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mercoledì 19 giugno 2013

Dramma e futuro gallese

A dare un'occhiata ai media gallesi in questi giorni, si sa con logico anticipo quali saranno gli argomenti a tenere banco nelle pagine sportive: il tour dei Lions, tutti gli ultimi aggiornamenti a proposito, cos'ha in mente Warren Gatland per il primo Test Match contro l'Australia... Quindi il calendario della Premier League perché nella stagione alle porte saranno due le squadre impegnate nel massimo campionato di calcio d'Oltremanica, il collaudato Swansea e la matricola Cardiff City. E di nuovo B&I Lions. Però da qualche ora c'è dell'altro.

Leggere per credere: "It was a heroic effort, with the extraordinary running ability of Jordan Williams evoking memories of 1970s rugby great Phil Bennett at his glittering best". E' uno dei passaggi che il Western Mail riserva nell'articolo sulla vittoria del Galles nella JWC che si sta disputando in Francia in semifinale contro il Sud Africa per 18-17 e che proietta l'Under 20 (nella foto la terza linea Ellis Jenkins) in finale contro i pari età dell'Inghilterra, capace di domare la Nuova Zelanda per 33-21. Appuntamento a Vannes, Bretagna, domenica sera per la finale. 

Solo nello scorso week-end, lontano dai lidi australi, era in atto in grave dramma dopo la sconfitta della nazionale maggiore in Estremo Oriente, quel 23-8 rifilato dal Giappone ad una formazione certo priva dei suoi elementi preziosi, ma che nello stesso tempo puntava su nuovi innesti chiamati a dimostrare di valere una considerazione dai piani alti. Nomi noti, intendiamoci: a comandare il gruppo la seconda linea Bradley Davies, Dan Biggar all'apertura con Lloyd Williams compagno in cabina di regia. Quindi tra i trequarti Liam ed Owen Williams, il ritorno di Tom Prydie, Craig Mitchell in panchina per gli avanti, così come Andrew Coombs e ancora Tavis Knoyle e Rhys Patchell, che conosciamo ormai anche a queste latitudini attraverso il Pro12 - e molti di loro sono stati chiamati in nazionale nel corso della gestione Gatland. 

Graham Price, ex pilone con 41 caps con la maglia dei dragoni tra il 1975 e il 1983, uno dei volti della Golden Age del rugby gallese, appreso quanto successo in Giappone, così se n'è uscito: "Ciò che l'agenzia di confine dovrebbe fare è di rifiutare il loro rientro in Gran Bretagna. Ti aspetteresti che le nostre regioni battano il Giappone, anche se il Galles fosse senza un gran numero di giocatori, siamo i campioni europei. Mi ricordo quando nel 1975 vincemmo con uno scarto di più di 50 punti e nessuno dei loro si presentò alla cena dopo il match. Il presidente giapponese ci disse che li aveva spediti a casa in maniera disonorevole e  così mi sento oggi. Andiamo! Siamo i campioni europei e non accadrebbe di vedere una Nuova Zelanda con le proprie terze linee perdere contro il Giappone". 

Tra gli Under 20 gallesi risalta Rhodri Williams, il mediano degli Scarlets classe '93 che già nel corso del campionato celtico 2011/12 aveva collezionato 19 presenze, debuttando pure in Heineken Cup nella vittoria sul Castres e venendo riproposto contro i Northamptons Saints. Quanto al Jordan Williams menzionato nell'articolo, vi avevamo avvisato a tempo debito e questa volta abbiamo anche le immagini per testimoniare che è uno a cui piace correre per il campo. 

sabato 7 luglio 2012

Leoni a tutto campo

C'è ormai da una parte la corsa alla presidenza della Federazione italiana rugby, dall'altra quella alla prossima stagione che scatterà a settembre. A Treviso le macchine sono in moto e a pieno ritmo: il presidente Amerino Zatta per le faccende istituzionali, coach Franco Smith e il resto dello staff tecnico per la preparazione atletica che prende il via lunedì 9 luglio. 

Nel frattempo, ai Leoni della Marca si uniscono quelli di Viadana: il presidente Silvano Melegari, intervistato dalla Gazzetta di Mantova, fa il proprio endorsement per il programma già divulgato da Zatta il giorno dopo la sua "discesa in campo", anche se pare più un piuttosto che Dondi & Seguaci meglio piuttosto, che una adesione al 100%: "E’ molto positivo che il Veneto sia compatto con Zatta. Viadana condivide il progetto di Zatta: l’ho sentito appena ha ufficializzato la candidatura e gli ho fatto le congratulazioni e un grosso in bocca al lupo. Anche Amore ha un bel programma che condivido in molte cose. Spero che lui e Zatta diano filo da torcere a Gavazzi perché c’è bisogno di un rinnovamento radicale sotto tutti i punti di vista. Basta guardare la scelta celtica che è stata importante ma che poi è stata troncata nella maniera che conosciamo tutti. In più ora c’è conflitto di interesse: Treviso dovrà competere contro una franchigia federale. E poi i risultati internazionali negativi sono sotto gli occhi di tutti, con le Accademie che, chiaramente, non funzionano". In riva al Po brucia ancora la fine degli Aironi, che ha comunque coinciso con un ritrovato entusiasmo per la vecchia società giallonera che si presenterà ai blocchi di partenza dell'Eccellenza

Tornando al campo - poi negli anni successivi tratterà di capire quale, se quello del Pro12 o altro, dipenderà dall'esito delle elezioni -, la Benetton ha presentato ufficialmente il roster per il 2012/2013 e annessi nuovi arrivati. Tutto o quasi come anticipato: a partire da James Ambrosini, l'apertura classe 1991 da Brisbane cresciuto nei Queensland Reds, genitori di origini italiane (da Chieti). Altro arrivo di rilievo dall'Emisfero Sud è Dean Budd, terza linea neozelandese classe '86, all'occorrenza gioca anche seconda, due stagioni fa è stato l'avanti più prolifico di mete nell'NPC con il Northland, accedendo quindi ai Blues in Super Rugby, poi s'è spostato in Giappone. Torna Simone Favaro dopo l'esperienza celtica con gli Aironi e con lui Marco Fuser e Luca Morisi che hanno già indossato la maglia biancoverde in qualità di permit player. Giovanni Maistri (da Calvisano), Angelo Esposito e Michele Campagnaro sono le forze fresche sui quali punteranno nella Marca: tallonatore il primo, trequarti gli altri due. In arrivo dai defunti Aironi due elementi di qualità, il pilone Alberto De Marchi e l'ala Azzurra Giulio Toniolatti, all'occorrenza anche mediano.
Treviso pesca in Sud Africa:  Gideon detto Doppies La Grange, scuola Lions, titolare fisso in Currie Cup e in SuperRugby fino alla stagione scorsa, ora un po' oscurato da giovani del calibro di Taute, è un centro classe '81 che può giocare anche come mediano di mischia. A proposito di soprannomi, Doppies vuol dire bossolo. C'è pure l'isolano di prammatica, via Francia: Christian Loamanu, tongano di 188 cm per 106 chili, utility back, arriva dal Tolone dove si è trovato chiuso da Bastareaud e Smith dopo una prima stagione brillante, ha conquistato 16 cap con la nazionale giapponese (era in Francia per la Rugby World Cup 2007).
Infine viene rivelato il nome del pilone straniero, quello che i bene informati eran strasicuri fosse Jannie DuPlessis, l'avevan pure visto a spasso in Piazza dei Signori a Treviso. Invece è Jacobus "Bees" Roux, massiccio ex Blue Bulls con esperienze europee a Clermont e Bordeaux.
Tra le conferme troviamo anche Alberto di Bernardo che nelle anticipazioni era dato come rilasciato dal club della Marca. Forse è stato tenuto per coprire il mancato accordo con un altro primo centro/apertura argentino dal Championship inglese, rientrato invece in patria.
Un paio di mesi fa scrivevamo sulla base delle anticipazioni e lo confermiamo ora in sede consuntiva, dove si può firmare per approvare questa campagna acquisti, che porta la rosa da gestire a 42 elementi, un ulteriore salto organizzativo per il club trevigiano, che dimostra di volesr sempre più fare sul serio.

martedì 29 maggio 2012

Back (row) in action

E' forse un vizio o meglio un'inclinazione dovuta al passato per nulla degno di nota in quel reparto e poi perché tra i fondamentali dello sport in questione c'è certamente il passaggio all'indietro, ma ai ragazzini è bene insegnare da subito come si porta un vero placcaggio. Tant'è, nel corso dell'annata rugbistica che alle latitudini boreali va ormai concludendosi (resta aperto il Tp14, mentre ci si appresta alle trasferte delle nazionali nell'emisfero australe), alla voce back row si sono segnalati nomi nuovi o quantomeno si sono consolidati. Interessa da vicino pure gli azzurri, tra Alessandro ZanniRobert Barbieri e Nicola Cattina che nei defunti Aironi non si è fatto levare il posto da Mauro Bergamasco, uno dei tornati in patria per necessità (contratto con lo Stade non rinnovato) e sistemato alfine su indicazione della Fir. C'è stato il convincente ritorno sul campo di Simone Favaro dopo i mesi trascorsi a rimettersi in forma e a fare i conti con l'ennesimo infortunio. Di Sergio Parisse già si sa, all'estero oramai lo mettono nel targert degli avversari da innervosire e porre sotto pressione quando c'è da affrontare l'Italia - con buona pace di qualcuno, gli irlandesi sono in assoluto i migliori a escogitare piani in tal senso. 

Dando un'occhiata Oltremanica dove da pochi giorni si sono conclusi Premier e Pro12, ecco una veloce lista che comprende Chris Robshaw, Ben Morgan, Toby Faletau e Sam Warburton. Due inglesi: Robshaw è il capitano degli Harlequins e dell'Inghilterra di Stuart Lancaster, mentre Morgan nel 2012/13 vestirà i colori del Gloucester dopo diverse stagioni agli Scarlets e proseguirà - glielo auguriamo sinceramente - a fare a sportellate con la nazionale inglese. Warburton guida la truppa di Warren Gatland nonostante gli inconvenienti: da quel rosso beccato in semifinale di RWC contro la Francia alla serie di guai fisici che in certi frangenti lo hanno costretto ad accomodarsi in panchina durante il 6 Nations - no problem, sull'altro lato della mischia c'è Dan Lydiate. Faletau, se valesse il senno del poi, sarebbe la causa logica per la quale il conteso Morgan ha optato per l'Inghilterra: in realtà sono decollati in contemporanea al Mondiale. La scelta col cuore dell'inglese è in effetti anche un po' di cervello: il rugby inglese ama ancora gli skipper massicci, alla Thomas Waldrom.
Volando nell'Irlanda di Jamie Heaslip e Stephen Ferris, si segnala Shane Jennings del Leinster: non per rendere omaggio alla squadra campione d'Europa per due volta di fila, ma perché il ragazzo a 31 anni sta attraversando un interessante momento di forma e mostrato abilità complete. Domenica, nella finale di Pro12 persa contro gli Ospreys, ha sguainato il piede destro e messo in luce competenze balistiche mica male. Più giovane di lui è David Denton, classe 90, gregario di quell'Edimburgo che è corsa fino alle semifinali di Heineken Cup facendo lo scalpo al Tolosa ai quarti e utilizzato sia come terza che come seconda linea nella Scozia di coach Andy Robinson

Esplosività nelle gambe, total rugby, abilità e rapidità nel passaggio e nell'off load, mani educate: alle terze linee non è richiesto solamente di placcare bene e placcare duro, di andare a caccia di ovali nelle ruck. Ripassando nella memoria alcuni incontri visti di recente, si sdoppiano: o si vedono guerreggiare nell'area del breakdown o al largo, trequarti aggiunti, ma proprio al largo, dove assicurare accelerate e sfruttando l'ipotesi dei missmatch con avversari più gracili (ipotesi remote, piuttosto si confida nella scarsa inclinazione alla fase difensiva). E' accaduto con Robshaw contro i Tigers e con Ferris in finale di HCup, con esiti diversi: tenuti lontani dalle fasi di contesa perché non fossero assorbiti e gli venisse quindi impedito di dare apporto nel gioco allargato. E abilità nel finalizzare sotto porta, alla Nick Williams. L'anno prossimo le isole britanniche vanno in Australia per il tour dei Lions: any suggestions?

domenica 27 maggio 2012

Gli Ospreys riportano Leinster a terra

RaboDirect PRO12 final - Dublin
Leinster 30 - 31 Ospreys 

Il volto in tribuna di Cian Healey e quello a bordo campo di Leo Cullen sono gli scatti perfetti della finale di Pro12 disputata oggi pomeriggio a Dublino: quello sorpreso del pilone tenuto a riposo e quello stravolto della seconda linea, capitano del Leinster fresco vincitore di Heineken Cup e nient'altro. E poi c'è Shane Williams, il folletto alla sua ultima partita non solo con la maglia degli Ospreys, ma propriamente con gli scarpini al piede: li appende al muro, non senza essersi prima goduto il successo per 31-30, giunto negli ultimi minuti di gara grazie alla sua seconda meta di giornata, o meglio mettendo Dan Biggar, altro eroe di giornata, nella condizione di poter chiudere il conto col minimo scarto e sapore di beffa. Vincono i gallesi, mentre la squadra irlandese sbatte contro la terribile realtà che. se qualcuno può riuscire nel back-to-back, è invece pressoché impossibile realizzare un double e quel Leinster multi opzioni tanto da posizionarsi idealmente in un'orbita superiore a quella terrestre, ora lo sa bene. 

Accade di tutto negli ottanta minuti baciati dal sole al Royal Dublin Society. Accade che i padroni di casa gestiscano l'incontro per lunghi tratti, che si giunga a pensare che ormai è finita, basterebbe giusto il piede di Jonathan Sexton per mettere definitivamente la firma sulla pratica. Ed invece non è così. Leinster all'assalto nei primi minuti, muove palla a più non posso e risale il campo, anche dai propri 22 ma se Sexton sbaglia dalla piazzola dopo due giri di lancette, Dan Biggar al contrario apre le danze al 9'. Cullen si ritrova a terra per un colpo portatogli dal dirimpettaio Ian Evans. All'11' è 3-3, il ritmo rimane alto, specie per volontà della squadra di coach Schmidt, gli Ospreys provano a rallentarlo nelle ruck dove però vigila l'occhio dell'arbitro francese Romain Poite che usa un metro diverso da quello celtico solito, più lasco su certe cose e inflessibile su altre, al quale avrà più difficoltà ad adattasi la squadra di casa. Un aspetto "british" resta comunque: l'arbitro richiama i capitani richiedendo, in linea col "this is not soccer", che comunichino ai loro teammates di smetterla di rivolgergli lamentele, indicazioni e richieste.
Isa Nacewa, uno dei più concreti e determinati in campo, rompe la barriera a metà campo, quindi serve il tallonatore Sean Cronin e quando sembra fatta, Rhys Webb recupera l'ovale ed evita il peggio. Lo stesso mediano gallese partecipa al quasi micidiale contropiede acceso dall'intercetto di Andrew Bishop al 19': il centro cavalca verso l'area di meta avversaria, serve il compagno che compie due passi verso l'interno ed esita una frazione di secondo, quanto basta per venir steso sulla linea dei 5 metri dal recupero difensivo; per evitare guai peggiori Leinster si rifugia in un fallo professionale che consente a Biggar di segnare il 6-3. 

Passato lo spavento, il momentum si ribalta: Nacewa va a riprendersi l'ovale gestito a fatica dalla mischia di Swansea davanti ai propri 22, Fergus McFadden serve Brian O'Driscoll sempre brillante e difficile da fermare; con il suo movimento assorbe le due guardie davanti a lui e serve il dinamico Cronin, miglioratissimo dai tempi non lontani del Connacht, che arriva in fondo per il 10-6.
Gli Ospreys faticano ad imbastire azioni offensive seriamente pericolose, se non fosse che possono contare su un paio di individui determinati a disturbare la festa: Biggar e S.Williams, che indossa i panni di utility back e anche di mediano all'occorrenza. Intanto il nr.1 Paul James si vendica della mischia precedente e i gallesi accorciano al 33'. Ma sul drop di ripartenza Sexton e Nacewa s'intendono a meraviglia, il pallone viene spedito sulla fascia dove l'ala arriva ad agguantarlo prima del dirimpettaio, il 19enne sudafricano statunitense di passaporto Hanno Dirksen e mentre il resto dei gallesi pascola tranquillo in tutt'altre parti del campo, l'ala può segnare indisturbato  la seconda meta irlandese. Se nel calcio - si dice - bastano tre passaggi per arrivare in porta, a rugby ancora meno. E' una meta da polli, da Under16, una di quelle che baca il cervello e spacca le partite.

E' il 17-9 con il quale si va negli spogliatoi, anche se mancano cinque minuti più lungo extra time alla fine del primo tempo, trascorso sulla linea dei 5 metri dei padroni di casa, di mischia in mischia: costano il giallo al Blu Heinke van der Merwe che trascina a terra Adam Jones: non si lega come dovrebbe, tiene la testa di traverso prima dell'ingaggio, insomma di tutto. La tensione tra i due pack sale, il giudice di gara chiama a rapporto Cullen avvertendolo che se continuano così potrebbe ammonire qualcun'altro. Alun-Wyn Jones da parte sua vorrebbe la meta tecnica ma a termini di regolamento la richiesta non regge, dal momento che la mischia gallese non avanza. Anzi, all'ennesimo raffronto crolla, Poite ha finalmente la possibilità di uscire da quel cul de sac e stavolta è davvero intervallo. 

Gli ultimi quaranta minuti dalla stagione sono un condensato unico di emozioni. La reazione degli Ospreys è immediata, si riversano nella metà campo irlandese, tengono pigiato sull'acceleratore e innestano la marcia più alta con un paio di off load che mandano in meta al 42' il 22enne centro Ashley Beck per il 17-16. I padroni di casa non si scompongono, Sexton rimedia due minuti più tardi al piede mentre Cullen cede il posto a Brad Thorn, alla caccia di un titolo che ancora manca al suo impressionante palmares. Nacewa la scampa su un  intervento pericoloso ai danni di Dirksen, Sexton al contrario non lascia scampo appena ne ha l'occasione, le prese al collo sono popolari tra i trequarti Irish. Il Leinster si porta a +7 e il colpo del ko danza nell'aria ancora una volta: l'estremo Richard Fussell perde palla, Jamie Heaslip lancia il contrattacco, Nacewa viene spinto in rimessa all'altezza della bandierina da Webb che batte veloce la rimessa senza assicurarsi che i compagni se ne accorgano e ci si ritrova con una mischia per i padroni di casa sui 5 metri, che però collassa. 

Si entra nell'ultimo quarto, Kahn Fotuali'i entra in mediana tra gli Ospreys. E comincia lo show di Williams: Evans e A-W Jones combinano in campo aperto, Fussell si inserisce e serve l'ala che corre lungo la linea laterale e marca nell'angolo, resistendo al solito placcaggio alto (vedi foto). Biggar non converte per il pareggio ma è comunque 23-21. Il pubblico chiede la reazione dei suoi beniamini che puntuale arriva al 61', con una maul che crolla nei 22, l'ovale rimbalza sul terreno senza che nessuno dei gallesi si fiondi ad acciuffarlo e così Nacewa, sempre Nacewa, si allunga nell'area di meta per il 30-21. 
Questa volta i titoli di coda spingono per scorrere, ma manca ancora troppo. E manca un'eternità dopo il giallo al 72' all'anziano neozelandese Nathan White, entrato nel primo tempo per l'acciaccato Mike Ross (due gialli ai piloni del Leinster): Biggar ne segna altri tre su indicazione del capitano A-W Jones che preferisce i pali ad un nuovo confronto in mischia ordinata. Leinster non ne ha più e quando a cinque dalla fine viene fatta crollare una maul gallese, il dramma si compie: rimessa nei 22, la terza linea entra in azione (l'inglese Joe Bearman , il 22enne Justin Tipuric e l'antico capitano dei Dragoni Ryan Jones), quindi si va al largo dove Shane Williams si inserisce tra i due centri e punta nuovamente all'angolo, per marcare doppietta al 77', confermata anche questa nel giro di pochi secondi dall'impeccabile TMO De'Sanctis. Il piede di Biggar non tradisce, è il primo e definitivo sorpasso che provoca le espressioni dei volti descritte all'inizio. 
Ciò che rimane ai campioni d'Europa va in mostra negli ultimi scampoli, trascinati dai Gordon D'Arcy, O'Driscoll e Rob Kearney, ma gli Ospreys primo non commettono infrazioni, secondo reggono all'urto e recuperano al fine l'ovale, non appena gli avversari erano entrati in zona drop ma mancava il sostegno. E la gioia del gruppo di tifosi giunto da Swansea risuona in un RDS ammutolito.  

Facce e personaggi. Farewell Shane: Williams lascia da campione, il modo migliore per salutare e ringraziare: dopo l'addio al Galles, si è dedicato esclusivamente alla franchigia, invitando i giovani talenti a non abbandonare la patria. Un lavoro iniziato dallo staff degli Ospreys come di tutte le altre franchigie gallesi, che fa di necessità virtù: hanno avviato un ringiovanimento della rosa che dovrà continuare nelle prossime stagioni, dato che la fuoriuscita degli antesignani Mike Phillips e James Hook sarà quest'anno seguita da quelle di Huw Bennet, Paul James, Nikki Walker, Tommy Bowe e diversi altri; non solo, di cash per portar campioni a Swansea non ce n'è. Per lunghi tratti della partita difatti, tra i Gweilch sembrava prevalere la rassegnazione, un clima da smobilitazione appunto, non fosse stato per il pack e le redini dell'esempio, saldamente in mano al Folletto e al giovane Biggar. Il prossimo futuro dirà se questa vittoria sia il commiato di una generazione di campioni al quarto titolo celtico dal 2005, o se potrà essere il viatico perfetto per le nuove generazioni in cantiere - i Tipuric, i Beck, i Dirksen, lo stesso Biggar -  come sostiene coach Steve Tandy.
Quanto ai campioni d'Europa, sulle facce è incredulo sconcerto, "WTF" come si dice in Rete più che dolore per la inopinata sconfitta, quand'era solo da far festa davanti al proprio pubblico; la stagione resta per i Dubliners ampiamente vincente ma è storia simile a uno schitto di piccione sul vestito buono all'uscita della Messa, come dice un mio amico. Prendiamo a simbolo un "mercenario", lo spilungone Thorn: per una volta non si ritrova con la medaglia da vittorioso, alla collezione (Webb-Ellis Cup, Super XVHCup solo per restare sul versante Union) manca un campionato europeo. Anche lui è umano, come il resto del Leinster, riportato sulla Terra dalla resilience gallese. 

sabato 26 maggio 2012

Forget the ladyboys: Leinster are the darlings of Europe

Ospitiamo l'opinione di Sean Farrell, giornalista del sito irlandese The Score in vista della finale di domani di Pro12 tra il Leinster e gli Ospreys: un'analisi della squadra di Dublino, che settimana scorsa si è riconfermata campione d'Europa, dalla piattaforma costruita da coach Cheika all'arrivo del neozelandese  Schmidt. Buona lettura

They have sealed back to back Heineken Cups. They are on the verge of an unprecedented double. Yet it doesn't seem long ago since Leinster Rugby was a laughing stock. 
When Leicester Tigers and Wasps were winning (respectively) consecutive Heineken Cups and a double, Leinster were floating conspicuously beneath the necessary standard. 
The giants of English rugby powered their way to titles, mercilessly arm-wrestling opponents into submission and following big ball carriers into contact. Leinster, were floundering, bereft of consistency and all too easily found out when up against a team eager to make the game a dogfight. 
These days, Ireland's eastern province are the darlings of Europe, but they employ a more artistic approach to dominance, this is total rugby. 

When they were labelled as 'ladyboys' for failing to match-up to the Munster machismo, they had plenty going for them behind the scrum, but it took Rocky Elsom - along with the return from Leicester of Shane Jennings and Leo Cullen - to lay a platform. 
Former coach, Michael Cheika, devoted the bestyears of his life to setting that base. By the time he seen off Harlequins in a dour quarter final (now known only as Bloodgate) people began to recognise more substance inside those royal blue jerseys. 
A year after a first Heineken Cup in the bag, Brian O'Driscoll welcomed in Joe Schmidt. A match made in heaven. O'Driscoll may not have officially held the province's captaincy for some time, but he has and will always be a leader of any team he plays in - in Leinster, he is a cult figure. 
What Schmidt gives, and O'Driscoll enforces, at Leinster is focus. Many managers and coaches across various codes speak in terms of 'one game at a time' but this Kiwi lives it. Week after week he will laugh off questions about an upcoming bout with Munster or a Heineken Cup fixture and reply 'well we're fully concentrated on facing the Dragons'. 
It doesn't make for an interesting story, but spread across a season, or two, it's a fascinating trend. Schmidt will, of course, resist playing many of his first team in a Pro12 game in the weeks around a European tie, but he has helped himself do this by creating the most competitive squad in the league. 

For Sunday's Pro12 final, many feel he could make around five changes to the side which recorded a record victory in the Heineken Cup final, without weakening the team. But he has only made four. 
Close to 50 players have worn the Leinster jersey this season, and thanks to Schmidt's insistence on getting the basics right every time, they grind out the hard yards and seek to entertain no matter what the names on the team sheet are. 
Every Monday (after a Friday fixture) or Tuesday morning the video analysts pull up players on what they can do better. Since his arrival from Clermont, Schmidt's mantra has been continuous improvement. 
Yesterday, whilst deflecting away questions about the prospect of him joining the Auckland Blues, Schmidt denied that Leinster 2012 was an improved team from 2011. "We've just got three areas identified for improvement going in against Ospreys.
It may not make for entertaining reading, but it amounts to incredible rugby. Those of us without an allegiance to Leinster think of Ireland and whether we would be better off with Schmidt at the helm than Declan Kidney. Though both are employed by the same organisation, we are dreaming. 

Schmidt will leave Leinster once he sees out his three-year contract. He will be welcomed home to Auckland like the prodigal son. And if NZ Rugby have any wits about them, he'll be coaching the All Blacks before 2016. He has moulded a once erratic province into their image. 
We're lucky to be in his presence, but there is no magic involved in Schmidt's method: only hard work, attention to detail and an absolute refusal to accept 'ok' when brilliant, great and the best ever are all achievable standards.


@SeanFarrell_12

lunedì 21 maggio 2012

Querelle Aironi, giunse comunicazione - e nome dell' "assassino"

La Fir ha dunque riferito al board celtico ed ecco che oggi è arrivato il comunicato che racconta quanto ha stabilito il consiglio federale di sabato pomeriggio, riunitosi in quel di Parma, per ciò che concerne gli Aironi che nel frattempo, al di là delle ufficialità, sono rimasti stecchiti nel campo. Nel testo si legge che "è stata presentata, da parte della commissione composta dal vice-presidente vicario Nino Saccà, dal consigliere federale Luigi Torretti e dal direttore amministrativo della FIR Giorgio Grenti, la relazione effettuata sulla base dei documenti presentati dalla Società Rugby Viadana per l’ottenimento della licenza di partecipazione al RaboDirect PRO12 per le stagioni 2012/13 e 2013/14 per una Società di nuova costituzione. Presto atto della relazione, il Consiglio ha proceduto alla votazione per l’accoglimento o il respingimento della candidatura. All’unanimità, su raccomandazione della commissione, la candidatura è stata respinta per insostenibilità economico-finanziaria". 
Manca quindi, secondo la commissione che valutato il tutto, una base economica dalla quale partire, a fronte evidentemente anche del defilarsi di Colorno a poche ore dalla sentenza per migrare in direzione Crociati, secondo quanto aggiungono i soliti ben informati. Cosa accadrà nel prossimo futuro? "Il Consiglio, confermando la precedente delibera, ha pertanto disposto di partecipare provvisoriamente con una franchigia a controllo federale al fine di garantire le obbligazioni assunte nei confronti del Rabodirect PRO12. Ulteriori dettagli sulla nuova squadra verranno resi noti in un secondo momento". La saga a puntate prosegue, pare di essere di fronte ai gialli a puntate che i quotidiani pubblicano d'estate o ai romanzi in appendice di inizio secolo - passato. 

Si procede verso una franchigia "a controllo federale", ma interessa soprattutto quel "provvisoriamente": nel senso che la Fir si occuperà di inaugurarla per poi cederla a terzi? Agli stessi che accuratamente si sono ben guardati dall'avanzare una proposta alternativa a quella di Viadana? Invece quel "provvisoriamente" era proprio provvisorio, nel senso che nella versione rivista e corretta del comunicato è stato levato. Modificati i fattori, il risultato a questo punto cambia. Ci sono infine dei patti da mantenere con i celtici, "ulteriori dettagli" in un secondo momento. Stupirebbe, a tal punto, se i federali non avessero già predisposto un piano: siamo a fine maggio, il tempo stringe, i giocatori sono radunati a tra Orzinuovi e Soncino per la preparazione in vista del tour estivo in America, agosto arriva presto. Lo staff tecnico c'è, mancherebbe tutto il resto, ma il condizionale più che d'obbligo è pro forma. Considerazioni teoriche, capace che ci scappi il mandato imperativo per gli atleti di firmare per la nuova società.
Rumors suggeriscono l'ipotesi che lo stadio società in fieri potrebbe essere di nuovo lo Zaffanella, alla luce degli investimenti fatti dalla Regione Lombardia per l'ammodernamento e l'ampliamento. Chissà come l'accoglieranno i sostenitori di lì che non hanno certo manifestato apprezzamenti per le decisioni della federazione ("Silvano non mollare!", recitava lo striscione un paio di mesi fa e Melegari ha dichiarato che è stufo di essere preso in giro e si è chiamato fuori). 
Continua...

Dal melodramma all'operetta - by Abr
Sposto qui una sintesi dell'update apparso sul post precedente, per coerenza di tempo, di luogo e di azione (i canoni aristotelici della narrazione cascano a fagiuolo). Adesso lentamente e in ordine sparso ci stanno arrivando tutti, ma era lampante come il flash di un fotografo: già domenica sera era emerso il nome "dell'assassino".

Dondi alla fine l'ha trovato il numero di cellulare dei Celti, per cui è arrivata l'ufficializzazione Fir alle ore 16.45 del lunedì. Tutto il Consiglio ha votato compatto l'esclusione del Viadana. Si va quindi alla "franchigia a controllo federale". Si ma, il Viadana non lo sarebbe stato, sotto controllo, con lo staff nominato e tutto il resto?
La vera notizia non è difatti questa trita, sta nascosta in un avverbio sparito nottetempo (nella versione di ieri c'era, non l'ho visto solo io; in quella di oggi non c'è più): il controllo federale sarà attivo solo "provvisoriamente". Nuovi Soci privati che per qualche motivo non hanno "manifestato interesse" al bando come ha fatto Viadana, sono quindi in arrivo: è un auspicio o una certezza?

La soluzione la offre a stretto giro di posta Alfredo Gavazzi, anima del Rugby Calvisano e vicepresidente Fir: dopo aver derubricato la candidatura del Viadana a "pasticcio", afferma senza reticenze: "Preferisco starne fuori per adesso, che non dicano che mi faccio la franchigia coi soldi della federazione". Ah ecco, excusatio non petita. Il piano a questo punto si palesa: lasciar decantare nell'estate, intanto la Fir ci mette i soldi e la moral suasion coi giocatori, pubblica opinione e Celti, poi la cittadina bresciana si prenderà quanto aveva dovuto rinunciare, con perdite, due anni prima. Facendo la figura del salvatore della patria, rispetto ai "pasticcioni". Giochini a somma zero: se Viadana reclamava contributi-salvezza federali in nome dei favori resi, Calvisano subentrerà con le mani pulite, ad aiuto federale già versato e a situazione contratti e tagli già sistemata. Non male.

Il referente del Calvisano, che si comporta da "uomo forte Fir" (parla delle decisioni prese usando la prima persona plurale: abbiamo, possiamo, crediamo), aveva già in precedenza offerto alla franchigia federale vitto e alloggio, ma non ha il campo adatto alla Celtic. Visto che la Regione Lombardia insiste, come spiega il Socio si potrebbe usare lo Zaffanella e magari anche le facilities del Lavadera Village. Dopotutto stanno una cinquantina di km da Calvisano e ci vuol meno tempo che da Milano ad Appiano Gentile.
Chissene se i tifosi rivieraschi fossero un attimino sconcertati: il rugby mica sarà uno sport identitario con colori in cui riconoscersi e tifare, SE NON quando risuoni l'Inno di Mameli. Del resto Dondi dixit: siamo in Celtic per sviluppare giocatori della Nazionale e non per altro (vincere? Sia mai: ingenera gelosie). I tifosi se ne faranno una ragione, altrimenti peggio per loro.
All'uopo e per organizzare tutta la complessa transizione (e transazione), si legge che Dondi in person avrebbe contattato qualche dirigente del Viadana - Melegari no, ne ha avuto abbastanza, non risponde più alle sue chiamate. Posso dire che se fosse vero, uno con una faccia così c'è solo da ammirarlo?
Se tutto 'sto minuetto mirasse a instaurare il precedente che l'ultima classificata tra le franchigie italo-celtiche, ogni stagione o paio d'anni se la dovesse vedere con le "credenziali" della vincitrice dell'Eccellenza, beh basterebbe esplicitarlo e potrebbe anche essere cosa invero interessante. Inguaribili, romantici ottimisti che siamo.

Per intanto a Viadana è "rompete le righe, si salvi chi può": Mauro Bergamasco si sistema alla Polizia di Stato (Fiamme Oro, gloriose quand'erano a Padova), Quintin Geldenhuys è in pole position nella massa che s'offre a Treviso e Masi dovrebbe far vedere le carte - è vero o no che ha proposte da mezzo Mondo? Quanto a Canale, che non ha posto a Clermont e inizialmente pensava di rientrare, meglio accetti l'offerta del Lione in ProD2, prima che ci ripensino.

giovedì 17 maggio 2012

Placido scorre il grande fiume in attesa del sabato

Almeno sabato si saprà qualcosa di definitivo, dal consiglio federale che ovviamente si terrà a Parma ed è il luogo più indicato, quello del delitto. In mezzo scorre il fiume Po, su una sponda Colorno con la sua elegante reggia e dall'altra Viadana, con gli Aironi che migrano proprio nella parte di anno a loro più congeniale: al taglio del fieno, il cosiddetto maggengo, loro spuntano o meglio puntano i prati in cerca di cibo. Pareva tutto pronto per la conferma che la stagione di Pro12 2012/2013 avrebbe visto assieme alla Benetton Treviso una "nuova" realtà a cavallo del placido grande fiume, la F.I.N.O. (Franchigia Italiana del Nord Ovest) altrimenti detta Aironi 2, dato che avrebbe rilevato dai precedenti e defunti Aironi i diritti, tra cui il marchio - e quindi colori, nome, logo etc.etc. - ma NON impegni e doveri: tra i quali la testa di coach Rowland Phillips, che elegantemente ha dato le dimissioni pur avendo un contratto rinnovato in mano, ma anche tutti i nominativi a roster con contratto in corso di validità.
Invece nelle terre del melodramma verdiano, arriva l'ennesimo colpo di scena: il Colorno, ultimo rimasto d'Oltre Po a fianco del Viadana, annuncia a sorpresa che si sgancia dalla franchigia,  i sussurri si inseguono. 


Stefano Cantoni, vice presidente degli Aironi e leader della società parmense, ha difatti dichiarato: "siamo una piccola società e siamo andati oltre il nostro compito". Il progetto iniziale di franchigia è venuto meno, gli altri soci di Parma e Noceto avevano fatto i bagagli la scorsa stagione e, rivela Cantoni alla Gazzetta di Mantova, la scelta di lasciar perdere è maturata dalla fine del 2011. Colorno non ha le risorse per gestire due fronti, ha deciso di starsene sulla sua riva e guardare a Parma, partecipando alla ricostruzione dei Crociati in Eccellenza (dopo gli Aironi 2 arrivano anche i Crociati 2: benvenuti nell'era del riciclo). A proposito di Parma, s'era sentita dire anche la possibilità che la federazione chiedesse per le partite della nuova franchigia federale, quando era appena stata annunciata la revoca della licenza agli Aironi, il Tardini: progetto ambizioso che si scontra regolarmente con le gelosie e le paure montate ad arte dei calciofili, sui danni al prato - vedi storia della Nazionale sfrattata dall'Olimpico di Torino, dov'era previsto il test contro Tonga.

Il presidente di Viadana Silvano Melegari pare cadere dalle nuvole: "Sono stupito dall'indisponibilità di Colorno, perché è un anno e mezzo che andiamo avanti in due", ha dichiarato. C'è piuttosto da essere stupiti dalla tempistica: se Cantoni aveva deciso sin dalla fine 2011 che non valeva più la pena, avrebbe ben potuto defilarsi prima che i mantovani presentassero un progetto che li includeva. Non crediamo che il peso economico nell'iniziativa del Colorno fosse rilevante (5-10 percento, forse 20% per via del ridimensionamento?), ma tutto fa brodo in un progetto che sta in piedi a furia di tagli. In questa ottica, lo sfilarsi somiglia molto alla classica scusa che casca a fagiuolo. E' un ulteriore tassello di una solfa che pare cambiata rispetto a una settimana prima: una serie di rumors su debiti e scazzi con atleti, minacce di abbandono e trasferimento, con avvallo del nuovo sindacato che li rappresenta e che ha avanzato "suggerimenti" su come spalmare il preventivato e necessario risparmio del 30% sul fronte salari, la voce di spesa più grossa per una entità sportiva Pro. Suggerendo altresì alla Fir di non restituire le fidejussioni personali di Melegari, fin che tutti avranno ottenuto quanto pattuito.
Qui per inciso torna alla mente la battuta con la quale Phillips, allenatore preparato ed esigente, gradito più sugli spalti che nello spogliatoio, aveva salutato dopo gli Ospreys, per il quale c'era gente - "fucking" - che scendeva in campo solo per tirare la paga e campà, non per migliorarsi e aiutare il resto della squadra.

Dunque, sabato ci sarà un verdetto e Melegari lo attenderà conscio del rischio di implosione del progetto "Aironi fase due". Ne fa cenno sin da marzo, quando celebrando la vittoria sul Munster, si lasciò sfuggire che c'era in serbo qualcosa che "voi giornalisti non avete indovinato". Qualche settimana più tardi l'orgoglio di Viadana si ascoltava nel commento di alcuni conoscitori dei fatti - si dice così in questi casi - che ci scherzavano sopra: "E se l'anno prossimo all'airone mettessimo una bella cresta da leone giallo-nera?". Il simbolo del Viadana Rugby: realtà autoctona alla Trevigiana, libera da vincoli con Soci riottosi e anche dalle mire della Federugby? Il conteggio dei soldi non lo permetteva: s'è rivelato alla fine un arzigogolo legale, per consentire il taglio degli stipendi e ottenere l'obliquo sostegno della Fir, che non voleva/poteva più accollarsi come invece garantito, certi contratti di giocatori azzurri rientrati dall'estero su spinta Federale, tutti guarda caso a Viadana.

Dopo il primo colpo di scena del ritiro della licenza agli Aironi -  che ora col senno di poi pare mossa abbastanza concordata, per consentire ai due presidenti (degli Aironi e della Fir) di fare la NewCo e quindi tagliare i costi - siamo arrivati alla resa dei conti quella vera?
Cui prodest, a chi giova, si chiedevano i romani in questi casi poco chiari. Se è pacifico che ci sian diversi cui gli Aironi, fase uno o due che sia, sono sempre rimasti sulla strozza, per darsi una risposta servirebbe sapere quale sia l'alternativa.
Nell'assenza totale di altre candidature, resta solo la famigerata franchigia (totalmente) federale. Anche senza prendere in considerazione tutti i casini che la rimozione del privato viadanese comporterebbe, ad esempio nei rapporti con Treviso, essa costituirebbe un onere non da poco, persino per chi confonde budget con cash e quindi crede che la Fir nuoti nell'oro. Difatti in tale scenario la Fir dovrebbe aggiungere dai 3 ai 5 milioni di euro l'anno alla quota di iscrizione al campionato (un milione di euro), al contributo di 2 milioni annui e agli stipendi dello staff tecnico. Con tali cifre peraltro si allestisce una squadra materasso, un Connacht de'noantri dedicato a inculcare la classica mentalità perdente ai nuovi virgulti Accademici. Chiunque ci fosse alla guida tecnica, foss'anche Graham Henry.
Non credo che il poco strategico ma molto tattico e attento alla grana Dondi (fresco di elezione a Presidente della Commissione Anti-Doping dell’International Rugby Board e entrato a far parte della Commissione Sportiva) possa auspicare un tale cupio dissolvi. Vien da pensare che la Fir non sia poi il monolite che si crede: forse c'è chi rema per conto suo, e spara ai Filistei anche se ci rimetterà pure Sansone; un po' come ai tempi dei Pretoriani, tanto peggio tanto meglio. Se l'impressione fosse corretta, allora veramente l'esito del Gran Consiglio sarebbe imprevedibile: dipenderà da allineamenti, simpatie, umidità dell'aria e do ut des dietro le quinte, senza troppe considerazioni di convenienza nè per Fir nè tantomeno per il movimento
.
A Melegari intanto non rimane che fare l'ottimista ad oltranza: "Se la Fir sabato darà l’ok, andremo avanti come club lombardo", ufficializzando il fatto che l'Ovest emiliano non fa parte del NordOvest; inoltre, non può far altro che rispolverare la solita arma oimè spuntata: "ricordo che sto ancora attendendo che Noceto, Parma e Gran onorino gli impegni pregressi".
Per fortuna che a sabato mancano poche ore e le manovre finalmente verranno alla luce. 

lunedì 14 maggio 2012

Due lunghe settimane per Leinster

Al Leinster mancano ancora due settimane per chiudere la stagione. Significa che la squadra di Dublino deve affrontare due finali: già si sapeva del match di sabato prossimo contro l'Ulster per l'Heineken Cup e dopo il week end si è aggiunta quella contro gli Ospreys per il titolo del Pro12 all'Aviva Stadium. Contro la sorpresa dell'anno in Keltia, i Glasgow Warriors, è finita 19-15 la seconda semifinale del torneo. Che gli scozzesi fossero tosti da sbrigare come faccenda lo si era capito nel corso della stagione e se tra Mondiali e Six Nations come nazionale fanno i conti con risultati sotto le aspettative, a livello di club hanno lasciato il segno: basta pensare alla corsa europea di Edimburgo che è riuscita a faro lo scalpo al Tolosa. Il Leinster ci è riuscito grazie al piede di Jonathan Sexton che quando respira aria di eventi importanti mantiene la calma e sa trascinare i suoi (la vittoria sui Northampton Saints nella finale di HCup 2011 insegna). Approfittando dei falli dei Warriors nelle fasi di contesa del possesso, infila tre piazzati nel primo tempo che si chiude sul 9-3: al 28' gli ospiti restano pure in inferiorità numerica per il giallo al centro Alex Dunbar, il Leinster non ne approfitta nel migliore dei modi e di fronte si trova una squadra decisa a difendere con le unghie e con i denti: gestiscono il possesso per il 67% del tempo, rifilano 133 placcaggi mancandone solo 8 (e guarda caso un paio di questi peseranno nell'economia dell'incontro). Il Leinster in compenso è preciso in rimessa laterale e il pacchetto di mischia dice la sua nel confronto diretto.

Lo strappo nell'equilibrio comincia all'inizio dell'ultimo quarto, dopo la giostra dei cambi con gli ingressi di Heinke van der Merwe, Leo Cullen e Sean Cronin per gli irlandesi, mentre tra i Warriors Ruaridh Jackson prende il posto di Duncan Weir all'apertura. Al 63' Sexton infila il penalty del 12-3 e prima di entrare negli ultimi dieci minuti arriva quello che parrebbe il colpo del ko, la meta dell'ala Dave Kearney dopo un break di Fergus McFadden e Isa Nacewa. Sexton converte per il 19-3 che non piega le gambe agli scozzesi: dentro Henry Pygros per Chris Cusiter in mediana, Glasgow che si sposta nella metà campo avversaria e quindi nei 22, finché al 77' il roccioso pilone Dougie Hall (arrivato anche lui dalla panchina) chiude all'altezza della bandierina resistendo al placcaggio di Kearney: non arriva la conversione di Jackson dalla posizione defilata. Allo scadere proprio il piede di Jackson spedisce l'ovale nell'area di meta e con il Leinster già con la mente rivolta ad altri impegni lo va a schiacciare più veloci degli altri l'estremo Stuart Hogg

Scozzesi che si fermano ad un passo dall'ultimo scoglio, Leinster che va per la doppietta e per la riconferma, nel senso che se può strappare il titolo celtico al Munster, d'altro canto contro deve a sua volta confermarsi al vertice europeo. Diciotto vittorie su ventidue partite in campionato, dieci punti sulla seconda (gli Ospreys). Timbrano il cartellino della fase finale ogni anno, tra coppa (sarebbe la terza in quattro stagioni) e campionato. Ricordano da vicino i Leicester Tigers che se da qualche tempo in HCup non sono famelici, in Premier ormai sono giunti alla quarta finale di fila: vittorie nel 2009 e 2010, secondo posto nel 2011 (vendetta servita ai Sarries), pronti per la disfida di Twickenham contro i Quins nel 2012. 
Il contrattempo è Brian O'Driscoll: il ginocchio continua a non essere al 100%, ha saltato le semifinale e a Dublino hanno messo in conto che potrebbe non esserci nemmeno sabato contro l'Ulster. Lo staff medico gli ha prescritto riposo per i prossimi due giorni, in seguito valuterà. Il guaio è che anche Eoin Malley, che ha sostituito BOD, ha problemi al ginocchio. "Ad essere onesti, non sta molto bene", ha svelato il coach Joe Schmidt

domenica 13 maggio 2012

Corsa al titolo italiano, mercato e tempo che scorre

Un occhio a quanto successo in Italia, mentre nel resto d'Europa tra playoff e ultimi scampoli di stagione regolare i campionati vivono le ultime emozionanti fasi. E' andata al Calvisano la finale di andata del campionato d'Eccellenza, giocata ieri pomeriggio a Prato: il 27-22 con cui la formazione bresciana supera I Cavalieri si materializza grazie ad un parziale di 24-5 nella ripresa che mette la squadra di Andrea Cavinato sul binario giusto per il titolo in vista del match di ritorno che giocherà in casa. Dopo l'avvio a colpi al piede tra Wakarua e Griffen, i toscani allungano grazie alla meta al 24' dell'ala Ngawini dopo una prima azione arrivata da un soffio dalla marcatura grossa con Chiesa. E' l'abbrivio dei padroni di casa che continuano a mettere punti grazie alla loro apertura per chiudere il primo tempo sul 17-3. 
Ma con l'inizio del secondo tempo, gli ospiti ribaltano la situazione accorciando prima con Griffen dalla piazzola, poi è la stessa apertura del Calvisano a infilarsi nel varco che apre la strada alla terza linea Vunisa e Bergamo chiude la meglio: con la trasformazione al 45' è 17-13 per Prato che risponde.
Lo fa con un'iniziativa di Bocchino assecondata dalla seconda linea Kolo'Ofai che marca per il 22-13 al 51'. E' però l'ultimo sussulto dei Cavalieri che cedono il passo e perdono all'inizio dell'ultimo quarto il pilone Garfagnoli ammonito dall'arbitro Damasco per falli ripetuti. La mischia bresciana punisce subito conquistando la meta tecnica del 22-20. Visentin non controlla l'ovale quando è a pochi passi dall'obiettivo dopo una serie di fasi nei 22 pratesi, ma il colpo del ko arriva al 78': è di nuovo penalty try per una maul fatta crollare dai padroni di casa. Prato a questo punti ci prova in tutti i modi nel finale, Visentin tra l'altro si becca un giallo a sua volta nei minuti di recupero, ma non c'è nulla da fare per i Cavalieri.

Domanda, così: perché non adottare il sistema della finale secca? Sarebbe dopo tutto un ritorno al recente passato, quando si optava per un campo neutro che fosse il Brianteo di Monza o il Flaminio di Roma. Di più: perché non premiare subito chi ha chiuso in posizione migliore tra le due contendenti durante la stagione regolare, dando così ancora più importanza ai singoli punti portati a casa (tipo Rovigo - Petrarca di un anno fa, con la finale disputata al Battaglini)? Lo si vede con quanto accade tra Premier, Top14 o Celtic: partita ad alta tensione, squadre che danno tutto ciò che rimane loro nelle gambe, ambiente adrenalinico. Chiedere che il modella sia preso in considerazione anche per le semifinali è troppo. Tant'è, pure il calcio nell'assegnare la Coppa Italia si è convertito al match singolo, all'Olimpico. 

Nel frattempo, nello spazio celtico, c'è movimento: la Benetton Treviso da tempo è sulle tracce del pilone Alberto De Marchi, adesso ha aggiunto alla lista dei desideri il trequarti Giulio Toniolatti. Entrambi chiaramente dai defunti Aironi. Nel mentre pare confermare l'infornata di giovani "ribelli" italiani (Campagnaro, Esposito, Morisi), quelli che han detto "no grazie" alla Fir riguardo l'esser messi a contratto diretto, con tutti i limiti che ne conseguirebbero ai loro  futuri movimenti, in cambio di un autentico tozzo di pane. Come sempre, per dire di no bisogna poterselo permettere e questi evidentemente dietro avevano Treviso, gli altri devono invece abbassare la testa. Tornando agli ex Aironi, la Tribuna di Treviso scrive che la conferma dei trasferimenti sarebbe giunta direttamente da fonti federali. E così giunge anche il fatidico 14 maggio, quando proprio la Fir dovrà valutare il programma economico presentato da Viadana e Colorno per la franchigia da presentare in Pro12 la prossima stagione. E' il giorno chiave per capire come terminerà la saga. Su tutto pende un interrogativo: come gestire la stessa federazione la pratica contratti tra giocatori sul piede di guerra per i tagli studiati da Silvano Melegari e i suoi e una rosa da completare il più presto possibile per prepararsi al 2012/2013. Se già gli Aironi alla loro prima stagione scontarono il poco tempo a disposizione per organizzarsi, qualunque sarà il futuro soggetto impiegato in Pro12 dovrà venire a patti con il medesimo intoppo.  Con buona pace dello staff federale. 

venerdì 11 maggio 2012

Pro12: gli Ospreys lasciano stancare Munster e vanno in finale

Sono gli Ospreys i primi finalisti del Pro12 grazie alla vittoria sul Munster al Liberty Stadium di Swansea per 45-10. Match nel quale gli ospiti creano maggiore volume di gioco nel corso degli ottanta minuti ma in modo sterile (quantità, non qualità), eccetto che per la prima parte, quando sono loro ad aprire le danze. I gallesi concedono ben poco, difendono bene e quando hanno l'occasione di ferire non se la lasciano sfuggire, costringendo quelli di Limerick a molti turnover (Alun-Wyn Jones conduce i suoi nella battaglia nei punti d'incontro) che vanificano la fatica espressa nel portarsi in attacco. Arbitra l'irlandese Alain Rolland.

Partono con decisione gli ospiti, dopo un minuto potrebbero anche aprire le marcature con un piazzato ma Ian Keatley opta per la rimessa laterale. Scelta che consente comunque al Munster di insediarsi nei 22 gallesi e di cominciare a costruire l'azione offensiva, finché nella linea dei trequarti al largo non si infila con ottimo timing e angolo di corsa Keith Earls, che serve l'apertura la quale va a marcare meta al 3', trasformandola. Gli Ospreys non perdono il morale, si compattano e soprattutto si svegliano, rispondendo al 10' con la corsa di Shane Williams lungo la linea laterale che l'ala però calpesta dopo essersi ormai immesso nell'autostrada che lo porta all'area di meta. E' il preludio comunque alla meta dei gallesi, che parte da una touche rubata: si riversano nei 22 irlandesi, Dan Biggar (nella foto, 25 punti a referto per lui) serve Ryan Jones che a sua volta ricicla per Biggar che segna. Non trasforma ma gli Ospreys si portano sull'8-7, visto che all'8' l'apertura di casa aveva già infilato tra i pali un calcio di punizione. 
Munster ha maggiore possesso ma gli Ospreys difendono bene e coprono tutti gli spazi, mettendo pressione sui giocatori del Munster che sanno creare superiorità come Simon Zebo e andando a caccia di ovali nelle ruck con R. Jones e Joe Bearman. Intanto le furie rosse perdono l'estremo Johne Murphy, al suo posto entra Ronan O'Gara con conseguente riposizionamento di Earls a full back e Keatley al centro. Keatley tiene la responsabilità dei piazzati, la sfida con Biggar continua e al 22' il risultato dice 13-10 per i padroni di casa, che rischiano due minuti più tardi quando Zebo va di grabber, non viene immediatamente raccolto mentre danza nell'area di meta: l'ala platinata Hanno Dirksen raccoglie alla fine l'ovale, va di slalom, palla a R. Jones che prova ad allontanarla ma va a vuoto, ci pensa allora Adam Jones che la butta di piede in rimessa laterale e si dà una sistemata ai riccioli, come fa dopo una mischia vinta. A proposito, i gallesi puntano forte sul pack, in un paio di frangenti vanno sotto ma hanno l'ingaggio dalla loro. 
Gli irlandesi continuano a muovere palla ma vanno a sbattere, e quando ormai è tempo di andare negli spogliatoi il mediano Kahn Fotuali'i marca la doppietta per la formazione di Swansea: è un coast-to-coast innescato dall'estremo Richard Fussell che trova Bearman a sostegno all'interno, il quale a sua volta passa al mediano per il 23-10 con il quale si chiude il primo tempo. 

Con la ripresa l'inerzia dell'incontro non cambia: al 42' Zebo perde palla in avanti placcato dal pilone Paul James (eletto Man of the match) dopo essere stato servito da Keatley nei 22 avversari. Gli Ospreys continunano a difendere diligentemente non concedendo calci di punizione e senza correr grandi rischi, piuttosto al 49' allungano dalla piazzola con Biggar dopo una serie di mischie in mezzo al campo. Trascorrono altri cinque minuti e chiudono la pratica, staccando il biglietto per la finale: pressione su O'Gara, possesso che passa di mano, Andrew Bishop contrattacca, quindi la palla torna al largo dove ci sono Fussell e Dirksen contro due prime linee, Dirksen non ha problemi a correre a segnare la terza meta per i suoi: è il 31-10. 
La seconda linea Mick O'Driscoll e soci hanno il fiatone, i gallesi invece ormai hanno l'abbrivio dalla loro e non incontrano resistenza quando Bishop segna la quarta meta sotto i pali all'ingresso dell'ultimo quarto. 

Gli ultimi dieci minuti servono solo a sottolineare lo sbandamento degli irlandesi, che pasticciano su un calcio dalla base di Rhys Webb entrato in mediana per Fotuali'i, consentendo ai segugi di braccarli. Il pubblico riserva grandi applausi per Ryan e Alun-Wyn Jones mentre lasciano il campo. Al 71' Rolland fischia un tenuto a terra a O'Gara, gli Ospreys hanno la sesta innestata e vanno per la cinquina con Webb dopo un'altra azione cominciata con un penalty battuto veloce davanti ai propri 22: Munster è sulle gambe, tutto facile mentre i padroni di casa vanno di off load. Alla festa manca solo S. Williams che ci prova in tutti i modi a farsi trovare libero.
Al 75' Ryan Benvington arriva corto di centimetri da una driving maul, quindi Ian Evans si inventa un riciclo dietro alla schiena, l'ovale esce verso Williams che non riesce a controllarlo nel migliore dei modi. Per il folletto, prima di appendere le scarpette al chiodo c'è ancora una sfida da portare a termine, la finale contro la vincente tra Leinster-Glasgow. Nel caso capitasse contro i Warriors, sarebbe l'ultima volta di fronte ai tifosi del Liberty Stadium.
Campioni in carica eliminati, senza premi di consolazione (si fa per dire) in Europa: è veramente la fine di un ciclo nel centro-sud irlandese. Eliminati peraltro dai campioni dell'edizione precedente. Ora sta a Leinster, finalista in entrambe le ultime citate finali, a provare ad esserci nella terza consecutiva. Nella sua strada, verso il nuovo tentativo di double fallito l'anno scorso (nel migliore dei modi: con la Heineken Cup), una scozzese e infine gli irlandesi del nord. 

lunedì 7 maggio 2012

Un bilancio Trevigiano in chiaroscuro

Dopo il bilancio degli Aironi è il turno di quello stagionale di Benetton RugbyTreviso. 
Ha finito il campionato con la  prova a Edinburgh, perduta 44-21: è stata una partita classica della squadra presieduta da Gavin Hastings, finita penultima in campionato con la peggior difesa di tutta la Lega (588 punti e 65 mete subite, contro i 558 e 56 della seconda peggior difesa: Treviso) ma col quinto attacco e il miglior realizzatore di mete, l'olandese volante Tim Visser (13, secondo a distanza Cuthbert di Cardiff con 10) .
In sintesi è stata la partita preferita dai Gunners, tutta "goal" e "wow", in cui la squadra di Treviso subiva il passivo più pesante dell'intera stagione (lo stesso della  prova in Heineken con gli Ospreys) ma riusciva a mettere a segno tre mete. Poco da dire di più sulla partita: cinque mete degli Scots tra cui quella del monumento Chris Paterson all'ultima gara della carriera (parte, calcia per se stesso, recupera e segna), più 19 punti al piede di Greig Laidlaw. Una gara sempre saldamente in mano ai padroni di casa, partita con un parziale di 20-0, marcata in seguito da scatti di orgoglio trevigiani (due mete su tre in inferiorità numerica). Al 50' i veneti arrivavano a quasi riaprire la partita con la meta di Nitoglia al sesto centro stagionale (la prima era stata di Benvenuti a fine del primo tempo) portandosi su 23-14; tornavano a nove punti di distacco, 30-21 all'ora di gioco con la terza meta, di Gori che iniziava ala e finiva mediano. A quel punto eran tre mete per parte. Poi, invece dell'ottava vittoria stagionale o al limite del punto di bonus offensivo - o perché no, di due punti cumulando due bonus - si subivano due mete finali dai padroni di casa.

Già che ci siamo, un rapido quadro al volo dell'ultima giornata di stagione regolare del Pro12 Celtico: partiamo dalla fine, nessuna sorpresa per quanto riguarda le semi-finali: Leinster vincente a Newport per 18-22 : una meta e 18 punti per Ian Madigan contro due mete per la squadra di casa (l'ultima delle quali marcata all'ottantesimo, apporta ai Dragons il punto di bonus necessario e sufficiente per raggiungere e superare Treviso in classifica).
I dublinesi se la vedranno con Glasgow, andata ad assicurare il suo quarto posto battendo il Connacht per 24-3 (due mete, ancora DTH Van der Merwe). Semifinale interessante: Leinster ha vinto 18 partite e ne ha pareggiata una su 22 incontri di campionato, ma con Glasgow il piatto piange: ha subito una sconfitta in casa e ha pareggiato in Scozia. Ma eran altri tempi.
Sull'altro versante, gli Ospreys vincenti a Viadana e già certi del terzo posto riceveranno Munster, che s'è allenata per bene sconfiggendo per 36-8, cinque mete a una, un Ulster con la testa altrove, all'appuntamento - un po' in salita - con la storia a Twickenham. Inutile la vittoria degli Scarlets su Cardiff per 29-20 (tre mete per parte, doppietta di Gareth Davies). 


Con la sconfitta a Edinburgh, si delinea un bilancio finale di stagione sufficiente ma a chiaroscuri per la Benetton: meno vittorie della stagione precedente (sette contro nove) ma la non scontata conferma dello stesso posto in classifica, il decimo. Checché ne dica il sito ufficiale Benetton ( e anche quello Fir che copia-incolla) che si attribuisce il nono posto: la squadra finisce infatti a 36 punti come i Dragons, per quel bonus point acciuffato da questi ultimi nel finale (bravi loro!), ma pur avendo vinto ambedue i confronti con quelli del Gwent (quello in casa rifilandogli 50 punti, miglior vittoria in stagione), i trevigiani si trovano 35 punti in più al passivo nella differenza tra punti fatti e subiti - e questo è il criterio usato dalla Lega per attribuire i posti in caso di parità di punti.
Differenza che va tutta sul lato punti subiti: penultima della Lega come difesa, peggio degli Aironi, Treviso termina invece nettamente sopra i Dragons come attacco: 419 punti fatti e 37 mete contro 370 e 27. Alla faccia degli italians very physical side. 
Sul piatto positivo della bilancia Benetton, ci sta innanzitutto la prima vittoria italiana esterna in Celtic League, a Glasgow il 23 settembre 2011, seguita da quelle a Belfast, Galway, Newport ... Un momento, in questa stagione son state più le vittorie esterne (4) che interne (3): segno che aveva ragione Vittorio Munari quando avvisava in tempi non sospetti che questa stagione sarebbe stata dura confermarsi, era finito l'effetto sorpresa. O, messa in positivo, dopo qualche infortunio, il rispetto di qualunque avversario che scenda a Monigo è diventato massimo. In più ci sono anche gli otto punti di bonus conquistati (5 difensivi 3 offensivi), segnale di sconfitte almeno disputate e di qualche vittoria netta.
Chiaro l'obiettivo per la prossima stagione che non è tecnico ma cinico, non dipende tanto da Tizio e Caio presi sul mercato ma dalla mentalità: il rispetto non basti più, gli avversari pur preparatissimi dovranno pagar dazio regolare quando scenderanno in Veneto. Secondo obiettivo, non mollare mai: Dragons insegnano, in casa almeno il bonus si deve portare a casa sempre, anche contro Leinster.
E' stata una stagione certamente condizionata da fattori esogeni: il Mondiale e ancor di più un Sei Nazioni che ha spremuto più Benettoniani del solito, cui si sono aggiunti i vincoli federali all'impiego di stranieri. A riprova, la stagione era partita con un trend molto consolante, poi invece è arrivata una siccità di vittorie coincidente con Sei Nazioni - prodromi e postumi - lunga quattro mesi e mezzo, otto giornate di campionato, dal 31 dicembre 2011 al 13 aprile 2012. Non è un caso che la società abbia richiesto alla Fir di poter aumentare la rosa dei tesserati.

Guardiamo avanti: risulta che la Benetton si stesse muovendo sul mercato estero: James Ambrosini, rumors sui sabbatici di Carter-McCaw, interesse per Lovobalavu di Tolone prenotato da Bayonne. Impulso dovuto alla rinnovata possibilità di programmare, dopo aver sistemato con la Fir quello scandalo dei limiti di impiego di propri tesserati oltre alle questioni rosa estesa (42 tesserabili) ed eleggibilità italo-stranieri. Era troppo bello se poteva funzionare anche sul fronte nazionale: purtroppo siamo in Italia, la terra dei furbi così tanto furbi che per ogni problema risolto te ne aprono altri due.
Sappiamo tutto oramai della faccenda Aironi-Fir: il punto che interessa e coinvolge Benetotn è l'annoso conflitto di interessi federale, che invece di essere supplenza in periodo di crisi, si estende a dismisura. Non basta più infatti il doppio cappello di Federazione e Lega, vale a dire di regista del movimento e interlocutore degli atleti di interesse nazionale, più  quello di "sindacato" formale e finanziario dei club Pro e Semipro, titolare delle licenze per partecipare ai campionati. Ora i federali indossano anche il nuovo cappello di titolari di franchigia, ancorché col prestanome, divenendo concorrente diretto. Con quanto ne consegue sul piano pratico: blocco del mercato italiano fin che la faccenda non viene risolta, cioè troppo tardi rispetto alle concorrenti straniere e successivo "diritto di prelazione" sui nominativi "di interesse nazionale". Sarà dura insomma che a un DeMarchi venga dato il nulla-osta di trasferirsi, se non per motivi altri rispetto al rafforzare o ri-bilanciare Treviso; senza contare l'effetto "cartello" che ciò comporta.  Sai che motivazione in giro? Senza contare la grana dei molti in odore di taglio di salario a Viadana che si stan rivolgendo a Treviso: che fare con loro? Lo dirà la Fir, ovviamente ...

Come se tutto questo non bastasse, la Federazione ora ha deciso di imitare Nuova Zelanda e Irlanda; però male, come direbbe Maurizio Milani: non potendo permettersi come le sopra citate di siglare contratti diretti coi giocatori, ora s'improvvisa vero e proprio procuratore. Con una decisione recente ha infatti vincolato i giovani frequentanti l'Accademia per due anni oltre la fine della stessa, impedendo ad esempio trasferimenti all'estero anche a chi rescindesse il contratto (fin che il primo avvocato non farà causa e la vincerà, fosse anche un cameriere part-time). Cioè a un futuro Chistolini verrebbe teoricamente negata (senza litigare, diciamo) la possibilità di rifinirsi per bene a Gloucester. Quindi un giovane promettente, poniamo del Petrarca che andasse in Accademia, rimarrebbe del Petrarca ma i suoi movimenti societari futuri verrebbero "vagliati" e approvati dalla Fir. Che ne sarà dei giovani accademici già prenotati Benetton? Adesso è la Fir che decide. Non bastava Equitalia, ora abbiamo anche il Grande Fratello Ovale. Il tutto in cambio di indennizzi da poveracci (3500, 5000 € ...): che è, semi professionismo questo? E' un ritorno all'amatoriale, al rimborso spese.
Un po' alla volta e in modo un po' dilettantesco, da autentico "sport minore", si va configurando un autentico takeover federale di tutti gli aspetti del rugby nazionale: a quando una OPA fin sul Trofeo Topolino? Di questo passo il rugby farà la fine del tiro con l'arco o del baseball.

Come risponderà a tutto ciò l'unico club italiano potenzialmente in grado per adesso di far bella figura all'estero? L'anno scorso la società trevigiana sostanzialmente bloccò il suo mercato per l'impossibilità di programmare; farà lo stesso quest'anno?
I Benetton si sono impegnati fino al 2014, dopo si sono riservati di decidere se insistere col rugby, garantendo a Treviso l'indipendenza (la quale non è solo una questione di mera volontà, come dimostrano gli eventi macro-economici: l'indipendenza costa, bisogna potersela permettere).
Potrebbero anche decidere di levar le tende, come han fatto col basket e volley. Qualcuno in Fir pare abbia una gran voglia di fargli perdere la pazienza, per poter prima o poi "normalizzare" anche un NordEst pur depauperato. Al grido di, meglio esser primi a Peretola che secondi a Firenze. 

domenica 6 maggio 2012

Farewell coach Phillips, farewell Aironi

Conferenza stampa dopo Aironi - Ospreys. Non per parlare del match appena finito con gli Ospreys per 11-18, ma per salutare alcuni dei protagonisti degli ultimi due anni della franchigia che ieri ha ufficialmente chiuso i battenti, con un bilancio stagionale di 4 vittorie e 18 sconfitte: partiva da una sola nella stagione precedente - Biarriz in coppa a parte - ma uno degli scalpi presi si chiama Munster; in più sono arrivati cinque punti di bonus difensivi (su sei di bonus totali) a indicare sconfitte risicate, per inesperienza, per mancanza di cinismo. Tutto soppesato non malissimo: è una insufficienza grave (è proprio un quattro) ma sarebbe rimediabile. Se tutto non dovesse però cambiare, per ragioni che lo staff dirigenziale prova a chiarire in conferenza stampa, pur con qualche imbarazzo.
A prendere la parola per primo è proprio il presidente Silvano Melegari: "Voglio rivolgere un ringraziamento particolare a Rowland per quanto fatto. E come ha detto lui stesso parlando con me, è riuscito a fare il tetto di una casa che purtroppo verrà abitata da qualcun altro". Il coach gallese Rowland Phillips siede accanto e ascolta l'augurio del presidente mantovano, quello di "crescere come allenatore non sono nell'area anglosassone ma anche fuori". 

Il tecnico prende la parola: "Per me sono stati due anni difficili, ma siamo sicuramente cresciuti. E' stata una bellissima esperienza condivisa con tutta la realtà di Viadana". E' solo il preambolo, poi molla l'italiano e torna a parlare in inglese, raccontando che con dispiacere ma capendo le necessità del momento, ha accettato le decisioni sul prossimo staff a Viadana, in arrivo dalla federazione.

"Siamo cresciuti come squadra. Più come persona che come allenatore, sono frustrato di fronte al fatto di non poter continuare con il lavoro. Ma rispetto in pieno il punto di vista del presidente. Ci sono perdite in ogni guerra e stavolta quella sono io. Ma gli Aironi sono più importanti di me", prosegue Phillips. Che a questo punto comincia a placcare: "In Italia c'è la mentalità della paura di perdere piuttosto che la volontà di vincere. Per il futuro degli Aironi, spero che ci saranno più relazioni con lo staff della nazionale. In due anni, non ho mai avuto rapporti con i suoi componenti e ciò è incredibile considerando che circa metà della nazionale italiana arriva dagli Aironi. Sono nell'ambito professionistico del rugby da vent'anni e so che quando un contratto finisce, arrivano nuove opzioni. Certo come persona ho un peso nel cuore". 
Non si ferma e mostra fastidio nel valutare il comportamento di alcuni giocatori che "giocano per sopravvivere (for the money) e non per continuare a migliorarsi", lasciandosi scappare un "fucking" che sintetizza il resto del discorso. "Qualunque cosa tu faccia, nello sport, nel rugby, nella vita, tutto comincia dal cuore". 

A questo punto gli chiediamo se alla luce dei due anni trascorsi in Italia e della sua lunga esperienza nel rugby professionistico, arrivando da una terra dove la palla ovale di respira ovunque, se il modello di casa nostra per come è organizzato, possa aiutare a fare il salto di qualità o costituisca un ostacolo. "Bella domanda, you get the point. La nazionale è alimentata dalle squadre celtiche, ma per il resto noto che in Italia diversi gruppi lavorano per conto proprio: uno qui, uno là. La nazionale è al vertice della piramide, ma occorre partire dalle basi. Dieci, dodici anni fa la situazione era la stessa in Galles, poi sono state costruite le franchigie e ora il Galles ha 3 Grand Slam nel 6 Nations ed è tra i top team mondiali". Invece, per come stanno le cose dalle nostre parti, si può ambire a battere la Scozia ogni due anni, quando la si affronta in casa. 

Melegari chiude l'incontro ringraziando i giocatori per la professionalità dimostrata anche contro gli Ospreys ma presentando il conto Fir: come anticipato, in settimana ha comunicato ai procuratori che molti ingaggi saranno tagliati, alcuni fino al 50% si dice in giro.
Il neo-costituito sindacato dei giocatori Pro italiani (prossimamente accoglierà anche i Semipro dall'Eccellenza) attacca, stigmatizzando il fatto e affermando: "Si è assolutamente certi che la F.I.R. non consentirà in alcuna forma e misura lo svincolo delle fideiussioni/garanzie prestate finchè non vengano adenpiute (sic) per intero tutte le obbligazioni, presenti e future, stabilite in contratti ancora validi ed efficaci". Vabbè, non è il primo di aprile, non siamo su Scherzi a parte: ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Ora si attende il 14 maggio, quando è stato detto verrà presentato il budget per la prossima stagione Celtica del Viadana con Colorno, non più degli Aironi. Quanto allo staff tecnico, la costrizione ad accettarlo è dovuta alle necessità finanziarie. Stipendiati federali e tagli di contratti al posto del cash richiesto, che la Fir non ha dato e probabilmente manco possiede: "Purtroppo siamo incappati in una situazione difficile", chiosa il presidente. L'autonomia si riduce di conseguenza e la causa a monte sono le promesse non mantenute dalla Fir, unita a una eccessiva fiducia da parte dei vertici viadanesi, se giudicata col senno di poi, nei costanti "don't worry" provenienti dai referenti ai piani alti federali. L'abbiam detto e lo ripetiamo: quanto bene ha fatto e fa Treviso, a far guerre o siglar paci ma tenendosi sempre e comunque distaccato da quell'ambientino, senza troppi ciao ti ciao mi! Certo che nella vita come nel rugby, tutto sta a poterselo permettere.
Infine, sull'ipotesi ventilata da qualche ambiente di introdurre una terza franchigia, la risposta del presidente rivierasco è secca: "Tre sono improponibili. Dovremmo avere almeno 150 giocatori di livello e a mala pena ne abbiamo 80". Non solo atleti: prima dovrebbe essere coltivato un movimento rugby nazionale con tutto un altro tipo di respiro, aggiungiamo noi. Sulla scorta di quanto il disilluso Phillips ci indica ora che può permettersi di parlar chiaro. 

sabato 5 maggio 2012

Pro12, Round 22: Aironi 11 - 18 Ospreys

venerdì 4 maggio 2012

Pro12 all'ultima chiamata con primi saluti

Domani sera il Pro12 scende in campo per l'ultima giornata di stagione regolare, prima di infilarsi nella fase finale, e lo fa in contemporanea: saranno tutte in campo tutte le squadre impegnate in simultanea e con loro, ovviamente, le due italiane. Sono gli Aironi a giocare in casa, allo Zaffanella, contro gli Ospreys: ultimo impegno stagionale come un anno fa (all'andata risultato di 23-7 per la formazione di Swansea). Due realtà che vivono una situazione opposta all'altra: i mantovani con il futuro ancora tutto da decidere, i gallesi ormai con l'attenzione rivolta alle semifinali. Calcio d'inizio alle 20.30, live commentary di RR dalle 20 (immagini su Rai Sport a mezzanotte: no non è la BBC, questa è la Rai, la Rai Tibbù, cantavano un tempo Arbore&Boncompagni). 
Coach Rowland Phillips schiera dall'inizio Paolo Buso ad oltre un anno dalla sua ultima apparizione ufficiale datata 10 febbraio 2011, quando i neroargento conquistarono il primo punto di una formazione italiana fuori dall’Italia perdendo 21-16 a Dublino contro Leinster. Si posiziona estremo in un triangolo allargato che include Sinoti Sinoti e Giovanbattista Venditti. La linea dei centri è composta da Gabriel Pizzarro e Matteo Pratichetti, in mediana operano Tito Tebaldi (che torna a mediano di mischia dopo essere stato schierato full back ed è l'unico ad aver giocato in tutte le partite della stagione) e Naas Olivier.
In mischia Matias Aguero e Lorenzo Romano sono la coppia di piloni con Roberto Santamaria tallonatore. Quintin Geldenhuys e capitan Marco Bortolami sono la seconda linea di casa, mentre la back row vede all'opera Nick Williams affiancato da Nicola Cattina e Simone Favaro.

A proposito di saluti, vedremo se chi scenderà in campo per la franchigia italiana al suo ultimo impegno ("Gli Aironi sono morti", ha affermato il presidente Melegari) almeno in questa forma, riuscirà a mantenere la concentrazione , nonostante sia oramai evidente che l'epilogo della querelle con la Fir, vedrà alcuni di loro, o i loro portafogli, come vittime sacrificali: siano italiani o stranieri, giocatori o staff, in possesso di contratti pluriennali o meno. 


Aironi: 15 Paolo Buso; 14 Sinoti Sinoti, 13 Matteo Pratichetti, 12 Gabriel Pizarro, 11 Giovanbattista Venditti; 10 Naas Olivier, 9 Tito Tebaldi; 8 Nick Williams, 7 Simone Favaro, 6 Nicola Cattina; 5 Marco Bortolami (cap), 4 Quintin Geldenhuys; 3 Lorenzo Romano, 2 Roberto Santamaria, 1 Matias Aguero. 
A disp.: 16 Fabio Ongaro, 17 Alberto De Marchi, 18 Salvatore Perugini, 19 Carlo Del Fava, 20 Josh Sole, 21 Tyson Keats, 22 Luciano Orquera, 23 Gilberto Pavan.

Gli Ospreys mettono in conto le assenze tra gli altri di Justin TipuricTommy Bowe e Huw Bennet per infortunio, con quest'ultimo che lascerà la franchigia per approdare in Francia. Non ci sarà nemmeno Shane Williams che invece appenderà definitivamente la scarpette al chiodo nei playoff ma per il resto mostrano di voler affrontare seriamente la prova, anche se non hanno nulla da chiedere in più alla classifica. La seconda linea è da nazionale con Alun Wyn Jones e Ian Evans e anche la prima linea non è da meno con Paul James, Richard Hibbard e Adam Jones. C'è Dan Biggar all'apertura. Steve Tandy, head coach di Swansea, chiede ai suoi di non concedersi distrazione per conservare il momentum in vista della volata finale. Arbitra lo scozzese Neil Paterson.

Ospreys: 15 Richard Fussell, 14 Hanno Dirksen, 13 Andrew Bishop, 12 Ashley Beck, 11 Eli Walker; 10 Dan Biggar, 9 Kahn Fotuali’i; 1 Paul James, 2 Richard Hibbard, 3 Adam Jones; 4 Alun Wyn Jones (Capt), 5 Ian Evans; 6 Tom Smith, 7 Sam Lewis, 8 Joe Bearman. 
Replacements: 16 Scott Baldwin, 17 Ryan Bevington, 18 Joe Rees, 19 James King, 20 George Stowers, 21 Rhys Webb, 22 Matthew Morgan, 23 Tom Isaacs.

Trasferta scozzese per la Benetton Treviso contro Edimburgo (all'andata a Monigo finì 22-11 per gli ospiti), che settimana scorsa sono stati sconfitti dall'Ulster nelle semifinali di Heineken Cupe che quindi si spera di trovare particolarmente sfiancati.  XV completamente italiano quello che sarà schierato alle 19.30 ora locale da coach Franco Smith: Brendan Williams infatti è in panchina e così all'ala si sposta Ugo Gori, in un cambio mediano / trequarti ala già visto da parte dei Leoni nell'annata in corso. Luke McLean è estremo, Ludovico Nitoglia chiude il triangolo in fondo. La coppia di centri vede Alberto Sgarbi con Tommaso Benvenuti. Fabio Semenzato e Kris Burton sono in cabina di regia. Michele Rizzo e Ignacio Rouyet sono i due piloni, il capitano Franco Sbaraglini il tallonatore. In seconda linea si posizionano Valerio Bernabò e Corniel van Zyl. Francesco Minto, Alessandro Zanni e Robert Barbieri sono la terza linea biancoverde. Il Treviso si gioca l'ottavo posto: al momento è nono con 36 punti, il Connacht lo precede con 37, in settimana gli irlandesi hanno guadagnato la partecipazione alla prossima HCup grazie alla finale tutta isolana tra Leinster ed Ulster. Chissà che domani, impegnati con Glasgow che si gioca i playoff, non si esaltino troppo e non producano strani miracoli che agevolerebbero Ulster o più facilmente gli Scarlets. Agli Scots sapersi comportarsi cinicamente, come a Treviso poche settimane orsono.

Benetton Treviso: 15 Luke McLean, 14 Edoardo Gori, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Alberto Sgarbi, 11 Ludovico Nitoglia; 10 Kristopher Burton, 9 Fabio Semenzato; 8 Robert Barbieri, 7 Alessandro Zanni, 6 Francesco Minto; 5 Corniel Van Zyl, 4 Valerio Bernabò; 3 Ignacio Fernandez Rouyet, 2 Franco Sbaraglini (capitano), 1 Michele Rizzo. 
Replacements: 16 Enrico Ceccato, 17 Matteo Muccignat, 18 Lorenzo Cittadini, 19 Gonzalo Padrò, 20 Marco Filippucci, 21 Simon Picone, 22 Tommaso Iannone, 23 Brendan Williams.

I padroni di casa e il rugby salutano Chris Paterson, che chiuderà la propria carriera domani sera (nella foto). Con la maglia del club ha realizzato quasi 800 punti (tra 1999/2007 e 2008/2012, nel mezzo un anno a Gloucester) e nel ricordo dei sostenitori italiani i suoi piazzati rimarranno ben impressi, soprattutto quelli della partita del Mondiale 2007 in Francia. L'estremo ha ringraziato compagni e società per il risultato conquistato in Europa, un viaggio finito solo in semifinale un week end fa. 

Edimburgo: 15 Chris Paterson; 14 Tom Brown, 13 Nick De Luca, 12 Matt Scott, 11 Tim Visser; 10 Greig Laidlaw CAPTAIN, 9 Chris Leck; 1 Allan Jacobsen, 2 Ross Ford, 3 Geoff Cross, 4 Grant Gilchrist, 5 Sean Cox, 6 David Denton, 7 Ross Rennie, 8 Roddy Grant. 
Substitutes: 16 Andrew Kelly, 17 Kyle Traynor, 18 Jack Gilding, 19 Steven Turnbull, 20 Alan MacDonald, 21 Alex Black, 22 Harry Leonard, 23 Phil Godman.

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