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lunedì 31 maggio 2010

L'ultimo Super14 ai Bulls

Orlando Stadium, Soweto, Super14 Finals:
Bulls 25 - 17 Stormers
(primo tempo: 16 -3)

Back-to-back nel Super14 per i Bulls dominatori del torneo, vincitori l'anno scorso e di tre edizioni su cinque della versione a 14 squadre del Super Rugby australe; le altre due sono andate ai Crusaders, i quali peraltro dominarono il Super12 vincendo 5 delle 10 edizioni. Come tutti sanno, dall'anno prossimo il Super Rugby si giocherà a 15 franchigie con l'aggiunta dei Melbourne Rebels e la "regionalizzazione" della stagione regolare.
Nella finale tutta sudafricana del 2010 i Bulls, miglior attacco del torneo, incontrano gli Stormers di Città del Capo, la miglior difesa e per la prima volta in finale; di fatto non c'erano precedenti nella stagione, dato che all'incontro di chiusura della regular season di quindici giorni fa i Bulls già qualificati primi avevano mandato a Città del Capo un team B.
Le risultanze sono poco equivocabili, anche se gli Stormers si sono "difesi" bene attaccando, due mete contro l'unica dei padroni di casa: i Bulls sono nettamente superiori. Non solo degli Stormers ma di tutte le squadre viste quest'anno.
E' da un po' che l'Università del Rugby di Pretoria ha superato in efficacia quella mitica del Canterbury dei tempi di Robbie Deans, ma quest'anno la Facoltà sudafricana specializzata in Punto di Contesa non ha rivali.
A maggior ragione in casa, dove il forzato abbandono del Loftus Versfeld per via dei Mondiali di calcio incombenti ha portato tutti, Bulls inclusi, alla scoperta delle atmosfere molto calde e coinvolgenti della township nera di Soweto nel conglomerato urbano di Johannesburg. Là dove le vuvuzelas impazzano, e mi sa che non ce ne libereremo più tanto facilmente, vista la voluttà con cui vigorosi farmers boeri con le corna di bue sul caschetto da minatore ci soffiavan dentro, dopo che smunti supporters dei Bafana Bafana glie le avevan fatte scoprire già in semifinale, in un ideale gemellaggio locale. Per dirla tutta, le trombette rompono un bel po' i... timpani, ma effettivamente va riconosciuto, regalano un colore e calore inconfondibili - a patto di abbassare gli effetti; sicuramente il rumore rende l'Orlando Stadium una nuova House of Pain, come si leggeva su un cartello tra i tifosi.

La cronaca - I Bulls partono tremendi: tutti gli avanti, i centri Pretorius e Olivier e l'ala Hougaard usano una fisicità da paura nel gioco aperto, mentre il pack esperto e cattivo domina subito le fasi statiche.
In mezzo giostrano due mediani così perfetti che meriterebbero il lancio dei reggiseni dalle groupies come per i Beatles: Mornè Steyn coi suoi calci nell'alto dei cieli o a un centimetro dalla linea laterale, per non dire in mezzo ai pali quand'è ora (cinque i suoi piazzati nella finale); e poi Fourie DuPreez, il libro di testo vivente del mediano: ma cos'è DuPreez? Sono rimasto incantato a seguire solo lui per alcuni minuti: sembra che sappia dove sarà il prossimo punto di contesa e ci arriva prima, studiando nel percorso le linee arretrate sue e avversarie per riciclare muy rapido, altro che soste a gambe larghe e indici puntati del classico mediano boreale (certo, lo aiuta il fatto che sanno tutti cosa fare e dove andare); idem in difesa, dove sovente va ad aiutare i backs nella copertura del territorio e sembra che calamiti l'ovale.
All'ottavo minuto arriva la prima punizione piazzabile procurata dalla mischia ordinata, saranno tre alla fine della gara: il pack Stormers è cresciuto ma non è all'altezza del Troll Gurthro Steenkamp con Werner Kruger e Gary Botha, più Matfield e Rossouw a spingere dalla seconda linea. Steyn non sbaglia, 3-0.
A proposito di seconda linea, l'uscita temporanea del lunghissimo Andries Bekker per ferita sanguinante provoca scompensi anche nella rimessa laterale degli Stormers, ma la risistemereranno al suo rientro qualche minuto dopo.
Anche gli up&under altissimi di Steyn provocano patemi nei reparti arretrati Stormers, soprattutto per l'estremo Joe Pietersen, nella prossima stagione a Bayonne. Steyn piazza una seconda punizione al quattrodicesimo dalla lunga distanza, 6-0: si mette male per i Capetonians, il cui punto di forza è stato concedere pochissime punizioni e zero cartellini gialli nella stagione regolare; regge solo la capacità di prevenire le mete. Il fatto è che ci vorrebbero otto Shalk Burger per reggere la fisicità degli avanti Bulls.
La difesa soffre? Beh gli Stormers rispondono attaccando ed è solo la furia a negare la meta a Shalk Burger, che attua un doppio movimento per raggiungere la linea da sotto una ruck. Decisione giusta ma è un peccato, il biondone che si sdraia senza paura in mezzo ai tacchetti meritava la meta e la partita ne avrebbe sicuramente guadagnato.
I Bulls non si scompongono e insistono: l'ala Gio Aplon perde palla sull'ennesimo calcio alto sotto la pressione dei trequarti montanti, fa 9 - 0 dopo il piazzato di Steyn.
Il controllo territoriale è saldamente in mano Bulls, Joe Pietersen, Peter Grant e Duvenage non sanno rispondere tatticamente allo stesso livello. Infine da una ruck sui 40 metri DuPreez pesca l'ala (veramente) forte Francois Hougaard, nominato Man of theMatch per questo e altri break. Questi razzente s'infila tra i colossi Adriaan Fondse e Andries Bekker, per poi dribblare in velocità l'ultimo uomo Joe Pietersen, concludendo l'azione con un tuffo alla Habana in mezzo ai pali. Dopo la trasformazione siamo 16-0 al 25'.
Finisce impietosamente il primo tempo con una punizione per Peter Grant, 16-3.
Una nota sulle terze linee Bulls: Pierre Spies, Dewald Potgieter e Deon Stegmann sono impressionanti per come abbrancano la palla in fase di placcaggio stando in piedi; quando sopraggiunge il sostegno al placcato oooplà, la spinta li rovescia dalla loro parte ... assieme all'ovale che non mollano. Really impressive, pensavamo di aver visto tutto coi grillotalpa di Broussow nell'anno scorso, tali che han dovuto inventarsi una regola contro di lui, ma la creatività e la forza dei flanker delle Terre Alte oltre il fiume Vaal non ha limiti.
Tanto che l'indefesso Shalk Burger, cui nessuno evidentemente aveva detto niente, alla fine della partita si lamenterà che pareva vigesse un set di regole diverse per i Bulls in fase di contesa, avvallato dall'arbitro Craig Joubert effettivamente un po' di manica larga soprattutto nelle mischie ordinate, cosa che comunque non ha influenzato granchè la gara.

Un minimo di rilassamento alla ripresa del gioco offre agli Stormers la possibilità di guadagnare metri, ma Grant fallisce una facile opportunità di piazzare: non è giornata e contro i Bulls ogni lasciata è persa.
Steyn continua imperterrito il bombardamento areo seguito da ripartenze, fino a quando al 50' una sua apertura noncurante in linea sul lato destro trova l'ex Bryan Habana, per tutta la partita a far da "spia" sul largo: prova a prenderlo, è meta in mezzo ai pali, trasformata per il 16-10 che in altri contesti segnalerebbe la partita riaperta.
Non è la prima volta che i Bulls si rilassano e prendono qualche meta nella stagione; poco male sembrano dirsi, anzi peggio per gli avversari, il pack di casa (o meglio, il più vicino a casa) riprende a macinare il suo vigoroso gioco di maul, ruck e mischie ordinate.
Infatti Gurtrho e compagni guadagnano subito altri tre punti per il piede di Steyn e tre minuti dopo quest'ultimo si permette il raro lusso di fallire un piazzato; tanto la mischia ordinata gli ripresenta poco dopo la possibilità di rimediare e siamo 22-10.
Arriva alfine anche il 25-10, cosa che permette ai Bulls di non preoccuparsi più di tanto quando nel finale gli Stormers riescono a raggiungere la meta per la seconda volta, con il rincalzo Pieter Louw che raccoglie l'ovale e penetra ma resta corto rispetto alla meta, sopraggiunge l'altro rimpiazzo di lusso in mediana, Ricky Januarie entrato al posto di Duvenage che si allunga - per quanto può - fino alla linea. Più tardi la Saru ufficializzerà che il primo tentativo, quello di Louw, era già meta buona.

I Bulls han vinto non tanto la finale - quasi una formalità - quanto il Super Rugby intero, con una squadra dannatamente solida e compatta, basata su una serie di leader "responsabili di reparto", su skill individuali perfezionati in modo maniacale e su schemi di gioco semplici, mandati a memoria ed eseguiti mille all'ora.
Fossimo Peter de Villiers non ci faremmo troppi scrupoli: per la nazionale si vada con l'impianto base Bulls integrato da qualche singola individualità, magari coloured come d'obbligo da quelle parti. Vediamo tempi duri per chi troveranno sulla loro strada, anche se le prime linee boreali hanno tipicamente un altro peso rispetto a quella dei pur volonterosi Stormers.
Ai quali va fatto plauso pur in una gara in cui non sono mai riusciti a disputare la vittoria: è la loro prima finale, nell'anno in cui hanno perso Jean De Villiers e il leader del pack Watson, guadagnando comunque Jaque Fourie e Bryan Habana.


Bulls: Zane Kirchner, Gerhard van den Heever, Jaco Pretorius, Wynand Olivier, Francois Hougaard, Morné Steyn, Fourie du Preez, Pierre Spies, Dewald Potgieter, Deon Stegmann, Victor Matfield (capt), Danie Rossouw, Werner Kruger, Gary Botha, Gurthrö Steenkamp.
Replacements: Bandise Maku, Bees Roux, Flip van der Merwe, Derick Kuün, Jacques-Louis Potgieter, Jaco van der Westhuyzen, Pedrie Wannenburg.

Stormers:15 Joe Pietersen, 14 Gio Aplon, 13 Jaque Fourie, 12 Juan De Jongh, 11 Bryan Habana, 10 Peter Grant, 9 Dewaldt Duvenage, 8 Duane Vermeulen, 7 Francois Louw, 6 Schalk Burger (capt), 5 Andries Bekker, 4 Adriaan Fondse, 3 Brok Harris, 2 Tiaan Liebenberg, 1 Wicus Blaauw.
Replacements: 16 Deon Fourie, 17 JC Kritzinger, 18 Anton Van Zyl, 19 Pieter Louw, 20 Ricky Januarie, 21 Willem De Waal, 22 Tim Whitehead.

domenica 23 maggio 2010

Semifinali Super14 tutto Sudafrica


Tutto come previsto nelle semifinali del Super14 entrambe giocate in Sudafrica: vincono e senza soverchi patemi i padroni di casa Bulls e Stormers.
Seconda finale in fila per i campioni in carica di Pretoria, affronteranno in una finale tutta sudafricana i Capetonians alla loro prima finale. L'ultima volta tutta sudafricana fu quella famosa a Durban del 2007, vinta dai Bulls sugli Sharks per 20 a 19, con la meta in extra time trasformata da Hougaard (ora nei Saracens finalisti di Premiership).

I primi qualificati sono i dominatori della regular season: i Bulls si liberano in semifinale dei Crusaders per il terzo anno consecutivo, stavolta all'Orlando Stadium di Soweto (prima assoluta per le vuvuzelaz nel rugby), con un 39 - 24 più tranquillo di quanto non dica il punteggio. Fourie DuPreez è metronomo e migliore in campo, un immenso Victor Matfield alla centesima partita di Super rugby e il solito cinico Mornè Steyn precisissimo bombardiere non solo tra i pali, ma anche verso le linee laterali e nei centimetri appena esterni all'area dei 22 metri avversari.
I neozelandesi giocano a mantenersi a distanza gestibile per poi eventualmente piazzare la zampata finale, come NON riuscito nella penultima e un po' discussa gara giocata a Loftus Versfeld, ma soffrono, sopratutto nel primo tempo, la precisione e la foga dei Tori coi loro continui up&under che apportano non solo territorio ma anche diversi calci di punizione.
Già al secondo minuto il tabellone marca il 7-0 dei padroni di casa, grazie al fisico di Pierre Spies che emerge inarrestabile da un ruck a 10 metri dalla meta. La pur attenta difesa dei Bulls viene perforata poco dopo con una maul pilotata da Richie McCaw per il 10-7. Rimane l'unica meta per gli ospiti nel primo tempo, mentre i padroni do casa si portano avanti.
Dopo un tentativo fallito, dopo 15 minuti l'attento Zane Kirchner prende un colpo di testa all'indietro involontario di un rossonero su up&under e lo cala in area di meta. Alla meta segue un ulteriore penalty per Mornè Steyn procurato dalla mischia; Dan Carter piazza una punizione al 23' ma ne arriva un'altra per Steyn al 33', piazzata da 60 metri di distanza. Il primo tempo termina 23-10.
Alla ripresa anche Steyn si rivela umano e sbaglia un piazzato per lui privo di complicazioni; è il miglior momento per i Crusaders che col loro running game fatto di riaperture veloci dalle ruck mandano Sean Maitland in meta, trasformata da Carter per il 23-17.
I Bulls si aggrappano al loro controllo territoriale, portando la partita a giocarsi nella metà campo avversaria, fino a quando Fourie DuPreez prende palla da una mischia chiusa, gira dal lato "sbagliato" che si rivela non presidiato, supera Kieran Read in ritardo e marca meta sull'angolo sinistro.
Siamo 33 -17 dopo la trasformazione di Steyn, e dalle facce dei Kiwis si vede che le motivazioni per rimanere un'altra settimana in Sudafrica non valgono l'extra effort richiesto. Altre due punizioni di Steyn allargano il gap, alla fine arriva la meta di consolazione per i Crusaders segnata dal giovane Sam Whitelock, appartenente a una delle due coppie di fratelli nel campo neozelandese, quella dei due lock (l'altra sono due piloni Franks) per il finale 39-24.
Ventun punti per Mornè Steyn che con 240 punti supera il miglior risultato di sempre, di Dan Carter, per punti marcati nel Super14.


Bulls: Zane Kirchner, Jaco van der Westhuyzen, Jaco Pretorius, Wynand Olivier, Francois Hougaard, Morne Steyn, Fourie du Preez, Pierre Spies, Dewald Potgieter, Deon Stegmann, Victor Matfield (c), Danie Rossouw, Werner Kruger, Gary Botha, Gurthro Steenkamp.
Replacements: Bandise Maku, Bees Roux, Flip van der Merwe, Derick Kuün, Jacques-Louis Potgieter, Stephan Dippenaar, Pedrie Wannenburg.

Crusaders: 1. Owen Franks ,2. Ti’i Paulo ,3. Ben Franks ,4. Brad Thorn , 5. Sam Whitelock , 6. George Whitelock ,7. Richie McCaw (Capt) ,8. Kieran Read ,9. Andy Ellis ,10. Daniel Carter ,11. Zac Guildford , 12. Daniel Bowden , 13. Robbie Fruean , 14. Sean Maitland ,15. Colin Slade
Reserves : 16. Daniel Perrin ,17. Wyatt Crockett ,18. Chris Jack , 19. Thomas Waldrom ,20. Kahn Fotuali’i ,21. Tim Bateman , 22. Jared Payne

Sul più tradizionale campo di Newlands (per il rugby) con 50.000 spettatori, a diverse centinaia di kilometri verso sudovest, gli Stormers battono i Waratahs con un convincente 25 -6 e riescono a conquistare la prima finale della loro storia, dopo i tentativi falliti del 1999 e 2004.
Troppo "molli" e privi di gioco offensivo efficace sono apparsi gli australiani per prevalere sui guardinghi sudafricani, dove si è esaltato Peter Grant autore 20 punti.
Gli ospiti si impadroniscono dell'iniziativa da subito e provano a schiacciare gli avversari nei loro 22 metri, ma si rivelano sovente imprecisi e affannati nel ball handling, la difesa di gran lunga migliore del torneo non ha soverchi problemi a controllare le loro folate. Nel giro di 10 minuti è già 6-0 per i padroni di casa, con Grant a punire le indiscipline avvversarie.
Alla cattiva giornata dei Tah's partecipa anche Berrick Barnes preferito a Halangahu all'apertura da un paio di turni: sbaglia una punizione ma poi ne centra in sequenza una successiva e piazza un drop per il parziale pareggio 6-6.
Al 25' la svolta della partita: azione individuale del talentuoso centro Juan de Jongh che prende palla sulla linea dei 10 metri nel campo avversario e semina il panico assime a diversi avversari, arrivando in meta. Rimarrà l'unica meta della partita. Con la trasformazione è il 13-6 di metà gara.
Il tenore della sfida non cambia nel secondo tempo: difesa Stormers attenta, confusi attacchi australiani, Peter Grant sugli scudi.
Fuori i secondi - deludenti neozelandesi e rampanti australiani - rimangono i sudafricani a disputarsi l'ultimo trofeo del Super Rugby a 14 squadre.


Stormers: 15. Joe Pietersen,14. Gio Aplon,13. Jaque Fourie,12. Juan De Jongh,11. Bryan Habana,10. Peter Grant ,9. Dewaldt Duvenage,8. Duane Vermeulen,7 Francois Louw,6. Schalk Burger (C),5. Andries Bekker ,4. Adriaan Fondse,3. Brok Harris,2. Tiaan Liebenberg ,1. Wicus Blaauw
Reserves:16. Deon Fourie,17. Eusebio Guinazu,18. Anton Van Zyl,19. Pieter Louw,20. Ricky Januarie,21. Willem De Waal,22. Tim Whitehead

Waratahs: 15. Kurtley Beale , 14. Lachie Turner , 13. Rob Horne , 12. Tom Carter , 11. Drew Mitchell , 10. Berrick Barnes , 9. Luke Burgess , 8. Ben Mowen , 7. Phil Waugh [c] , 6. Patrick McCutcheon , 5. Kane Douglas , 4. Dean Mumm , 3. Al Baxter , 2. Tatafu Polota-Nau , 1. Dan Palmer
Reserves 16. Damien Fitzpatrick 17. Jeremy Tilse , 18. Chris Thomson , 19. Dave Dennis , 20. Josh Holmes , 21. Daniel Halangahu , 22. Rory Sidey

lunedì 3 maggio 2010

Il Super14 al rettilineo finale

Dopo la scorpacciata di semifinali delle coppe europee nel weekend, riprendiamo col tran tran dei campionati in dirittura d'arrivo. Il primo spazio e' dedicato alla terz'ultima giornata di regular season del Super14, dove la lotta per l'accesso ai quattro posti della fase a eliminazione diretta si fa senza esclusione di colpi.
Turno positivo per le due sudafricane in testa Bulls e Stormers, ancora negativo per i neozelandesi Crusaders terzi, ma anche per le australiane Reds quarta e Waratahs quinta; positivo invece per i Brumbies australiani sesti e i neozelandesi Hurricanes settimi.

L'anno scorso la "quota playoff" fu a 41 punti e quest'anno non sara' molto diversa, forse ne basteranno 40; a due partite da giocare le sette squadre sopra elencate - tre australiane, due neozelandesi e due sudafricane - sono quelle che nutrono ancora chances di entrare tra le prime quattro, vedremo chi tra loro possieda il killer instinct.
Si puo' invece gia' dire arrivederci all'anno prossimo alle ambizioni di Blues, Chiefs e Sharks tutte sotto quota trenta punti e alle altre - nell'ordine Western Force, Highlanders, Cheetahs e Lions - sotto quota venti.


I Bulls chiudono la striscia del recupero degli Sharks battendoli a Pretoria per 27-19, due mete a una e 17 punti di Morne' Steyn, "sollecitato" da una striscia iniziale di 12 punti di Andy Goode, poi sostituito da Kockott che segna la meta tardiva per il team di coach Plumtree.
Gli Stormers danno il loro welcome in South Africa ai Crusaders con un sonoro 42-12: seconda sconfitta in fila dei Crociati dopo quella patita a Perth. Ai Capetonians manca solo la quarta meta per il bonus; pur sotto a meta' del primo tempo per una meta di Dan Carter, recuperano prima della fine del tempo grazie al piede di Peter Grant. Nel secondo tempo due mete di Jaque Fourie e una dell'ala Naqelevuki trovano risposta insufficiente nella meta dell'estremo Kiwi Colin Slade.
I Reds iniziano a mostrare la lingua dopo un campionato tutto all'arrembaggio: vengono battuti da un netto 32-12 dei Brumbies ancora col dente avvelenato per la sconfitta coi Waratahs. Solo il piede di Quade Cooper riesce a rispondere a quattro mete (due del pilone Ben Alexander) della franchigia di Camberra. Problemi grossi per il proseguo del team di Ewen McKenzie, alle prese con un impressionante shortage di avanti dovuto agli infortuni.
Brutto risveglio post derby vincente per i Waratahs: rimediano una sconfitta 26 - 10 con gli Highlanders nel vento e la pioggia dell'estremo Sud. E' sconfitta molto negativa per le loro speranze di playoff; due mete per il rosso flanker Adam Thomson piu' una del nr.8 Setephano, unica meta australiana per Kurtney Beale riconvertito estremo a lasciare la mediana al giovane Holmes con Halangahu apertura.
Per concludere con le squadre con chances di playoff, prosegue la scalata degli Hurricanes, vincenti nel derby con i Chiefs per 33-27. Cosa siano diventati in termini di "farfalloneria" i finalisti dell'anno scorso non si puo' dire: per la seconda partita segnano quattro mete nella prima mezz'ora - col centro Willison, il pilone Taumalolo, l'estremo Nanai e il flanker Liam Messam - per poi fermarsi e farsi superare al 74' dalle mete dell'estremo Corey Jane, del pilone Tialata e dalla doppietta del centro Ma'a Nonu, piu' i piedi di Aaron Cruden e Piri Weepu. Che a Waikato giochino a chi prende piu' doppi bonus o a chi arriva prima a farsene quattro - di mete?
Per finire, i Cheetahs raggranellano la terza vittoria in stagione chiudendo i sogni dei Blues, sconfitti 36-32 con cinque mete contro quattro: il team di Auckland guida il punteggio dall'inizio del secondo tempo a cinque minuti dalla fine e guadagna il doppio bonus. Se i Cheetahs migliorano con questa vittoria il record dell'anno scorso, i Lions invece stanno molto sotto, continuando a navigare verso il primato negativo di zero vittorie in stagione: rimediano un 12-33 casalingo da Western Force.

Come si preannuncia il rush finale per i playoff? Quest'anno le certezze sono solo i punti gia' in carniere.

Ai Bulls manca un punto per la sicurezza di esserci; ovviamente l'obiettivo e' il primo posto per giocarsi semifinale e finale in casa, ma il calendario e' molto insidioso: al prossimo turno attendono i Crusaders dalle spalle quasi al muro e chiuderanno con una passeggiata di salute a Citta' del Capo. Gli basterebbe una vittoria e un punto di bonus per assicurarsi il primo posto, ma con avversari cosi' ...
Gli Stormers sono sotto di cinque punti dai capoclassifica e sopra di quattro alla terza; godono di minimi vantaggi nel calendario, almeno sulla carta: prima visiteranno gli Sharks cui rimane poco da dire e chiuderanno in casa, ricevendo proprio i Bulls: potrebbero tentare il colpaccio, in ogni caso sta solo a loro garantirsi the second berth.
A chi sta a quota 34 punti potrebbe bastare una sola vittoria in due gare, ma serviranno molto probabilmente anche un paio di punti di bonus: i Crusaders hanno iniziato il tour con due sconfitte in fila e lo chiuderanno a Pretoria, per poi tornare a casa e incontrare i Brumbies; i Reds con problemi di organico avranno la sfida diretta in trasferta a Wellington e chiuderanno ricevendo gli Highlanders.
A chi sta sotto invece serviranno due vittorie: i poco affidabili Waratahs a 33 punti visiteranno gli squinternati Chiefs e chiuderanno ricevendo gli Hurricanes, mentre a 32 punti i motivati Brumbies riceveranno gli Highlanders per andare a chiudere a Christchurch; quanto ai rampanti Hurricanes, con due sfide dirette ascendono al ruolo di king maker - o di Aussie Killer secondo come andra': riceveranno i Reds per poi visitare i Waratahs.

domenica 7 marzo 2010

Super14, Bulls guidano anche se non giocano

Con la quarta giornata di Super14 iniziano i riposi (due team su 14 rimangono a turno "at bay") e la cosa si pensava favorisse gli inseguitori dei Bulls, in sosta dopo le tre vittorie casalinghe con bonus da cinquanta punti segnati ognuna.
Invece le altre due squadre a punteggio pieno perdono - Hurricanes in trasferta e Chiefs in casa - e la franchigia di Pretoria rimane in testa senza giocare, pur raggiunta nel punteggio dai Chiefs grazie al punticino di bonus difensivo.
Ne approfittano più solidamente Brumbies, Crusaders e Stormers per farsi sotto alla zona playoff grazie a vittorie casalinghe. In mezzo con due vittorie e due sconfitte i sorprendenti Reds di Ewen McKenzie, gli altrettanto ringalluzziti Cheethas, poi i Blues dai soliti alti e bassi e i deludenti Waratahs. Highlanders con una sola vittoria; ancora fermi a zero vittorie Lions, Western Province (non hanno giocato ieri) e la delusione delle delusioni Sharks, che pure qualche segnale di recupero lo fa intravedere.
I risultati della 4' giornata:

Ven - 5th Mar
Chiefs 18 - 23 Reds
Brumbies 24 - 13 Lions
Sab - 6th Mar
Stormers 33 - 0 Highlanders
Cheetahs 28 - 12 Hurricanes
Crusaders 33 - 20 Blues
Waratahs 25 - 21 Sharks


- In Nuova Zelanda:
I Chiefs reduci da tre vittorie in trasferta vengono inopinatamente sconfitti appena tornati a casa dai mai domi Reds (ma pieni di problemi finanziari, tanto da richiedere il bailout della ARU).
In effetti la franchigia neozelandese s'era lagnata anticipatamente di essere costretta a giocare venerdì dopo esser rientrati lunedì da una tournèe di tre settimane attraverso undici fusi orari. In effetti i padroni di casa partono alla grande segnando tre mete in venti minuti con le ali Sivivatu, masaga e il pilone Taumalolo, ma dal 25' in poi, dopo l'unico piazzato di un imprecisissimo Donald, si spengono. I Reds non si perdono d'animo e recuperano in un'ora, segnando alla fine due mete e 13 punti col piede di Quade Cooper.
Nel frattempo il capitano dei Chiefs Sione Lauaki (in foto), fuori per due turni per placcaggio pericoloso, è investigato dalla polizia per crimini fuori dal campo. Il ragazzone non è nuovo a troubles comportamentali: nel 2006 si azzuffò fuori da un bar e l'anno scorso sfasciò la stanza di un motel: a certa gente il rugby serve per sfogarsi.
I Crusaders vincono la classicissima coi Blues senza arrivare al bonus. Il primo tempo si conclude 16-15 con una meta di uno dei tre fratelli Whitelock (stavolta tocca a George) e tre penalty di Carter (sette su sette e 18 punti) contro un drop e 4 piazzati di Stephen Brett, 15 punti alla prima partita contro la sua ex squadra. Nel secondo tempo i Crusaders fissano la disciplina, arrivano le mete dei due centri Crotty e Fruean ma al posto della quarta arriva l'unica meta dei Blues segnata dal mediano Mathewson, rubando palla da una ruck.
- In Australia:
I Brumbies controllano e battono agevolmente nella pioggia i Lions che pure avevan attuato un certo turnover (fuori Carlos Spencer ad esempio). I Sudafricani sono troppo nervosi e la mischia irrita l'arbitro Welsch al punto da strappargli una meta di punizione, una rarità al Sud. Nel secondo tempo arrivano le mete di Lealifano e Moore, attutite da quella di Franklin e senza la quarta per il bonus.
A Sidney in casa Waratahs ci provano gli Sharks ancora a secco, con Andy Goode apertura titolare (e nuovamente espulso per dieci minuti) e Pienaar mediano al posto di Kockott, ma devono accontentarsi del punto di bonus. Inizia Goode come al suo solito con un drop dopo tre minuti, segue uno scambio di penalty tra Goode e Barnes.
Al ventesimo parte il quarto d'ora pazzo: gli Sharks si vedono due uomini, Jan Du Plessis e Goode, sbattuti nel sin bin nel giro di tre minuti, ma invece di subire segnano subito una meta con un intecetto da sessanta metri di Ryan Kankowski; i padroni di casa vanno in tilt e gli Sharks in tredici segnano con Pienaar una ulteriore punizione, smentendo così il postulato di DeRossi - un cartellino giallo vale dieci punti in meno. La follia prosegue a campi invertiti: rientra Du Plessis e Halangahu marca meta, rientra anche Goode e prima della fine del tempo il centro Tom Carter si fa muscolarmente largo fino alla seconda meta, pe ril 18-14 finale del primo tempo.
Al 50' Polota-Nau porta i suoi 113kg sopra Terblanche e in meta ma all'ora di gioco arriva la meta di Jacobs trasformata da Goode ad avvicinare i due team sul 25-21. Nei minuti finali Kourtney Beale viene cacciato fuori per aver intenzionalmente intercettato un passaggio che mandava in meta gli Sharks ma l'arbitro concede solo un calcio di punizione e null'altro.
- In Sudafrica:
Gli Stormers annichilano gli Highlanders con una superba prova difensiva ma contemporanemamente segnando le quatto mete che servono per il bonus offensivo col tallonatore Deon Fourie, Schalk Burger, Louw rimpiazzo del precedente e infine Habana all'ultimo minuto.
- Grande prestazione casalinga dei Cheethas che concludono la striscia di tre vittorie degli Hurricanes, difendendo tra l'altro la leadership in campionato dei Bulls.
Ci riescono giocando "alla europea" come da loro caratteristiche: grande mischia, solida rimessa laterale e difesa, gioco tattico intelligente e bombardamento strategico - Meyer Bosman piazza tre dei suoi quattro centri dalla sua metà campo, da aggiungersi agli altri tre piazzati "normali" di Oliver. Gli Hurricanes segnano due mete contro una di Kabamba Floors ma non basta. Unico aspetto negativo per i padroni di casa, l'infortunio a Broussow.
La classifica provvisoria:

Pos Team P W D L F A PD B Pts
1. Bulls 3 3 0 0 149 104 45 3 15
2. Chiefs 4 2 0 1 146 125 21 3 15
3. Stormers 4 3 0 1 103 38 65 2 14
4. Hurricanes 4 3 0 1 126 88 38 2 14
5. Crusaders 4 3 0 1 120 84 36 2 14
6. Brumbies 4 3 0 1 99 95 4 0 12
7. Reds 4 2 0 2 112 95 17 2 10
8. Cheetahs 4 2 0 2 101 114 -13 1 9
9. Blues 4 2 0 2 86 100 -14 1 9
10. Waratahs 4 2 0 2 99 124 -25 1 9
11. Highlanders 4 1 0 3 63 108 -45 0 5
12. Sharks 4 0 0 4 65 104 -39 3 3
13. Lions 4 0 0 4 109 155 -46 2 2
14. Western Force 3 0 0 3 56 108 -52 0 0

mercoledì 3 marzo 2010

Super14: Bulls, Chiefs e Hurricanes

Terzo turno del Super14 nello scorso weekend, tre le squadre con tre vittorie.
Prosegue la corsa tutta casalinga dei Bulls, con Hurricanes e Chiefs a stargli dietro con ottime prestazioni, tutte fuori casa quelle della franchigia di Waikato; inopinata battuta d'arresto casalinga degli Stormers, mentre i Crusaders si rimettono in linea, i Blues e i Brumbies riscattano inizi balbettanti.
Prosegue la serie negativa degli Sharks: fanno entrare in corso d'opera il neoarrivato Andy Goode, ma questi si becca subito un Welcome Down Under scritto su un cartellino giallo.

2010 Super 14 Week 3
Team
Score
vs
Team
Score
Date

35
v
6
26/02/10

17
v
19
26/02/10

33
v
18
27/02/10

18
v
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Una meta di Zac Guildford (in foto) regge il confronto tra Crusaders e Sharks per un'ora, poi in dieci minuti i padroni di casa dilagano e gli ospiti si spengono. Mete ancora Guildford e i due rincalzi Whitelock (Adam, fratello di Samuel e George titolari) e McDonald, trovando anche il bonus. Goode entra al 65' al posto di Kockott con Pienaar che si sposta in mediana, ma dura dieci minuti per un giallo (al Sud i placcati vanno mollati subito). Grande partita di Waldrom, alla fine della stagione in partenza per Leicester.
Kicking contest per 78 minuti tra Stormers e Brumbies, poi va in meta George Smith e Matt Giteau trasforma, dopo due minuti ci arriva il flanker Louw ma Pietersen sbaglia la trasformazione. Molte occasioni di meta per gli Stormers, tutte sprecate.
Gli Hurricanes vincono col bonus sui Lions, che si difendono segnando due mete contro le quattro dei padroni di casa. Partita segnata gia' nel primo tempo, chiuso 21-7, ma i Lions recuperano fino al 21-15.
I Reds non riescono a confermare coi Blues quanto di buono fatto la scorsa settimana coi Crusaders, perdendo una partita guidata nel primo tempo ma subita per tutto il secondo e conclusa dalla meta che da' il bonus offensivo agli ospiti. Come se non bastasse ci sono stati gli infortuni potenzialmente gravi per Peter Hynes e Rod Davies, dopo aver perso capitan James Horwill per tutta la stagione.
C'eran pochi dubbi sulla vittoria su tre on the road dei Chiefs a Perth coi Western Force un po' sconclusionati di questa stagione e sulla conseguente terza sconfitta in fila degli australiani; la conferma e' arrivata, confezionata col punto del bonus. All'inizio del secondo tempo due punizioni di O'Connor chiudono il gap al 13-12, ma prima una punizione di Donald poi la meta di Masaga alla prima partita della stagione lo ripristina.
Ci pensano gli Highlanders a riportare sulla terra i Cheetahs: i sudafricani avevano vinto la prima partita in trasferta in casa Sharks, ma stavolta perdono in casa per due mete subite nel primo tempo, non riuscendo a fare il primo back to back nella storia della franchigia nel Super Rugby. Gli Orange pareggiano le due mete nel secondo tempo ma ne subiranno una terza decisiva. 14 punti sia per Olivier che per Dagg e bonus difensivo di consolazione per i padroni di casa.
Unica vittoria sudafricana quella dei leader di classifica Bulls sui Waratahs ma col brivido, per sei mete a quattro. Grande partita, in fondo gli highlights.
Gli ospiti volano sullo 0-17 nei primi dieci minuti di gara e vengono superati al 50' dalla seconda meta di Francois Hougaard. Nel giro di due minuti gli australiani rispondono con una meta di Lachlan Turner, che trova pero' risposta nel giro di altri due minuti nella meta dell'altra ala sudafricana Van den Heever. I padroni di casa non molleranno piu' la leadership della partita, anche se alla meta di Oliver al 68' risponde immediatamente Drew Mitchell al 70'; alla fine il subentrato Potgieter segna su delizioso grubber di Steyn la meta che nega il secondo punto di bonus ai Waratahs.
I Bulls non riescono per un pelo a segnare 50 punti per la terza volta consecutiva e per la terza volta sono inizialmente in svantaggio ma concludono la partita col bonus offensivo; diciotto punti di Steyn, sedici per Berrick Barnes schierato primo centro per lasciar spazio a Daniel Halangahu all'apertura, mossa che ha portato gran giovamento al gioco.
Sotto la tavola:


Team
Nation
P
W
L
D
PF
PA
PD
Bp
Ttl
1. (Bulls - South Africa) 3 3 0 0 149 104 45 3 15
2. (Hurricanes- New Zealand) 3 3 0 0 114 60 54 2 14
3. (Chiefs - New Zealand) 3 3 0 0 128 102 26 2 14
4. (Crusaders - New Zealand ) 3 2 1 0 87 64 23 2 10
5. (Stormers- South Africa) 3 2 1 0 70 38 32 1 9
6. (Blues - New Zealand) 3 2 1 0 66 67 -1 1 9
7. (Brumbies - Australia) 3 2 1 0 75 82 -7 0 8
8. (Reds - Australia) 3 1 2 0 87 77 10 2 6
9. (Highlanders - New Zealand) 3 1 2 0 63 75 -12 1 5
10. (Cheetahs - South Africa) 3 1 2 0 83 102 -19 1 5
11. Waratahs (Waratahs - Australia) 3 1 2 0 74 103 -29 1 5
12. (Sharks - South Africa) 3 0 3 0 44 79 -35 2 2
13. (Lions - South Africa) 3 0 3 0 96 131 -35 2 2
14. (W. Force - Australia) 3 0 3 0 56 108 -52 0 0



venerdì 19 febbraio 2010

Tempo di migrare

La crème delle compagini d'eccellenza italiane, Benetton e Viadana, dopo aver aiutato la Fir a reperire le fidejussioni per il ticket d'ingresso da tre milioni di euro, starebbero scaldando i motori nell'attesa dell'aurorizzazione al decollo verso le umide e desolate brughiere celtiche: buon pro e buon viaggio - sempre ammesso e non concesso che avvenga a breve.
Al contrario - e più saggiamente - per molti campioni è arrivato il momento di intraprendere il percorso inverso, lasciando le Isole del Mare del Nord alla ricerca di lidi più "caldi". Della migrazione a sud di Carlos Spencer avevamo già riferito: è apertura titolare dei Lions di Johannesburg, peraltro alquanto deludente nella prima partita.
Ricky Januarie, da qualche mese accasato "in leasing" (si dice così in prestito) a Swansea, Galles presso gli Ospreys, anticipa il rientro di Jean De Villiers da Munster e parte subito senza aspettare la fine della stagione boreale: c'è subito bisogno di un mediano titolare presso gli Stormers di Città del Capo.
Un'altra franchigia sudafricana si rinforza con un inglese: gli Sharks alle prese con l'indisponibilità del lungodegente Hernandez e l'inopinato "gran rifiuto" (a giocare ancora) di un altro con trascorsi al Nord (Perpignan), il sudafricano Steve Mayer, han deciso di affidarsi alla apertura di lungo corso Andy Goode "in leasing" da Brive. Contrariamente a inizio anno la cosa non apre prospettive a Luciano Orquera, sopravanzato a Brive come apertura titolare (calci piazzati inclusi) dall'ex centro Fabrice Estebanez, 1,85m per quasi 100kg: l'italo argentino (1,70m per 77kg) viene solitamente impiegato come primo centro di rilievo.
E' stato poi rivelato dove andrà l'anno prossimo a giocare Paul Sackey, 22 volte nazionale inglese, che ha annunciato l'addio ai Wasps a fine stagione: pensa un po', a raggiungere Jonny Wilkinson al calduccio di Tolone, la squadra del magnate dei fumetti Mourad Boudjellal con 27 stranieri su 40 tesserati alla data.
L'altro Wasps eccellente che sta pensando di migrare verso climi più accoglienti è Danny Cipriani: deluso dagli scetticismi patrii sulla sua classe, è attirato dalle sirene pacifiche dei Melbourne Rebels per il Super15 dell'anno prossimo.
Ah, per non dimenticare due grandi vecchi, attesi in Nuova Zelanda a fine stagione boreale se non ci saranno intoppi: Aaron Mauger e Carl Hayman.
A fare il percorso inverso è invece Thomas Waldrom, flanker in carne ma molto dinamico di Hawke's Bay, da quest'anno in Super14 ai Crusaders dopo molte stagioni coi 'Canes: a fine stagione australe si dice il 26enne salirà a Leicester.

mercoledì 17 febbraio 2010

Regole, interpretazioni stringenti, effetti sul gioco

Abbiamo riferito della rigidità raccomandata agli arbitri australi nei riguardi delle regole in vigore nel Super14 testè iniziato.
L'intento è sulla carta pregevole: garantire, nell'ambito delle regole vigenti, il corretto timing nelle mischie ordinate e di una più attenta gestione dei fuorigioco sul ritorno dei calci in campo.
Sin qui poco di nuovo; un esempio di universalità dell'attenzione che gli arbitri dovrebbero usare lo abbiamo recentemente avuto fuori d'Emisfero Sud: Barnes, in Francia-Irlanda del Sei Nazioni, ha concesso la prima punizione segnata da O'Gara per un tagliafuori della difesa francese sul calcio irlandese di rimessa in gioco.
C'è però una terza area in cui è stata raccomandata attenzione, quello delle fasi di contesa nel gioco aperto o "breakdown": la interpretazione Australe introduce la cosiddetta "daylight rule" che comporta cambiamenti profondi nelle pratiche correnti.

Oggi il placcatore può tenere le mani sulla palla tenuta dal placcato, purchè si rialzi in piedi (la specialità di Broussow). Questo ha oggettivamente dato un consistente vantaggio alle difese rispetto ai pick&go dei vecchi tempi. Invece con l'interpretazione raccomandata al Sud, basta tolleranze, appena il placcato va a terra il difensore (il placcatore e chiunque lo aiuti) deve mollare tutto, rotolare via o alzarsi in piedi e solo poi eventualmente cacciare la palla.
La regola non è formalmente cambiata, lo è la modalità con cui l'arbitro la garantisce: deve verificare la presenza di un attimo di "luce" (daylight) tra mani del difensore e palla, al fine di dare all'attaccante una "fair chance" di piazzar palla a terra prima che gliela possano contendere legalmente.
Il direttore degli arbitri sudafricani Andrè Watson chiarisce il perchè: "Troppo spesso nel breakdown c'è l'obiettivo di rallentare la palla e non cercare di prenderne possesso". In effetti con le interpretazioni correnti nei punti di incontro la difesa è favorita rispetto a chi porta la palla.
Il rischio immaginabile è cadere nella trappola opposta, la non contendibilità da parte della difesa: il "placca, a terra e tallona" del rugby league, o quantomeno un ritorno ai vecchi tempi quando dal pick&go degli avanti non li schiodavi più. Il primo impatto sul Super14 è stato invece un aumento impressionante dei calci piazzati, con 153 punti segnati su punizione contro i 45 punti nel primo turno dell'anno precedente: un incremento del 240%.
E' evidente che molti team e giocatori devono ancora adattarsi. Il caso eclatante è stato Blues - Hurricanes: undici punizioni concesse on range contro i padroni di casa, nove delle quali trasformate e partita persa nonostante la maggior efficacia in attacco.
Va sottolineato per correttezza che il confronto con la stagione precedente di Super14 non è del tutto fair: erano in vigore le ELV, dilagava il tanto vituperato calcio di punizione indiretto ("half arm"); ciò detto, 51 punizioni assegnate nel turno sono circa 3,5 volte più della media degli ultimi 15 anni. Anche il numero di mete è diminuito, da 44 a 30, rispetto al primo turno della stagione precedente.
E' presto per trarre delle conclusioni definitive e pur con tutta l'ammirazione per il coraggio e la voglia di sperimentare down under, ancora una volta si rischia il paradosso di interventi in teoria vòlti a rendere il gioco più spettacolare e aperto che invece determinano meno mete, più fischi e gioco spezzettato. Tant'è, " gli arbitri non cambieranno approccio", afferma Watson, "sta ai giocatori adattarsi il più rapidamente possibile".
Occhio o Boreali, stavolta non si tratta di problemi "politici", cassabili mediante riunione in Irb: le regole sono rimaste quelle, sono gli arbitri a interpretarle diversamente tra Nord e Sud.
Il rischio è che mentre i giocatori del Sud prima o poi si adatteranno, i Boreali siano come al solito in ritardo e alla fine subiscano, magari proprio ai Mondiali tra 18 mesi (il viceversa "restaurativo" è escluso, giocheranno in Nuova Zelanda). In prima fila a subire caterve di calci di punizione, ancora una volta le squadre che si affidano primariamente alla difesa arcigna sul punto d'incontro, neh Italia?

venerdì 12 febbraio 2010

Super14: Blues prima vittima delle nuove interpetazioni

Parte il Super14 e già alla prima partita giocata per via dei fusi orari abbiamo la prima vittima delle nuove interpretazioni sperimentali: l'arbitro australiano Stuart Dickinson (ricorda qualcosa?) sancisce il suicidio dei Blues ad Auckland affibbiandogli undici calci di punizione piazzabili contro, di cui nove marcati da Willie Ripia e Piri Weepu e consegnando la partita agli Hurricanes nonostante le due mete contro una di intercetto, senza che i visitatori siano mai riusciti a superare la linea difensiva avversaria. La partita si è chiusa col punteggio di 20-34.
I Blues difendevano ordinatamente nel primo tempo ed erano i più pericolosi in attacco, difatti erano tranquillamente avanti 20-12 all'intervallo con due mete in un quarto d'ora, una dell'ex Crusaders Stephen Brett l'altra del pilone John Afoa; solo il piede di Ripia manteneva i visitatori in partita. Nel secondo tempo la rinnovata pressione degli Hurricanes, ancorchè abbastanza sterile, portava alla progressiva perdita di lucidità dei padroni di casa sui nuovi comportamenti richiesti nel breakdown, con Tony Woodcock il più "fischiato" per non togliersi subito dopo aver placcato. Tra lo stillicidio di calci di punizione, un intercetto di Hosea Gear sullo stesso Brett dava la meta al team di Wellington.
L'attenzione extra richiesta a Dickinson sul punto di contatto ha provocato 13 calci di punizione solo nel primo tempo: interruzioni della continuità del gioco a parte, con le nuove interpretazioni forse si calcia meno in aria ma in cambio i calci piazzati tornano a costituire un fattore decisivo. Era da tempo che al Sud non si vedeva un team oggettivamente in affanno difensivo, almeno nel primo tempo, vincere una partita grazie a una meta di intercetto e ai penalty. Nord chiama Sud?

Le altre partite di oggi:
Western Force vs Brumbies 15 -24
In meta al 10' per la squadra di Camberra l'ex, il mediano Josh Valentine, bissato dopo dieci minuti dall'hooker nazionale Stephen Moore, gli altri sono punizioni di Stirling Mortlock, il primo uomo a superare i 1000 punti segnati nel Super14. Tutti dal piede dell'estremo diciannovenne James O'Connor i punti dei Force.

Cheetahs vs Bulls 34 - 51
Partita giocata molto open, "Currie Cup style" tra le finaliste del campionato sudafricano e vittoria con bonus sei mete a tre per gli ospiti. I Cheetahs partono bene e giocano alla pari per quasi tutto il primo tempo con la meta dell'ala Mapoe e i penalty di Naas Olivier. I Bulls partono lenti ma si rimettonoin pista in un quarto d'ora con la meta del centro Pretorius e il piede di Mornè Steyn. Nel secondo tempo i visitors paiono chiudere la sfida con le mete dell'ala Van den Heever e dell'estremo Kirchner, ma attorno al 50' due mete di capitan Juan Smith e dell'altra ala Nokwe sembrano riaprire la gara. Nulla da fare, chiude la porta l'altro centro dei Bulls Olivier, poi a pochi minuti dalla fine una meta di penalità fissa il risultato. 24 punti per Steyn (supera i 500 punti segnati in Super14), 19 per Naas Olivier.

Update 13/2 - In mattinata i risultati dal Pacifico:
Crusaders 32 - 17 Highlanders : la squadra di McCaw (assente) chiude una ministriscia di due sconfitte coi rappresentanti delle contee dell'estremo Sud. Dopo il 15 -0 al 45' - mete del mediano Ellis e dell'ala Jared Payne -gli ospiti allestiscono un bel recupero grazei al piede e a due mete in fila di Hobbs, 22enne ex Blues sostituto di Matt Berquist all'apertura, fino al 18-17 del 68'. I Crusaders tengono botta e ripristinano le distanza con Zac Guildford e Sean Maitland subentrato a Payne. Partita caratterizzata da pochi penalty contrariamente a quasi tutte le altre del turno. Dodici punti per Carter, diciassette per Hobbs.

Reds 28 - 30 Waratahs : furto con destrezza del team di Sidney o dabbenaggine di quello di Brisbane, che guida per tutta la gara fino otto minuti dalla fine, quando subisce la meta del centro Rory Sidey visto anche nei Dragons di Newport-Gwent; i Reds sarebbero ancora in vantaggio ma all'ultimo minuto arriva la meta di Palu trasformata da Halangahu. Due mete per parte, 13 punti per Quade Cooper e 15 per l'ex Berrick Barnes.

Update 13/2 - II - In serata i risultati dal Sudafrica:
Lions 13 - 26 Stormers: l'esplicito 6-26 di fine primo tempo fotografa i rapporti di forza tra i due team. Chiudono la partita per il team di Citta' de Capo due mete nella seconda meta' del primo tempo: dell'estremo Joe Pietersen col contributo del nuovo arrivato Bryan Habana e l'altra dell'ex Jaque Fourie. 21 i punti di Joe Pietersen, esordio da apertura titolare nei Lions per Carlos Spencer.

Sharks 18 - 19 Chiefs: Sei penalty del mediano Rory Kockott non bastano al team di Durban contro la meta del centro Willison e i 4 centri dalla piazzola e una trasformazione di Donald, col piazzato decisivo all'ultimo minuto. Cartellini gialli importanti nell'economia della gara per John Smit e Bismark DuPlessis.

Interessante prima giornata: 6 partite su 7 vinte in trasferta.

mercoledì 10 febbraio 2010

Nuovo Super14, nuove regole ..

Mioddio stiamo per andare in overdose di rugby d'alta qualita': so much rugby so little time.
Nel weekend della seconda giornata del Six Nations partono le Olimpiadi invernali di Vancouver ma anche l'ultima edizione del Super14, il torneo a franchigie australi: 5 neozelandesi (Blues, Chiefs, Crusaders, Highlanders, Hurricanes) e sudafricane (Bulls, Cheetahs, Lions, Sharks, Stormers) 4 australiane (Brumbies, Reds, Waratahs, Western Force).
Ultima edizione perche' dalla prossima saranno in 15, le franchigie australiane diventeranno 5 con i Melbourne Rebels gia' attivi sul mercato - almeno a chiacchiere per ora: Gasnier, Cipriani, s'era parlato anche di Rocky Elsom.
Bene, per quanto ci riguarda come ci gestiremo? Beh la priorita' per noi Boreali rimane il Six Nations, ci saranno spazi infrasettimanali per alcuni highlights dall'altro emisfero e sfrutteremo la sosta; in generale opereremo come nell'anno scorso: recap quindicinali nella stagione regolare del torneo per poi approfondire nei playoff.

Previsioni - Avremo la stagione regolare per approfondire le novita' nelle squadre; per adesso riportiamo una previsione di Jake White, il coach del Sudafrica campione del mondo 2007: secondo lui sono sei i team attrezzati per arrivare alla semifinali e contendersi il titolo. Tre sono sudafricani, due neozelandesi e uno australiano. Tra le sudafricane grandi aspettative per gli Stormers, rafforzati dagli arrivi di Habana e Fourie; poi White vede bene i campioni in carica Bulls con i loro senior e alcuni nuovi ma già rodati come Jaques Potgieter dai Cheetahs; infine gli Sharks di John Smit col nuovo coach neozelandese Plumtree, pur indeboliti dall'assenza di Hernandez e ancor di piu' dall'annuncio del ritiro dal rugby del suo sostituto, il 25-enne Steve Meyer rientrato da Perpignan. Le neozelandesi sono sempre quelle; i Crusaders con i soliti Carter e McCaw più il ritorno di Chris Jack e l'arrivo di Zac Guildford, poi i Chiefs dalla linea arretrata fortissima; molto forti appaiono quest'anno i Brumbies di Camberra, col ritorno di Matt Giteau e Rocky Elsom.
Dopo White, buttiamo lì la nostra classica sparata a bocce ferme: semifinaliste quest'anno Crusaders, Brumbies, Bulls e una tra Stormers, Chiefs e Hurricanes. Planetrugby dice Crusaders, Bulls, Chiefs, Hurricanes e forse Waratahs. Comunque sia il Super14 non si vince in febbraio ma a maggio ...

Novità regolamentari - C'e' quest'anno un tema generale importante che il Super14 portera' sulla ribalta. Gli e' che gli australi non demordono: cacciati dalla porta tornano dalla finestra, udite udite, gli esperimenti sulle regole. Basta approccio ELVs, in questa edizione del Super14 verranno date linee guida stringenti all'interpretazione arbitrale di regole gia' esistenti.
Il fine e' sempre lo stesso, superare le secche nella fluidita' del gioco attuale liberando la palla, cioe' rendendola piu' contendibile e rimouvendo, mediante l'applicazione attenta e letterale delle regole esistenti, alcuni degli sbilanciamenti piu' evidenti che favoriscono approcci conservativi alle partite (eccesso di calci, vantaggio difensivo nelle ruck etc.). Nel dettaglio sara' richiesto agli arbitri rigore e inflessibilita' in quattro precisi momenti:
a. PLACCAGGIO - il placcatore appena tocca terra dovra' mollare immediatamente la presa sulla palla rotolando via o rialzandosi in piedi, dopodiche' puo' tornare a "scavare". Lo stesso vale per chiunque aiuti il placcatore: quando il placcato cade, deve lasciare la palla anche se lui fosse in piedi. Obiettivo e' depotenziare il vantaggio dei "grillotalpa" sull'attaccante e consentire al placcato quell'attimo per poter riciclare la palla.

b. MISCHIA -l'ingaggio andra' operato seguendo rigidamente la sequenza scandita dal'arbitro - crouch, touch, pause, engage; i piloni dovranno stare con spalle piu' alte delle anche, scendere all'ordine di engage non prima e spingere DIRITTO. Altrimenti e' punizione non piu' ripetizione. Obiettivo e' diminuire le mischie ripetute.

c. FUORIGIOCO - i giocatori davanti al compagno che ha calciato devono star fermi o tornare dalla loro parte fino a quando non vengono rimessi in gioco. In caso di infrazione e' punizione, con rispetto assoluto dei 10 metri di distanza da chi la calcia. Obiettivo e' eliminare le ostruzioni sulle ripartenze, garantendo tempo e spazio per chi contrattacca su calcio avversario e depotenziando cosi' il ping pong aereo.

d. OSTRUZIONE - basta uomini davanti al ricevutore designato nei calci d'avvio e al portatore di palla mentre si sta formando una maul, per far tagliafuori sui difensori. Obiettivo e' rendere tali fasi piu' contendibili, nel caso della seconda almeno fin che si forma.

Prima considerazione: i provvidimenti sopra se confermati anche a livello di nazionali dovrebbero piacere molto a Graham Henry coach delgi All Blacks: piu' concessioni all'attacco e meno alla difesa (penalizza il Sudafrica), meno calci tattici (penalizza l'Australia), maul meno protette e pulizia in mischia (penalizza i Boreali in genere e ... l'Italia in particolare). Aldila' delle battute, giudicheremo l'effetto che fa nelle partite. L'importante e' che tali interpretazioni spingano nella direzione del rendere la palla piu' contendibile e il gioco piu' fluido, non verso spezzatini, magari pur composti da grandi azioni alla mano ma gestiti dal fischietto dell'arbitro: e' il grande differenziatore del rugby versione union da tutti gli altri sport a palla ovale.
Un dubbio di fatto ci rimane sull'interpretazione del placcaggio, proprio perche' va contro la contendibilita', anche se bisogna ammetterlo, la difesa attualmente e' troppo avvantaggiata. Una volta nei tempi d'oro della Nba fu coniato lo slogan: "se Julius Erving avesse anche un tiro efficace, dovrebbero inventare una regola contro di lui"; ebbene nel rugby han dovuto inventare una regola contro Heinrich Brussow, l'uomo grillotalpa ...
Il tutto e' gia' stato testato nel corso della Varsity Cup sudafricana (il torneo tra universita') e della pre-season del Super 14; i risultati sembrano incoraggianti anche se e' presto per tirar conclusioni. Un raffronto tra i primi round della Varsity Cup 2010 rispetto al 2009: mischie rifatte 60% in meno (da 7 a 2.8 in media per partita); calci diminuiti del 33% (da 48.5 per partita a 32.3); mete aumentate del 250% (da 12 per partita a 30).

Ripetiamo non si tratta di nuove regole ma di linee guida vincolanti per le interpretazioni delle regole esistenti. Cio' detto e senza entrare nel merito se funzionera' o meno, rimane un unico, antico problema: si torna allo split tra Emisferi, lo stesso sport si gioca con regole (oops, "interpretazioni") diverse tra Nord e Sud. L'anno prima del Mondiale.
A quel punto, a maggior ragione proprio se questi enforcement interpretativi funzioneranno, preconizziamo il solito irrigidimento Boreale o meglio anglosassone: no da noi si gioca diversamente, ci volete fregare colpendo la mischia e le maul, e' una deriva verso il rugby league, gne gne gne gne ...

sabato 30 gennaio 2010

Ali il gigante e il suo tallone d'Achille

Per la serie: ultimamente non gliene va bene una. Ali Williams, seconda linea neozelandese nonché proprio All Blacks, aveva chiuso il 2009 lontano dai campi di gioco per la rottura del tendine d'Achille: ieri ha dovuto dare forfait dopo soli 4 minuti per un altro infortunio mentre con i suoi Blues affrontava i Chiefs in un match pre-stagionale in vista del Super 14. E così la sua stagione torna ad essere nuovamente in bilico, tanto che i medici del club hanno fatto capire che rischia un altro lungo stop.

L'infortunio avrebbe infatti colpito più o meno la stessa zona di quello precedente, al quale era stato posto rimedio con un'operazione lo scorso luglio, ma per il 28enne Williams lo scenario rischia di riproporsi. Si è capito che qualcosa non andava per il verso giusto dopo un raggruppamento, nulla di particolare: ma la seconda linea è stata accompagnata fuori dal campo dai dottori dei Blues, zoppicando. Erano passati solo quattro minuti dal fischio di inizio.
"Questa era la prima partita di Williams da quando si è sottoposto all'operazione al tendine d'Achille - ha dichiarato Stephen Kara, dottore dei Blues -. Il nuovo infortunio è avvenuto vicino alla stessa area. Ali si sottoporrà ad una nuova operazione all'inizio della prossima settimana. Di certo non giocherà per i Blues questa stagione e potrebbe stare fermo per altri sei mesi".
E a queste parole avrà avuto un sussulto il manager degli AB, Graham Henry, perché corre davvero il rischio di dover fare a meno di un'ottima seconda linea per un altro anno, in un reparto dove i suoi hanno mostrato parecchi problemi negli scorsi test matches e nel Tri Nations 2009. Anche perché al momento non è in gran forma nemmeno Chris Jack, altra vecchia gloria tornato in patria dopo due stagioni in Europa e Sudafrica. Jack è di nuovo a disposizione di Crusaders e All Blacks, ma allo stesso tempo è bloccato da un infortunio al polso.
Il ritorno di fiamma di Henry per i "suoi vecchi" non è limitato alle seconde linee: nelle Isole della Lunga Nuvola a fine stagione boreale sono attesi i rientri di Aaron Mauger da Leicester e anche di Carl Hayman, eletto miglior numero 3 del decennio scorso.
La panoramica dei movimenti dei grandi vecchi Tutti Neri va completata con un protagonista di ere oimè lontane: non rientra tra i Kiwis ma torna al Sud anche il mitico Carlos Spencer; dopo alcune stagioni deludenti nella fredda Albione si sta allenando coi Golden Lions al sole di Johannesburg.

giovedì 20 agosto 2009

Notizie dall'interno dei Palazzi


Un paio di notizie dalla rugby-politica: niente paura, non ci invilupperemo ancora nella paroleria Celtica, se non indirettamente.

La prima viene dall'International Rugby Board che finalmente ha preso posizione ufficiale sulla vexata quaestio delle "uncontested scrum".
E' stata pubblicata una raccomandazione a tutte le union nazionali, sintetizzabile come segue: in tutte le competizioni nazionali e internazionali si potrà sostituire un giocatore di prima linea esclusivamente con un altro di prima linea; una volta terminati i sostituti abilitati, la squadra coinvolta rimarrà con un uomo in meno in campo.
Ove tale regola verrà adottata, la Irb raccomanda di autorizzare l'impiego di 23 giocatori per squadra per partita - 15 in campo + 8 rincalzi - anzichè i classici 22, a patto che in panchina vi siano (almeno) due piloni e un tallonatore. Mallett prenda finalmente nota.

Il provvedimento, anticipato da una regola simile nel Top14 (22 giocatori, in caso di piloni finiti si rimane in 14 ma la mischia si disputa comunque in otto), vuole scoraggiare l'uso "tattico" di falsi infortuni in prima linea, talora utilizzati dal team più debole davanti per forzare il passaggio alle mischie non contese e togliere un'arma all'avversario. Una volta adottata la raccomandazione dalle Federazioni, chi volesse togliere di mezzo la mischia non lo potrà più fare a cuor leggero, rimanendo con un uomo in meno in campo.
Chissà che le decisioni sul caso Harlequins finalmente portino a un chiarimento definitivo nel campo ambiguo e scivoloso delle sostituzioni, in mischia e altrove, tattiche o per sangue cioè definitive o provvisorie.
Forse le porcate sulle sostituzioni avevano un senso ai tempi romantici e tosti del rugby dilettantistico paesano quando, come ricorda qualcuno nei commenti, dopo una strizzata d'occhio del coach uno si metteva a zoppicare e chiamava il cambio; ciò non ha più senso sportivo in era di professionismo e di televisioni.
UPDATE: l'Italia si allinea (solo per il Super10), con la variante della possibilità e non l' obbligo dell'uomo di prima linea in più in panca; chi li termina rimane in 14 ma in mischia si mandano sempre otto uomini, come nel Top14.

La seconda notiza arriva dal Sanzar, l'ente che governa TriNations e SuperRugby: per il prossimo Super15, torneo che dal 2011, quando scadranno gli attuali contratti televisivi, rimpiazzerà l'attuale Super14, è stata presentata la candidatura ufficiale di una nuova franchigia, i Southern Kings sudafricani.
Bene uno dice, e allora?
Andiamo con ordine: il tema all'ordine del giorno da quasi un anno era ristrutturare il Super14, rendendolo più appetibile ai network e al pubblico.
Rinviato lungo il timido invito Irb a considerare gli Argentini (ampliando l'estensione del SuperRugby da 10 a 15 fusi orari), tutti i partner Sanzar erano d'accordo su aumentare il numero di match, di squadre ai playoff e aggiungere una franchigia, mentre su tutto il resto era bagarre: chi voleva sottrarre spazio ai tornei nazionali (gli Aussie) chi invece no (i sudafricani), per non parlare di dove piazzare la 15' squadra; solo i neozelandesi, dopo qualche sommessa proposta per una selezione dal Pacifico o dal Giappone, si dichiaravano a posto.
Andy Marinos, ex nazionale gallese nato in Rhodesia (in foto con Peter DeVilliers) e Ceo della Sanzar riusciva a raggiungere un compromesso, fondato su un Super15 con una fase preliminare a tre gironi da 5 squadre, ognuno da disputarsi in una delle tre nazioni.
Data tale struttura, logica vorrebbe la presenza di 5 squadre per Nazione, anche per minimizzare i costi logistici. Quindi la nuova franchigia avrebbe dovuto essere assegnata all'Australia che oggi ha 4 squadre nel SuperRugby, mentre sia Sudafrica che Nuova Zelanda ne hanno cinque.
Infatti la Federazione Australiana (ARU) presentava la candidatura di Melbourne, Victoria State, invitando tre candidati indipendenti a unire le forze.
Nulla però negli accordi citati vietava ai sudafricani di presentare una loro candidata; difatti la Saru ha presentato i Southern Kings, "inaugurati" con gran spolvero in giugno con la sfida (sfortunata) contro i Lions al Mandela Stadium di Porth Elizabeth (in foto). Se mai venissero scelti, verrebbero inseriti in un girone tutto australiano e andrebbero a giocarsi overseas tutte le partite in trasferta (da sei a nove ore di differenza di fuso).
Tant'è, la franchigia dell'Eastern Cape è molto ben appoggiata dal punto di vista politico - sia il presidente Zuma che il "padre della patria" Nelson Mandela provengono di lì vicino - anche se ad oggi è sprovvista di giocatori a livello internazionale (ricorda qualche altra candidata in qualche altro continente?).

Questa candidatura sudafricana, non inattesa ma un po' provocatoria in uno schema che pareva escluderli, potrebbe avere due obiettivi politici: tener alto il sempiterno conflitto con le Australiane, a rischio rompere definitivamente il giocattolo e andarsi poi a cercare altre eventuali sponde internazionali di ripiego (Europa? Argentina+Usa+Canada?); e/o potrebbe trattarsi di una briga politica tutta interna, vòlta a rimpiazzare una delle franchigie "bianche" degli Altipiani con questa nuova "nera"
. Avendo presente le mene passate dei politicanti Stofile, Hoskins, Watson etc. sulla "transformation" del rugby in Sudafrica, questo non è un mero esercizio di dietrologia.
Ricorda anche a voi tra l'altro i complotti e i Consigli di qualche altra Federazione?
La Sanzar per intanto non ha potuto far altro che ricevere la seconda candidatura ufficiale e richiedere un "business plan di dettaglio" ad entrambe i team, annunciando una scelta definitiva (e scontata?) entro ottobre.

Franchigie, business plan dettagliato, decisione - scontata - entro il, giochi di inclusione ed esclusione ... Dov'è che abbiamo già sentito di cose così?
Consoliamoci, la politica nello sport non regna solo da noi: non è tutto oro quel che luce ...
Si potrebbe commentare che gli azzeccagarbugli della Bisanzio nostrana privi di visione strategica e puramente tattici rischiano di mandare alfine tutto a ramengo, mentre laggiù con pragmatico spirito anglosassone, prima han deciso gli obiettivi futuri e il quadro di riferimento (aumento del numero di gare, i tre gironi uno per paese etc.), poi analizzano i "piccioli" a disposizione, i costi/benefici e solo alla fine arrivano ai nomi. Una questione di metodo o, come diceva De'Sanctis: "tal contenuto, tal forma".

domenica 31 maggio 2009

Super Bulls

I Bulls erano sicuramente i favoriti nella finale del Super14 disputata al Loftus Versfeld di Pretoria, ma nessuno immaginava un tale massacro dei Chiefs di Waikato County, Nuova Zelanda, nonostante la pesante assenza di Sivivatu oltre al mediano Brendon Leonard nei loro ranghi e il rientro di Wynand Olivier nella squadra di casa: massimo numero di mete in una finale Super14, massimo distacco di sempre in temrini di punti.
Una prestazione che giustifica l'ambizione dei Bulls di imporsi come generazione vincente: due titoli in tre anni per iniziare a scalzare il decennale dominio dei Crusaders. Sconfitti questi ultimi in una gara, la semifinale, almeno inizialmente più impegnativa della finale, magistrale in termini di adeguamento per il cambio repentino nell'impostazione del gioco che i sudafricani riuscirono a compiere.
Quest'anno poi i Bulls sono riusciti nell'impresa di battere tutte le neozelandesi, in casa o fuori, tranne per l'appunto i Crusaders sistemati alfine in semifinale.

Bulls
61 - 17
Chiefs

Bulls: 15 Zane Kirchner, 14 Akona Ndungane, 13 Jaco Pretorius, 12 Wynand Olivier, 11 Bryan Habana, 10 Morné Steyn, 9 Fourie du Preez, 8 Pierre Spies, 7 Dewald Potgieter, 6 Deon Stegmann, 5 Victor Matfield (c), 4 Bakkies Botha, 3 Werner Kruger, 2 Derick Kuün, 1 Gurthrö Steenkamp. Repl.: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Rayno Gerber, 18 Danie Rossouw, 19 Pedrie Wannenburg, 20 Heini Adams, 21 Burton Francis, 22 Marius Delport.

Chiefs: 15 Mils Muliaina (c), 14 Lelia Masaga, 13 Richard Kahui, 12 Callum Bruce, 11 Dwayne Sweeney, 10 Stephen Donald, 9 Toby Morland, 8 Sione Lauaki, 7 Tanerau Latimer, 6 Liam Messam, 5 Kevin O'Neill, 4 Craig Clarke, 3 James McGougan, 2 Aled de Malmanche, 1 Sona Taumalolo. Repl.: 16 Hika Elliot, 17 Joe Savage, 18 Toby Lynn, 19 Serge Lilo, 20 David Bason, 21 Mike Delany, 22 Sosene Anesi.

Arbitro: Jonathan Kaplan

S'inizia con una sveglia, suonata dagli ospiti davanti alla folla strabordante e alle cheerleaders tinte di blu, al settimo minuto con la meta di Leila Masaga, sugli sviluppi di un up&under sudafricano raccolto nei 22m dei Chiefs. L'ala sfugge a Kirchner e curvando s'invola sul lungolinea destro cogliendo la difesa sbilanciata, passa facile Matfield ultimo uomo e chiude in meta.
Se qualche Bulls si preoccupa, sono i tifosi non gli atleti in campo: nel giro di dieci minuti scarsi sono già sul 21-7, chiudono il primo tempo 34-7 e alla fine segnano otto mete contro due.
Il tutto costruito sulla capacità di imporsi fisicamente nei punti di contesa, non col numero ma con la determinazione, in continuità col secondo tempo con i Crusaders. Una volta recuperata palla, vuoi per i calci di guadagno territoriale dei Chiefs vuoi dai punti di contesa, i Bulls offrivano l'imbarazzo della scelta a un ispirato Fourie DuPreez, ancora il miglior mediano del mondo: se stesso, firmando due mete decisive - la prima del pareggio e la seconda del sorpasso definitivo al 12'; oppure lanciare all'ala (Habana al 15', la seconda meta al 40' se la procura da solo con un intercetto da 60 m), aprire per il drop di Steyn se la difesa è schierata (al 22'), far affidamento sui pesi massimi del pack e al centro - Matfield al 58' segna d'agilità raccogliendo palla da una ruck sulla linea di meta, Olivier al 67' finalizza un'azione alla mano, Spies galoppa al 72' dai suoi 10m alla meta, Roussow sfonda al 79'.
Al 46' Muliaina prova a scuotere i suoi con una bella iniziativa conclusa in mezzo ai pali, ma oggi non ce n'era per nessuno, tanto che pare persino superfluo l'assoluto dominio Bulls in rimessa (le prime quattro dei Chiefs sono state tutte rubate).

Tra i Chiefs si fa segnalare la aggressività del pilone ball carrier James McGougan, gli sforzi dell'All Blacks Kahui, le serpentine di Masaga, la classe di Donald, mentre tutti gli altri a partire dalla terza linea con Lauaki (un esempio di minimo risultato col minimo sforzo, giustamente lasciato a casa da coach Graham Henry dai test di fine giugno contro Francia e Italia), Latimer (neo All Blacks) e Messam (confermato All Blacks) risultano meno determinati e sicuri di quanto servirebbe.
L'esperienza e la freddezza di Mils Muliaina (neo capitano All Blacks) non bastano a prendere per mano la squadra e condurla a giocare il loro gioco con più convinzione. C'è anche da dire che oltre alle assenze di Sivivatu e Leonard, il repentino infortunio del tallonatore nonchè pilone destro o sinistro Aled de Malmanche rivelatosi quest'anno, ha tolto dai piedi un altro Chief protagonista.

Un grande display di tutti i Bulls, giovani e vecchie glorie, come la contraerea Bakkies Botha impiegato proficuamente anche nei punti di contesa, come Victor Matfield al secondo titolo da capitano e l'eterno ghepardo Bryan Habana.
Spicca la cerniera mediana col migliore in campo DuPreez e l'infallibile Steyn (si è potuto permettere di sbagliarne un paio tra penalty e trasformazioni oggi), dai stratosferici up su cui si lanciano under dei mastini da paura; Zane Kirchner e Wynand Olivier alla ennesima legittimazione a titolari Springboks; una terza linea Stegmann-Potgieter-Spies giovane e atletica (viste le ultime due mete, una per partita, da quattrocento-ostacolista di Spies?), che può permettersi di tener gente come Roussow e Wannenburg in panchina; una prima linea mix di esperienza (Gouthro Steenkamp) e freschezza (Kruger, Kuun e il subentrato Ralepelle); solo Akona Ndungane all'ala e Jaco Pretorius al centro mostrano qualche flessione "da umani". A referto persino il giovane Burton Francis rilievo di Steyn, sua la trasformazione al 79' che fa superare ai Bulls i sessanta punti.

Una prestazione che ricorda il titolo Super14 2007 dei Bulls emerso dalla finale thriller tutta sudafricana che pose l'ipoteca sul titolo mondiale: stavolta pare un chiaro messaggio ai Lions in visita, vincenti 37 -25 alla prima uscita d'acclimatamento coi Royal XV, una collezione dai bassifondi di Curre Cup, che comunque stava sopra 25-13 sin oltre un quarto d'ora dalla fine.

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