domenica 9 novembre 2008

Padova esalta gli Azzurri e s'illude

Padova, Stadio Euganeo: Italia 20 - Australia 30. Ref.: Bryce Lawrence (New Zealand). Image Hosted by ImageShack.us

Padova risponde in modo eccellente all'arrivo in città dopo dodici anni della "sua" Nazionale - cinque titolari provengono da The Saint's Province (Ghiraldini, Bortolami, Marcato, i due Bergamasco; con Masi da l'Aquila e Perugini da Benevento sono tutti e soli i titolari nati in Italia), col calore dei trentamila per il primo sold out della storia dello Stadio Euganeo.
Meno bene si presenta la diretta di La7, "grazie" al bestemmione udito fuori onda in prepartita - ma non fateci caso, da quelle parti (a Padova non a La7) non è cattiveria o blasfemia, è solo un intercalare tradizionale; sempre nei riguardi di La7, onore al Cocco Mazzariol che è riuscito nel non facile compito limitare le sparatorie di cavolate tipiche del Cecinelli.
Nota bene, abbiamo finalmente visto uno stadio pieno e tutto Azzurro, non come al Flaminio nel Sei Nazioni, pieno si ma la metà più vociante e colorata del quale tifa per la squadra dei visitatori; vien da pensare, non è questa la vera patria non solo della maggior parte dei nazionali ma del rugby italico stesso? E allora che ci andiamo a fare sempre e solo a Roma? Tant'è, chiudiamo il pensierino provinciale (da Province, pronuncia inglese australe) dedicato al pres. Dondi e ai suoi sogni di gloria e analizziamo quanto successo in campo.
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Inizio contratto il nostro, nel primo quarto di gara soccombiamo al gioco aggressivo australe: sul tre pari, all'ottavo subiamo la meta di Lachie Turner lanciato da una serpentina di Timana Tahu. Un calcio da 40 metri di Marcato riduce il nostro svantaggio e un minuto dopo l'infortunato Barnes cede il posto di apertura alla "riserva" Matt Giteau: di fronte abbiamo l'Australia vera signori!
Un po' alla volta la situazione difensiva si ricuce, anche se Chisolm quasi in meta perde la palla in avanti, ma si affaccia il problema in quello che è spesso stato il nostro fiore all'occhiello, le fonti di gioco, mischia e rimessa laterale.
Aiutati dalla evidente inesperienza dell'arbitro in fatto di mischie chiuse (un neozelandese ...), gli australi mettono in gioco i 40kg in più sul nostro pack ma soprattutto l'esperienza: ad ogni ingaggio interrompono la procedura, innervosiscono, si sollevano, fanno passettini laterali per metterci in difficoltà: i nostri e l'arbitro ci cascano come polli; sulle nostre rimesse aggrediscono ferocemente le nostre torri e le rendono incerte con la pressione fisica. Ne verremo (parzialmente) fuori solo al 50', con l'ingresso dell'esperienza di gioco sporco inglese di Aguero e soprattutto Ongaro.
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La svolta del secondo quarto di marca italiana è aperta da una iniziativa di Masi, schierato finalmente a estremo, in un ruolo che gli si addice: lancia una volata a segnalare a tutti i trentamila presenti più quindici in campo che 'sti Wallabies li possiamo anche attaccare nel profondo e magari fargli pure male.
Detto, fatto: Marcato piazza poco dopo un superbo drop da 30metri, di quelli che stroncano le gambe agli avversari. Poco dopo sempre Marcato parte sulla sinistra, esita il tempo giusto e lancia Masi che afferra palla sparato e penetra diritto fino ad attirare ala e estremo e lancia Mirco Bergamasco schierato all'ala chiusa, come sta da qualche tempo provando anche allo Stade Francais. E' meta in prima fase e al largo, si-si-si-può -fare, pure noi! Tripudio e vantaggio Italia.
Poco prima della fine del promo tempo l'arbitro assegna agli australiani una punizione per il solito affossamento della palla in ruck e Giteau pareggia il conto 14-14.
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A inizio secondo tempo Marcato deve uscire sostituito da Luciano Orquera di Brive; i Wallabies approfittano delle indiscipline azzurre per infilare due calci, pareggiati da altrettante punizioni di Orquera. Si arriva al 67' sul 20-20 e palla ai piedi del nostro apertura per una ulteriore punizione, quella del sorpasso: mancato di poco. Sic transit.
"Sul venti pari a dieci minuti dalla fine me ne volevo andare" ha confessato successivamente coach Deans. Invece di farlo, opera la mossa che gli salva la partita: assieme al fetcher Wycliff Palu e al pilone Sekope Kepu, due pesi massimi, al 70' fa entrare anche l'ala ventenne uncapped dei Reds Quade Cooper: gli risolverà la partita entro un minuto, dribblando cinque azzurri - di cui uno, Parisse, atterrato da un evidente "velo" (involontario o meno, punibile) di Stirling Mortlock - e calando in meta. Il punteggio viene arrotondato sul finale da un ulteriore calcio di Giteau.
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Cosa portiamo a casa da questa buona prova, deludente nel punteggio finale?
Innanzitutto odiamo far la figura dei "buoni perdenti", anche se la stampa anglosassone continua a caratterizzarci come una sorta di Romania solo un po' più evoluta, dedita alla lotta greco-romana, quando invece i furbetti in mischia sono decisamente loro.
Di positivo c'è una formazione vera, finalmente: titolari - e rincalzi - giusti, schierati al posto giusto. In particolare ci riferiamo all'ottima prova di Marcato e del più che sufficiente rilievo suo Orquera, di Masi estremo e Mirco Bergamasco all'ala chiusa.
Abbiamo fatto vedere capacità di placcare con buona continuità quasi tutte le iniziative avversarie in quasi tutto l'arco della gara da parte di tutti: non era semplice, gli avversari sono i maestri nello sfidare i placcatori nei canali centrali con Giteau e Mortlock e ad allargare il gioco, i nostri si sono tutti ben disimpegnati senza eccezioni. Ma siam sempre lì, sarebbe limitativo migliorare solo la fase difensiva.
Stavolta invece abbiamo messo in mostra una buona personalità e capacità di iniziativa senza timori reverenziali anche in fase offensiva. A folate e non da parte di tutti, ma questa è la strada giusta. C'è solo da recriminare che Mallett abbia perso un anno a sperimentare muscoli al posto del cervello nei ruoli chiave sotto questo profilo, ma tant'e'.
Buona anche la disciplina, nonostante gli abbagli (dell'arbitro e nostri) in mischia: vedremo se la sapremo mantenere anche la settimana prossima con i provocatori per eccellenza, i parenti argentini, la squadra che conta quasi più cognomi italiani della nostra stessa nazionale.
A esser pistino tra i lievemente insufficienti metterei, oltre alla prima linea nel primo tempo, un Canavosio senza infamia e senza lode (ma si sa, il ruolo è di Picone, infortunato). I due centri, l'ala aperta e le terze linee come sempre sono stati dedicati al lavoro difensivo in trincea. Ghiraldini e Bortolami hanno forse un po' patito l'emozione della partita casalinga, oltre (un po' di più) l'enorme pressione fisica dei Wallabies. Piccolo grande campanello d'allarme, la pressione e l'esperienza australiane han fatto vacillare uno dei nostri capisaldi , la mischia: Castrogiovanni, torna presto!
La settimana prossima a Torino ci aspetta l'Argentina, un osso decisamente diverso dall'Australia ma per certi versi più duro, oltre che incavolato con noi.
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Lato australe in teoria dovrebbero essere un filo delusi, visto che ora vanno a trovare la loro "bestia nera" inglese? Non del tutto: hanno dominato una delle migliori mischie del mondo e han fatto debuttare una serie di giovani da paura: Ben Alexander, pilone 23enne fresco professonista dallo scorso giugno, il citato Cooper e il diciottenne estremo di rilievo James O'Connor, secondo più giovane esordiente Wallaby della storia. Tanto bravi che gli infortuni di Barnes e Tahu non richiederanno l'invio di rinforzi dall'Australia. Inoltre i dirigenti ARU approfitteranno del Tour in Europa per passare a Parigi e convincere Mark Gasnier, ex stella del rugby a XIII down under, a trasferirsi in un team Australiano prima del Mondiale 2011 ...
Il tabellino della gara:
Italia Australia
Meta: Bergamasco (29) Mete: Turner (7), Cooper (71)

Conv.: Giteau (72)
Pen.: Marcato (6, 11), Orquera (52, 59) Pen.: SA Mortlock (2), Giteau (17, 38, 47, 50, 78)
Drop: Marcato (25)

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