione dell'ego, ma ha bisogno di tempo e spazio per soddisfare il suo stato mentale di perfezionista. Gatland ne è cosciente", è l'opinione del commentatore sportivo che tira in ballo quindi il selezionatore neozelandese e la fermezza e l'autonomia di pensiero mostrate nelle scelte dello staff finora operate - come l'aver preferito Andy Farrell alla fedele spalla Shaun Edwards. Dunque, partendo dal presupposto che secondo Cleary Gatland è deciso a scegliere solo due aperture, meglio rinunciare a Wilkinson per non giocare al ribasso con Farrell o Sexton che invece guadagnerebbero in impatto ed energia dalla competizione a due. 

Un pensiero o l'altro, del Re si parla ancora molto. E' tornato a Twickenham, Legittimo, ma è come se non se ne fosse mai andato. 

domenica 28 aprile 2013

Il Re Legittimo è tornato a Twickenham

Heineken Cup, Semi-final - Twickenham Stadium, London 
Saracens  12 - 24 Toulon

Si scade nel già detto, ma anche stavolta è vero che le semifinali delle Coppe Europee scrivono le più belle pagine di rugby dell'anno. Tre su quattro sono state favolose, hanno messo in mostra modelli di gioco e individualità di livello assoluto. Abbiamo assistito a partite esemplari, diverse ma tutte bellissime e appassionanti, forse con l'eccezione della partita di Dublino, dove un Biarritz a fine ciclo e pure menomato in qualche pedina, è stato tritato da un Leinster superiore e  motivatissimo - oltre che, diciamolo almeno noi,  più "adatto ad adattarsi" al lassismo distratto nei breakdown dell'arbitro Barnes.

Decisamente più appassionante è stata la prima semifinale di Amlin Euro Challenge, giocata venerdì a Perpignan tra francesi con lo Stade vincente 22-25, che abbiamo raccontato in diretta: è stata partita apertissima, giocata colpo su colpo, coi parigini guidati da un Sergio Parisse sempre più leader, appena un filo più concreti. Per contrastare la maggior potenza degli avversari han trovato, non certo solo in questa occasione, il motivatissimo ex Jerome Porical, che ha fatto la differenza e non solo per la precisione nei piazzati.

Abbiamo già raccontato anche della prima semifinale Heineken, dove la demolition squad del Clermont supera un indomito ma inferiore Munster, che riesce a reggere la superiore potenza e tasso di classe degli Alverni, facendo appello a risorse da autentici veterani rotti a tutte le battaglie.
A giudicare dai primi dieci minuti e fino all'ora di gioco, la partita non avrebbe dovuto avere storia: superiori in tutte le fasi di gioco sia statiche che dinamiche, potendo contare inoltre sulla precisione di Morgan Parra,  gli Alverni si installano nella metà campo dei rossi irlandesi stabilendo forse il record di permanenza dentro ai 22 metri avversari per le fasi finali di Coppa. Il motivo di tale dominio schiacciante è presto detto: le cariche dei portatori di palla Jaunards -  DomingoKayser, un instancabile Zirakashvili, Bonnaire e la velocità unita alla potenza delle incursioni dei trequarti - il "faro", un maturatissimo Fofana, Sivivatu, Nalaga, Byrne, King -  sono immediatamente sostenuti dalla demolition squad dei ripulitori del punto di contatto - i marines Cudmore e Hines, il devastante Chouly e il mio avviso man of the macth Bardy che finisce la gara col naso appiattito, che si scagliano con veemenza sui difensori, "puliti" o "furbetti" stile Munster che siano. La difesa di Munster non può nemmeno decidere di provare a rallentare il gioco ancorché fallosamente, viene rimossa, tolta di mezzo. Forse è così che si spiega il numero relativamente basso di punizioni subite dagli irlandesi (tre) in una gara in cui sono stati schiacciati. Come se non bastasse, in più c'erano le precisioni di Parra dalla piazzola, e di Brock James nel gioco tattico.
Ai rossi nonostante un buon Casey Laulala al centro, la giornata così così di Simon Zebo e Keith Earls impediva di tentare il gioco che piacerebbe al nuovo coach neozelandese ma che non è ancora del tutto nelle corde del Munster; non rimaneva che affidarsi all'estro di Ronan O'Gara e provare qualche improvvisata in contropiede. E' quel che quasi riusciva, grazie a un paio di esitazioni di Nalaga sulla linea di meta (la prendo, aspetto che esca, boh) e infine arrivava inatteso all'ora di gioco, quando Denis Hurley (subentrato a Earls, e anche Zebo sostituito) era il più rapido a lanciarsi sul delizioso calcetto a seguire dell'apertura. Partita riaperta: merito della resistenza difensiva degli irlandesi, cui si aggiungeva lo spirito latino che per qualche minuto ha fatto vacillare i francesi, col fiato sul collo degli indomiti uomini di capitan O'Connell. Paura passata dopo qualche minuto dopo qualche sbandamento, nel finale gli uomini di coach Vern Cotter riprendevano il sopravvento usando la solita fisicità, le fasi statiche e portavano a casa il risultato con più affanni di quanto avrebbero dovuto. Ma è il risultato quel che conta.

La domenica, la differenza più vistosa con l'altra semifinale è nel pubblico: mentre a Montpellier la grande macchia rossa dei tifosi del Munster spiccava nettamente tra la marea gialla dei supporter del Clermont, Twickenham  è tutta rossonero. Il perché è che Saracens e Toulon hanno gli stessi colori sociali, quindi i supporters si distinguono solo quando si alzano in piedi per celebrare i loro piazzatori. Lo faranno più spesso quelli che gioiscono per Jonny Wilkinson, autore di sette piazzati e un drop meraviglioso sotto pressione, 100% di realizzazione, contro i quattro con un errore del suo erede Owen Farrell, nel finale spodestato per necessità da infortuni (Barritt), dal più lineare Charlie Hodgson.
Ci sarebbe qui da aprire una lunga parentesi sulla storia recente delle aperture inglesi, resa oltremodo d'attualità dagli imminenti annunci di Gatland riguardo la composizione dei B&I Lions. Sta di fatto che Sir Wilko fa vedere sul campo la distanza che ancora lo separa dal suo erede; quasi simbolico quel drop centrato al 72', mentre Farrell gli piomba addosso e lui, signore come sempre, gli fa un pat pat di consolazione che però suona come un nice try, next time baby: il futuro sarà anche tuo ma adesso scostati e ammira. Oltretutto, come se non bastasse, Jonno si trova a dover calperstare per l'ennesima volta l'ottimo Hodgson, una intera carriera di un ottimo Pro sfortunatamente vissuta nella sua ombra. Che farà ora Gatland e il suo consigliere Farrell, il papà di Owen ? Chi a fianco di Sexton nella spedizione Down Under? Porterà tre aperture in Australia?  Lo scopriremo martedì.

Torniamo a noi: tutti i punti sono marcati dalle due aperture, segno che i pack si danno gran da fare. Nel primo tempo ci sono quattro opportunità per parte, Wilko le segna tutte mentre Farrell manca l'ultima, quella del pari all'intervallo. I Saracens paiono inizialmente più determinati a controllare territorio e possesso, facendo affidamento sulle percussioni, in particolare di Barritt che tenta di puntare il contrapposto Giteau  e di Mako Vunipola. I tolonesi non vanno troppo per il sottile: appena riconquistano palla grazie alla difesa impeccabile, van via di calcione in touch il più lontano possibile. Man mano che il tempo passa, i tentativi inglesi s'infrangono mentre gli ospiti fan strada coi possessi: lo fanno alla "francese moderna", cioè a testate con immediata ripulitura violenta del punto di incontro, attività in cui eccellono Bakkies Botha e il suo compare, un Nick Kennedy trascurato in patria ma che surclassa Borthwick e un sovente scomposto Hargreaves. Non solo il pack: i tolonesi fanno strada e van vicini alla meta coi guizzi dell'estremo Delon Armitage, oggi impeccabile sulle palle alte, e di Alexis Palisson. Più oscuro Rudi Wulff che nel finale si mangia una meta, mentre quantitativo è il lavoro di Bastareaud, che nel periodo in inferiorità numerica fa la terza linea in mischia; al solito brillanti i colpi e i guizzi di Giteau.
Lo scontro delle seconde e terze linee raggiunge apici di inusitata potenza, veemenza e anche bellezza: Wray, Joubert e soprattutto Kelly Brown da una parte (se Gatland non lo porta in Australia gli faccio mangiare il cappello), contrapposti a un Fernandez Lobbe che se non ci fosse Wilko sarebbe stato il Man of the Match - uomo ovunque il capitano argentino,  quando poi parte palla in mano, sa muoversi meglio di un centro - con Danie Roussow il "cattivo" e Chris Masoe che emerge alla grande nel secondo tempo.
Ci sono dei momenti da cineteca da una parte e dall'altra, da mostrare nelle scuole: il placcatore che atterra il ball carrier e rotola via, nel mentre t'arrivano due difensori in piedi a grillotalpare col movimento "della lavandaia" appoggiati al lavatoio umano nentre "sciacquano" il pallone;  i sostegni immediatamente si buttano dentro a tutta velocità e la vince chi riesce ad abbassarsi tanto da infilarsi sotto gli avversari e scalzarli via a mo' di pala di bulldozer. Sublime e sottile arte apparentemente solo brutale come il secondo e mezzo del Sumo: ci vorrebbe un arbitro in costume tradizionale che scandisca stentoreo i comandi con cadenza giapponese, rolllooooo aueiiiii ... e un inchino finale di rispetto tra protagonisti, dopo ogni breakdown così ben giocato.

Invece l'arbitro è l'ineffabile Rolland, attento ma col difetto dirigista determinista: al 50' sul 9-15 prova a riaprirla lui la semifinale, appioppando un giallo del tutto sovrastimato a Roussow, reo di una innocua presa alta su Vunipola, dovuta più che altro ai cm di differenza. Il fatto è che il sudafricano era stato ripreso dall'arbitro per lo stesso innocuo fallo sul medesimo attaccante nel primo tempo: per Rolland è questione d'onore che non si può lasciar passare. Gli stessi commentatori inglesi lo rilevano: quel fallo vale una punizione - in quel caso un rigore - non un giallo. Tant'è, c'è da sperare che Rolland non vada ad arbitrare partite di SuperRugby, potrebbe rimanere offeso.
In quei dieci minuti di superiorità i Saraceni, sotto di tre punti dopo la marcatura del rigore sopra detto, le provan tutte per arrivare alla meta; l'occasione più ghiotta la procura Vunipola stesso, lasciato passare in mezzo a un raggruppamento, poi per due volte i Saraceni si mangiano mete fatte commettendo passaggi finali affrettati lunghi, sbilenchi e in avanti, rispettivamente a Brown e Wyles (subentrato a uno spento Strettle). Il più clamoroso  errore è il primo, lo commette proprio Farrell - non è che in Australia serva uno capace di eseguire sotto pressione? Subito dopo deve uscire Barritt e la panchina corta Saracena nei trequarti è costretta a spostare il giovane al centro, rilevandolo con Hodgson. E' quasi una capitolazione sul campo al sovrano legittimo Sir Wilkinson, cedendo la corona usurpata a un reggente.
Pure in inferiorità numerica, i tolonesi respingono gli assalti - nonostante una comica incomprensione che fa venire una sincope a coach Bernard Laporte,  tra Orioli subentrato al lottatore Bruno al numero due, e i saltatori: tira così una rimessa laterale a dieci metri dalla sua meta sul sedere di Sheridan, peraltro autore di un partitone grandioso come del resto il collega a destra, Sua Maestà Hayman. Non appena i tolonesi comunque recuperano terreno e s'avvicinano alla linea di metà campo, Wilko lancia a tutti il segnale  che è finita la ricreazione: al 55' centra i pali da oltre metà campo, riportando a zero il differenziale punti in inferiorità numerica. Ristabilita la parità in campo, al 73' produce quel capolavoro di drop sotto pressione che chiude la partita, e che forse Gatland preferirebbe non aver visto, tanto gli complica i progetti. Com'era quella cosa sui Lions, la capacità di eseguire sotto pressione?
Forse la finale più spettacolare e autenticamente "Boreale", tra scuole sarebbe stata Clermont-Saracens, demolition squad contro tattica branco di lupi, ma è indubbio che in finale Heineken 2013 a Dublino andranno le due squadre più forti d'Europa. E  Tolone- Clermont sarà partita più che aperta. 

sabato 27 aprile 2013

Clermont con il Munster prende le misure per la finale

Heineken Cup Semi-final - Montpellier
Clermont Auvergne 16 - 10 Munster

In "trasferta" a Montpellier il Clermont segna sul calendario una giornata storica: vincendo per 16-10 sul Munster prenota la sua prima finale di sempre in Heineken Cup, in attesa poi di capire se sarà un derby contro il Tolone o dovrà vedersela con i Saracens. E nella prima delle due semifinali in programma il club transalpino fa della sana pratica contro una squadra che invece sa bene cosa vuol dire gestire la fase knock out della coppa - e sa bene cosa sia una soprattutto una finale. Gli irlandesi che ai quarti erano riusciti a prendersi lo scalpo dei Quins nel secondo tempo si rimettono in riga, si fanno sotto, sfiorano il sorpasso (proprio una questione di centimetri), ma escono sconfitti da un Clermont che ha il merito di colpire nei primi istanti di partita, di costruire un margine abbastanza sicuro e di non perdere il filo del discorso e la pazienza. Ad arbitrare il gallese Nigel Owens che ne combina qualcuna di troppo (ci sarebbe un giallo per un placcaggio in aria su Lee Byrne, ad esempio, oppure il fallo di Tommy O'Donnell che si fa trovare sulla linea di trasmissione dalla ruck mentre riprende posto in trincea, ma si sa che gli irlandesi sono tipi furbi e commettono infrazioni con estrema nonchalance). 

La cronaca - Ad aprire le marcature è Ronan O'Gara dalla piazzola al 7', ma ecco che Clermont mette le cose in chiaro con Julien Bonnaire che va riconquistare il restart di Butch James: si allarga il gioco, Keith Earls sfiora l'intercetto, invece la truppa francese assorbe le guardie avversarie nell'angolo di destra prima di cambiare fronte e quando Napolioni Nalaga riceve palla, potrebbe benissimo servire uno dei tre compagni completamente smarcati alla sua sinistra, al contrario punta il centro dei pali e marca (foto). Il fallo di Peter O'Mahony in ruck consente a Morgan Parra di allungare (10-3) al 13' e quattro giri di lancetta più tardi il distacco sale a dieci punti, grazie al loro di Nathan Hines e James Cudmore in rimessa e nell'organizzazione di una driving maul.
Le maglie dei padroni di casa si stringono, non concedono pertugi, pazientemente i transalpini lavorano ai fianchi gli ospiti e ne guadagnano un cambio di possesso. Il Munster non trova ritmo o abbrivio, in compenso al 24' si segnala per gli annali un placcaggio di ROG che non accontentandosi si prende pure l'ovale. E se il pack con l'impatto di Thomas Domingo e David Zirakashvili mette alle strette BJ Botha e soci, James dalla base calcia senza pressione in profondità per costringere la truppa di Limerick a ripartire dai propri 22. E tanto che ci sono, i francesi rubano il lancio di Mike Sherry. Alla mezz'ora il dialogo Wesley Fofana - Regan King concede all'apertura di innescare al piede il solido Nalaga, ma sia Earls che Felix Jones fanno buona guardia. O'Donnell allora tenta di dare una scossa ai suoi, con un break dalla touche, ma una volta placcato si rialza per proseguire e Owens lo interrompe. Ci prova dunque Jones calciando nei 22 e mettendo pressione sul triangolo allargato in fondo, il Munster si riversa nell'area e tenta di sfondare con una serie di fasi che però svaniscono di fronte ad un altro turnover. 

Con la ripresa subito si intravede il cambio di strategia degli irlandesi. Che partono forte - d'altronde devono recuperare dieci punti - e affidano la regia a O'Gara (Conor Murray si complica la vita da solo in certi attimi delicati) che obbliga Clermont ad una rimessa dalla linea dei propri 5 metri. E' lotta di trincea, ora c'è anche Julien Pierre entrato per l'infortunato Cudmore a dare man forte, i francesi rodono qualche palmo e Murray agevola loro il compito con un passaggio fuori giri per un Simon Zebo che di per sé è in attesa in un ovale giocabile dalle sue parti. Clermont esce dal primo assedio e sfruttando le abilità di Fofana e il lavoro dei ball carrier si ritrova con un penalty che Parra non sbaglia per il massimo vantaggio, 16-3 al 47'. 
La faccenda si fa complicata per Munster, che però ha sette vite. Ci prova da centrocampo, ma James Downey commette in avanti. Sitiveni Sivivatu va a caccia di Jones, ma il fullback se la cava bene. Funziona meno la rimessa, lasciando svanire un'opportunità di lancio in attacco. Allora al 56' Murray prova con un quick penalty per puntare ai 22, Zerbo è servito e immediatamente placcato da Sivivatu, Casey Laulala taglia comunque in mezzo, ma James recupera posizione e palla. Per compiere l'ultimo passaggio è necessario qualcos'altro, il tocco di ROG: che tre minuti dopo serve perfettamente Denis Hurley che accorre sulla fascia destra, il calcio è un assist che vale la meta che riporta Munster sotto il break. 
Qui inizia la lezione pratica per il Clermont in vista della prossima finale: sapersi gestire, rispondere appena possibile per non permettere all'avversario di annusare lo spavento. Ci riesce King con una galoppata in mezzo al campo e Parra al 67' potrebbe quasi mettere la parola fine dopo che Zirakashvili mette alle strette Dave Kilcoyne in mischia ordinata, ma da posizione laterale non trova i pali. Ma il vero sussulto giunge a dieci dalla fine, quando la prima touche per le mani di Ti'i Paulo viene rubata dagli irlandesi che all'attacco ancora aggiungono il calcio in profondità sul quale Nalaga tenta di chiudere di fisico, con Jones che ci va a sbattere contro, ma alle sue spalle c'è Laulala che sotto pressione perde il controllo dell'ovale ad un soffio dall'area di meta. 
Con i suoi cross kick ROG innesca pure Paul O'Connell posizionato sulla fascia e un off-side francese permette al Munster di ritrovarsi nuovamente nei 22 avversari al 77', ma Murray tentando di passare per il lato chiuso si dimentica il pallone. L'assist di O'Connell invece per Zebo con un buco centrale da esplorare per scatenare il contropiede viene considerato in avanti da Owens e l'ultima speranza del Munster di continuare a sopravvivere svanisce. 

I veterani cedono il posto alle matricole, attese all'ultima prova per posizionarsi sul tetto d'Europa. Che sia contro i Sarries o i provenzali, per tutti sarà una prima volta. O'Gara fatica a lasciare il campo e non nasconde le lacrime, rimandando le dichiarazioni sul ventilato ritiro: ha respirato aria di un'altra finale, difficile immaginare di non riprovare tale sensazione in carriera. Per di più quest'anno la coppa è in palio a Dublino. 

Clinical Leinster, si gioca la Challenge in casa

Amlin Challenge Cup, Semi-final - Dublin
Leinster 44 - 16 Biarritz

Sotto il sole di Dublino e gli occhi degli ambasciatori di Warren Gatland (in tribuna c'era il resto dello staff dei LionsRob Howley, Graham Rowntree e Neil Jenkins) i detentori dell'Heineken Cup disfano le ambizioni di back-to-back ai detentori dell'Amlin Challenge Cup, in modo clinical, come dicono da quelle parti: freddo, scientifico, approfittando delle giocate degli uomini migliori mentre gli avversari provano a posare mine per destabilizzare con la fanteria pesante, ma si ritrovano infilzati sulla chiusura della prima frazione e messi all'angolo nella seconda. Tra Leinster e Biarritz finisce 44-16 e la provincia irlandese contenderà il trofeo allo Stade Francais il prossimo 17 maggio nello stesso Royal Dublin Society. Mica male. 

La cronaca - Le due seconde linee basche Pelu Taele ed Erik Lund bussano alla porta dei padroni di casa, con una serie di attacchi diretti con i quali Biarritz arriva fino ai 22 avversari, ma al 5' l'equilibrio è già interrotto dalla giocata in rimessa degli irlandesi: Devin Toner si allontana dallo schieramento e viene servito solo in fondo alla touche da Richardt Strauss, fa da sponda a Isa Nacewa all'interno e l'ultimo accelerata nel contropiede è di Heaslip per il touchdwon. L'abbrivio Leinster spinge Fergus McFadden a giocare un quick penalty fuori dai 22, Wayne Barnes ravvisa un vantaggio e stavolta Jonathan Sexton cerca i pali, ma il calcio gli parte male dal tee e si resta sul 7-0.
I due pack si pizzicano nei breakdown, mentre al quarto d'ora è sempre Leinster ad avere l'iniziativa, da un ingaggio sulla metà campo con la partecipazione del solito Brian O'Driscoll per il varco, serve Sexton sul quale però si è lanciato il rapidissimo Taku Ngwenya che gli impedisce di schiacciare la palla a terra. E il tono dell'incontro, da un ipotetico colpo del ko, cambia. Perché la formazione transalpina si rimette in ordine, riprendendo il leit motiv dei primi istanti e rubando il possesso dalla rimessa, con Dmitri Yachivili che passa a Ngwenya: il placcatore non rotola via e il mediano trova la via dei pali al 18'. Tre minuti più tardi, Leinster perde il secondo lancio consecutivo, mentre sale la percentuale di possesso basca lungo il campo o meglio nella metà campo irlandese e con la solita barba di Lund, il peso specifico di Taele e la regia in terza linea di Imanol Harinordoqhuy arrivano altri tre punti dalla piazzola per il 7-6. 
Sexton gli risponde a stretto giro di posta, Marcelo Bosch al contrario si fa sfuggire di mano un pallone prezioso al largo con superiorità numerica. A quattro dalla fine del primo tempo sempre Yachvili accorcia (10-9), dopo che Biarritz nuovamente si affida alla rapidità dei raccogli e vai e allo scontro fisico con i primi otto uomini, strategia interrotta da un assolo di un indomito Heaslip. E quando mancano una manciata di minuti all'intervallo, Leinster stavolta infila l'uno-due: al 39, quando torna ad assicurarsi facilmente l'ovale in touche, quindi BOD serve l'incrocio di Rob Kearney che passa a Sexton e stavolta l'apertura arriva fino in fondo; e nell'ultima azione, con il passaggio ad allargare di Ian Madigan (schierato insolitamente al fianco di Sexton come centro) su Nacewa che danza lungo la linea laterale, O'Drisccoll torna all'interno, Heaslip (ri)torna in area di meta. Dal -1, Biarritz si ritrova sotto 24-9. 

Con la ripresa i baschi ci riprovano al solito modo e Yachvili ha la prima opportunità per marcare, ma la mira dalla piazzola non è precisa. E il Leinster ringrazia di contrattacco: fumble di Thibaul Dubarry, Madigan intercetta e procede coast-to-coast venendo atterrato sui 5 metri da Ngwenya che si sacrifica nuovamente per la causa e si becca il giallo per gioco da terra mentre Madigan cerca si riciclare per O'Driscoll al 44': Sexton allunga (27-9) e poco più tardi dialoga con Nacewa per la quarta meta irlandese, propiziata dalla difesa di BOD su Aled Brew che determina il turnover. Sexton viene sostituto da Andrew Goodman e Madigan si prende il compito di calciare, il resto è un trascorrere di tempo in attesa della fine. Nel mezzo c'è la meta anche di BOD dopo la cavalcata di Sean Cronin tra le maglie basche ormai dismesse (44-9). Solo al 67' il tallonatore Arnaud Heguy riesce a fissare la bandierina per i suoi, con una raccolta nei 22. 

Cinque mete a una, con il Leinster che riesce a cogliere in velocità la difesa che si presenta di fronte e il Biarritz che lascia sul campo una ventina di placcaggi, dopo aver lavorato molto nei primi quaranta (anzi, trentotto) minuti di semifinale, toccando il 57% di possesso. Altro maggio da finalista per il Leinster in coppa, la terza volta di fila: stavolta per di più di fronte al proprio pubblico. Che a O'Driscoll ha riservato un chiaro invito: "One more year!".

giovedì 11 aprile 2013

Cronache londinesi post match e post mortem

Ci si prepara a tornare sui campi con l'avvicinarsi del fine settimana, ma qualcuno è alle prese con i postumi dello scorso week-end di coppa. Tipo gli Harlequins, eliminati nei quarti di Heineken Cup dal Munster al The Stoop - e pare quasi un destino che per l'occasione, i quarti, i Quins debbano fare i conti con qualche polemica anche se stavolta siamo ben lontani dall'affare Bloodgate. La società londinese infatti sta investigando tra i propri sostenitori perché allo stadio ci sarebbero stati troppi sostenitori irlandesi se paragonati alla porzione di biglietti collocati per gli ospiti. 
Teoricamente il 25% dei biglietti era destinato a loro, per un totale di 3.750 posti. Erano di più e pare che i tifosi inglesi abbiano messo in vendita i loro ticket ad esempio su eBay e "altri canali non autorizzati", come si legge in un comunicato degli Harlequins. Un tradimento, mormorano. "Era chiaro che il Munster avesse una presenza allo stadio che andava ben oltre il numero di biglietti ufficialmente messi a disposizione. Il club è deciso ad identificare qualsiasi persona che abbia venduto il suo biglietto". 

Nel frattempo i Leicester Tigers hanno espresso rammarico per la decisione della European Rugby Cup di non procedere nei riguardi di Bakkies Botha per quanto accaduto nell'altro quarto di finale di domenica scorsa contro il Tolone. La seconda linea sudafricana avrebbe, secondo i Tigers e il loro director of rugby Richard Cockerill, colpito volontariamente il pilone Marcus Ayerza in occasione dell'azione che ha portato Botha a marcare meta, poi non convalidata da George Clancy e il TMO per un doppio movimento. Ayerza sarà costretto a saltare il resto della stagione per la frattura alla clavicola riportata nello scontro. Il caso era stato sollevato anche dal citing officer Eddie Walsh, ma il board europeo ha scelto di non proseguire oltre. 

Intanto i London Saracens e gli Exeter Chiefs hanno comunicato che osserveranno un minuti di silenzio in memoria di Margaret Thatcher prima del calcio di inizio delle rispettive partite: i Sarries contro Worcester domenica all'Allianz Park, i Chiefs sabato contro gli Irish. "E' una questione di rispetto e non di politica", ha commentato Edward Griffiths, chief executive dei Saracens che ha ricordato la decisione della regina Elisabetta II di partecipare al funerale per la Iron Lady mercoledì prossimo: "Dunque il minimo che possiamo fare è riconoscere l'importanza del momento". Scelta coraggiosa ma che non sorprende, visto che il sostegno dei club inglesi, soprattutto quelli londinesi, reca tradizionalmente una marcata impronta conservative ; altrove, in aree più "union" nel senso di sindacali, alla notizia della morte dell'ex Primo ministro alcuni luoghi sono stati teatro di festa e brindisi (The bitch is dead), 
I tempi cambiano: nel 1967 alle esequie private di Clement Attlee che fu a capo del governo alla fine della II Guerra Mondiale, sconfiggendo Winston Churchill alle elezioni del 1945, il Times riservò poche righe in un box a pagina 5.

Ps: nota di colore, il marito di Margaret, Denis Thatcher, di sabato si dedicava spesso alla sua passione, il rugby, vestendo i panni dell'arbitro. 

lunedì 8 aprile 2013

Assalto al fortino Twickenham

Heineken Cup - Toulon
Toulon 21 - 15 Leicester Tigers

Sotto il sole della Provenza è finita 21-15 tra Tolone e Leicester Tigers l'ultimo quarto di Heineken Cup che quindi definisce i tabelloni del prossimo round: a Montpellier il Clermont ospiterà il Munster, mentre a Twickenham i Saracens affronteranno Wilko & Co. E' particolarmente significativo che l'unica inglese restata in corsa, i Sarries, si stringano a coorte nello stadio della nazionale d'Oltremanica: fatti fuori Gloucester, Wasps e Bath dalla Amlin Challenge Cup, con pure i Quins e i Tigers eliminati, c'è un fortino da difendere dall'assalto delle truppe pesanti tolosane che ieri pomeriggio hanno regalato un match di quelli fisici, arbitrato dall'irlandese George Clancy - non si segnalano particolari decisioni dubbie in mischia ordinata o attorno ai raggruppamenti. 

La cronaca spicciola dell'incontro racconta comunque di un Leicester che assume piglio più deciso all'inizio, con un break di 9-0 dalla piazzola con Toby Flood e gran lavoro di Julian Salvi e Marcos Ayerza faccia a faccia con Carl Hayman. I padroni di casa non hanno palloni a disposizione nemmeno per affidarli alle cariche di Bakkies Botha e Chris Masoe - che anzi commette fumble non appena ha un ovale finalmente tra le mani. Però è Mathieu Bastareaud a suonare la prima carica dopo un errore di comunicazione tra Ben Youngs e Flood, con una bella pedata sulla quale però copre ottimamente Matthew Tait. La situazione inizia a cambiare con il giallo al 28' per Flood per un fallo professionale (avanti volontario su un attacco del Tolone che comincia a guadagnare terreno) e Jonny Wilkinson cancella lo zero dal tabellino al 29'. In superiorità numerica Matt Giteau accelera e libera Botha che ricicla per Juan Martin Fernandez Lobbe e da un fallo in ruck di Dan Cole si passa sul -3. La sorte è dalla parte del Tolone al 38', con il ritorno in campo di Flood in tempo per piazzare per allungare di nuovo (Manu Tuilagi sfida Sebastien Bruno e vince il confronto), ma il penalty esce di un soffio. 
Con la ripresa, è Tolone a piantare le tende e segnare il sorpasso al 46' con Wilko dalla distanza e il game plan diventa ancora più semplice e ruvido: ball carrier in azione e se la difesa di Leicester non cede, ci si prova con un drop dell'apertura inglese che però non ha buon esito. Al 50' pallone rubato in mezzo al campo, Botha si muove sul lato chiuso, Masoe taglia all'interno, arrivando sui 5 metri e Lobbe viene fermato dalla seconda linea Ed Slater che porta i segni restando a terra. Tre minuti più tardi è Ayerza a immolarsi al cospetto di Botha che di fatto schiaccia l'ovale sulla linea di meta, ma il TMO ravvede un doppio movimento. Tigers che restano in gara e pareggiano, ma al 58' si ritrovano ancora in inferiorità numerica per il sin bin annunciato a Cole (al suo posto poi entrerà Martin Castrogiovanni). Così Wilko può allungare da posizioni diverse (18-12), Flood tiene i suoi in scia al 65', ma Tolone prima si salva in rimessa dopo un calibrato calcio di Youngs nei 22, poi chiude ogni pratica con l'accelerazione del mediano Sebastien Tillous-Borde assistito da Botha, Masoe e Nick Kennedy e dalla piazzola del solito Wilko. 

Tolone aziona i muscoli e doma le bestie delle Midlands che restano pure senza Tom Croft, costretto a lasciare il campo per infortunio, anche se non sembra esserci di mezzo il collo. I transalpini a conti fatti costruiscono le uniche due azioni da meta degli ottanta minuti e ci riescono solo nella ripresa, quando prendono le misure agli avversari, capaci di non cedere nei due momenti più critici (i cartellini gialli a Flood e Cole) e di rimanere sempre in gara. 
Wilkinson torna a Twickenham da straniero in patria, con la maglia di un club francese per magari imbastire una finale completamente francese: interessante che a fare da guastatori siano rimaste anche due irlandesi, tra Heineken e Amlin (oltre al Munster c'è infatti il Leinster), in un tabellone che propone incroci tra le rappresentative delle nazionali giunte penultima (Irlanda) e ultima (Francia) al 6 Nations - e a Dublino lo scontro diretto finì in parità per il secondo anno di fila.

Heineken Cup Semi finals
- Clermont v Munster (Sat. 27 @ Stade de la Mosson, Montpellier)
- Saracens v Toulon (Sun. 28 @ Twickenham, London)

Amlin Challenge Cup Semi finals
- Perpignan v Stade Francais (Fri. 26 @ Aime Giral, Perpignan)
- Leinster v Biarritz (Sat. 27 @ RDS, Dublin) 

domenica 7 aprile 2013

Quei soliti guastatori di Munster quando c'è di mezzo la loro coppa

Heineken Cup - The Stoop
Harlequins 12 - 18 Munster 

Si sono spostati in massa da Limerick e dintorni per occupare i posti allo Stoop di Twickenham, i tifosi del Munster. E ci hanno guadagnato un bella domenica di sole a Londra e un proseguimento di viaggio in Heineken Cup, a Clermont, perché la provincia irlandese batte 18-12 gli Harlequins nei quarti di finale. Roba da guastatori come si comanda: guastano i piani dei padroni di casa che tornavano alla fase knock-out della HCup per la prima volta dal 2009 e ora incassano la quarta sconfitta di fila in stagione salutando il trofeo e con la situazione in campionato più complessa di quanto preventivabile un mese fa; guastano i piani degli arlecchini con un secondo tempo perfetto, il Man of the match Paul O'Connell che sotto gli occhi di Warren Gatland fa presente che non gli dispiacerebbe un viaggio in Australia a giugno. E' la loro coppa (vinta due volte più due secondi posti), sanno come va gestita quando arrivano momenti del genere e levano i palloni ai padroni di casa che così vedono il loro gioco che necessita di possesso e ritmo incepparsi. Ronan O'Gara raddrizza il piede e mette il proprio nome sul tabellino, ma non è solo questo. Arbitra il francese Jerome Garces.

Pronti via, Nick Evans passa per il piede e costringe il Munster ad una rimessa sui propri 5 metri, con Ugo Moyne che era andato a recuperare il drop di inizio - schema consolidato tra l'apertura e l'ala che riesce quasi sempre a metterci lo zampino. Gli irlandesi ne rubano subita anche una di rimessa con O'Connell, ma i primi punti marcati arrivano con Evans, mandato in piazzola da James Johntston che mette in difficoltà Dave Kilcoyne con la prima mischia al 3'. O'Gara ha l'opportunità di pareggiare da buona posizione due minuti più tardi, ma il palo respinge. Errori di qui e di là, mette ordine ROG mirando alla profondità del campo: prova ad imitarlo il compagno di squadra, l'estremo Felix Jones, ma non riesce a dosare la potenza e dalla mischia ordinata sul punto dal quale ha spedito oltre l'area di meta l'ovale Kilcoyne cede nuovamente, ma Evans al 15' sbaglia. E c'è da attendere oltre il quarto d'ora per assistere ad una prima fase di attacchi prolungati, con i Quins che riescono a farsi spazio con il tallonatore Rob Buchanan e a portare a casa altri tre punti (6-0). Il Munster si affida nuovamente ai suoi otto uomini davanti e prova ad iniziare a guastare la difesa avversaria con una maul ben organizzata, O'Gara finalmente potrebbe sbloccarsi, ma ancora al 21' non trova la via dei pali, allora ci pensa il flanker Peter O'Mahony a garantirgli una terza occasione costringendo Moyne al tenuto e difatti al 24' si passa sul 6-3. 
I londinesi si appoggiano all'ingaggio (in avanti di O'Connell sul drop di restart perché a disturbarlo sì, ci va di nuovo Moyne) e Evans ristabilisce le distanze e attraversano forse il momento migliore della prima frazione, con un altro penalty sulla metà campo a disposizione, ma Danny Care gioca a suo modo e dopo la serpentina si trova isolato e consente ad O'Gara di accorciare: 9-6, punteggio sul quale si va negli spogliatoi.  

Partita disputata sul filo, con le due squadre in campo che non costruiscono vere azioni offensive che lascino presagire anche solo la possibilità di vedere difesa ed attacco affrontarsi negli ultimi cinque metri. Il working rate più elevato si registra tra le terze linee e i lock in versione ball carrier, gli spunti di gente come Simon Zebo o Tom Williams, Mike Brown e Casey Laulala per il momento restano ben pochi. Ma con la ripresa il Munster si prende l'abbrivio: gli Harlequins reggono e recuperano terreno, ma il capitano Chris Robshaw è pescato in off side e così al 42' ROG fissa il pareggio. E proprio Zebo si lancia sotto il campanile di Conor Murray dalla base e mantiene vivo il possesso nei 22, con George Robson che infila le mani irregolarmente in ruck e così Munster allunga sul 12-9, al primo vantaggio dell'incontro grazie a dieci minuti di monopolio del gioco. Perché subito dopo è un O'Mahony in gran spolvero (strappa pure di mano la palla Olly  Kohn in rimessa) spedisce con una pedata ragionata l'ovale dall'altra parte del campo, lasciata mezza sguarnita con i Quins votati all'attacco e Maurie Fa'asavalu è obbligato al tenuto: 15-9 per la compagine irlandese al 48'. 
Laulala semina un paio di avversari su un contrattacco e il centro George Lowe salva la situazione per gli inglesi intercettando un allargamento del fronte nei pressi della linea dei 5 metri, il gioco si rompe con gli Harlequins che non riescono a risalire il campo e Munster ha pure una mischia a favore nei 22: Kilcoyne e BJ Botha passano a riscuotere stavolta e al 56' gli ospiti vanno oltre il break. Quindi cominciano a rifilare il marchio di fabbrica, chocke tackle che vogliono dire azioni nemiche rallentate, cambi palla, Quins a secco di idee e assorbiti. Quando pure hanno un'occasione di aggirare l'assedio, i londinesi perdono la rimessa fuori dai 22 irlandesi. Gli sforzi con Williams e Lowe per raggiungere nuovamente l'area dei 22 portano al massimo un piazzato per Evans al 65' (non rotola via la terza linea Tommy O'Donnell): è il 18-12 finale. L'ultimo sussulto con Lowe a cinque dalla fine si spegne, privo di sostegno adeguato. 

Nella truppa di guastatori di rosso vestiti ci sono certamente i volti dei ben noti O'Connell e O'Gara, come quella di un O'Mahony che non si prende il titolo di migliore in campo perché l'anzianità della sua seconda linea viene prima, ma anche quelli dell'ala Denis Hurley e del primo centro James Downey, presenti a chiudere e serrare i ranghi. Gente come Nick Easter non ha lo spazio per lasciare il segno di peso, mentre il Munster sbaglia solo tre placcaggi in ottanta minuti. Il che vuol dire che oltre alla furbizia nelle fasi di contesa per abbassare i giri del motore inglese, semina mine lungo tutto il terreno di gioco: ennesima inglese eliminata, in Europa (tra HCup e Amlin CC) restano soltanto i Sarries dopo che Tolone ha domato i Tigers nell'altro quarto domenicale. 

Clermont sta calma e spacca Montpellier




HEINEKEN CUP - QUARTI DI FINALE

06/04/2013  |  Stadio Marcel-Michelin


ASM CLERMONT

  28'  W. Fofana  33'  A. Rougerie

  53'  S. Sitiveni  68'  L. Byrne

  76'  N. Nalaga

36 - 14

MONTPELLIER HÉRAULT RUGBY

81'  T. Nagusa  
Venticinque minuti di sfida vincente, un tempo a reggere il mondo che ti cade addosso, poi il massacro: questo è in sintesi il quarto di finale di Heineken Cup disputato tra le due francesi Clermont Auvergne e Montpellier, dal punto di vista della squadra mediterranea.
Finisce cinque mete a una consolatoria all'ultimo minuto: è  gara durissima sul piano fisico, come può essere una tra francesi d'alto livello, dove  tutto dev'essere guadagnato col sudore e sangue nei punti di incontro.
La svolta netta della gara è al 27', quando Francois Trinh Duc è costretto a lasciare zoppicante, dopo esser stato vittima di "pulizia punitiva alla francese" di una ruck in cui provava a contrastare/rallentare il possesso avversario. Anche fosse rimasto in campo, pur essendo in grado di dare i tempi giusti alla linea arretrata ospite, probabilmente era solo una questione di tempo prima che la corazzata Alverna trovasse l'abbrivio giusto. Il diesel Clermont fa paura, una volta messo in moto non so chi oggi in Europa sia in grado di fermarlo. Forse sulla carta solo Tolone presenta le risorse giuste.

Procediamo con ordine: Montpellier vittima designata, si impone a sorpresa per l'intero primo quarto, attuando la tattica "Davide contro Golia": la mediana Paillaugue-Trinh Duc muove veloce palla da un lato all'altro del campo, facendo vagolare i potenti Alverni senza palla e punendo le loro indiscipline. In assenza di Bustos Moyano a piazzare ci pensa il giovane mediano, fallendone solo uno su quattro: 3-9 è il bottino a fine del primo quarto di gara.
I padroni di casa vedono poco la palla: i potenti avanti sono a correre da un lato all'altro, la ancor più potente linea arretrata, quella con Napolioni Nalaga da una parte e Sitiveni Sivivatu dall'altra, Fofana e Rougerie in mezzo, Lee Byrne in fondo (giù il cappello signori), non trova all'inizio alimentazione da Parra e Radosavljevic.  L'obiettivo di tutto quel dispendioso possesso avanzante dei mediterranei è stancare, ma più di tutto ingenerare ansia, sconcerto e quindi errori negli avversari dato che si sa, prima o poi la "bestia" si metteva in moto.
Il primo a trascinare i compagni di casa alla riscossa è Gerhard Vosloo, flanker sudafricano dal workrate bestiale oggi come in molte altre occasioni, uno che  non s'è più fermato. Dietro a lui un po' alla volta s'è rinfrancato tutto il pack, con i faticatori-killer Jamie Cudmore e Nathan Hines, poi Bardy e Bonnaire oggi non particolarmente brillante. Davanti si son trovano comunque clienti non banali  come Ouedraogo e l'immenso Gorgodze, oggi finito in seconda linea per necessità a fianco dell'ex Privat (applaudito da tutto lo stadio al cambio) e i positivi Toulu e Bias.
La lotta sui punti di incontro (di scontro sarebbe più corretto dire) è a dir poco bestiale, gli scontri in fase di percussione e di pulizia sono terrificanti. Montpellier si rischiera spostando Santiago Fernandez in mediana, con Combezou e Bérard in mezzo, Amorosino in fondo e Nalaga con Artru alle ali. L'abnegazione è totale e se davanti lo scontro è pari o forse addirittura vi è un lieve vantaggio per i mediterranei in terza linea,  al largo invece la superiorità anche solo fisica degli Alverni è devastante, è solo questione di tempo. E in più c'è anche Parra.
Difatti Montpellier non marca più un punto dal 25' al 80'. Poco prima della mezz'ora la prima meta, una invenzione di Parra: alza un alley-oop da dietro una ruck sui 5 metri per l'accorrente Fofana sul lungolinea sinistro. Forse è partito un po' troppo avanti ma è meta stupenda. Parra fallisce la trasformazione ed è 8-9 ma again, è solo questione di tempo. Difatti poco dopo tocca a Aurelien Rougerie finalizzare, liberato da una irruzione di Sivivatu che taglia da destra a sinistra dietro la ruck, riceve da Parra e buca la linea come il burro. Il primo tempo termina 15-9.

Tutto il secondo tempo è sofferenza pura per Montpellier, i suoi loose five sono titanici a tener testa agli avversari sul piano fisico, ma ancora è solo questione di tempo. Aiuta la miglior selezione dei modi di mettere in moto la linea arretrata messo in atto da Skrela, uno che va centellinato (come sarebbe da fare con Trinh Duc, se a Montpellier se lo potessero permettere), che sostituisce Radosavljevic al 50'.  Così al 54' la resistenza viene spezzata, arriva la meritata meta-premio per Sivivatu, una cavalcata individuale tutta velocità e destrezza  a spaccare a metà il campo, con tuffo finale degno di Ashton.
Al 67' tocca a Byrne che finalizza servito da Rougerie una veloce azione d'attacco. infine chiude il conto Nalaga con uno scatto sul lungolinea sinistro a riaffermare  la sua ritrovata leadership tra i marcatori in terra di Francia. Fofana e Rougerie, Sivivati e Nalaga, Byrne: tutta la linea arretrata in meta, guarda il caso. Sulla sirena,  spetta a Timoci Nagusa marcare la più che giustificata meta della bandiera ch eperò si sa, non sa di niente.
I Mediterranei, autori di una splendida fase a gironi di Heineken Cup che ha fruttato il loro primo passaggio alla fase knock out tra le elette d'Europa, finito il sogno possono ora focalizzarsi a rimanere in zona playoff nel Top14, consapevoli di aver compiuto un netto passo in avanti. Per quanto riguarda la squadra allenata da Vern Cottrer invece,  ora sotto a chi tocca. 

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