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martedì 25 marzo 2014

80.000 di qua, 80.000 di là

Notizie che si rincorrono e si sovrappongono perché a distanza di nemmeno due settimane dalle celebrazioni irlandesi per la vittoria nel 6 Nations, accompagnate dai saluti per Brian O'Driscoll che nel suo one more year è riuscito ad aggiungere un ultimo titolo con la propria nazionale in bacheca, ecco che dal sud della Francia giunge voce che Jonny Wilkinson lascerà il campo a fine stagione. Potrebbe finire in tribuna come dirigente del Tolone, staremo a vedere. Due icone di un rugby recente eppure ormai passato, basta soltanto dare un'occhiata ai match della World Cup del 2003 per farsene un'idea chiara: la velocità del gioco, le regole del gioco, le tattiche di quel gioco - ai mediani di mischia l'arbitro non ordinava di giocare l'ovale dopo cinque secondi che era fuori dalla ruck, per esempio, mentre il 9 ordinava alle guardie di piazzarsi come si comanda per garantire all'apertura di droppare verso i pali. La mischia è stata vista e rivista, con due cambiamenti repentini nelle modalità di ingaggio iniziati con le Expertimental Law Variations testati nell'Emisfero Sud, qualcuna in seguito adottata, qualcun'altra scartata. 

Il saluto di BOD è avvenuto sotto i riflettori del Championship con un finale perfetto, quello di Wilko è ancora tutto da scrivere, non ha i contorni internazionali, ma di club nel campionato più arduo dell'Emisfero Nord. Nel frattempo nella nazionale di Stuart Lancaster (che ha vinto la battaglia, ma non la guerra, gli hanno ricordato a caldo i commentatori britannici) ha debuttato George Ford, l'ex riserva di Toby Flood (a suo tempo riserva di Wilko) nei Tigers quindi migrata a Bath dove ha il suo posto da titolare. Nella rubrica quindicinale che tratta di sport sul settimanale The Spectator, Roger Alton - executive director del Times - si è posto alcune domande nello scorso numero sul Cheltenham Festival, appuntamento immancabile per l'alta classe britannica con i cavalli, e ne ha aggiunta un'ultima, un sospiro: l'Inghilterra di Lancaster può vincere il Mondiale 2015? 

Una disanima veloce: è nel girone infernale con Galles e Australia, vincendo la pool si assicurerebbe un quarto relativamente semplice, certamente più semplice di quello che si presenterebbe se si piazzasse seconda, a quel punta sarebbe attesa al varco dai sudafricani o dai neozelandesi. I gallesi portano i segni della passata stagione: dominavano nel XV dei Lions per i Test Match contro i Wallabies, oggi la loro rappresentanza si ridurrebbe di molto - Mike Brown è preferito a Leigh Halfpenny per esempio, non solo perché ha conquistato il titolo di MVP del 6N, ma già da prima che il torneo giungesse a conclusione questa idea tecnico-tattica si era fatta strada. L'estremo gallese tira il fiato, quello inglese è una mina vagante. Ancora, il Galles con le formazioni australi ha un saldo negativissimo, il trend non pare destinato a cambiare in modo radicale da qui alla RWC 2015, anche soltanto per una mera questione di numeri incapaci di invertire nel caso il filotto negativo. Ciò detto, lo rimarca Alton, il Mondiale - così come qualsiasi partita - non si vince in quindici: gli All Blacks in finale nel 2007 hanno schierato la quarta scelta, Stephen Donald, a numero 10 causa infortuni. 

L'Inghilterra alle riserve lavora. L'Irlanda, smaltita la sbornia, dovrà preoccuparsi di trovare armonia con la prossima coppia di centri. BOD se ne va, Gordon D'Arcy resta: la barba lo faceva più stagionato, ma effettivamente l'inside centre così giovane non è. Per coach Schmidt c'è una pratica da affrontare con decisione sulla scrivania dell'ufficio. Ora, da noi è tornato a levarsi qualche sassolino dalla scarpa Andrea Lo Cicero, che alla vigilia del 6N aveva accennato al presunto clan argentino tra gli Azzurri, sollevando indignazioni e malumori tra gli addetti ai lavori della propaganda fidei dell'Italia. Proprio non c'è la voglia di mettere mano all'analisi della prestazione della squadra allenata da Jacques Brunel: la coperta è corta, si dice, e prima o poi i piedi restano così tanto allo scoperto da beccarsi una broncopolmonite fastidiosa. Si sono notati alcuni singoli (Leonardo Sarto, Michele Campagnaro, Angelo Esposito oltre al ritorno di Joshua Furno) che già si erano messi in mostra nelle apparizioni in Pro12. 

Già scritto durante i live tweeting alla voce #RRNations, ma per il resto si è trattato di gioco d'azzardo senza copertura. A proposito: un giorno troveremo un'apertura che abbia la confidenza richiesta con la porta, ne siamo certi. Non sappiamo indicare il giorno sul calendario, è un altro paio di maniche. La coperta è corta per la nazionale dal momento che lo è dietro alla nazionale: già si ipotizzava di Dogi che andassero a sostituire la Benetton Treviso in Celtic, ora riprendono quota le azioni dei biancoverdi (c'è l'insider trading del nostro Zamax che non sopporterebbe l'idea di abbandonare il Pro12 dalla sua postazione in tribuna stampa?) e nel contempo i soliti beninformati ipotizzano la partenza di Vittorio Munari da Treviso. I risultati di coppe europee sono un salasso, l'Eccellenza resta l'Eccellenza e tra il maggior campionato autoctono e l'Alto livello non c'è legame alcuno. Il rugby è sport di scontro e di usura, alcuni rimpiazzi ci sono, ma anche sulla panchina la coperta si è ristretta. A proposito, pensiero cattivo da Brown Ribbon: ma la capigliatura di Ugo Gori? E' studiata apposta per mettersi in mostra sul terreno? Ci sono gli ottanta e passa mila dell'Olimpico a fare da meri sparring partner. 

Ci sono gli ottanta e passa mila di Wembley per un incontro di cartello in Premiership, Sarries v Quins. Idee stese così, confuse. Come il rugby italiano.

martedì 18 marzo 2014

RR Nations: this Rugby is Right

Festeggiano gli irlandesi nel 6 Nations, festeggia questo blog nel RR Nations: con l'ultimo turno è arrivata l'ufficialità e Right Rugby ha conquistato il torneo con 392 punti all'attivo, che hanno consentito di piazzarsi anche al 15° posto nella graduatoria generale di Espn Scrum, il migliore degli italiani in campo - meglio degli Azzurri di sicuro. Intervistato, ringo (manager della squadra) ha svelato il segreto del successo: "Nell'ultimo turno non ho schierato nemmeno un italiano, piuttosto ho inserito Szarzewski al tallonaggio e il francese ha ripagato con una meta". Alla quale si sono aggiunte quelle di Sexton, Roberts e Brown. Un bottino totale di 20 mete e 11 assist. 

Al secondo posto di RR Nations Managua RFC con 340 e Macondo RCF, allenato da Andrea, l'ideatore dalla prima edizione del campionato, con 333, autore di una scalata di classifica nelle ultime giornate e sancita con i 103 punti dello scorso week end, quando più di tutti ha brillato BrutAlliance, con i suoi 114 punti (8 mete, 5 assist, c'è lo zampino inglese nel XV così come quello di Sarto, tra gli Azzurri che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio in questo opaco mese tra febbraio e marzo). Vinovale si ritrova fuori dal podio, con 328 punti al quarto posto, a due lunghezze su Citto per completare la top 5. 

Il cucchiaio di legno spetta a Marradi XV, con 211 punti, che così "salva" Napianadepomodori del nostro Carletto, in terzultima posizione (accortosi di aver schierato Laidlaw come kicker, mentre gli scozzesi si affidavano al piede di Weir contro il Galles, ha pure fatto pressioni perché Faletau mettesse il primo fuori gioco, ma evidentemente il messaggio è stato recapitato alla persona sbagliata: Hogg, espulso per il late tackle su Biggar - e Hogg era estremo titolare nel XV di Carletto...). 

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato a questa edizione di RR Nations, un applauso a tutti, al di là del piazzamento in classifica. In premio c'era una birra, chi ha steso questo post chiude e va a bersela dopo avervi consegnato la classifica completa. Cheers!



martedì 11 marzo 2014

From NZ with love

Metto subito il disclaimer? No perché con il libro “Meta Nuova Zelanda. Viaggio nella terra del rugby” di Elvis Lucchese (quello di rugbypeople, per capirci) ho un piccolo conflitto d'interessi... Ci si trovava nella club house del Bassano, preparata ad arte da Zio Roby e la sorella (con l'intercessione di Giampy), e c'erano anche un certo Vittorio con un certo Marzio, un certo Alberto, un certo Valerio, un certo Michele e anche un Marco. Ma non dirò di più, che l'argomento è un altro.

L'autore, come pure il sottoscritto, è storico di formazione, e nel libro si vede. Ed è un bene. Non c'era bisogno di un libro che raccontasse i soliti aneddoti farciti dai luoghi comuni del rugby, e infatti qui dentro ci sta tutto il resto, quello che serve. C'è metodo alle spalle, c'è capacità di scrittura, c'è sincretismo, c'è occhio attento e curioso non solo alla palla ovale, ma anche a tutte quelle relazioni apparentemente non collegate al rugby. Relazioni inaspettate, talvolta, tanto che ci si ritrova spesso in Italia, in Veneto (anche con Fogazzaro!), sebbene si parli di angoli a noi sconosciuti della Nuova Zelanda. Eh sì, perché Elvis respira il rugby nella sua terra promessa durante gli ultimi mondiali in un viaggio che accompagna da nord a sud la breve avventura azzurra. E più di qualche volta ti pare di essere davvero nella campagna veneta, quella contadina e nebbiosa, del rugby, meglio se di qualche decennio addietro. E ti viene da pensare che forse la via da seguire per un modello rugbystico vincente in Italia (soprattutto in termini quantitativi e culturali) sia diversa da quella progettata negli anni dondiani (e gavazziani?) della Fir, che assomigli di più all'organizzazione neozelandese (e in qualche caso, veneta) dei decenni pre-professionismo. 

Prendi il libro, ti leggi poche pagine e bum! Ti ritrovi a Thiene. Ma anche a Padova, a Casale, a San Donà, a Villorba, ti rivedi Umaga nelle vesti del Viadana, Campese in quelle del Padova, Kirwan a Treviso e Thiene, Craig Green, Billy Bush... ma soprattutto capisci cosa è la storia del rugby, che non è banale statistica, mero elenco di nomi, punti, partite, mete, comunicati federali, ecc., ma è storia della società, di cultura, di razzismo. Ti vedi gli scontri per l'apartheid come quelli tra neri e rossi fra calabresi e veneziani. Ci trovi storie d'italiani, ma anche no, storie di gente della Nuova Zelanda, ti vedi raccontata la crisi del rugby neozelandese, la storia dei maori, della nascita dell'imbattibilità casalinga dei cannibali neozelandesi. Ci trovi e rivivi il mondiale dalla parte dei neozelandesi e quello dell'Italia, i suoi rimpianti (soprattutto per non aver dato a Mallett quel Gower che tanto gli serviva laggiù... Federazione birichina!) e i suoi limiti, il clan argentino e le strane scelte, più o meno influenzate dall'invadenza federale. E' pensando proprio a un passaggio di questo libro bellissimo, da leggere, che mi sono arrabbiato dopo la partita di sabato

Una partita penosa (nel senso della pena fisica), vissuta in apnea, in cui siamo restati a galla solamente per l'eroismo di certi giocatori che con le loro azioni d'arditi riuscivano a prendere metri e, in un caso, a far punti. Difesa molto buona negli ultimi ventidue, quasi una linea di trincea, atti d'eroismo sporadico che ci permettono talvolta di avanzare, ma poi si torna lì, nei nostri ventidue a lottare fino al crollo sporadico, causato spesso da placcaggi portati male o non portati affatto, con qualche giocatore al di sotto di qualunque standard di decenza. Manca poi qualunque tattica offensiva. 

Dicevo, appunto, che pensavo a un passaggio del libro, quando si parla della partita con gli Stati Uniti, dove aveva vinto la mischia italiana, giocando – estremizzo, Elvis – da sola, in ottemperanza a un gioco “a forza 8” che forse, tutto sommato, era quello che Mallett intendeva sfruttare come base di partenza per costruire la sua Italia. Poi è mancato il 10 calciatore fantasista (ammesso che Mallett cercasse anche fantasia), l'11, il 13 e il 14 (in alcuni frangenti del Mondiale sembrava addirittura peggiorato il sistema difensivo, forse l'emozione), ma più di metà lavoro l'aveva fatto. Difesa quasi perfetta, e mischia avanzante. Mancava il frizzante. 

Un frizzante che si sperava di trovare nel francese Brunel. Subito ci siamo illusi che avesse capito, che forse Mallett aveva esagerato con alcuni suoi canoni – sotto i 90 kg non puoi giocare apertura, devi calciare sempre anche a cazzo, l'ala che non vede un pallone ma è lì per difendere e poco altro –, ma che partiva da una base da mantenere intatta o quasi. E invece ora ci ritroviamo con un po' di selz in attacco (anche se la bomboletta sembra quasi scarica) ma con difesa e mischia regredite a livelli pre-africani (prima di Mallett e del suo esperto delle ruck). 

Se ci accorgiamo che il selz è in realtà grappa, ci pare di essere disperati in guerra. Ma non ce ne accorgiamo, sta tranquillo Giacomino.

@talinotalepe

RR Nations: bagarre per il podio, dietro alla capolista

RR Nations sulla via d'arrivo e c'è ancora qualcosa che bolle in pentola dopo il quarto turno del torneo. Giornata in cui Right Rugby ha consolidato il primo posto, con gli 84 punti che portano il XV a 284 in classifica generale, grazie soprattutto alle mete di Sexton e Care, al piede di Halfpenny e al titolo di Man of the match di O'Driscoll, inserito alla vigilia. Il bottino generale del team del blog è di 11 mete e sette assist, il miglior attacco in assoluto - RR è anche al 39° posto nella graduatoria di Espn Scrum. 

Alle sue spalle si muovono in parecchi per un gradino del podio: Vinovale (247), Rollo XV(243), Managua RFC (242), Ceppente (238), che si è piazzato secondo nel 4 Round, con cinque mete e 74 punti, davanti di una lunghezza a Managua. Ottima prestazione di giornata anche per BrutAlliance (71), che dà una scossa in fondo alla classifica. Si segnala anche il risveglio tardivo di Napianadepomodori, che però conserva il peggior attacco del torneo (due sole mete, nonostante i sei assist). 

Ci spera ancora Macondo RFC con i 69 punti nel week-end, per un posto tra i primi tre, anche se non smuove la propria posizione, così come accaduto a Citto. Ha quasi del paradossale la situazione di Aiabasta, che tra sabato e domenica ha marcato quattro delle dieci mete totali, ma è fuori dalla top ten. Mentre Soloteo, il XV scozzese, ha sinora collezionato il maggior numero di assist (8), ma è appena sopra Napianadepomodori. 

martedì 25 febbraio 2014

C'è Denzel Washington nei paraggi?

Arrivato Jacques Brunel dopo il Mondiale 2011, era tutta una gran fanfara: perché Nick Mallett se n'era andato e gli "addetti ai lavori" non lo sopportavano da un pezzo ("Gli italiani non capiscono un cazzo di rugby", disse il sudafricano e alta si elevò l'indignazione - perché aveva infilato il dito nella piaga di chi si fa custode della conoscenza rugbistica?), mentre il francese giunto da Perpignan era incensato più dell loden di Monti. Noi rimanemmo in attesa di risultati sul campo e consigliammo di allacciarsi le cinture, ricordando che c'era un cantiere da mettere in sicurezza prima di costruirci sopra. Sono arrivati alcuni successi "di peso": il ripetersi contro la Francia, la vittoria sull'Irlanda all'Olimpico - ma a distanza di un anno, gli irlandesi restano tra i favoriti per il 6 Nations nonostante la sconfitta a Twickenham e stanno impostando un nuovo game plan con la supervisione di un altro neozelandese che la sa lunga, Joe Schmidt, tra gli architetti della corazzata Leinster. L'Italia naviga nella mediocrità, non solo nel rugby, vabbeh, ma anche nel rugby. 

Un game plan gli Azzurri non ce l'hanno. Sabato pomeriggio: la Scozia è in una fase di decrescita i cui motivi sono stati dettagliatamente esposti da Marco Mangiarotti settimana scorsa su queste colonne, si era presentata a Roma senza aver marcato una meta nei primi due turni di Championship, umiliata al Murrayfield nella Calcutta Cup. E' accaduto ciò che sappiamo e come sappiamo. E' deprimente soltanto ripensarci, comunque: gli scozzesi saranno stati pure moribondi e noi li abbiamo risuscitati, ma un game plan (il loro, monotono, senza varianti, sfilacciato alla lunga) l'hanno mostrato. L'Italia vive di singoli: Leonardo Sarto e Joshua Furno, che hanno l'intemperanza di chi vuole mettersi in mostra o perché al debutto o perché rientrato nel giro della nazionale. Gioca d'azzardo, come ci ha suggerito un lettore durante il live tweeting del match e per farlo occorrono le carte vincenti. Vive di singoli in positivo e in negativo: è la seconda volta di fila che capitan Sergio Parisse perde un possesso nel finale testa a testa contro la Scozia, è avvenuto pure in Sud Africa nel torneo estivo durante il quale hanno iniziato a palesarsi tutti i guai di questo gruppo. 

Se qualche oratore proverà a spacciarvi per purificatore il concetto di decrescita felice, tenente a mente la nazionale di rugby e ciò che ruota attorno - i risultati dal Pro12, la Benetton Treviso che in una stagione di assestamento in Celtic League fa i conti con un progetto arrivato a conclusione quando alla vigilia ci auguravamo che potesse trovarsi comoda negli spazi lasciati liberi da franchigie rivali all'inizio di un nuovo corso, le prestazioni nelle coppe europee. In queste ore si è aggiunta la polemica per le convocazioni in vista degli ultimi due turni di 6N, con Francesco Minto e Tobias Botes tagliati. E' solo il contorno di una faccenda ben più complessa.

C'è chi ha suggerito che a quest'Italia occorra un coach mentale, motivazionale. Certo, come no? Piuttosto, c'è un Denzel Washington versione "Flight" nei paraggi? Tipo in grado di saper far atterrare un aereo in caduta libera, mettendolo a testa in giù, con le vene piene di alcol? Che è meglio avere gente del genere a portata di mano al momento, magari non immacolato, ma freddo e calcolatore, con la faccia tosta al punto giusto per mettere ordine nello spogliatoio. I coach motivazionali servono ai team che sanno vincere, per continuare a superarsi. Noi non abbiamo completato il primo passaggio. 

lunedì 24 febbraio 2014

RR Nations, due alla fine e tentativi di allungo

Prima di dedicarci alle cose spiacevoli, tipo il pomeriggio romano del terzo turno di 6 Nations (a chi si è levato le cinture, peggio per lui...), ecco il bilancio della giornata per RR Nations, il campionato ospitato su ESPNscrum Fantasy Rugby (League Pin: 71963). Dove in testa alla classifica troviamo sempre la squadra di questo blog, a quota 200 punti tondi tondi, bottino di sei mete e cinque assist, mentre alle sue spalle si danno battaglia Vinovale (179) e Rollo XV (176). Vinovale tra i protagonisti di giornata, con i 72 punti messi a segno, davanti a RR (62). Il miglior XV è stato però Aiabasta, con 78 che sono valsi anche un balzo in avanti in classifica generale, a ridosso della Top Ten, grazie alle prestazioni degli inglesi Care e Brown e del gallese North. 

Perdono terreno i Pirati Rugby e Citto, così come Napianadepomodori, ora al terzultimo posto (peggior attacco del torneo, una sola meta realizzata fino ad ora). Soloteo RFC invece abbonda in assist (6), ma non riesce a risalire la graduatoria. Occhi puntati anche su Ceppente (5°, 164) che però nel week-end è rimasto tradito dalla componente italiana e francese.

mercoledì 19 febbraio 2014

Time to wake up, sleeping bonnie Scotland!

Matteo Mangiarotti, un italiano a Edimburgo: collabora con DotRugby, cura il blog Albaovale e per RR ha analizzato la situazione della nazionale - e non solo - scozzese in vista del prossimo impegno contro gli Azzurri all'Olimpico nel 6 Nations, sabato pomeriggio. 

"Essendo il Groundhog Day – quello in cui in un paesino degli USA, Punxsutawney, la marmotta Phil ci dice quanto sarà ancora lungo l’inverno, ma anche quello del film con Bill Murray, che si risveglia sempre nella stessa situazione – un giornalista non può non notare la somiglianza tra la Scozia di Scott Johnson e il protagonista del film, che ha impiegato 10mila giorni prima di uscire dall’incubo… Sembra che la Scozia sia vicina ad eguagliare quel record” (Irish Times) 

… Sulla base di quanto mostrato dalle due squadre nella prima giornata di 6 Nations, sembra inutile rimuovere la Calcutta Cup dal trophy cabinet di Twickenham e portarla ad Edimburgo per la gara di sabato (tanto scontata sembra essere la vittoria inglese)” (Telegraph) 

Quelli riportati sopra sono solo due estratti - dei numerosi articoli apparsi - e riguardano la prestazione della Scozia contro l’Irlanda, l’esordio nel 6 Nations, quando i Blues avevano fatto male. Per carità di patria, evito di riportare quelli relativi al match contro l’Inghilterra, in cui la Scozia ha fatto molto, molto peggio. La terribile prestazione di sabato scorso al Murrayfield, però, va ben oltre i venti punti di scarto (“che avrebbero potuto essere molti di più, ci fosse stato un terreno di gioco diverso”, ha rimarcato Lancaster nel post-partita) e, a mio parere, ha radici più antiche. 

Autunno 2012: la Scozia ha appena intrapreso la “road” verso la prossima Coppa del Mondo e contro Nuova Zelanda, Sud Africa e Tonga vuole avere conferme e dare seguito alle buone prove estive, col tour down under concluso con un rotondo 3/3, compresa la prestigiosa vittoria contro l’Australia (con un piazzato di Laidlaw a tempo scaduto sotto il diluvio di Newcastle). Head coach era Andy Robinson e le premesse, come troppo spesso accade, erano positive. Contro gli All Blacks la Scozia perde “bene”, perché marca addirittura tre mete, con “doppietta” di Tim Visser, l’olandese volante di Edinburgh naturalizzato scozzese. Poi contro il Sud Africa qualcosa si rompe, e la partita che si gioca ad Aberdeen contro Tonga ha il brutto sapore dell’ultima spiaggia. La Scozia è inguardabile e perde contro i pacifici che restano in inferiorità numerica per mezzora. Robinson ha perso il controllo del gruppo e rassegna le dimissioni, irrevocabili. A poco meno di due mesi dal 6 Nations la Scozia è senza guida tecnica. Ma, soprattutto, senza idee e senza tempo per fare una scelta ragionata. 

Scott Johnson era entrato nello staff tecnico per il tour estivo e, quasi senza saperlo, a gennaio diventa head coach ‘ad interim’, con mandato di fare bene e organizzare una squadra per l’esordio nel Championship, a Londra contro l’Inghilterra. Poi, si vedrà. Jonno lavora sulla psiche dei giocatori, non fa rivoluzioni ma inserisce nel gruppo Sean Maitland, ultimo esponente dei “kilted Kiwis”, ovvero giocatori nati in Nuova Zelanda, ma legati alla Scozia da lontani vincoli ancestrali. Il dibattito è subito incandescente, perché sia gli addetti ai lavori - tra cui molti ex giocatori - sia i tifosi ‘medi’ iniziano a mettere in evidenza che riempire i vuoti con ‘stranieri’ non è la soluzione migliore, per far crescere il movimento rugbistico scozzese. Se andiamo ad analizzare nel dettaglio, però, gli ‘eligibili’ sono solo due (Denton è nato in Zimbabwe ma i suoi genitori sono nati in Scozia e sono tornati a vivere qui) e vanno a colmare dei buchi che sarebbero altrimenti rimasti scoperti. 

Dopo la batosta subita a Twickenham, la Scozia si riprende subito contro una bruttissima Italia ma, ancor più clamorosamente, batte l’Irlanda nella gara successiva. Le sconfitte contro Galles (di misura) e in Francia non fanno quasi notizia, perché la Scozia non ha solo evitato il cucchiaio di legno ma, cosa ancor più incredibile, ha chiuso il Championship al terzo posto. I risultati danno ragione a Scott Johnson, che si guadagna la conferma e, addirittura, la promozione a DoR del rugby scozzese, figura nuova creata apposta per l’australiano. Col senno di poi, si dovrebbe aggiungere un ‘purtroppo’. Già, perché i risultati coprono le prestazioni, molto spesso imbarazzanti, inscenate dal XV in blu. 

Tolto il match contro l’Italia, in cui gli Azzurri praticamente non sono scesi in campo, nelle altre gare la Scozia ha sempre fatto fatica ad imporre il proprio gioco, registrando percentuali imbarazzanti in fase di possesso e, di conseguenza, di territorio. Il tour estivo viene preceduto dalla presentazione informale del nuovo head coach, il neozelandese Vern Cotter, che però arriverà solo nel giugno del 2014, alla scadenza del suo contratto con l’ASM Clermont. Altro errore di valutazione pesante della SRU. Perché Johnson, nel suo nuovo ruolo di ‘organizzatore’ di tutto il movimento rugbistico scozzese, non avrebbe un secondo libero - tanto è il lavoro da fare - ma anziché concentrarsi sulla sua ‘mission’, resta vincolato alla gestione della squadra per un altro anno. Un altro, lunghissimo anno. 

A poco più di quindici mesi dalla World Cup (la vittoria della quale il board della SRU continua a ritenere “un obiettivo strategico e raggiungibile”) non c’è il tempo materiale per creare l’alchimia tra i giocatori, per plasmare il gruppo. Per quale motivo viene affidata la gestione dell’anno fondamentale in vista del traguardo ad un head coach a termine? Cotter è una prima scelta, ma che senso ha annunciarlo ai quattro venti e lasciarlo in Francia? Che credibilità può avere l’interim head coach nella testa dei giocatori? Chi si incarica di fare scelte ‘pesanti’ in vista della Coppa del Mondo? L’estate scorre tranquilla (nonostante arrivi solo una vittoria dal triangolare sudafricano, ancora contro l’Italia) perché gli occhi di tutti sono puntati sul Tour australiano dei B&I Lions. Il fatto che nei Lions, però, siano inclusi solo tre giocatori scozzesi (che diventeranno quattro, ma che effettivamente si riducono al solo Richie Gray, unico in campo in un Test) è un pesante campanello d’allarme. 

I giovani scozzesi faticano a trovare spazio perché le squadre pro sono solo due e possono impiegare al massimo 23 giocatori a partita. Il campionato domestico (l'RBS Premiership) non riesce a sfornare talenti, non è competitivo e i prospetti che escono dalle giovanili hanno, di conseguenza, la strada chiusa. La storia di Tommy Allan è esemplare. Edinburgh fatica a trovare un’apertura degna e lascia il giovane talento dell’Under 20 scozzese in Francia, senza fare nulla per convocarlo. Quando Tommaso decide di vestire la maglia della nazionale italiana si scatena un putiferio. La fascia centrale del Paese, la “Central Belt” è ben rappresentata dalle due squadre ma la decisione di escludere i Borders dalla competizione celtica ha di fatto tagliato fuori l’inesauribile fucina di talenti dal giro, relegando la ‘culla’ del rugby scozzese (e del Sevens) a mera provincia di contorno. 

Nel 1995 la SRU ha creato quattro franchigie (Edinburgh, Glasgow, Caledonia e Borders) salvo poi tagliare le ultime due per mancanza di fondi. Le conseguenze di quella scelta si stanno ancora scontando. Edinburgh sta lavorando per costruire finalmente un gruppo vincente e Alan Solomons sta attuando la stessa tattica adottata con Ulster, nel triennio 2001-2004. Ovvero, costruire la mentalità vincente attingendo prevalentemente dall’emisfero sud, quindi inserire gradualmente i giovani delle accademie e togliere gli stranieri. A Belfast ha funzionato alla grande - gli ultimi risultati dei nordirlandesi sono lì a dimostrarlo - ma allora ha potuto lavorare con calma. Nella situazione attuale, purtroppo, in Scozia non c’è più tempo per aspettare e un’operazione simile è minata dagli scarsi risultati della Nazionale. Negli ultimi anni, poi, i due club professionistici non sono mai riusciti ad essere all’altezza delle avversarie più quotate. Tolto l’exploit di Edinburgh nel 2012 (battuto in semifinale da Ulster) e nel lontano 2004, le scozzesi non hanno mai superato la fase a gironi in Heineken Cup

La squadra della capitale, creata per foraggiare la nazionale con nuovi, giovani talenti, ha fornito solo 24 giocatori alla Scozia, tra quelli cresciuti nel suo vivaio. Decisamente troppo pochi. Mentre i Glasgow Warriors sotto la guida di Gregor Townsend (grande apertura di Scozia e Lions) sono riusciti a centrare i playoff in Celtic League, salvo poi uscire in semifinale. 

Quello che tutti abbiamo visto finora, e quello che temo vedremo finché Cotter non prenderà la guida della nazionale, è frutto di scelte sbagliate, prese anche in buona fede ma che, purtroppo, hanno portato a queste conseguenze. La squadra che scenderà in campo a Roma sabato - dove la Scozia non vince dal 2006 - è abbastanza competitiva, ma per la sesta partita consecutiva i Blues hanno scelto una formazione diversa, proprio mentre Johnson ha fatto di “consistency” la sua parola d’ordine. Il campo dirà se questi giocatori riusciranno ad invertire la rotta e conquistare una vittoria prestigiosa, che rimetterebbe sui giusti binari non solo il 6 Nations della Scozia, ma soprattutto permetterebbe di guardare al futuro con più ottimismo. 

Matteo Mangiarotti (@Soloteo1980)

lunedì 17 febbraio 2014

#RRNations


Nel fine settimana torna il 6 Nations - così potremo fare a meno di notare le performance italiane in Pro12 che fanno sembrare un lontanissimo ricordo certi risultati ottenuti nelle finestre di campionato durante il Championship. Il terzo turno è incrocio vitale per le sorti del torneo e si apre con il Friday Night Lights di Cardiff tra Galles e Francia (Cardiff il venerdì sera è un'esperienza formativa molta interessante, sopravvivere e uscirne indenni significa aver raggiunto appieno l'età adulta): les Bleus anticipano i diretti rivali, gli irlandesi che sabato invece giocheranno a Twickenham contro l'Inghilterra. Due trasferte da portare a casa per proseguire la rincorsa allo showdown finale di Parigi - per l'Irlanda c'è in palio il primo trofeo eventualmente, la Triple Crown dopo aver già archiviato scozzesi e dragoni. Sullo sfondo Italia - Scozia: gli ospiti sono apparsi così privi di commitment nella Calcutta Cup che a metterli all'angolo potrebbe consentire agli Azzurri di garantirsi una vittoria di peso dopo aver ceduto di peso in mischia contro i francesi nella seconda giornata, nei primi minuti della ripresa quando l'intero piano di battaglia progettato da Brunel è svanito, evaporato. Ora, la carne al fuoco non manca e per l'occasione RR cambia.

Come? Via Twitter, al nostro account @RightRugby si lavora e si lancia l'hashtag che trovate già nel titolo: #RRNations, il quale riprende il campionato ospitato su Scrum.com pronto anch'esso a tornare virtualmente in campo (pin 71963, è rincorsa a Ringo che finalmente ha azzeccato i primi due XV e guida la classifica, ma la pratica è tutta aperta). L'appuntamento è dunque su Twitter, dove commenteremo in diretta a colpi di 140 caratteri gli incontri del 6N in una conversazione con scambi di idee ed impressioni - ben accetti intenditori e tipi ironici, astenersi perditempo e gente mainstream. Un ragionamento più immediato rispetto al solito, rispetto alla narrativa e alla saggistica che dagli inizi contraddistinguono questo blog. Questione di tempo, soprattutto, e di modus operandi: gli highlights girano per la rete a risultato ancora caldo, la cronaca in sé cede il passo alle immagini, ma basta adeguarsi come suggerisce il sergente Thomas "Gunny" Highway: "Improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo". Solito stile straight to the point, aperto al sano confronto (e if you can't take a punch you should play table tennis", disincantato e non allineato: è un esperimento, ci divertiremo. 

lunedì 10 febbraio 2014

RR Nations: podio consolidato e gran movimenti alle spalle

Classifiche di Championship e classifica di RR Nations, dopo il secondo turno del torneo. E' l'anno buono per questo blog che in tre edizioni non è mai riuscito a chiudere almeno tra i primi tre posti? Al momento Right Rugby resta infatti al comando, con 138 punti ed un totale di cinque mete e tre assist, ma nel conteggio pesa il titolo di Man of the match che Jamie Heaslip si è assicurato settimana scorsa, visto che Rollo XV ha collezionato lo stesso score, ma è staccato di dieci punti. A 120 invece si trova Ceppente, inseguito dal Managua RFC, vero protagonista della giornata (71 a referto e ben tre mete tra cui quelle dei francesi Picamoles e Fofana). Il peggiore è uno dei contributor di RR, con il suo Napianadepomodori, andati a male evidentemente, che perdono sensibilmente terreno in graduatoria generale, appostandosi sopra il terzetto che chiude (Aiabasta, BrutAlliance e Marradi XV) che però sono andati a referto per la prima volta solo nel week end. Guadagna terreno pure Citto, quinto con 115 punti, idem Vinovale che non è carente di mete, ma di assist. 

Ricordiamo il pin della lega, 71963. Pause anche per RR Nations, è tempo di pensare ai prossimi XV. 

domenica 9 febbraio 2014

Il piano per Parigi non funziona

6 Nations 2014: France 30-10 Italy @ Stade de France

"Per chi si fosse collegato solo in questo momento, ricordiamo il punteggio, con la Francia avanti 9-3 sull'Italia dopo il primo e con gli Azzurri che hanno mancato tre calci di punizione...". Così, in una ipotetica telecronaca della partita di Parigi durante l'intervallo o all'inizio della ripresa, entrando nel terzo quarto di gara che, nelle intenzioni di Jacques Brunel, avrebbe dovuto rappresentare il momento per creare scompiglio e agitazione nei transalpini dopo che la prima parte del piano - restare in scia - sembrava andata a buon fine. Ed invece Louis Picamoles al 42', Wesley Fofana al 45' e il debuttante Hugo Bonneval al 51' chiudevano ogni discorso fissano il parziale di 21-0. Se non fosse che il rugby si disputa sugli 80 minuti, si potrebbe concludere che l'Italia ha mostrato ulteriori passi avanti dopo la trasferta di Cardiff di settimana scorsa, ma ecco appunto ci sono di mezzo ottanta e non 40 minuti, durante i quali invece la trama si è sviluppata in maniera diversa.

I padroni di casa che provano a conquistare immediatamente la profondità avversaria, affidandosi ad una rimessa per le mani di Dimitri Szarzweski nei 22 e trovando spazio con una maul che ruba terreno, ma non arrivano i punti dal piede di Jean-Marc Doussain dopo il vantaggio assegnato dall'arbitro Peyper. Un altro fallo italiano consentirebbe loro di ricostruire immediatamente un'altra fase di gioco che però non porta da alcuna parte: la difesa italiana è salda, il ritmo francese basso e lento, tanto che l'apertura Jules Plisson passa per un drop che non trova i pali. Ancora, ma il lavoro della terza linea azzurra propizia un turnover e sugli sviluppi ci prova dunque Gonzalo Garcia da lontano ad aprire le marcature al quarto d'ora, invano. Se poi la Francia bussa ancora nei 22, merito di un piede geometrico di Doussain, non sfrutta l'opportunità concessa da una touche italiana sotto pressione che genera un ingaggio sui 5 metri ad introduzione avversaria, anzi la prima linea con il lavoro di Martin Castrogiovanni e Alberto De Marchi guadagna un penalty. Al 23' Garcia ci riprova da lontano, la traiettoria è appena larga. 

Zero e zero, la sfida è aperta e il piano di Brunel in atto. Picamoles prova a suonare la carica per i suoi, Doussain al 23' fissa il 3-0, ma l'immediata reazione italiana si concretizza nel ball carrier De Marchi che marcia dentro i 22 e consente a Tommaso Allan un piazzato facile per il pareggio. Il giovane numero 10 torna in piazzola materializzando i limiti della Francia nella prima frazione, quando regala il possesso per un'introduzione storta in mischia: dal calcio libero battuto veloce da Ugo Gori arriva il fischio di Peyper, ma Allan sbaglia da buona posizione. Allora, scampato il pericolo, Doussain infila un paio di penalty tra il 33' e il 38' per il 9-3 dei primi quaranta minuti durante i quali Joshua Furno si traveste da Hamilton o Lawes, Leonardo Sarto mette in mostra tutte le abilità difensive, Francesco Minto va a caccia di gente da abbattere in ogni angolo del campo - lo fa, sull'altro fronte, anche Pascal Papè, forte dei gradi di capitano, sulla maul a tempo scaduto con la quale il pack azzurro tenta di scardinare la difesa. 

Ci sono gli altri quaranta minuti. Da manuale per la Francia di Saint-André. Mischia che guadagna fallo, rimessa nei 22, driving maul e Picamoles che arriva in fondo staccandosi dal gruppo: Peyper chiede l'aiuto del TMO per valutare una eventuale ostruzione di Srarzweski su Leonardo Ghiraldini, che c'è, ma non considerata a questo punto vitale - mentre il Numero 8 segna dopo il placcaggio in extremis di Sarto. Il ko giunge da lì a tre minuti, con Mathieu Bastareaud che assorbe con tutta la sua mole Sergio Parisse e la palla che arriva al largo dallo spiritato Fofana che brucia Tommaso Iannone e Luke McLean sulla corsia di destra. Potrebbe essere inserita sin da ora tra le mete più belle torneo per l'eleganza nella corsa del trequarti transalpino, di altra fattura quella di Bonneval che nasce con un passaggio a caso di Mauro Bergamasco nei 22 opposti, con l'Italia sospinta dall'orgoglio ferito e della frenesia di ottenere riscatto: Fofana intercetta e aziona le marce alte, Yoann Huget offre sostegno e chiuso nell'angolo sinistro serve il collega di reparto a sostegno. Un contropiede più rapido del TGV per il 30-3. 



I cambi arrivano quando la puntata è chiusa: sarebbero dovuti servire a tenere alto il ritmo degli Azzurri. La Francia leva il piede dall'acceleratore, a Ghiraldini viene fischiato un tenuto in prossimità dei pali sul primo dei tanti tentativi italiani di marcare visita. Sarto resta in piedi braccato da tre uomini, ma l'azione si esaurisce con l'intervento di Huget su Furno nell'angolo. Sono soprattutto i cartellini a comparire: prima il giallo al 69' alla seconda linea Sebastien Vahaamahina che calcia via l'ovale dopo che Peyper ha interrotto il gioco, quindi al 70' i rossi a Michele Rizzo e Rabah Slimani che si beccano dopo un ingaggio, tra zuccate e pugni. Restiamo in attesa di quantificare la squalifica per il pilone di Treviso. Nel mezzo il TMO non concede meta a Tobias Botes perché non c'è chiarezza di grounding, alla fine - 76' - la meta di Iannone da un'altra rimessa, passando per una maul avanzante e l'assist di Botes. 

La Francia a conti fatti ci ha messo una gran fatica quando ha registrato il maggior possesso palla (56 a 44% nel primo tempo), per quindi farsi bastare pochi palloni per fissare la seconda vittoria del torneo dopo quella sull'Inghilterra. Rimarcava il buon Vittorio Munari, in cronaca, come il fattore stanchezza da Top 14 avrebbe potuto incidere sulla prestazione della truppa di Saint-André, alla luce anche dello sforzo dello scorso turno. Avrebbe potuto, il condizionale lo sottolineiamo due volte perché nel complesso il piano avrebbe dovuto, potuto, previsto... Al di là di alcuni singoli (come detto Sarto e Furno per esempio), della difesa e delle ripartenze della prima parte, dello sforzo che avrebbe - altro condizionale - potuto partorire un pareggio se non un vantaggio al termine dei primi due quarti (il gioco al piede è parte importantissima di questo sport e per gioco al piede si intende anche portare a casa punti dalla piazzola, ma ai nostri lidi proprio non ne troviamo uno...), al di là delle buone intenzioni, roba già vista in diversi anni: un tempo e basta. Resta alto il numero di placcaggi mancati (una ventina, 84% di "realizzazione"). 

Tra due settimane appuntamento all'Olimpico con la Scozia che nella Calcutta Cup persa per 20-0 con l'Inghilterra ha preferito non giocare. 

A pochi minuti dalla fine del match di Parigi, la Benetton Treviso ha invece diramato un comunicato stampa sul futuro in Pro12 e nel quale si legge che il club veneto "alla luce della situazione internazionale che vede ulteriormente protrarre le decisioni, ed in mancanza di certezze sulle future forme organizzative, sulla partecipazione e sui regolamenti relativi al Campionato RaboDirect PRO12, ritiene concluso - al suo naturale termine (30/06/2014) - l’impegno assunto il 23/10/2009 di partecipare al predetto Campionato". Un bel botto nel silenzio del risultato di Parigi - e che non ci sorprende, avevamo la sensazione da inizio stagione che qualcosa stesse bollendo in pentola specie di fronte all'addio di Franco Smith, quello annunciato via Twitter, non quello rettificatogli in seguito. 

"Benetton Rugby - si continua a leggere nel comunicato - , sin d’ora si dichiara disponibile a considerare, ed eventualmente partecipare, ad ogni futuro bando e/o gara che la F.I.R. intendesse promuovere, una volta che saranno state definite le finalità della partecipazione al Campionato RaboDirect PRO12, i rispettivi ruoli, gli impegni richiesti ed i regolamenti".

lunedì 3 febbraio 2014

RR Nations 2014: ci vediamo sul campo

Con colpevole ritardo e dopo la prima giornata di 6 Nations consegnata agli annali, siamo comunque lieti di annunciare che sono aperte le iscrizioni per l'edizione 2014 di RR Nations sulla piattaforma di Scrum.com: il pin per accedere è 71963. Ricordiamo che per partecipare occorre iscriversi alla pagina Fantasy Rugby del sito inglese, creare la propria squadra e quindi chiedere di essere ammessi a RR Nations. Nella stesura delle formazioni si raccomanda vivamente di rispettare i ruoli dei giocatori, specialmente in prima linea, evitando di inserire tre piloni o tre tallonatori, dal momento che il sistema non fa distinzione tra i due ruoli. The ball is on the pitch!

sabato 1 febbraio 2014

Risuona la sveglia dell'Italia


6 Nations: Wales 23-15 Italy @ Millennium Stadium

Ciò che giunge da Cardiff è un risveglio dell'Italia dopo mesi di grigiore e una sensazione di stare come su una zattera immobile in mezzo al fiume con le due rive troppo lontane. E invece l'eleganza delle due cavalcate di Michele Campagnaro verso l'area di meta nella ripresa valgono al centro azzurro il titolo di Man of the match in una partita vinta dall'avversario, il Galles, per 23-15, forte del parziale di 17-3 nel primo tempo cominciato nel modo peggiore per la truppa di Jacques Brunel. L'Italia muove palla e non scalfisce abbastanza la difesa di casa, trovandosi infine con il ball carrier Marco Bortolami isolato e propiziando così il turnover: i gallesi a quel punto non vanno per il sottile, al gioco alla mano preferiscono il calcio nella profondità su una delle due corsie laterali per innescare la corsa Alex Cuthbert che recupera l'ovale sull'errore del debuttante Angelo Esposito nella raccolta. L'ala gallese va a marcare al terzo giro di orologio. E' una questione di abilità dei singoli, come accadrà più avanti, stavolta a tre minuti dall'intervallo, con una giocata in mezzo al campo in cui Jamie Roberts indossa i panni del dottore e serve l'assist al collega di reparto Scott Williams che vola verso i pali. 

Il piano di gara dell'Italia nel frattempo trova ossigeno dopo la coltellata pronti-partenza-via, approfittando dell'indisciplina gallese che in meno di un quarto di gara concede cinque penalty che consentono da una parte di risalire il campo arrivando nei 22 avversari, dall'altra di aprire le marcature con Tommaso Allan grazie ad una infrazione di Dan Lydiate sotto i pali al 13'. Gli Azzurri mostrano le cose migliori quando decidono di non allargare per via orizzontali, ma di procedere verticalmente e rallentando il ritmo di chi si sta davanti - Mike Phillips si assopisce al punto da farsi fregare il panino come un pischello alle prime armi da Sergio Parisse fuori da un raggruppamento. La confidenza aumenta, Alun-Wyn Jones è portato in fallo laterale quando i detentori del titolo da due anni a questa parte accelerano. Si va a dare fastidio in rimessa laterale, in mischia l'arbitro irlandese John Lacey punisce in un paio di occasioni il pilone Paul James, mentre Luke McLean trova un approccio morbido dalla propria metà campo nell'angolo dei 5 metri opposti. Costano però cari quelli che nel tennis finiscono sotto la voce errori gratuiti, tipo il fallo di capitan Parisse in rimessa alla mezz'ora che permette a Leigh Halfpenny di fissare il momentaneo 10-3. 
Ma Parisse e il socio di terza linea Alessandro Zanni avranno occasione di mostrare buone mani: prima la meta non convalidata al Numero 8 che tocca in avanti una palla alta a contrasto con Halfpenny su una copertura del triangolo allargato volitiva da parte del Galles, poi il fischio di Lacey che non azzecca la chiamata sul tentativo di riciclo di Zanni da terra dopo un break offensivo quando ancora Parisse a sostengo aveva già passato il vassoio a Michele Rizzo che avrebbe potuto marcare meta, ma il tentativo evapora perché Lacey ravvede un in avanti che in realtà è provocato da una mano avversaria. Così, nel miglior momento offensivo italiano fino a quell'istante, il 37', ecco il touchdown di S. Williams. 

Miglior inizio di secondo tempo, al contrario, non poteva esserci con Leonardo Sarto e Campagnaro che confezionano la meta che rimette in scia gli Azzurri e premia la prestazione dei due giovani trequarti, bravi a proporsi quanto a chiudere in difesa. Rhys Priestland viene imbavagliato a dovere dalle guardie e i suoi a sostegno non evitano il cambio di possesso palla, il contropiede passa per l'allargamento sulla corsia di sinistra con l'ala delle Zebre che calcia profondo e il centro di Treviso che si aggiusta il rimbalzo di piatto e giunge a destinazione, anticipando il ritorno di Halfpenny e battendo nello scatto George North. E' il 42', si passa sul 17-8 e Halfpenny dimostra di essere umano quando sbaglia il penalty concesso gentilmente da Rizzo per un muro sul calcio di restart. Sfortunatamente anche il piazzato a stretto giro di posta di Allan va a sbattere sul palo: l'apertura potrebbe rifarsi, da posizione più distante, ma non impossibile perché centrale, per una ostruzione fischiata a James su un calcetto a seguire, però Lacey dopo la segnalazione del vantaggio indica il punto di battuta qualche metro più indietro e allora si passa per una rimessa. 
Con il giro di cambi, le fasi si fanno più confuse, il gioco più rotto (un grabber intercettato da Campagnaro con l'ovale nelle mani di Sarto che a sua volta viene intercettato). Il Galles prova a pungere con un dribbling di Priestland che pare riportare a galla certi fantasmi recenti in fase difensiva, Francesco Minto (entrato per Mauro Bergamasco) si mette a fare il lavoro sporco a dovere, Warren Gatland decide che è il momento di schierare Sam Warburton, Halpenny prova a mettere ordine con il 20-8 al 66', ma lo sforzo italiano è ripagato dall'intercetto di Campagnaro quando mancano poco più di dieci minuti allo scadere: è pigro il passaggio dell'estremo prossimo a recarsi a Tolone per Roberts, il buon Michele allunga il passo e non lo prende più nessuno, secondo l'adagio: se il tuo avversario sbaglia, lascialo fare e approfittane. 

Il 20-15 spinge il pubblico di casa a innalzare qualche nota per rassicurare i suoi, il fallo di Davide Giazzon fuori dai 22 consente al solito Halfpenny di riportare i suoi a distanza di sicurezza, Tobias Botes che ha preso il posto di Ugo Gori provoca spavento quando si inventa un inutile up&under con una pertica come Andrew Coombs a due passi. Con una percentuale di possesso che, dati alla mano, nella seconda frazione risulta essere inferiore a quella della prima (48 contro 45), l'Italia mette a segno dodici punti, due mete, e otto turnover in ottanta minuti, contro i 17 del Galles. Non per rovinare la festa, c'è da prestare comunque attenzione ai placcaggi sbagliati, quasi una ventina. Uno di questi "appartiene" a Campagnaro che a fine match afferma: "Due mete un po’ improvvisate, forse con un po’ di fortuna ma ogni tanto gira anche dalla nostra parte. La secona meta con intercetto? Venivo da un placcaggio sbagliato, volevo riprendermi, mi è andata bene".

Sui padroni di casa, basta fare la tara dei commenti on line alle cronache dell'incontro: ingarbugliati in un game plan senza alternativa per colpa degli italiani, distratti. C'è chi fa notare che anche un anno fa, alla prima giornata, la prestazione contro gli irlandesi non fu granché, con sconfitta annessa. Poi finì con il back-to-back. E' un 6 Nations particolarissimo: date un'occhiata a Francia - Inghilterra per averne conferma. 

lunedì 27 gennaio 2014

6 Nations 2014: Crouch, engage, debate

Antipasto corposo di 6 Nations 2014: il sito irlandese The Score ha ospitato un dibattito tra alcuni blogger in vista del torneo, un rappresentante per nazione e per l'Italia Right Rugby si è posizionato in prima linea. Una tradizione consolidata (siamo al terzo giro ormai) e piacevole, soprattutto per il confronto diretto con i colleghi latini, britannici o celtici. Pubblichiamo di seguito parte del dibattito, la versione integrale la trovate qui: è solo la prima puntata, domani altro capitolo focalizzato sul Galles e l'ipotesi di una tripletta dei dragoni. 

WE’RE ALMOST THERE, the Six Nations is now merely days away. So we decided it was high time we sent out the bat signal to summon some of the greatest rugby minds Europe had to offer. What showed up was even better, though, and we invited passing bloggers from each nation in for a cosy fireside G-Chat. Bajadita from France, Whiff of Cordite cycled round the corner, England’s Blood and Mud showed up waving some biscuits, then came Dario Mazzochi of Italy’s Right Rugby, Rory Baldwin of the Scottish Rugby Blog and, with a deafening fanfare of trumpets and a couple of medals swinging from his neck, reigning champion Woodster from The Coal Face

Here’s what happened when the custard creams were rolled out: 
Blood and Mud: SO, we all agree England are going to win. Can I go now? 
Bajadita rugby: Typically English. 
TheScore.ie: Yeah, why not start with England? So close last year… yet so, so far. 
BAM: That final game was always coming for us and for Wales last year. They were getting better and we were doing alright but lacked dynamism and were shown for what we were 
Whiff of Cordite: It’s another youngish squad. 
BAM: Since then, we’ve developed a winning habit without looking, for me, particularly convincing. But the forwards look settled and are ever improving, for, as WOC says a youngish squad. 
WOC: I think England will have another solid campaign without blowing the house down 
BAM: The backs are still all over the shop, and no team that wants to be the best can do so with Brad Barritt in the the lineup, so I’d get shot of him and look at Burrell. I agree, Whiff, but at least, for the first time in years, us England fans can see what the coach is trying to do. For ages it was utter despair with no light at the end of the tunnel. 
WOC: Are they going to find space for Alex Goode? 
BAM: I don’t think Alex Goode will get in. Brown has the shirt and deserves to keep it . 
WOC: Yeah he had a good November. 
BAM: In short, I expect us to be top three, and if we can show something resembling a coherent backline to go with the improving forwards then I’d be happy. 
Bajadita Rugby: Alex Goode, Foden, Brown, England has 3 excellent fullbacks.
WOC: Who’s scrum half going to be? 
BR: Hope it will be Danny Care 
BAM: Yes, Bajadita, shame we have not shown the ambition to use them properly as yet. But this is definitely a project under Lancaster 
WOC: I think he’s the best choice. His form went down the toilet last year… We thought he’d be a Lion – Looks back to his best now. 
BAM: I don’t like Care much, he makes daft choices in basic game management. I like Dickson, he gets the job done and with the pack going well he’s great at getting the ball away, but he’s been out of his club team which is a worry. 
Dario Mazzocchi: Brunel claimed Italy must win against England in Rome this year. I don’t think that’s possible, anyway, but that’s the mission for 2014. 
Rory Baldwin: Is that the last scalp left for them to claim in Rome? 
WOC: I’ve never been a Dickson fan but I take your point on Care; an instinctive player. 
SRB: Dickson is Scottish qualified, true story 
DM: Yes, you’re right Rory.

martedì 14 gennaio 2014

Almeno il 6 Nations non cambia, per ora

Il tempo di definire chi andrà avanti nelle coppe europee - dove non è già accaduto - e a quel punto il clima del 6 Nations 2014 non troverà flusso d'aria atlantica o perturbazioni che tengano: a parte gli scherzi, visto quanto è piovuto recentemente sulle isole britanniche e irlandesi, è il caso di dare un'occhiata anche alle previsione meteorologiche. Un torneo il cui fascino resiste al trascorrere degli anni, ma non per questo può evitare di non restare intoccato da ciò che accade attorno e quanto sta avvenendo ormai lo sappiamo molto bene: è un continuo posizionamento e riposizionamento di tasselli al punto che ancora non è ben definibile lo scenario prossimo tra Heineken Cup e campionati, quali il Pro12

Il calendario vuole che ad aprire il 6N 2014 sia il match del Millennium Stadium tra Galles - campione in carica - e Italia: in Galles ci si interroga sull'ipotesi che le franchigie regionali lascino il torneo celtico per approdare al Premiership inglese, in Italia il presidente federale Gavazzi ha prospettato il saluto al Pro12 della componente latina, con qualche sassolino con la Benetton Treviso in merito alla gestione tecnica e finanziaria dei biancoverdi veneti. La tregua tra le parti ha registrato una prima interruzione, dopo essere stata siglata in seguito all'elezione del Gavazzi stesso ai vertici della Fir. Se le due opzioni dovessero davvero materializzarsi, difficile pensare che il 6N possa restarne fuori. Come si presenterebbero gli Azzurri e i dragoni rossi alle prossime edizioni? Un quesito interessante - nel mentre si avvicinano i Mondiali, impossibile dimenticarsene. 

Jacques Brunel nel diramare la lista dei convocati per la preparazione al 6N, ha cercato di porre ordine dopo sei mesi di mare mosso: la tournée sudafricana di giugno chiusa con la sconfitta per mano scozzese e un novembre di Test Match che ha sollevato ulteriori perplessità sul gioco italiano e sulle manchevolezze nei basics ("Bisogna placcare!", avrebbe urlato al solito il caro Ceccinelli un'epoca fa, quando il torneo era trasmesso in esclusa da La7, quindi prima di Sky e di DMax): il nuovo anno, ha commentato il tecnico francese, occorrerà per rimettersi in carreggiata. 
La marcia italiana non sarà semplice: due gli scontri immediatamente fuori casa, oltre infatti alla trasferta di Cardiff c'è quella di domenica 9 febbraio a Parigi con la Francia dal dente avvelenato. Quindi ecco la Scozia all'Olimpico, con due settimane di pausa nel frattempo per preparare al meglio la partita. 

Bisogna trovare una favorita. Chi? Escludiamo il Galles (il triplete è missione impossibile, a meno che non ci siano di mezzo gli All Blacks), i transalpini appaiono in una terra di mezzo e con qualche grattacapo geografico sulla direzione da intraprendere. Per ora, personalmente, tengo buone Inghilterra e Irlanda - a ridosso del kick off ad inizio febbraio prometto di sceglierne una soltanto. Alla truppa di Stuart Lancaster un trofeo da alzare serve eccome, alla vigilia della RWC ospitata Oltremanica (Inghilterra - Galles, domenica 9 marzo, a Twickenham, si medita vendetta, tremenda vendetta).

Gli irlandesi ci hanno regalato l'ultima drammatica emozione sportiva del 2013 quando a scampoli dalla fine erano in vantaggio sui neozelandesi a caccia dell'annata immacolata di sconfitte: dopo il testaggio Joe Schimdt (foto) è per la prima volta in trincea come head coach e in ritiro porta con sé sette novità (Rodney Ah You, Robin Copeland, Robbie Diack, Rob Herring, Martin Moore, Jordi Murphy, Kieran Mairmon). Il 22 febbraio a Londra (terzo turno) e la giornata finale, il 15 marzo a Parigi, le due spedizioni sottolineate in maniera calcata sull'agenda. Ha saputo rendere il Leinster uno dei club più tosti e vincenti nel panorama europeo, ha introdotto nelle tattiche boreali gli elementi del nuovo rugby interpretato nell'Emisfero Sud, specie in fase difensiva, specie quelli varati dalla Nuova Zelanda nel recentissimo passato. Funzionano, sono validi, si tratta però di applicarli correttamente.  

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