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lunedì 12 agosto 2013

Motivazioni e moneta

Definitta la questione Benij Marshall (nella foto), star della NRL ufficialmente dei Blues di Auckland dalla prossima stagione, un'offerta per il ritorno al codice Union dice sia stata stata presentata anche a Sonny Bill Williams.
Grande è l'attivismo dei dirigenti del rugby neozelandese in preparazione alla difesa del titolo Mondiale, altrettanto meticolosa di quanto fecero per la sua conquista. Ne fan parte su un piano diverso, anche i "sabbatici" offerti a Richie McCaw prima e a Dan Carter adesso. Vedremo se avranno qualche effetto nelle scelte di coach Steve Hansen e nel gioco. Carter è reduce da un ottimo SuperXV mentre McCaw s'è visto un po' pochino nei due scampoli di partita che ha giocato.

Torniamo alla parte "proattiva": la stella della NRL Benji Marshall, 28 anni, neozelandese di nascita - è mezzo parente di Tana Umaga, che ha anche legami di sangue con SBW: non sorprende, nelle culture Pacifiche "fratello" e "cugino" sono concetti elastici - aveva il contratto in scadenza coi West Tigers e aveva dichiarato da tempo che non avrebbe mai accettato offerte di club rivali nella NRL. La sua "lealtà" è stata di fatto un invito esplicito alle Federazioni di rugby Union australiane e neozelandesi: chissà forse la prospettiva del Mondiale 2015 ha avuto un ruolo. Sta di fatto che l'asta è stata vinta alla fine dai Blues di Sir John Kirwan. Il quale coach non si fa soverchie aspettative, dopo 13 anni che l'uomo non gioca più col codice Union ci vorrà del tempo prima di ottenere rendimento. "Prima di tutto viene l'atleta", dichiara Kirwan, preoccupato per il futuro stato di forma di Marshall, visto il prolungarsi fino a novembre degli impegni nel rugby League. E non basta, ci saranno poi da affrontare i risvolti psicologici: 'There's going to be a hell of a lot of pressure on him", ha aggiunto il veneto adottivo per via di matrimonio,  "Come mi disse il mio papà, il 50% della gente vuole che tu abbia successo, l'altro 50% vuole vederti fallire".
Vedremo, il ragazzo non è di primo pelo, il che non è detto aiuti sul fronte psicologico ma sicuramente danneggia su quello della flessibilità ad adattarsi alle nuance del nuovo codice. Vedremo se saprà ripetere i successi di Israel Folau, riuscito ad adattasi subito, va detto però in un ambiente certamente più "distratto" e meno demanding di Auckland. Chissà se ha fatto bene il Benji a scartar Sydney e scegliere di tornare a casa ...

Un altra star della NRL non di primo pelo anche se molto più giovane, ricomparso sulle cronache del rugbymercato è Sonny Bill Willams. Si dice sia stato contattato dai federali neozelandesi per farlo tornare ai Chiefs, in questo caso non per rafforzare la franchigia che ha saputo confermarsi campione del SuperRugby anche senza di lui, ma con una dichiarata proiezione al Mondiale inglese. Una prospettiva che SBW ha ammesso essere nei suoi pensieri: "Definitely 2015 is on my mind". Ma il già campione del SuperRugby e del Mondo ha anche detto, "prima devono succedere tante cose, per adesso sto bene dove sono". Il suo impatto nei Roosters è difatti crescente, il suo passing game migliora partita dopo partita e contratti in essere a parte (è vincolato fino al 2014), non è certo il momento giusto per ritornare indietro dopo un solo anno.
Aldilà di quello che s'inventano i giornalai (in buona fede, da anime semplici quali sono: gente sinceramente convinta che quello che rebloggano sia vero), a SBW conviene tornare per i Mondiali 2015 solo a fine della stagione 2014. Un po' come fece per i Mondiali 2011, allora iniziò a giocare tra un incontro di boxe e l'altro, solo ad agosto 2010; ancor meglio stavolta, nessuno potrà avere la sfrontatezza di chiedergli di fare un giro preliminare nell' ITM Cup come allora. Sa che per lui le porte Tutte Nere sono sempre aperte. Per Marshall invece, dopo 13 anni di palloni League, grandissima popolarità ma nessun "credito" tra gli All Blacks, la storia è diversa.

Sin qui le grandi star australi che cercano la miglior strada per massimizzare gloria e profitti con nuove motivazioni. Ce ne sono altre, magari più sul profilo d'età di Marshall, che han fatto scelte diverse, vòlte a monetizzare i risultati della carriera. Rugbyrama ha appena pubblicato l'elenco dei dieci salari mensili più alti del Top14, il campionato più generoso del Pianeta assieme (forse) a quello giapponese. La lista è interessante, è guidata da Jonny Wilkinson che resta sopra a Jonathan Sexton malgrado il taglio dello stipendio del 30%: forse questo lo consola anche della mancata chiamata nei Lions. Segue l'altro nuovo nuovo arrivo Bryan Habana, poi il primo francese della lista, Morgan Parra. Felici di trovarvi anche due scaricatori di porto come Bakkies Botha e Carl Hayman: la fatica a volte paga.

1. Jonny Wilkinson: 56 000 € al mese
2. Jonathan Sexton: 52 000 € al mese
3. Bryan Habana: 50 000 €  "     "
4. Morgan Parra: 46 000 €  "     "
5. Thierry Dusautoir: 43 000 € "    "
6. Dimitri Szarzewski: 41 000 € "    "
Carl Hayman: 41 000 €       "    "
Bakkies Botha: 41 000 €    "    "
9. Jamie Roberts: 40 000 €    "    "
Matt Giteau: 40 000 €    "     "

mercoledì 24 luglio 2013

Bilanci d'estate a medio termine

Restiamo sulla scia dei British & Irish Lions, in attesa che prenda il via il Championship australe per dare sostanza dal campo di gioco. Come annunciato prima che il Tour 2013 fosse iniziato, per lo sport d'Oltremanica si tratta di un'estate particolarmente densa di appuntamenti, un anno dopo le Olimpiadi di Londra. Perché se la truppa di Warren Gatland si è presa lo scalpo degli australiani, lo stesso stanno tentando di compiere quelli della nazionale di cricket con The Ashes (la situazione pare volgersi al meglio per i britannici) e nel frattempo sono arrivati due successi pesanti. 

Il primo fra tutti è merito di Andy Murray che ha vinto Wimbledon (il primo suddito di sua maestà a riuscirci dai tempi di Fred Perry, correva l'anno 1936): una vittoria che ha connotati pure politici (Murray è scozzese, nel Royal Box a seguire la finale c'erano sia il Primo ministro David Cameron che il First Minister di Scozia Alex Salmond e Cameron è stato abilissimo a farsi immortalare con il tennista fuori dal Numero 10 di Downing Street mentre ci si prepara al referendum per l'indipendenza della fu Caledonia) e che giunge sempre ad un anno di distanza dalla medaglia d'oro olimpica vinta proprio sull'erba contro Federer. Quindi la maglia gialla al Tour de France di Chris Froome, tesserato Team Sky, che fa il paio con quella ottenuta nella scorsa edizione da Bradley Wiggins (anch'egli in seguito medaglia d'oro ai Giochi nella cronometro individuale). 

A questo punto il Telegraph ha chiesto ai suoi commentatori sportivi di provare a delineare i contorni, di tirare le somme alla luce di questi risultati e per il rugby si è espresso il solito Mick Cleary che non ha potuto fare a meno di menzionare la serie vinta dai Lions, anche in maniera sarcastica (alla domanda "qual  è stato il migliore periodo del rugby britannico" ha risposto: "Se sei gallese, gli Anni '70, se sei inglese la prima parte del nuovo secolo culminata nella vittoria alla Coppa del mondo 2003, se sei scozzese o irlandese, beh, ci sono sempre i Lions"). 
In che modo? Guardando al futuro con il Galles che mette nel mirino la RWC 2015 (migliorarsi per i dragoni rossi equivale al raggiungimento della finale, visto che nel 2011 si sono fermati a quella per il terzo e quarto posto, poi persa - guarda caso - contro l'Australia), se non direttamente al 2017, anno del prossimo tour dei Lions in Nuova Zelanda: "L'Inghilterra che si sta immettendo nel binario ha buone prospettive". "L'Inghilterra - è il pensiero di Cleary - è una forza emergente con una rosa di più giovani in arrivo. Gli All Blacks non staranno tremando, ma certamente staranno osservando". 

C'è qualcosa che non va. L'Heineken Cup: "Una coppa più meritocratica migliorerebbe le cose" e la mente torna alla sfida tra i club di Premiership e la ERC per la riorganizzazione del torneo. E pure la mischia, tra set e reset - e metri arbitrali in certi casi particolarmente discordanti tra loro aggiungiamo. 

Commenti aperti: diteci la vostra, tirate le somme. 

martedì 18 dicembre 2012

Gli inglesi si fanno olimpionici e uomini d'affari

Procede la macchina organizzativa per la RWC 2015, con base in Inghilterra - e sconfinamento in Galles, tanto che la Welsh Rugby Union all'indomani dei sorteggi dei gironi aveva "offerto" il Millennium Stadium per il big clash tra inglesi e Red Dragons, offerta cortesemente  declinata dalla RFU con un filo di ironia, ricordando che uno o due stadi belli e capienti dovrebbero averne da qualche parte pure in Inghilterra. I nuovi nomi a ricevere incarichi nell'ambito della England Rugby 2015 sono quelli di Paul Deighton e Neil Snowball, già componenti del Locog, comitato organizzatore di Olimpiadi e Paraolimpiadi della scorsa estate.  Domenica sera hanno partecipato alla elezione degli sportivi dell'anno Oltremanica, premio istituito dalla BBC -  su tutti, off topic, ha vinto Bradley Wiggins, il ciclista basettone che ha conquistato il Tour de France e la medaglia d'oro nella cronometro individuale. Gli manca solo il titolo di baronetto, questione di tempo. 

Deighton (foto) è stato chief executive di London 2012, con la responsabilità di gestire al meglio un budget di 2 miliardi di sterline provenienti dal settore privato. Nel suo curriculum compare il ruolo di investment banker e chief operating officer europeo per la (famigerata) Goldman Sachs, inoltre ha agito da intermediario fra Locog, il governo londinese e le altre autorità pubbliche. E' una figura istituzionale di gran prestigio, chiamato a settembre a sostituire Lord Sassoon come segretario commerciale per il Tesoro di sua maestà. 
Snowball è stato indicato come rugby operations director dopo aver svolto la mansione di capo dello sport per Locog, mentre ad ottobre Debbie Evans, ex direttore dello sport sempre per Locog, ha sostituito Paul Vaughan, chief executive di ER 2015. Nel giro di nomine non manca un posto in Comitato per Bill Beaumont, chairman della federazione inglese e della Rbs Six Nations.  

Movimenti sulla scacchiera che giungono nel momento in cui Sport England, l'agenzia governativa, ha fatto sapere che taglierà i fondi riservati alla palla ovale tra il 2013 e il 2017, usando il parametro del calo nel numero degli iscritti alla federazione (lassù tali numeri li servono shaken not stirred, diversamente da quanto si dice accada alle nostre latitudini).
La RWC 2015 cade a metà del quadriennio di progettazione economica in capo alla Rfu, che ha già stabilito (abbiamo illustrato il piano qui) di sfruttare l'evento con la priorità di rinsaldare le radici del rugby nell'isola e di portare più ragazzi possibile sui campi di rugby. Deighton dal canto suo punta a fissare nuovi standard per uno dei massimi eventi sportivi a livello mondiale in quanto a seguito, sulla scia dell'esperienza olimpica: "Tutti riconoscono che Londra 2012 ha fissato un nuovo elevato benchmark negli eventi internazionali sportivi".  London 2012 in effetti è stato un successo, identificando una strada innovativa, alternativa al gigantismo faraonico cinese (che in ogni caso gli inglesi non avrebbero potuto permettersi di imitare): meno "wow", meno "muscolare", più sostenibile, senza perdere in spettacolarità.  Attendiamo con curiosità di vedere cosa s'inventeranno i Britons dopo l'edizione neozelandese un po' auto-referenziale. 

Da Londra comunicano che nei prossimi giorni verrà ufficializzata una nuova nomina, pescata sempre dalle Olimpiadi. Qualcuno ha informazioni sull'agenda di Clive Woodward nel breve periodo?

lunedì 3 dicembre 2012

I gironi mondiali live


Seguite in diretta video con noi su questo link qui - e perché no, commentate qui da noi - l'estrazione dei gironi del Mondiale London 2015. Inizio alle 16.00 ora italiana, momenti "topici" previsti tra le 16.10 e le 16.20.

Giusto per capirci, non siamo qui per il gusto de "la diretta" come finti giornalisti d'assalto: qui si decide non solo il futuro ancora remoto ma l'intero percorso Azzurro da subito a Londra. Si determinerà infatti un bel pezzo di motivazione e quindi possibilità di progresso nei prossimi anni: è chiaro che nel caso fossimo in un girone, chessò, con Nuova Zelanda e Inghilterra, ah beh allora hai voglia di passare il turno, il "Sacro Graal" di sempre del rugby italiano, con buona pace del lavoro psicofisico-tattico-strategico di tutti i Brunel del mondo. Sarebbe tutta la prospettiva a venirne fatalmente influenzata, e tutto in cascata. Incrociamo le dita.
Per adesso si può giocare: preferite essere nel girone che avrà testa di serie Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica o Francia (che tanto ...)? Assolutamente da evitare un solo girone: quello che come rappresentante delle nazionali di fascia due avrà l'Inghilterra padrona di casa. Il resto va bene tutto: anche se l'Irlanda è sempre ancora troppo marpiona per noi, con Samoa si rischia di illudersi rimediando brutte figure (chiedere a tutte le Europee Francia inclusa) e con l'Argentina beh, forse s'illuderebbero loro ... Le altre due nei gironi non si sapranno se non alla fine del lungo percorso delle qualificazioni alla vigilia del Mondiale, anche se "i soliti sospetti" sempre quelli sono. Unica certezza per ora è che non avremo tra i piedi il Galles, la Scozia e Tonga, in terza fascia come noi.


Update: ecco la griglia dei gironi sorteggiati. Non è andata male e nonostante abbiamo pescato la peggiore delle seconde per il ranking dopo l'Inghilterra, forse forse è andata pure benino, soprattutto a vedere la Pool A. Se non altro la lucina della speranza rimane accesa. Diciamo che algi Azzurri non è andata né meglio né peggio di tutte le altre nazionali "colleghe" di terza fascia: Scozia e Tonga possono sperare come noi e anche il Galles può legittimamente farlo, basta che torni ai "suoi" livelli. Vista dal punto di vista delle teste di serie e potenziali favorite per il titolo, beh sacramenta l'Australia, respirano bene il Sudafrica e la Nuova Zelanda, anche la Francia in tutta coscienza può rilassarsi, nei limiti di un Mondiale.
Certo che quella Pool A: come se non bastasse, con tutta probabilità ci saran le Fiji. Saranno equilibrismi.
E ora scatenatevi: commenti - e rutti - liberi! 


lunedì 26 novembre 2012

Tra Test e Mondiale

Sabato, giornata conclusiva per i Test Match di Novembre tranne che le due notevoli eccezioni di sabato prossimo, si sono giocati ben otto incontri, quindi è il caso di portarci avanti al più presto.

Iniziamo con una cronaca degli eventi che riguardano le minnows e le implicazioni generali dei Test sul ranking, decisive dato che il 3 dicembre ci sarà il fixing finale per la suddivisione in fasce che determinerà i gironi di London 2015.
- Dopo la sconfitta col Giappone, la Georgia cede anche con Fiji, sempre di poco e sempre in modo "sofferto", 19-24 è il finale. I Pacifici paiono prendere il largo all'inizio, tra 12' e 20'  è doppietta di Vereniki Goneva dei Saints schierato primo centro, praticamente l'unico rimasto in nazionale dei Pro con passaporto isolano, assieme ai piazzati dell'apertura Jonetani Ralulu si portano sul 6-15.  I padroni di casa recuperano tra la mezz'ora e la fine del primo tempo con meta del pilone del Brive Davit Kinkagishvili e una serie di piazzati dell'apertura Merab Kvririkashvili, fino al 19-18 di fine prima frazione. Il secondo tempo è equilibrato e senza segnature, la partita viene risolta da due piazzati di Ralulu attorno al 70'. E' un risultato consolatorio per novembre e importante per Fiji: interrompe la striscia negativa, le fa prender coraggio per le qualificazioni mondiali e la rilancia nel ranking Irb. Guadagnano infatti un punto e sopravanzano i Canadesi al 13' posto. Una bella mina vagante per i Mondiali, se appena appena riusciranno a radunare tutti i Pro sparsi tra Europa e Australasia e naturalmente se si qualificheranno.  La Georgia invece lotta duramente ed è sempre lì ma si fa fregare nei finali, Mantiene per demeriti altrui la 17' piazza in cui è retrocessa post sconfitta col Giappone e anch'essa è attesa al lungo impegno delle qualificazioni Mondiali.
- Gli Stati Uniti da un lato fanno un favore ai georgiani battendo nettamente la Romania per 3-34, dall'altro li distanziano nel ranking, un posto avanti. Sono 5 mete con doppietta dell'ala dei Saracens Chris Wyles che coi piazzati marca 21 punti totali, in meta anche il ricomparso Taku Ngwenya da Biarritz.  Le altre mete sono dei veterani Suniula e Paul Emerick, l'ex Crociati Parma compagno di squadra di Masi ai Wasps. Partita ovviamente molto scrappy con doppia espulsione diretta al 50' dei flanker Rus e Quill. No way per i Lupi contro le Eagles al completo, col solito mix tra esperti mestieranti alla Clever, Emerick stesso, Petri e Stanfill e i Pro di buon livello come Wyles, Ngwenya, Lavalla, il pilone Pittman dei London Welsh.
La vittoria pur per più di 15 punti fuori casa non ha esiti nel ranking per gli Usa - troppo distanti i giapponesi al 15' posto - ma fa perdere una posizione ai rumeni, ora 19' sopravanzati addirittura dalla Spagna. A riprova che le selezioni provinciali o nazionali mandate in Euro Challenge non servono a nulla: andava meglio ai rumeni quando potevano contare su più emigrati in Francia.

Già detto  a parte di Italia-Australia e Galles-Nuova Zelanda, lasciateci dire con un filo di malizia che degli altri quattro Test Match disputati sabato, uno è di prima grandezza (Inghilterra-Sudafrica), due uno scalino sotto (Irlanda- Argentina, Francia-Samoa) e infine il quarto sta ancora più in basso ma ha conseguenze importanti.  Ci riferiamo maliziosamente alla eterna rivale Scozia, sconfitta in casa per 15-21 da quella Tonga ampiamente sottostimata dagli smemorati commentatori nostrani, quando impegnò seriamente l'Italia nel primo test finalmente vinto ugly (da intendersi: in controllo) dai Nostri e non perso "giocando bene".
Gli Isolani che agli ultimi Mondiali sconfissero la finalista Francia (foto) e fecero sudare la vincitrice Nuova Zelanda, han chiuso il loro novembre con una sconfitta e due vittorie - contro Usa e Scozia - che dovrebbero far riflettere molti. Invece ve la girano sulla "sorpresa" (è vero, per il loro livello di analisi e memoria rugbistica).
Nessuno dei commentatori darà certo le dimissioni per questo, ci mancherebbe; invece lo step down lo decide Andy Robinson, coach inglese della Scozia, massimo cantore del "rugby di iniziativa" o espansivo in Europa (ulteriore motivo per ribadire, pensando ai casi nostri: meditate gente, meditate), che portò la nazionale in Blue Navy al Legnoso Cucchiaio nell'ultimo Sei Nazioni e a perdere la qualificazione alle fasi finali del Mondiale per la prima volta nella storia. Prima di lui gli Highlanders eran abituati a vincere senza marcar troppe mete, difendendosi e guadagnando piazzati per Paterson (ricorderete dolorosamente quanto Troncon  i Mondiali 2007).
La partita con Tonga è combattuta, è solo 6-3 a fine del primo tempo a riprova della capacità storica dei tongani di giocar davanti e conservativo, non solo corse in meta a tutti i costi. Nel secondo tempo i tongani surclassano i cinque piazzati di Laidlaw con due mete, dell'esperto lock "giapponese" (e ora con Wellington) Lua Lokotui e del solito ala del Connacht Fetu'u Vainikolo, forse l'attaccante più in evidenza  di tutti i Test novembrini visto che è andato in meta in tutte le tre partite. Undici i punti piazzati dall'apertura Apikotoa.

Gli effetti della sconfitta scozzese nel ranking ci riguardano direttamente: la Scozia, precedentemente nona e da una settimana decima davanti a noi, precipita nel ranking di due posizioni, sopravanzata dall'Italia (la sconfitta con l'Australia non ci costa nulla: è il bello di giocare contro le prime della classe) e da Tonga stessa, ora undicesima per pochi decimi di punto alle nostre spalle - giustamente visto che l'abbiamo sconfitta. Alla fine l'esito dei test novembrini è positivo per l'Italia anche a livello di ranking: guadagniamo un posto, ora siamo decimi. Grazie più alla Scozia che a noi, ma fa poca differenza: tutto è relativo e il ranking lo è per definizione.  La cosa non cambia nulla in vista dei Mondiali 2015, sempre squadra di terza fascia siamo, il gap con la quarta fascia di Canada (e ora Giappone) era importante e nemmeno con tre sconfitte ci saremmo caduti, così come era incolmabile la distanza dall'ottavo posto che significherebbe seconda fascia, nonostante le batoste prese da certe Europee di rango che la occupano.

A proposito di ranking, si può già fare il punto della situazione riguardante la composizione delle fasce Mondiali, che verranno ufficialmente stabilite il prossimo 3 dicembre sulla base appunto del ranking in quella data: le posizioni varranno l'assegnazione delle prime 12 nelle varie urne per i sorteggi di London 2015.
Dunque, la prima fascia (teste di serie dei gironi) è composta dalle solite tre australi Nuova Zelanda, Sudafrica e Australia più la Francia: gran smacco per l'Inghilterra Paese Organizzatore che non sarà testa di serie, con implicazioni mica solo d'orgoglio, soprattutto sulla difficoltà del percorso potenziale per le fasi finali.
Sin qui nulla più può cambiare, mentre in seconda fascia (dal quinto all'ottavo posto) potrebbero ancora esserci novità nel prossimo wekend. Una novità, clamorosa, c'è già: con Inghilterra, Irlanda e Galles c'è Samoa, che supera al terzo decimale i punti dell'Argentina (78,7092 contro 78,7088) ed è ottava, relegando i celebratissimi Pumas di mezzo Championship e del primo test in terza fascia come l'Italia! Quando si dice, per un punto Martin perse la cappa, e che vendetta quella operata dai francesi (col contributo irlandese) sulla Bestia Nera allevata in casa. Ma non è ancora detta l'ultima parola: se il Galles perdesse con l'Australia nel prossimo wekend, allora precipiterà al nono posto, riportando gli Argentini all'ottavo e finendoci lei in terza fascia. Sono i semifinalisti nel 2011,  "la nazionale che a mio parere gioca il miglior rugby al mondo" (Gavazzi dixit, qualche settimana fa):  da brividi.
La terza fascia (dal nono al dodicesimo posto) comprenderà quindi una clamorosa nobile decaduta, l'Argentina o il Galles a far compagnia nell'ordine agli Azzurri, Tonga e alla  Scozia. Questa fascia completa il novero delle 12 nazionali col posto assicurato ai Mondiali (ripetiamo, posto guadagnato col piazzamento all'ultimo mondiale e non via ranking).
Cosa (quasi) fatta per le prime dodici e discorso ranking riposto in naftalina per tre anni, al contrario tutte le altre il posto se lo dovran confermare o guadagnare nel tempo: il lungo processo di qualificazione ai Mondiali 2015 inizierà da gennaio.

martedì 6 novembre 2012

Mettere a frutto i talenti

Inghilterra, casa madre del rugby - basta la parola stessa e un numero classico:  un milione di praticanti.  E' l'invidia dei Paesi grandi come la Francia e meta irraggiungibile per quelli piccoli ancorché addicted come il Galles o la Nuova Zelanda. Si, il rugby come lo conosciamo ora - o quasi   - sarà anche nato lì come si narra (non è vero: s'è giocato  ovunque ed evolve da sempre, almeno dai tempi dei legionari romani) ma sta di fatto che gli inglesi non hanno mai dormito sugli allori, come han fatto purtroppo per loro col calcio, pagandone ancora adesso le conseguenze.

Non lo fanno neppure oggi e siamo arrivati alla fine del preambolone per arrivare alla notizia: a tre anni esatti dal Mondiale 2015 di Londra, la Rugby Football Union per bocca del Chief Executive Ian Ritchie, del responsabile del Rugby Development - da loro c'è - Steve Grainger assieme al giocatore inglese con più caps della storia, Jason Leonard, hanno presentato il Master Plan "Participation Legacy" titolato 2015 and beyond.
Si tratta delle guidelines per lasciare al Paese e al Mondo intero del rugby una eredità in solido (legacy appunto), in modo che i Mondiali non passino di lì per caso, incidano nel profondo  e non lascino le cose come stavano prima.
Ah la mentalità anglosassone: sintetica, straight to the point, a volte anche retorica ma mai bizantina, obliqua ("florentine", si traduce non a caso da loro), senza vane trombonate. Soprattutto niente fuffa qualitativa: son buoni tutti, persino i partiti politici italiani, a fare un programma senza commettersi in precisi traguardi quantificabili.
Così il piano per costruire l'eredità rugbistica da lasciare al Paese col progetto Mondiali, è articolato in sette obiettivi  precisi e quantificati; elementari se vogliamo, addirittura minimalisti non per risorse ma per il contesto apparentemente poco exciting, fatto di basics e low profile. Robe che in Italia si lascerebbero presentare e gestire al sottocomitato. Qui invece se ne occupa il capintesta esecutivo, il responsabile dello sviluppo del movimento e una leggenda:   solo chi semina e quindi ara nel profondo, poi raccoglie.
I punti su cui la Federazione inglese si focalizzerà dunque, letti da un italiano:

1. Strutture: da noi si inizia col censimento - manco sappiamo dove siamo e su cosa possiamo contare; in Inghilterra si parte con lo stanziare 10 milioni di sterline che ne faranno muovere altri 25, per ,igliorare le strutture dei club della nazione. Non stiamo parlando del nuovo Stade de France né degli stadi dove si giocherà il mondiale: i soldi andranno "a pioggia" ai campi e campetti di oltre 500 club,  a finanziare gli equipaggiamenti, le magliette i sistemi di drenaggio del campo, i nuovi spogliatoi etc.etc.
2. Personale: un milione di sterline investite in Accademia, questa è la sintesi. Con l'avvertenza che da loro Accademia significa ... anziani, cioè sviluppare maestri prima che allievi. L'obiettivo è  formare nel periodo più di 6.500 (seimilacinquecento) nuovi arbitri e coach. Elementare Watson. Non solo maestri ma anche ... no non allievi bensì "bidelli": la Federazione pianifica di  contribuire ad attirare nei club più di 5.000 nuovi volontari. Gli allievi poi arrivano da sé, se ci sono le strutture  in place e il personale che le rende funzionali.
3. Scuole. Lancio del programma "All School" che ha come bersaglio le 4.000 scuole secondarie inglesi dove NON si pratica rugby: interessante per l'Italia? L'intento è di incentivare gli istituti con pacchetti di risorse a loro dedicati, al fine di raggiungere col rugby un milione di ragazzi in più. Immaginate l'efficacia di un piano analogo nelle scuole italiane, esposte a tagli di ogni tipo che ne falcidiano la capacità di erogare il tempo pieno.
4. Ex giocatori: la Federazione inglese destinerà risorse per recuperare una quota - si parla di migliaia -  di 16-24enni che han giocato ma che per qualsiasi motivo si siano allontanati, per riportarli nei club con qualche ruolo anche attorno se non dentro il campo. Si dirà che noi non abbiamo quel problema, semmai l'opposto e invece no, gli ex perduti ci sono anche da noi: uno sta seduto sulla mia sedia, anche se non ha più 24 anni.
5. Touch rugby: fare in modo di avere 15.000 muovi giocatori di touch, mediante la costituzione di 200 nuovi club e 100 centri basati nelle Università. Modo furbo e ludico, poco invasivo per attirare gente nel "tunnel".
6. Fuori dall'Inghilterra: promuovere e approfondire i legami con almeno 15 realtà nazionali dove il rugby sia in fase di sviluppo. Altro modo furbo per creare legami e selezionare giovani promettenti.
7. Cultura del rugby: dall'arte alla fotografia, l'intento è trovar scuse affinché si parli costantemente di rugby nelle Comunità. Non nelle televisioni, tra la gente. Poi magari il servizio al tiggì o a Buona Domenica ci scappa pure.

Meditate gente, meditate.
In una delle parabole meno amate da preti popolari e dai buonisti, quella dei "talenti", Gesù apostrofa così il servo sciocco che aveva nascosto l'unica moneta datagli dal padrone per paura di perderla, invece di farla fruttare: "Toglieteli dunque il talento, e datelo a chi ha dieci talenti. Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre: là sarà pianto e stridore di denti" (Mt 25,14-30; cfr. Lc 19,12-27). E' esattamente questo: chi ha tanti praticanti pianifica la sua legacy e mette a frutto i talenti che ha; chi ne ha pochi come noi, se continua così a vivere di contingenze e a non partire mai dalle fondamenta, perderà anche quel poco che gli resta. 

mercoledì 17 ottobre 2012

Leicester tiene banco, pure ai Comuni

"Questo club è in forma e stiamo facendo cose buone. Non è una tragedia perdere a Tolosa. Occorre inserire tutto nel contesto del rugby di oggi, non di dieci anni fa. Questa è la realtà. Hanno un budget per i giocatori che probabilmente è il doppio del nostro". Lo ha detto Richard Cockerill, coach dei Leicester Tigers (foto) che perdendo contro la formazione transalpina nella prima uscita di Heineken Cup hanno messo in fila la sesta sconfitta nel torneo. E il match contro gli Ospreys nel secondo turno diventa, per ammissione dello stesso Cockerill, una partita da vincere ad ogni costo. 
Le sue parole sono giunte poco prima di una riunione con annessa cena con alcuni giocatori del passato di Leicester, compresi quelli che dieci anni fa vinsero la HCup. Cockerill ha fatto quadrato attorno al suo gruppo, ricordando che se i Tigers è dal 2002 che non mettono le mani sulla coppa e che per questo parrebbero aver perso considerazione nell'ambiente, "ci sono squadre che non l'hanno mai vinta e non sono mai andate oltre la fasi a gironi". Il fatto che è in dieci anni la palla ovale è cambiata. Ha fatta la ramanzina a Ben Youngs, ricordando nello stesso tempo come i Test Match o gli incontri di coppa non consentono una seconda chance immediata e come dopo tutto il ragazzo sia ancora giovane e debba maturare sportivamente del tutto. 

Nel frattempo si continua a discutere - oltre che del salary cap - della esclusione del Welford Road dalla lista degli impianti per la RWC 2015. L'argomento approderà giovedì alla House of Commons di Westminster. In Parlamento. L'interpellanza sarà proposta da Jon Answorth, eletto nel collegio Leicester South. "Non abbiamo avuto una adeguata spiegazione del perché il Welford Road sia rimasto escluso", ha dichiarato il parlamentare che ha così scritto al ministro dello Sport del governo britannico, Hugh Robertson, oltre che al board England Rugby 2015 che organizza l'evento. Ross Young, chief operating officer della ER2015, ha risposto: comprende la frustrazione che si respira in città, "ma secondo i protocolli internazionali la recinzione del terreno di gioco a Welford è troppo stretta". E qui si chiuderebbe il dibattito. 

martedì 9 ottobre 2012

Investi, investi!

Sessanta milioni di sterline: era il debito contratto dalla Welsh Rugby Union all'incirca una decina (o poco più) anni fa, quando si palesò lo spettro della bancarotta e sui bilanci pesava e non poco la costruzione del Millennium Stadium. Prima ancora che ne parlassero i governi di mezza europa, compreso quello di Londra, da Cardiff era arrivato il monito di provvedere ad una politica d'austerity o quanto meno di ferreo controllo sulle uscite, per tornare ad una stabilità finanziaria quanto mai preziosa. Dopo tutto, esponendosi particolarmente con gli istituti di credito, quest'ultimi avevano minacciato di riprendersi le chiavi del Millennium. L'estinzione del debito è programmata per il 2021. 

Il debito, brutto affare. La WRU ha puntato molto sul Millennium, aumentando il numero dei match disputati ivi dal Galles per raccogliere più entrate possibili e secondo le anticipazioni della rubrica del Guardian, The Breakdown, 2,9 milioni di sterline saranno investite per rinnovare - o meglio, migliorare - l'impianto: alle porte c'è la Rugby World Cup 2015 e il Millennium è nella lista degli stadi presentata per ospitare i match in programma. 
Scorrendola, si noterà il Leicester City Stadium (32.000 posti), di Leicester. La parte calcistica però, dal momento che il Welford Road, casa dei Tigers, è stato escluso. E da quelle parti non l'hanno presa molto bene: 24.000 posti a sedere, situato nel centro città (come il Millennium), ha ospitato gare mondiali già nel 1991 e nel 1999, quando la capacity non era pari a quella odierna, in entrambi i casi in questione andò in scena l'Italia, sconfitta dalla Nuova Zelanda e da Tonga.
Aldilà dei motivi di bandiera e di heritage, il nuovo Caterpillar Stand che sorge di fronte alla tribuna centrale del Welford Road, è costato 15 milioni di sterline e quindi si può ben comprendere l'insoddisfazione con la quale i vertici del club hanno appreso che la casa dei Tigers non rientra nei piani della ER2015, il board che sovraintende l'organizzazione della prossima Coppa. L'idea a Leicester non è però di feramrsi a chiagnere e protestare, in nome della storia e della cultura come si farebbe da altre parti schierando intellettuali e bandieroni; la scelta è invece molto pragmatica: andar oltre il recente ampliamento e arrivare a 30.000 posti a sedere, dando contemporaneamente un tocco di modernità allo stile un po' troppo "funzionale" del complesso attuale (vedi foto).  


Per la cronaca, sono soltanto tre gli impianti dedicati al rugby nella famosa lista: a parte Twickenham e Millennium, c'è solo il Kingsholm del Gloucester. Poi una serie di avenue "miste" che abbiamo incontrato in diverse occasioni, come Wembley (dove i Saracens radunano i tifosi per i big match) o lo Stadium.mk di Milton Keynes, dove il Northampton mette le tende nelle fasi calde della Heineken Cup. Tre su una rosa di diciassette. E stiamo parlando di Gran Bretagna, dove la Rugby Football Union lancia chiare intimidazioni alle società che non provvedono a mettere a norma (leggi non solo in materia di sicurezza ma di accoglienza, di numeri) i propri stadi. Non facciamo paragoni con casa nostra, non è il caso di darsi mazzate. 

Piuttosto, contro altare degli investimenti - a parte non vedere il proprio impianto candidato ai Mondiali, anche se c'è da attendere come andrà a finire? Nella politica d'austerity gallese si è registrata la fuga di diversi giocatori chiavi nella nazionale di oggi: Mike Phillips, Gethin Jenkins, James Hook e Paul James, per esempio. Il salary cap fissato a 3,5 milioni di sterline sottoscritto da Cardiff Blues, Ospreys, Scarlets e Newport Dragons ha i suoi effetti, specialmente di fronte alle sirene francesi - i club inglesi lo sanno bene. 

martedì 25 settembre 2012

Fronte della gioventù

La notizia è che in Inghilterra hanno inaugurato una nuova accademia riservata a 30 ragazzi attentamente selezionati per aiutarli nei loro progressi. Una performance academy sponsorizzata da BMW che raggrupperà giovani provenienti dall'Under 16, 18, 20 e da quelli che hanno più di vent'anni e sono ad un passo dal passare ai piani alti del rugby britannico. Saranno seguiti da specialisti, diremmo, per migliore qualità e prestazioni, sulla base dell'Individual Development Plan (IDP), con un occhio ovviamente rivolto alla Rugby World Cup 2015. 
Alla prima della BMW Performance Academy c'era l'allenatore della nazionale inglese Stuart Lancaster che ha voluto sottolineare la collaborazione con gli staff tecnici dei club, per assicurare l'apporto "dentro e fuori dal campo". Interessante, interessante. Un vero boot - camp come li chiamano da quelle parti un corso di formazione integrale. In programma anche corsi di guida e dopo tutto è normale e scontato, visto chi sponsorizza e tenendo conto che la BMW ha già delle Academy nell'ambiente motoristico. La base operativa è Reading: 144mila abitanti, sede di una delle università più prestigiose di tutto il Regno Unito, distante poco meno di 60 km dal centro di Londra e casa anche dei London Irish, che disputano le gare interne al Madjeski Stadium. Ci siamo intesi, giusto? 

L'occasione è propizia per ringraziare il lettore GiorgioXT che ci ha girato un riassunto su rugby giovanile e formazione degli atleti, comparando la situazione italiana con quella di Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia, i nostri diretti rivali nel 6 Nations, nei campionati e nelle coppe europee. I nostri reali "concorrenti" insomma. e quindi anche modelli, perché no. Sono dati raccolti, avvisa GiorgioXT, dai siti ufficiali e nel caso qualcuno avesse da fare delle obiezioni o delle precisazioni, le accoglieremmo volentieri. Mettiamo in chiaro una cosa sin dall'inizio: i confronti se male gestiti ed interpretati fanno male, malissimo e soprattutto aumentano il senso di insofferenza. Perché da noi, per esempio, di accademie ne possiamo parlare purché siano federali - perché se non c'è la federazione, eh eh eh... Orbene, procediamo (cliccare sull'immagine per vederla in alta risoluzione). 

Francia. Oltralpe vanno a scuola. Ecole de Rugby, la chiamano infatti, per ragazzini dai 6 ai 13 anni. Sempre nella classe Minirugby c'è la categoria Minimes: sotto i 14 anni e sotto i 15 anni. Quest'ultimi ormai rientrano nel gruppo rugby giovanile e per chi prosegue giunge la qualifica di cadetto: Cadets under 16 e under 17. Oramai nel mondo dei grandi, i ragazzi diventano Crabos (sotto i 19 anni), quindi Reichel (sotto i 21) e infine Espoir (sotto i 23): le speranze del rugby transalpino, attenzione, vengono coltivate nei centri di formazione dei grandi club.  

Inghilterra. Due percorsi paralleli: da una parte i club, dall'altra ... no non la federazione ma le scuole. E quindi Club minis e School minis, dai 6 ai 14 anni, dopodiché si approda allo stadio superiore. Mentre a livello di società ci sono gli Under 16, a livello scolastico c'è il campionato Daily Mail Under 15 (ne avevamo parlato indirettamente a luglio). E se come club si procede verso il National Under 17, parallelamente si disputa il Daily Mail Under 18. Tutto alla fine per confluire nel National Under 20, quando ormai il cammino è avviato verso il club, passando per le Academy di ogni club, l'anticamera per la prima squadra. 

Irlanda. Il sistema club / school è quasi identico anche nell'altra isola, quella verde che sta a fianco ad Albione e - come vedremo - negli altri regni (o principati?) UK. In Irlanda sono folkloristici e gli gnomi li hanno anche a rugby: la base-base-base del rugby giovanile, i Leprechaun, che raccoglie i bambini sotto i sette anni. A quel punto, superato il settimo anno, si diventa  minis: come club o come scuola, fino ai 14 anni. E quindi Under 15, Under 16, Under 17 e Under 18, da una parte e dall'altra (ora è chiaro, no?, perché spesso nelle distinte delle franchigie irlandese è indicato l'istituto scolastico di provenienza del convocato). Al vertice, prima delle franchigie, ci sono le Academies Under 20. Come dice, Connacht? C'entra nulla: da molti confusa come una Super Accademia sul campo, un po' come la nostra Tirrenia iscritta alla Serie A, nella realtà è una Regione come le altre tre, solo meno sviluppata. 

Galles e Scozia. Dunque, sempre minis per cominciare: club or school, doesn't matter, dai 6 ai 14 anni. I percorsi nei due regni sono similari dal momento che in seguito subentrano squadre - e campionati -  Under 15, Under 16 e Under 18. La differenza sta nel fatto che in Galles ci sono i campionati National e Regional, mentre in Scozia sono National o School. E se in Galles si approda alle Academies Under 20, in Scozia si continua con l'università: c'è l'Under 20 Development League e c'è l'Under 20-22 University (mens sana in corpore sano). Chiude il cerchio con la prima squadra l'ultimo tassello di sviluppo scozzese, l'Elite development Players. Da notare come anche in Galles le franchigie abbiano rafforzato i rapporti con la sfera scolastica e pure accademica, offrendosi di garantire il sostegno logistico affinché gli atleti possano proseguire gli studi e nel contempo essere tenuto sott'occhio per una carriera professionistica.

Siamo alfin giunti all'Italia. Prima della "rivoluzione Gavazziana" annunciata, con 24 centri giovanili e altri 12 Accademie, il percorso è questo: il Minirugby raggruppa Under 6, 8, 10, 12, per quindi passare agli Under 14 e Under 16. Da quest'ultimi inizia ad attingere l'Accademia Under 18, che a sua volta è serbatoio per l'Accademia "terminale" di Tirrenia. Nel mezzo tra la Prima squadra e le giovanili c'è ancora uno step, l'Under 20. In Prima squadra approdano gli atleti provenienti sia dal settore giovanile "normale" che dalla formazione in Accademia - accade pure con la Zebre, la franchigia federale di Pro12 che nei comunicati stampa esattamente come la Nazionale,  invade di asterischi le formazioni, ad indicare quanto formino bene a Tirrenia e quanto meritevoli siano quelli che han pensato di investirvi ... nessuno sa quanto.

Raccontato com'è, ora un rapido commento per non lasciarvi "soli" come fan tutti davanti a cifre e fatti.
Primo elemento che salta all'occhio, da noi c'è uno step ogni due: se altrove c'è una squadra Under per ogni anno tipo classi scolastiche, da noi gli si fa fare due anni in uno. Qui dopo la U16 c'è la U18; la cosa è storica, è così in quasi tutti gli sport di squadra (l'antica suddivisione Cadetti, Allievi, Juniores). La cosa più grave è che altrove la squadra Under qualcosa implica che esiste un campionato in cui gareggiano gli Under qualcosa o addirittura due - National e Regional come nel Galles; da noi non è assolutamente detto. Clamoroso è il caso di Tirrenia, iscritta alla serie A invece di creare un sano e utilissimo campionato U20, magari con un paio di "fuori quota" per team.
Esperienze "diradate" e sporadiche, expertise concentrati in alcuni punti di un territorio non solo dieci volte più vasto del Galles ma anche mille volte più densamente popolato, con tutti i problemi di spostamento che ne discendono. Trovar mamme disposte a mandare il loro figliolo Under16 a studiare in collegio anche solo 50 kilometri da casa?! Ma anche i ragazzini stessi: la fidanzatina cheffà?
Non credo che la soluzione sia "infittire" le Accademie Federali; buon senso direbbe, piuttosto si incentivino i vivai dei club locali, facendoli monitorare regolarmente da tecnici - ispettori itineranti (far muovere pochi adulti e non tanti ragazzini) e le Accademie siano dedicate a formare i formatori, con richiami periodici, senza diventare una sorta di "colonia marina" stile Ventennio Fascista. Ah, e facciamoli giocare 'sti ragazzi, creiamo campionati per loro! Invece da noi la diffidenza generalizzata e l'ossessione per il mantenimento del Potere  ad ogni costo, portano a confondere "controllo" e "regole" con "proprietà diretta". E così si emargina il privato, prono a inconfessabili obiettivi di lercio profitto; al suo posto c'è un ... "pubblico" poco pubblico, dai bilanci occulti, dalle pratiche oscure e ricolmo di parenti. Sonnolento e inefficiente quindi, come ogni ministero. 

martedì 7 agosto 2012

Febbre olimpionica

Era partito con il freno a mano tirato. Poi il Team Great Britain ha cominciato a raccogliere medaglie e la febbre è salita. Quando stiamo scrivendo è a quota 40, con 18 ori e 11 argenti e 11 bronzi: alla portata di mano c'è il record di ori per la selezione d'Oltremanica nella sua storia olimpionica. Di Olimpiadi se ne parla ovunque, nelle altre discipline: anche nel rugby, ovviamente. E Paul Vaughan, il boss di England Rugby 2015, accetta la sfida: fatte le dovute differenze con Londra 2012, guarda avanti con ottimismo. Non più 26 sport diversi ma uno solo. Non un'unica base operativa ma un torneo che si snoderà lungo tutta l'isola. Nel frattempo l'organizzazione è al lavoro per raccogliere più sostenitori possibili: "Dobbiamo spiegare alla gente non affezionata come funziona il gioco, quindi dobbiamo creare e trovare modi per condurli nel nostro mondo". Farli diventare nuovi cittadini del pianeta a forma ovale. In questo senso si guarda ai Giochi per l'eredità tanto umana quanto intellettuale che potrà lasciare una volta calato il sipario. 

Non solo tifosi. Ma giocatori, volontari, allenatori: mettere in moto l'intera macchina per i prossimi tre anni. Il lavoro consiste anche nell'inserire lo Stadio Olimpico tra gli impianti da usare. Occorre attendere, capirne il destino, alla luce anche del fatto che dopo le Olimpiadi potrebbe passare nelle mani di un club di calcio e di conseguenza le scelte verranno valutate a partire dalle sue sorti. Del resto è uno stadio progettato in modo innovativo, non "gigantico", studiato per risolvere la mission impossibile di avere una pista di atletica senza compromettere feeling e visibilità del pubblico per gli eventi in mezzo a prato; riutilizzabile quindi non solo per i Mondiali di rugby ma anche per quelli di atletica del 2017. 

Tra una storia e l'altra, non è solo febbre olimpionica ma anche sportiva. C'è chi è pronta a cavalcarla come il popolare tabloid The Sun che ha lanciato la campagna Support sport in our school. Può suonare ironico alle orecchie italiche per come sta conciato lo sport nelle scuole da noi al confronto, ma sta destando molto scalpore la constatazione che il 90% delle medaglie olimpiche inglesi sia prodotto delle public school (le scuole private).
Tra le ultime adesioni quella di Mark Cavendish, lo sprinter che con il basettone Bradley Wiggins ha reso il ciclismo (su strada) argomento hot nel Regno Unito. Uno sforzo culturale (lo sport nelle scuole britanniche c'è ma non uniformemente come constatato) e una bella sfida: secondo i dati rilasciati lo scorso dicembre dal sistema sanitario nazionale, l'obesità tra i ragazzi che finiscono la primary school (10 - 11 anni) è arrivata a quota 19%, mentre nel 2010 era a 18,7. Uno su cinque degli studenti corre il rischio di essere sovrappeso: i livelli più alti si sono registrati nella capitale, quelli più bassi nelle contee del sud. In un periodo di recessione e austerity (il Primo ministro David Cameron nelle scorse settimane ha annunciato che potrebbe durare fino al 2020), dalla NHS ci tengono a far sapere che le malattie legate all'obesità incidono per 5 miliardi di sterline l'anno (6,2 miliardi di euro). 

E se il cicciottello proprio non riuscisse a perdere peso? Tranquillo: c'è il rugby, uno sport per tutte le taglie. 

mercoledì 4 luglio 2012

Le Olimpiadi vanno alla Rugby World Cup. Forse

In attesa di vedere la palla ovale rotolare sui campi di Rio De Janeiro nel 2016, c'è chi si muove per il 2015, l'anno della Rugby World Cup in Inghilterra. Perché per quell'anno ci sarà a disposizione un nuovo impianto, l'Olympic Stadium costruire per i Giochi di Londra ormai alle porte e che tanto ha fatto discutere. La classica domanda che accompagna il post di ogni edizione olimpionica: che ce ne facciamo? Prima le beghe tra il West Ham United e il Tottenham per accaparrarselo, mentre ora il Daily Telegraph fa sapere che la società che gestisce lo stadio ha presentato domanda per essere aggiunto alla lista di quelli a disposizione della RWC. 

La domanda è al vaglio della England Rugby 2015, il board che provvederà all'evento. Phil Vaughn, chief executive della ERC, ha commentato: "Sarebbe bello avere un evento mondiale in una world-class venue". Ci sono dei criteri da valutare (il caso London Welsh d'altronde insegna): uno di questi è che lo stadio sia libero da pubblicità. L'Olympic Park Legacy Company già a febbraio ha ricevuto richieste per l'utilizzo dello stadio dopo le Olimpiadi e dunque bisognerà attendere il responso. Intanto dopo i Giochi lo stadio sarà riconfiguarto, con 60.000 posti a sedere, mentre le connessioni con il sistema di trasporti londinese lo rendono appetibile per i grandi eventi come il Mondiale. 

Nel caso la domanda venisse accolta, secondo il Telegraph si abbandonerebbe l'Emirates Stadium dell'Arsenal, uno dei dodici impianti compresi nel ticket presentato dalla Rugby Football Union per ottenere l'organizzazione della RWC nel 2009. Tra gli altri ci sono Wembley (dove già i Saracens fanno base per i match clou della stagione, come i derby contro gli Harlequins), l'Old Trafford, Newcastle, Anfield, l'Elland Road di Leeds e il Villa Park dell'Aston Villa, a Birmingham. E poi il Millennium Stadium, che dovrebbe ospitare due quarti di finale e una partita della fase a gironi del Galles.  

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