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mercoledì 15 febbraio 2012

Una generazione scozzese alle porte

Andy Robinson. Un inglese alla guida della Scozia dal 2009: negli ultimi quarant'anni prima di lui soltanto un altro non scozzese era stato chiamato alla guida della nazionale del cardo, l'australiano Matt Williams, nel biennio 2003-05, per un totale di 17 Test Match e un ruolino di marcia di sole tre vittorie. Il precedessore di Robinson, Frank Hadden, ha allenato la Scozia per quattro anni, dal 2005 al 2009: 41 partite, di cui 16 vinte e 25 perse. 
E' un uomo sulla graticola, Robinson, come lo fu ai tempi in cui allenò l'Inghilterra post Mondiale 2003, quello vinto contro l'Australia. Compito impegnativo quello di sostituire Sir Clive Woodward e difatti venne decollato in seguito ad una striscia di risultati negativi. Al momento, il suo curriculum al di là del Vallo d'Adriano ha raggiunto quota 24 Test Match, 12 vittorie, un pareggio e 11 sconfitte. In termini di percentuale, è al 50% tondo tondo. In questo Six Nations il suo gruppo ha venduto cara la pelle al debutto con gli inglesi a Edimburgo e giocato a viso aperto con il Galles al Millennium Stadium domenica scorsa, quando finalmente è tornato a marcare meta. Una squadra che porta come un marchio di fabbrica: gioca a rugby, tanto da far dire ad alcuni da un paio d'anni a questa parte, ecco una potenziale sorpresa positiva nel Sei Nazioni o ai Mondiali, salvo trovarsi regolarmente afflitta da incapacità a concretizzare la enorme mole di gioco sviluppata. Ragion per cui gli scozzesi son sempre dov'eran prima da quando c'è il Sei Nazioni, a giocarsi il Cucchiaio Infame con gli italiani.

Sarà interessare capire quanto tempo gli concederà ancora la federazione scozzese. Robinson si è presentato al torneo con un contratto già confermato prima ancora della RWC neozelandese, dove la Scozia per la prima volta nella sua storia non è riuscita a qualificarsi ai quarti di finale, con quella meta subìta dall'Argentina nei minuti finali del faccia a faccia che pesa ancora come un macigno. Nell'anno in cui tra l'altro le franchigie scozzesi sull'asse Edimburgo e Glasgow si stanno levando soddisfazioni (con una esemplare divisione dei compiti, la prima è ai quarti di Heineken Cup, la seconda è protagonista nei piani alti del Pro12), vale la pena ricordare che da head coach nella stagione 2007/2008 riuscì a portare Edimburgo al terzo posto, la posizione più alta mai raggiunta da Gunners o Warriors - e ai tempi il campionato celtico non prevedeva i playoff tra le prime quattro. 

Intanto questa nazionale ha volte nuovi da presentare al grande pubblico. Uscito di scena Dan Parks da un paio di settimane, senza un cecchino come Chris Paterson (il giocatore con più cap - 109 - e punti realizzati - 809 -), ecco che sono arrivati Greig Laidlaw, mediano classe '85 che è intenzionato a prendere in mano le redini della regia, Stuart Hogg, estremo non ancora ventenne e tanta potenza fisica nella gambe e una certa solidità mentale (nella foto), e una coppia in terza linea: da una parte Ross Rennie (1986), in fondo l'impressionante David Denton (1990), Man of the Match al suo esordio contro l'Inghilterra, nativo dello Zimbabwe come Pocock. Alla lista va aggiunto Ducan Weir, altro ventenne all'apertura, l'infortunato in recupero Ruaridh Jackson, già visto ai Mondiali e il già affermato lock biondone Richie Gray. Per alcuni di loro è il tempo di vederli crescere e maturare. 
Appunto: il tempo, quello che continua a correre per coach Andy. Ufficialmente il suo contratto scade alla fine del 2015, dopo essere stato rinnovato all'inizio del 2011. Giusto in tempo la Coppa del Mondo che si disputerà Oltremanica. Dovranno cominciare ad arrivare i risultati, fanno intendere in Scozia, soprattutto per dare maggiore consistenza e confidence ad una squadra che sta lavorando per migliorarsi sul piano del gioco e della sua struttura ma che non raccoglie quanto semina. 

Gente in grado di spingere sull'acceleratore, risalire il campo e naufragare in una gestione affrettata e confusa del pallone a pochi passi dalla meta, ma con una determinazione tale che gli avversari corrono il rischio di cedere alla frenesia di rispondere, cadendo nella trappola. Lì, sulla graticola: tra la soddisfazione di avercela fatta e la frustrazione dell'ultimo metro. 

mercoledì 23 marzo 2011

Masi simply the best

Se l'Italia si becca il cucchiaio di legno, un italiano vola in testa alla classifica e si assicura il premio di miglior giocatore del 6 Nazioni. L'aquilano Andrea Masi ha battuto la concorrenza di gente come Chris Ashton, James Hook, James Haskell e tutti gli altri vincitori del titolo MVP di ogni partita - e ha vinto il "Player of the Championship Award".

"Essere nominato miglior giocatore dell'RBS 6 Nations è un modo splendido per finire un torneo tra i più equilibrati", ha detto il trequarti dopo aver ricevuto il premio a Parigi, dove è già alle prese con il suo club del Racing Metro. "Per la nostra nazionale è stato un Sei Nazioni di alti e bassi e finire sesti è dispiaciuto a tutti, ma la nostra vittoria contro la Francia entra di diritto nella storia del rugby. Abbiamo lavorato duro quest'anno e possiamo essere fieri dei risultati che abbiamo raggiunto".
Congratulazioni sono arrivate dalla FIR attraverso il presidente Giancarlo Dondi: "Andrea è un membro della famiglia azzurra da oltre dieci anni ed è uno dei più puri talenti espressi dal nostro movimento. Credo che il titolo di miglior giocatore sia un riconoscimento a cui tutti i tifosi dell'Italia hanno contribuito votando su internet".
Già alla vigilia dell'ultima giornata del Championship Masi era al primo posto in graduatoria, con il 21% dei voti dalla sua, come aveva reso noto lo stesso comitato organizzatore del torneo. Ora è arrivata l'ufficialità.

Alla fine Andrea Masi ha raccolto il 30 percento dei 17.562 pervenuti al sito RBS via internet (e chissà quanti voti avrebbe preso se avesse giocato centro ... battutone diretto ai milioni di commissari tecnici che siamo); non è tutto, l'altro italiano Fabio Semenzato, mediano esordiente nel Torneo e in Nazionale, ha guadagnato il secondo posto. Assieme a qualche voto francese (Nallet era l'unico francese eleggibile ma è entrato in gioco troppo tardi), un p0chinin del merito ce lo auto attribuiamo: assieme ad altri cyber-commentatori abbiamo invitato tutta la community dei rugbisti web-dipendenti a votarli entrambi (noi più esplicitamente di tutti).

Ecco il vero video del Grand Slam inglese


Nuovo capitolo della vicenda: se nelle scorse ore è saltato fuori il video della Nike che avrebbe dovuto celebrare il Grand Slam inglese al Six Nations, ecco che in rete arriva la risposta con i dovuti aggiustamenti, con due protagonisti d'eccezione come Paul O'Connell e Brian O'Driscoll.

martedì 22 marzo 2011

A proposito di XV


Ovviamente non ne possono non parlare in Inghilterra. Dove Martin Corry, l'ex capitano della nazionale, dice la sua, suggerendo di mettere a posto la linea dei due centri, nella quale vedrebbe bene Jonny Wilkinson. Un doppio regista in campo, insomma: come ai tempi di Sir Clive Woodward, quando Wilko era l'apertura e Mike Catt gli faceva da spalla. 

IL XV Europeo definitivo

E siamo all'appuntamento finale con il XV ideale del Sei Nazioni proposto da PlanetRugby. Saltiamo quello relativo all'ultimo turno - chi mai s'è poi messo in evidenza nel weekend? Molti, ma in negativo (per i migliori, probabilmente basterebbe prendere il XV iniziale irlandese con due o tre innesti). Andiamo allora direttamente a quello overall dei migliori per ruolo lungo l'arco di tutto il Torneo. Le regole sono le solite: prima, noblesse oblige, i pick di PR e poi i nostri in grassetto, eventualmente in disaccordo.

Il XV di Adam Kyriacou (PlanetRugby) e il nostro:

15 Ben Foden (England) - Il ragazzo dei Saintsè stato indubbiamente regolare e sostanzialmente error free, ma ha anche fatto vedere pochino dopo i primi exploit. Ci chiediamo come si possa negare il posto tra i best ad Andrea Masi (Italia). Lo nominiamo senza dubbio alcuno, se non un riconoscimeno (la nostra panchina) al grande Chris Paterson, autore di un ulteriore placcaggio salva meta anche nell'ultima partita. Tanto che gli diamo anche l'onore della foto.

14 Chris Ashton (England) - Dalle stelle delle prime due gare alle stalle. Del resto all'ala destra Tommy Bowe è riapparso solo nel finale, i gallesi hanno alternato Stoddart e Halfpenny (entrambe positivi ma non abbastanza), noi e gli scozzesi non granchè ... unico threat serio arriva da Vincent Clerc (France), che si fa preferire per maturità e affidabilità. Anche nei momenti più bui e alla faccia del suo coach che insisteva con Huget.

13 Brian O'Driscoll (Ireland) - Qui va riconosciuta la classe e il record di mete di tutti i tempi.

12 Sean Lamont (Scotland) - Gran lavoro e gran volontà per il cavallone scozzese fuori ruolo. Di fatto ha surclassato Jonathan Davies, a Sgarbi è mancato l'acuto, francesi e gallesi niente ... rimane Shontayne Hape (England) e sorry ma nella posizione inside lo preferiamo, anche se non è andato in meta.

11 Max Evans (Scotland) - Nessun dubbio, anche se i suoi han vinto l'unica in cui non c'era.

10 Toby Flood (England) - Discordiamo: intendiamoci, è indispensabile per la sua squadra, la fa girare bene ma non è mai riuscito a farla smettere di girar male. Se Francois Trinh Duc tocchetta deliziosamente ma raramente prende le redini, un protagonista che s'è riguadagnato da solo la posizione nella sua squadra e non per torti altrui è James Hook (Wales). Può non piacere in quanto troppo individualista, ma senza di lui il Galles affogherebbe nel limbo. E tutti gli altri apertura (i due irlandesi, Wilko, i due scozzesi e gli italiani) son tutti situation player.

9 Morgan Parra (France) - Kyriacou non è convinto, nemmeno noi lo siamo e siamo sicuri non lo sia nemmeno lui e Lievremont. Per noi il posto di miglior mediano di mischia, soprattutto dopo il duplice suicidio di Ben Youngs - in casa con la Scozia e a Dublino - se l'è guadagnato Fabio Semenzato (Italia) e non l'ha perso nemmeno con la prestazione lingua fuori del Murrayfield.

8 Sergio Parisse (Italy) - Piace tanto agli inglesi e in generale a tutti la sua classe cristallina. Sorry ma preferiamo Imanol Harinordoquy (France).

7 Sam Warburton (Wales) - Il giovanotto ha futuro, ma si sapeva già. Anche James Haskell c'è piaciuto quasi sempre, ma allora perchè no Rob Barbieri o Julien Bonnarie (un blindisde col numero 7 alla sudafricana)

6 Sean O'Brien (Ireland) - Notevoli i suoi progressi, non ha mai fatto rimpiangere Ferris, ma non lo scambieremmo col nostro Zanni; e poi come si fa a non dare questo posto all'architrave della difesa francese, capitan Thierry Dusatoir? Non nominiamo il francese, perchè è giusto che un capitano vero come lui condivida il destino anonimo della sua squadra; e poi sarebbe un doppione a Walburton, lui openside naturale col numero "alla sudafricana". Quindi ci teniamo l'irlandese, premiamo il miglioramento e, rispetto a Zanni, la posizione in classifica.

5 Tom Palmer (England) - Una delle rivelazioni del torneo.

4 Richie Gray (Scotland) - Altra rivelazione, anche se s'era già intravisto il suo potenziale nei test di novembre. Fully deserved, anche se Nallet ...

3 Martin Castrogiovanni (Italy) - Non so, è un pick di "full respect" per il nostro. Non è stato dominante in mischia, diciamocelo, ma in compenso ha giocato alla grande come ball carrier e in difesa. In panca non può che esserci Mas.

2 Matthew Rees (Wales) - Grande esperto - e furbacchione. Non vale William Servat (in panca) e non lo scambieremmo con Dylan Hartley (England), più grezzo ma più determinato.

1 Thomas Domingo (France) - Penalizzato in modo stravagante a Twickenham, assente al Flaminio: la chiave delle vittorie Bleus è lui?

Per Planet ci sono 4 inglesi, 3 scozzesi, 2 francesi, 2 gallesi, 2 italiani (i soliti da due anni), 2 irlandesi. Noi preferiamo
3 inglesi, 3 francesi, 3 italiani, 2 scozzesi, 2 gallesi, 2 irlandesi.

UPDATE 22/3: un XV vicino al nostro ci pare quello della francese Rugbyrama, espressione mediatica di Midi Olympique. Mediana a parte (ma Hook è in campo col nr12 e Semenzato in panchina). 5 inglesi, 4 francesi, 3 italiani, 1 irlandese, 1 gallese, 1 scozzese: il nostro è più equilibrato.

XV Idèal: 15. Andrea Masi (Italie), 14. Chris Ashton (Angleterre), 13. Brian O’Driscoll (Irlande), 12. James Hook (pays de Galles), 11. Vincent Clerc (France), 10. Toby Flood (Angleterre), 9. Ben Youngs (Angleterre), 7. James Haskell (Angleterre), 8. Sergio Parisse (Italie), 6. Thierry Dusautoir (France), 5. Richie Gray (Ecosse), 4., Tom Palmer (Angleterre), 3. Martin Castrogiovanni (Italie), 2. William Servat (France), 1. Thomas Domingo (France)
Remplaçants: Cole (Angleterre), Rees (pays de Galles), A.W Jones (pays de Galles), O’Brien (Irlande), Semenzato (Italie), O’Gara (Irlande), M. Evans (Ecosse).

lunedì 21 marzo 2011

E pensare che sono arrivati primi

Six Nations 2011: Humiliated England given a rude awakening in thrashing by IrelandTremendo sport il rugby. Puoi anche arrivare primo, ma puoi anche non festeggiare come si deve. E' capitato un po' a tutti, Nuova Zelanda compresa: dominio pre Mondiale, poi basta un passaggio in avanti per ricondurre chi è sul campo alla cruda realtà. Un destino che spetta a chi vince, magari a ricordargli che c'è un altro mondo, quello reale, con il quale fare i conti dopo i trionfi. Sta accadendo all'Inghilterra, che in due giornate ha messo le mani sul Six Nations 2011, sconfiggendo il Galles a Cardiff e pappandosi l'Italia a Twickenham - con gli Azzurri che si sono prestati al desinare, cosa detta e ripetuta, ma che vale la pena di ricordare per l'ultima volta. Poi è arrivata la Francia, campione in carica del torneo, non tirata a lustro come in altre occasioni, ma pur sempre Francia. Gli inglesi hanno fatto loro lo scontro decisivo, con un gioco meno effervescente e ancora più conservativo, in linea insomma con i piani di battaglia d'Oltremanica.
Con la Scozia, nell'ultima delle tre partite di fila in programma tra le mura di casa, è arrivata la vittoria più sofferta, più sudata e più appannata. E soprattutto, è stata l'ultimo vittoria perché a Dublino si è materializzata la realtà: la sconfitta contro l'Irlanda, l'addio ai sogni di Grand Slam e Triple Crown. Occhi bassi al termine degli ottanta minuti, coach Martin Johnson che non ha avvallato scuse, parole come quelle di Tom Wood che chiariscono bene: "E' un po' come se ti avessero strappato via il cuore".
Nelle ore successive all'accaduto, a mente fredda, Toby Flood non ha nascosto che il segno resterà, impresso come una cicatrice. Ben Youngs ha avuto il merito di ammettere di essersi comportato da stupido. A quanto pare, l'ulteriore carica agli irlandesi - desiderosi di sconfiggere gli ex colonizzatori per rimediare ad un Championship deludente - è arrivata dal discorso tenuto prima del match da Paul O'Connell, questo ha svelato Andrew Trimble, uno dei migliori nel sabato sera al Lansdowne Road. Chissà che si saranno detti nello spogliatoio inglese prima e dopo la partita.
In quel che rimaneva della giornata, mentre la capitale irlandese era in festa, all'Inghilterra è stata consegnata in hotel la coppa dei vincitori, ma nel frattempo le penne dei cronisti erano al lavoro per mettere in luce i dolori della compagine. Il vuoto, secondo Nick Easter, è stata una questione di sentirsi vuoti. Subito dopo il fischio finale e il giorno dopo. Nel corso del banchetto ufficiale, nemmeno la performance canora di Mark Cueto con Brian O'Driscoll, duetto d'eccezione per il singolo "Angel" di Robbie Williams, ha strappato grandi sorrisi.
C'era il vuoto, all'intervallo, quando ha provato ad arringare i suoi compagni, a spronarli perché giocassero i più feroci quaranta minuti della loro vita da rugbisti. Non c'è stato nulla da fare. "Dobbiamo anche ricordare che abbiamo vinto quattro partite su cinque e dovremmo tratte sostegno dal fatto che abbiamo vinto il primo titolo dopo otto anni. Il resto sarà per un altro giorno. Per ora è una sconfitta, un'enorme sconfitta. Ma torneremo".
Pensare che questi sono arrivati primi.

Italia arbitra tra anatre zoppe

La prima cosa che salta all'occhio è come il Sei Nazioni 2011 sia stato deciso dall'Italia. Guardate la classifica finale:


PosTeamP
D
FAPDTFPts
1England
4
11328151138
2France
3
21179126106
3Ireland
3
2938112106
4Wales
3
29589666
5Scotland
1
482109-2762
6Italy
1
470138-6862

Essa è determinata dalla nostra sconfitta a Twickenham, elargitrice di 46 punti di scarto agli inglesi, e dalla nostra vittoria sui francesi. SE avessimo affrontato la partita di Londra in modo meno sprovveduto ("gli Italiani sono andati a giocare a Twickenham come se fossero gli All Blacks", ha scritto Stephen Jones sul Telegraph) e avessimo perso diciamo con venti punti di scarto; SE poi l'arbitro Lawrence avesse concesso alla mischia francese la punizione nell'ultimo minuto della gara contro gli Azzurri (e non sarebbe stato uno scandalo), la Francia si sarebbe riconfermata vincitrice del Torneo. Ma la storia non si fa con i SE, anche se questi possono aiutare a capire quanto gli eventi si giochino sul filo degli episodi.
I SE ("what if") aiutano comunque a comprendere l'importanza, nell'economia complessiva del Torneo, del fatto che le prestazioni di tutte le squadre coinvolte siano "di livello" per non falsarne l'esito. E' un po' come trovarsi un giocatore inesperto al tavolo del Black Jack, destabilizza con le sue chiamate random gli altri giocatori coalizzati contro il banco; non a caso sempre Jones ha scritto "La dimensione della sconfitta rimediata dall'Italia a Twickenham penalizza prima di tutto il Torneo stesso". Ad esempio, rende anche poco significativa la lettura di statistiche comulative: che senso ha rimarcare le sei mete totali segnate da Chris Ashton, quando quattro arrivano dalla stessa partita?

Lasciamo i SE e il caso Italia, peraltro oltre che arbitra, reduce da un torneo con più luci che ombre; come spesso succede è il ranking Irb a fotografare meglio di tutto la situescion, col suo modo brutale ma efficace di tener conto sia del track record che dei singoli eventi: il Torneo determina un vertice d'Europa costituito da un "pack" raggruppato come non mai, costituito da Irlanda (82,51 punti Irb), Inghilterra a una incollatura (82,49) e Francia a meno di mezzo punto (82,06). Il che è un bel modo per sintetizzare con l'aritmetica il fatto che in Europa oggi voli più alto di tutte non una sola come sembrava dopo due giornate di torneo bensì tre nazionali, ognuna a modo suo zoppicante: nell'ordine, per logoramento e dubbi sul modello di gioco, per mancanza di esperienza e spessore, per polemiche interne.
Tre anatre zoppe, due delle quali sconfitte da nazionali staccate sotto: al settimo posto è il Galles (79,55), isolata al nono la Scozia (77,36), in fondo l'Italia dodicesima nel ranking con 73,53 punti Irb. Sono i rapporti di forza più realistici alla data, a patto di saperli inter-ligere, come tutti i dati (statistici o meno).
Di certo c'è che, aldilà della "impressione" dichiarata improvvidamente da Graham Henry per l'Inghilterra, il divario tra Boreali e Australi dopo l'ultima serie di Test ufficiali prima dei mondiali, appare sempre profondo. Resta da sperare di venire aiutati dal logorìo degli impegni down under - un torneo SuperRugby lungo come non mai e pieno di Derby sanguinari, un Trinations pur in formato ridotto ma a ridosso dell'avvio dei Mondiali.
Per consolarci della titanicità dell'impresa che aspetta gli Azzurri in Nuova Zelanda, questo Sei Nazioni dice che non siamo solo noi, sarà tutta l'Europa a soffrire: si presenta alla Webb Ellis Cup guidata da vecchietti mai andati oltre i quarti di finale, da Bulldog che si liquefano appena c'è qualcosa di serio in palio e Galletti privi di cresta ... Ma le cose possono cambiare. Speriamo (Oppure no, secondo i gusti).

domenica 20 marzo 2011

"Mixed emotions" Azzurre

(Immagine da Gazzetta.it).
Per commentare l'ultima partita degli Azzurri e in generale il loro Torneo delle Sei Nazioni 2011, partiremo da una considerazione finale di Nick Mallett, come al solito lucidissimo analista a fine gara: prima del Mondiale dovremo lavorare molto sulla rimessa laterale, ha notato tra le altre cose.
Ma benedett'uomo, adesso te ne accorgi? Non funziona da almeno due anni! Se ti manca una rimessa in gioco affidabile, consegni il possesso faticosamente guadagnato all'avversario; per non dire dell'impossibilità di provar le maul (altro aspetto invero arrugginito nel nostro arsenale, per mancanza di prove sul campo). Anche la mischia ordinata stessa ieri è stata abbondantemente tenuta, se non messa sotto pressione, dai volonterosi scozzesi.
Valga l'esempio francese: una squadra squinternata, in stato confusionale, dal gioco "pre-moderno" (up&under, attacco fondato sui giochi a due etc.etc.) che ritrova fiducia, prestazioni (individuali) e risultato ancorandosi giustappunto alle fasi statiche. Per poi da lì dilagare: non è un caso che la partita allo Stade de France sia stata spaccata in due proprio dalla seconda linea. Del resto, una casa dovrebbe essere costruita a partire dalle fondamenta; noi invece stiamo allestendo un edificio pieno di interessanti e ardite architetture, salvo accorgerci all'ultimo Test "vero" prima dei Mondiali che, giù nel basement, la rimessa non c'è e la mischia scricchiola. Poco rassicurante.

Se "spacchettiamo" la gara del Murrayfield, dopo un primo tempo gestito molto bene dagli Azzurri - a parte i soliti punti mancanti dai piazzati, stavolta 5, ma vabbè, persino Paterson se n'è mangiati altrettanti - siamo nettamente caduti nel terzo quarto di gara, quando abbiamo subito il parziale fatale di 12-0. Era successo lo stesso al Flaminio, 0-10 il parziale nel quarto per la Francia e 0-7 per l'Irlanda (diverso era stato l'andamento della partita col Galles).
Vero è che la rimessa laterale dei nostri ha particolarmente sofferto gli scozzesi nel primo tempo, poi la situazione è migliorata - il che non fa che farci pensare a quale avrebbe potuto essere il distacco all'intervallo, se avessimo potuto gestire 3 o 4 possessi in più. Lo afferma anche Mallett:"We should have put more points on the board in the first half".
Nel primo tempo tra l'altro siamo stati paradossalmente fortunati dalla rarità delle mischie ordinate: solo un paio in tutto, la prima al 26' minuto: gli scozzesi erano particolarmente ben preparati a livello di espedienti - gomiti alzati (l'alitosi non c'entra), teste strette, passetti laterali etc.etc.
La somma è che quando siamo entrati in crisi d'ossigeno nel terzo quarto, non avevamo ancoraggi, "safe harbor" in cui rifugiarci. Così le fasi d'attacco si accumulavano - dieci, dodici, quindici - fino al fatale errore che lanciava inevitabilmente le cariche avversarie. Noi a guadagnar terreno con fatica e sudore, loro in una frazione di secondo, su palla recuperata. It's a trap, avrebbe gridato l'accorto Ammiraglio Ackbar; ironia della sorte, ci han portati a fare "gli scozzesi" tutti all'assalto in casa loro, pur avendo noi in campo un'apertura sufficientemente tattica e quindi unpiano di gioco probabilmente diverso. Ci hanno outplayed. E mano a mano noi ci sfiancavamo senza poterci ancorare alle fasi statiche, gli avversari crescevano difensivamente, nel contrasto al nostro possesso: dapprima mettendo regolarmente i piedini sulla palla in ruck, cosa che l'arbitro Walsh ha visto raramente, poi spingendosi a disturbare il mediano (e qui son stati sanzionati ma non sempre), fino a dominarci fisicamente, spesso in modo "sporco" (vedi l'ultima punizione guadagnata).

Il quarto di gara finale poi, rivela che la vulgata degli "Azzurri stanchi", "out of steam" come ha affermato Mallett, sfiniti dalla super gara con la Francia e da un torneo lungo, non stia granchè in piedi. Le occasioni di meta sono fioccate per gli italiani. E' mancata la lucidità, non certo le energie. Del resto, siamo stati l'unica nazionale a poterci permettere la bellezza di sei cambi senza aver infortunati, più dei francesi sui quali incombevano minacce di repulisti e rivoluzioni; va ben che gira gira i nostri son sempre quelli, ma la cosa vale anche per le altre squadre.
Sul conto dell'assenza di lucidità, vanno computati anche un paio di indiscipline finali very silly dei due ultimi rimasti difensivamente "pre-moderni" tra i nostri, Mirco Bergamasco e Andrea Lo Cicero (segnalavamo già la scorsa settimana la propensione "alle spallate" di Mirco). Il che ha rovinato la brillante statistica Azzurra di squadra più disciplinata in assoluto dle Torneo. Anche le pallate addosso che Burton e Semenzato han cominciato a un certo unto a tirarsi, vanno in conto lucidità. Ciliegina finale sulla torta (bruciacchiata), il passaggetto dietro la schiena di Sergio Parisse in uscita da una mischia ordinata: è il più classico degli alzabandiera bianca, ci riporta al Bentegodi.
Troviamo che la migliore delle sintesi complessive l'abbia fatta Andy Robinson, coach degli scozzesi; parlava dei suoi nei riguardi del torneo in generale, ma si può tranquillamente mutuare ai nostri. "We performed well in patches, but these patches were not long enough. Results at this level are determined in inches and (...) we did not win enough of these inches ".

In passo indietro Azzurro ci costa molto più che non il Cucchiaio di Legno (un oggetto "virtuale" ante litteram): l'affrontare i Mondiali dal dodicesimo posto nel ranking Irb; unica consolazione, il vantaggio aumentato di due punti circa sulla tredicesima, il Giappone di John Kirwan. Un disappointment nostro (e anche di Mallett) che però andrebbe contestualizzato: l'avevamo detto alla vigilia, non è da tutti rimanere immuni "alla All Blacks" dalle condizioni ambientali, giocando fuori come se si fosse davanti al pubblico amico. La battuta d'arresto del Murrayfield non deve quindi farci dimenticare gli aspetti positivi emersi nel corso del Torneo e in una certa qual misura confermati ieri.
L'aver inanellato tre prestazioni più convincenti che no in casa, ad esempio; l'aver identificato un protagonista per IL ruolo cruciale, in particolare nel gioco moderno, il mediano di mischia; nonchè un nucleo di giocatori con ricambi pressocchè completo, in particolare ci interessa vedere a questo punto Craig Gower in coppia con Semenzato. E l'aver compreso che se giochiamo senza pause possiamo realmente approfittare della giornata storta di chiunque.
Di più, siamo riusciti a mettere insieme un multifase realmente convincente in attacco, senza dimenticarci di difendere anzi, allestendo un sistema difensivo rentless and ruthless, disciplinato, efficace. Per non dire di una tempra che dopo Twickenham pareva schiantata: invece, risalire da un meno dodici con la Francia nei venti minuti finali e riuscire a reggere finalmente il loro ritorno estremo aggrappandoci come i nostri nonni all'orlo dell'Altipiano senza cedere, testimonia che è vero che gli Azzurri sono una squadra particolarmente unita e allineata al suo coach, priva di galletti nel pollaio e visioni difformi come ai tempi di Berbizier.
Resta cruciale il non illudersi, non adagiarsi sugli allori, non dismettere l'approccio umile, la costante "sana paura" dell'avversario che è un po' di più del mero "rispetto", nonostante le spinte irrazionali e trionfalistiche o le estemporanee generazioni di false aspettative che ad intervalli regolari arrivano dal mainstream media che ci ritroviamo, equamente diviso tra il provincialismo e la paura del disamoramento delle masse - con conseguente " calo del desiderio" (di articoli e commenti) da parte dei quotidiani generalisti, per non dire delle tv, possibilmente in chiaro. Aspetti cruciali per degli underdog come di fatto siamo e rimaniamo.

Sotto questo profilo, il "trionfo" irlandese di ieri, siamo convinti possa paradossalmente farci gioco in prospettiva mondiale. La determinazione a rovinare la festa agli inglesi, il risentimento per la sconfitta a loro dire immeritata al Millennium, mettici pure il giorno di San Patrizio e la partita in casa: il mix ha prodotto una clamorosa vittoria che nel clamore maschera i ripensamenti tattici, il vero problema irrisolto dei Trifogli assieme al logoramento.
Se poi alla rinvigorita sicumera Irish basata su questioni irrisolte dovesse aggiungersi, sia mai, una giornata inaugurale particolarmente sottogamba e rilassata dell'Australia ...
Diciamocelo pure chiaro, se le due compagini rivali degli Azurri nel girone dei mondiali - con tutto il rispetto dovuto agli Usa di Wyles e Ngwenya e alla Russia - giocheranno al loro massimo livello, per noi non ce n'è. Ma se dovessero mai offrire un fianco, anche solo momentaneo, bisogna essere pronti e preparati ad approfittarne. Francia dimostra, lo possiamo fare ed è legittimo crederci. Come dice Robinson: "What we have done is given ourselves something to work on and there is no doubt in my mind that we are making progress".

Riscatto francese, Galles non pervenuto


Six Nations - Stade de France, Saint Denis
France 28 - 9 Wales


E siamo al terzo risultato della giornata, singolarmente analogo ai precendenti due, solo in lieve progressione: 21-8, 24-8, ora 28-9. Una giornata consacrata a uno dei principii più saldi del rugby: giocare in casa è del tutto altra cosa dal farlo fuori. Concetto assolutamente applicabile a tutti i team della giornata e in particolar modo alla Francia.
Non sappiamo se i gallesi avessero seguito in radiolina la partita dell'Inghilterra come fanno i calciatori (in panchina), non sappiamo se fossero a conoscenza del fatto che, vincendo con una differenza di almeno 27 punti, la loro vita sarebbe cambiata. E' molto improbabile che fossero del tutto all'oscuro dell'opportunità "once in a lifetime" ma, a parte i primi dieci minuti, nessuno se n'è accorto. Eppure l'inizio della partita lasciava presagire che i Dragoni scesi in campo fossero finalmente una squadra iper-motivata.
Pronti via, la pressione gallese veemente calava su dei francesi esitanti, quasi balbettanti, evidentemente paralizzati dalla paura che i meccanismi non ci fossero più (avete presente quando bisogna "pensare" a come fare un gesto tecnico?).

La pressione portata da tutta la linea dei Dragoni in modo veloce e ficcante, in particolare da Sam Walburton, procura al secondo minuto una punizione non semplice che James Hook converte, 0-3. La fiducia francese comunque cresce man mano che la difesa resiste e passa al tempo, anche se il numero di errori è notevole da ambo i lati della barricata, come le indiscipline: dopo cinque minuti Morgan Parra può siglare il pareggio, poco dopo Hook sbaglia una ulteriore opportunità concessa dai francesi.Quel che è peggio per gli ospiti, Walburton deve mollare per una botta, sostituito da Jonathan Thomas. E' un po' come vedere Masi che se n'esce dal Murrayfield: un pezzo importante dell'anima della squadra che se ne va.
Le due squadre si attaccano con estrema confusione, assommando iniziative personali a sprazzi di tentativi di offload o penetrazioni a volte velleitarie. Le difese: entrambe non paiono impenetrabili, tamponano più che contrastare avanzando, e le azioni offensive da una parte e dall'altra terminano più per errori, frenesie e scelte questionabili che per accortezza difensiva. Sta dsi fatto che i Galois non passano; si distingue in dfesa l'uomo ovunque Thierry Dusatoir, autentica anima mai doma della Equipe, vero capitano con l'esempio e l'attivo centro David Marty. Parra velocizza più che altro il gran casotto che i francesi combinano in fase d'attacco e Trinh Duc prova a variarlo - il casotto - con up&under e ricerche della rimessa laterale, di cui i francesi detengono il controllo come dell'altra fase statica, la mischia ordinata dove è ricostruito il trio titolare Domingo-Servat-Mas.
A tal proposito va sottolineata la differenza con l'Italia: la "ricostruzione" francese passa dai basics. Han gradualmente ritrovato confidenza e qualche automatismo nella partita (più che altro, dei giochi a due), ancorandosi primariamente alle due fonti classiche del gioco. Quanto ai gallesi, pregevoli giostratori di palle tattiche con Hook, poco logici con Phillips, sono stati anche loro confusionari e poco incisivi coi loro ball carrier, tra i quali NON si distinguono anche stavolta Jamie Roberts, attivo ma sempre bloccato, e un particolarmente indisciplinato Bradley Davies. Le poche volte che l'ovale passa dalle sue parti, si mette in discreta luce invece il ragazzino George North: nel finale di gara, una volta compresa l'antifona che in questo Galles non puoi attendere, ognuno se la gioca a livello individuale a partire dal mediano di mischia - per non dire dell'apertura! -, s'è reso protagonista di uno slalom gigante lungo tutto il campo, che per poco gli faceva marcare la meta del secolo; ma sarebbe stato oggettivamente troppo.
I francesi passano a condurre al 26', Parra centra un penalty per il "not releasing the ball" di un placcatore gallese. La folla percepisce l'effort francese sia pur pasticcione, ne viene conquistata e lo supporta: pian piano, nella condusione e assenza di schemi, è purtuttavia meglio di quanto sia in grado di proporre questo Galles.
Comunque sono i Dragoni i primi a rendersi veramente pericolosi, ovviamente con una iniziativa personale: alla mezz'ora Leigh Halfpenny si libera lungo l'out destro, la sua velocità supera tutti, ma l'ultimo uomo saltato è Francois Trinh Duc, il quale riesce ad atterrarlo in extremis facendo la scelta giusta, quella delle "francesina" (schiaffo da dietro su una caviglia in modo che vada ad urtare l'altra) che fa rovinare a terra e perder palla al'ala del Cardiff.

La svolta della gara è tutta concentrata tra il 37' e il 43' : un significativo slancio, presenza e abnegazione del 34enne ex capitan Lionel Nallet al 64' Test Match: marca due mete praticamente in sequenza, separate dall'intervallo. La prima è un turnover, palla strappata a Lee Byrne e cavalcata pesante fino alla linea di meta, la seconda raccogliendo l'ovale dopo una "murata" su calcio di liberazione di Hook dentro ai 22 metri da parte del gigantesco compagno di reparto Julien Pierre.
Due occasioni nate più dalla dedizione alla causa, dal voler essere in prima linea dopo la figura al Flaminio, che non per il gioco sublime; ma oggi ai francesi basta e avanza. Se le due squadre vanno così all'intervallo su un ancora aperto 11-6 (Parra manca la trasformazione della prima meta del suo lock), dopo pochi minuti dall'inizio della seconda frazione è 18-6.
Un piccolo segnale di quanto scarsa sia la fede" gallese: a primo tempo scaduto, i francesi concedono un calcio di punizione ben oltre la metà campo, spostato sulla sinistra. Hook mostra la palla a Halfpenny, il cannoniere designato dalla distanza, chiedendogli se vuol provare a piazzare. Lo sciagurato non rispose, e a Hook non resta che calciar malinconicamente fuori per far finire il tempo. Va ben che lo Stade de France è enorme e sarebbe stato un tentativo da quasi settanta metri pure angolato, va ben realismo ma non avevan nulla da perdere, che gli costava provare? O l'ala dei Blues (di Cardiff) temeva di sporcarsi le statistiche?

Hook poco dopo riduce il deficit ma i gallesi sono in grado di produrre sempre meno e con crescente assenza di lucidità. Non è che i francesi facciano vedere granchè di più, ma ci provano con combinazioni di Marty, col collega di reparto Traille a fare ordine (e provare un drop, fuori di poco), l'attivismo all'ala di Clerc (sull'altro lato il "nuovo" Palisson poco presente) e qualche incursione di Medard da dietro; il pack si concentra sulla difesa e la pressione (niente guizzi di Bonnaire, i lock imperiali in rimessa). I Bleus ci mettono un po' di cuore e tanta voglia un po' dì frenesia. In particolare Parra giostra e Trinh Duc si distingue per altruismo e qualche pizzicata geniale, i loose forwards tutti più Servat e Domingo si lanciano su tutto quello che si muova, palla o uomo, e il controllo delel fasi statiche è ferreo. Per il Galles invece sembra una gara di fine stagione fuori casa, a obiettivi già raggiunti: al centro JamieRoberts e Jonathan Davies non passano, così come la terza linea tiene il confronto difensivo ma non è mai propositiva.
Sempre e solo Hook, nel bene e nel male: poco prima del 50' l'apertura riduce lo svantaggio piazzando una punizione, poi a 56' preclude ogni possibilità ai suoi, facendosi cacciare in panca puniti per un placcaggio in ritardo con sollevamento e sbattimento per terra senza accompagnamento e complimenti di Morgan Parra. Coi più piccoli si mette!
Nel giro di due minuti arriva la terza meta francese, letteralmente inventata da Trinh Duc che con un delizioso calcetto in "chip" lancia Clerc, come sempre presente e "keep faith", al touch down. Siamo prima dell'ora di gioco, manca ancora un quarto di gara ma il risultato non è più in discussione, men che meno il Trofeo delle Sei Nazioni 2011 all'Inghilterra. Ironia della sorte, graziosamente difeso proprio dalla Francia, molto meglio di quanto abbian saputo fare gli stessi Bianchi della Rosa ...
Nell'ultimo quarto si segnala un bel break del centro Jonathan Davies fermato a pochi metri dalla linea dove l'erba diventa più verde.
L'epilogo della partita è quasi simile alla fine del primo tempo: tempo scaduto e palla in mano a Stephen Jones per una punizione; non ci sono possibilità di recupero ma almeno fai vedere che non hai intenzione di estraniarti dalla lotta. Invece l'apertura degli Scarlets calcia fuori; quasi a dire, ne abbiamo avuto abbastanza e qui per dei professionisti d'alto livello c'è solo da rischiare di farsi male per niente ...

La gara consegna il secondo posto nel torneo allo Francia: giusto a segnalare quanto destabilizzante e produttore di punti di domanda più che di risposte sia stato questo Sei Nazioni premondiale, con l'esclusione forse della sola Italia. Unica nota positiva, la difesa francese che mantiene inviolata la propria area di meta, unico team della giornata. Ah, n'antro dato: con questa vittoria la Francia spariglia col Galles e risulta ora il team europeo più vincente nei Sei Nazioni tra i due Mondiali 2007-2011.

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