domenica 5 giugno 2011

Doppietta Barbarians con firma italiana

Ci sono diversi volti che sbucano dalla partita di ieri pomeriggio al Millennium Stadium di Cardiff, dove i Barbarians hanno fatto doppietta. Dopo aver avuto la meglio dell’Inghilterra a Twickenham, hanno sconfitto il Galles per 31-28 grazie alla meta allo scadere di Isa Nacewa, l’estremo neozelandese del Leinster che è andato a marcare al 79’, dopo che già al 21’ aveva timbrato il cartellino, così come Tim Visser aveva segnato la sua seconda meta allo scadere per la vittoria contor l'Inghilterra la settimana prima. E l’azione che ha sancito la vittoria dei Baa-Baas vede tra i protagonisti Sergio Parisse, capitano e Man Of the Match: stavolta l'elegante terza centro dello Stade, finalmente rilassato per le buone notizie che arrivano dal fronte finanziario, è andato facile oltre la linea al 34’, certificando la superiorità nella spinta della sua mischia (di Heymans, Bruno e il gallese Iestyn Thomas in prima linea e i giganteschi Tito e Tekori in seconda) sul finire del primo tempo. Una marcatura che ha pesato sulle sorti dell’incontro, permettendo ai Barbarians di andare negli spogliatoi avanti nel punteggio (19-14 con la conversione di Brock James).
Una settimana prima di rovinare la festa gallese per il centesimo caps di Stephen Jones, uno dei migliori tra i gallesi, i Barbarians avevano rifilato qualche ceffone anche all’Inghilterra di Martin Johnson che aveva schierato gente nuove da inserire nel giro della nazionale. Il barbuto Totò Perugini aveva dettato legge in mischia ordinata, guadagnandosi il titolo di migliore in campo.
Nel sabato gallese, l’Italia ha ribadito il concetto con il capitano della stessa nazionale azzurra e ciò non può che far ben sperare per quando i giochi si faranno seri, leggi World Cup 2011 e sfida da dentro o fuori i quarti di finale con l’Irlanda. Parisse che aveva orchestrato anche la prima meta di Nacewa un quarto d’ora prima. Parisse che non ha mollato la scialuppa nemmeno dopo ottanta minuti di navigazione, andandosi a prendere gli scatti più belli da infilare nelle pagine sportive dei quotidiani d’Oltremanica mentre affonda i colpi nella difesa dei dragoni rossi. Non ha svolto solo il compito assegnatogli, è proprio salito in cattedra.
Volti, nuovi e vecchi. Come quelli di Gavin Henson, il cui nome sembra destinato a comparire in un primo elenco dei papabili per i Mondiali. I cronisti e gli opinionisti gallesi non mettono in dubbio il suo talento, solo si chiedono quanta voglia abbia il giocatore di esprimerlo al 100%, ribaltando la visione della cosa: prima si discettava sul fatto se fosse o meno opportuno richiamarlo per concedergli l’occasione di dimostrare, ora ci si domanda se valga la pena o meno permetterglielo, alla luce della mancanza ormai cronica del ritmo del rugby d'alto livello nelle sue gambe, mostrata dal suo scorcio di gara.
Dall’altra parte della barricata c’era Martyn Williams che alla vigilia aveva fatto spallucce, affermando che per lui era più importante l’esserci come membro dei Barbarians piuttosto che come sfidante nei riguardi dello staff manageriale gallese per un posto destinazione Nuova Zelanda. Adesso ha aggiustato il tiro: “Non è il caso di mentire, sono rimasto dispiaciuto nel saltare il Six Nations perché avevo giocato bene nei Test Match autunnali”.
Vecchi e nuovi, che vanno e che vengono. E che arrivano. Quattro a cinque riporta il tabellino delle mete. Del poker gallese, tre spettano ai giovani trequarti del triangolo allargato. Al 10’ l’ala George North sfugge a Doug Howlett e apre il festival, su suggerimento di Henson. Al 24’ l’estremo Morgan Stoddart ruba palla su trasmissione che transita dalle parti di Paul Tito e vola in meta. Al 65’ l’altra ala, Aled Brew, mette il suo nome sul 28-19 che potrebbe voler dire Galles favorito nella volata finale.
Peccato che il resto funzioni poco, soprattutto il lancio in rimessa dove gli addetti al settore faticano a prendere le misure. Ma forse han voluto nascondere le carte. Il XV di Gatland viene battuto da una compagine che fa registrare 34 offloads: nei tempi indietro – ma nemmeno molto lontani – era i dragoni a dettare ritmo alla partita mantenendo vivo il possesso. Ieri, ne hanno contati solo 9.
Il lato positivo della medaglia passa per quei tre cognomi: gente che si è data da fare anche in campionato con gli Scarlets o con i Dragons. Brew (classe ’86) ha collezionato 19 presenze e dodici mete, secondo in classifica dopo l’olandese volante Tim Visser. North (classe ’92) è arrivato a quota tre mete con la maglia della nazionale su cinque caps e alla sua prima stagione in massima serie ha segnato 5 mete. Quasi gli stessi numeri per il compagno di squadra Stoddart (classe ’84): 13 partite e cinque marcature pesanti. Se a Cardiff cercavano delle alternative ai Lee Byrne e agli Shane Williams e ai Leigh Halfpenny, forse li hanno trovati. Occorrerebbe poi garantirgli palloni da giocare.
Tornando ai Baa-Baas, qualche anno fa ci si domandava se avessero ancora una ragione di esistere e si era ventilata l’ipotesi che i convocati ricevessero un quid simbolico per il disturbo. Certo, vanno di inventiva e spudoratezza ma non è parata di individualismi, non è Harlem Globetrotters: lo spirito dei Baa Baa's è costruire una squadra che giochi magari in modo esoterico ma assieme. Incredibilmente provocatorio ma funzionale, in tempi di "five eight" e inside centre secondi registi, è stato ad esempio avere al centro assieme due super-massimi come Bastreaud e Rabeni.
Quest’anno c’è in più la soddisfazione di aver visto all’opera come main characters diversi italiani: oltre a Parisse  e Perugini anche Leonardo Ghiraldini e Quintin Geldenhuys. È pure gustoso vederli punire i “raffinati” alla Mike Phillips: il mediano di mischia del Galles, che pure ha realizzato una meta, gioca talmente sugli allori e con eccessivo protagonismo che al 17’ invece di servire un compagno serve l’ovale a Brock James che supera la prima linea, serve il flanker Joe van Niekerk che mira all’angolo e poi passa la pratica alla seconda linea Joe Tekori che si preoccupa di metterla al posto giusto sullo scaffale.

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